CRESCE FORTE IL VENTO DELL’ANTI-EUROPEISMO
Gli eredi di Fortuyn danno battaglia
Il prossimo 1° giugno ci sarà il referendum sul Trattato costituzionale nei Paesi Bassi
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Nei Paesi Bassi, Stato fondatore della Comunità europea, l’euroscetticismo montante ha avuto un suo martire: il 6 maggio 2002, poco prima delle elezioni politiche, Pim Fortuyn, leader della lista nazionalista che da lui prendeva il nome, è stato assassinato proprio nel momento in cui sembrava potesse sbaragliare il campo. Invece, nonostante l’ottima affermazione alle elezioni, il movimento, perso il suo capo carismatico, è entrato in crisi nonostante fra la popolazione la spinta euroscettica fosse tutt’altro che affievolita.
Questo fino a quando l’eredità di Fortuyn non è stata raccolta da Geert Wilders, deputato fuoriuscito dal Partito liberale (Vvd). Wilders ha recentemente pubblicato il “manifesto” del gruppo parlamentare da lui istituito, al quale già diversi suoi colleghi hanno aderito, che, oltre a caldeggiare apertamente il “no” alla costituzione europea, propugna il blocco severo delle immigrazioni (finora l’Olanda ha sempre perseguito l’ideale della multirazzialità) e il rifiuto dell’entrata nell’Unione della Turchia. Nei Paesi Bassi la mancata integrazione della grande massa di stranieri (soprattutto i musulmani) è diventato un vero e proprio allarme sociale: non dimentichiamo che a quello di Fortuyn è seguito, il 2 novembre 2004, l’assassinio del regista Theo Van Gogh, “reo” di avere attaccato l’Islam nelle sue opere cinematografiche. E lo stesso Wilders resta nel mirino degli estremisti islamici.
Ma oltre alla lista Wilders e ai nazionalisti, anche i partiti cristiani (Cu e Sgp) che al Parlamento europeo hanno aderito al gruppo Indipendenza e Democrazia, quello di cui fa parte anche la Lega Nord, si sono schierati per il “no” al referendum.
Il voto, fissato per il prossimo 1° giugno, sarà solamente consultivo, in quanto l’ultima parola spetterà comunque alle camere del Parlamento dell’Aia. È particolare il fatto che questa è la prima volta in assoluto in cui gli olandesi sono chiamati a esprimersi con un referendum.
Il risultato, benché gli euro-ottimisti sulla carta appaiano avvantaggiati, è tutt’altro che scontato. La scarsa affluenza alle ultime elezioni europee del giugno 2004, quando appena il 39,3% degli iscritti si è recato alle urne, e la riorganizzazione dei gruppi euroscettici fanno sen’altro paura ai sostenitori del “sì”.
Il governo di centrodestra di Jan Peter Balkenende, che nel semestre passato aveva la presidenza del Consiglio della Ue, per forza di cose deve sostenere il “sì”, ma lo sta facendo con molta meno convinzione rispetto, per esempio, a come ha fatto Zapatero in Spagna e come sta facendo Chirac in Francia.
A livello politico si sono create alleanze trasversali. Nel complesso tra i maggiori partiti, cominciando dal centrodestra e dai socialdemocratici, prevale la tesi che il testo costituzionale è il risultato di un compromesso e poteva essere migliore, ma la sua approvazione rappresenta, comunque, un passo importante che il Paese deve compiere. Il timore che serpeggia tra i partiti favorevoli al “sì” è che gli elettori non seguano i politici ed abbiano buon gioco i movimenti dichiaratamente euroscettici e tutti coloro che guardano con timore alle istituzioni di Bruxelles e soprattutto all’introduzione di politiche che possono ripercuotersi sulla vita degli olandesi e su un sempre minor controllo dei flussi migratori all'interno dell'Unione.
Significativa, in proposito, è la posizione nei confronti dell’adesione della Turchia che, in un recente sondaggio, ha raccolto appena il 15% dei consensi e contro la quale si era schierato anche l’ex commissario europeo al Mercato interno, tributi e dogane Frits Bolkestein.
Nonostante il referendum sulla costituzione europea sia solo consultivo, il Parlamento dell’Aia rispetterà il risultato, anche se la consultazione in teoria non è vincolante per il governo: lo ha dichiarato il capogruppo alla Camera bassa dei cristiano-democratici (Cda), il primo partito politico olandese, al quale appartiene anche il premier. «Rispetteremo il risultato del referendum quale che sia il suo esito ed anche se il risultato sarà un no», ha detto Maxime Verhagen, sottolineando che anche se la chiara maggioranza della popolazione si opporrà alla ratifica della Costituzione Ue, il principale partito di governo rispetterà la decisione delle urne. «Non si può organizzare un referendum e poi dire alla gente che non ha alcun valore», ha affermato il politico, il cui partito si era inizialmente opposto a una consultazione popolare sulla carta europea, indicando che «se voterà almeno il 30% degli aventi diritto e si registrerà almeno un 60% di voti a favore o contro la ratifica della Costituzione intendiamo rispettare il risultato».
N. Leoni
(data di pubblicazione 26-03-05)
Certo che un parlamento che garantisca agli elettori ,il rispetto dei risultati di un referendum, anche se contrario agli interessi di bottega,obbiettivamente da noi in Italia.....manca.
AUGURI .... AGLI OLANDESI !




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