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Discussione: Sono Tornato In An

  1. #1
    Piu Stato e meno mercato
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    VARESE, non gettiamo alle ortiche, per inseguire il potere, la nostra Fede più antica e le ragioni più vere.
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    Predefinito Sono Tornato In An

    Ieri sera dopo il corteo siamo finiti in pizzeria con alcuni candidati di As alle ultime regionali e un dirigente nazionale di Forza Nuova, per tutta la serata ho ascoltato la discussione su cosa si poteva fare per vincere. Ho chiesto al dirigente di FN cosa ne pensasse della socializzazione e dopo un attimo di smarrimento mi risponde che nella sua azienda a fine anno da un premio di produzione ai dipendenti. Ho replicato dicendogli che la socializzazione è cosa ben diversa dal contentino che il padrone concede graziosamente al suo operaio che ha fatto il bravo e che ha un senso solo se inserita in un contesto di Stato Sociale a base corporativa. Mi è stato risposto all’unisono che sono belle idee, concetti interessati……però la politica è altra cosa e sono tornati a discutere su come convincere la signora Maria a votare AS alle prossime elezioni……e dentro di me ho pensato: “sono tornato in An”.
    Gianfredo RUGGIERO

  2. #2
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    Predefinito Re: Sono Tornato In An

    In origine postato da EXCALIBUR
    Ieri sera dopo il corteo siamo finiti in pizzeria con alcuni candidati di As alle ultime regionali e un dirigente nazionale di Forza Nuova, per tutta la serata ho ascoltato la discussione su cosa si poteva fare per vincere. Ho chiesto al dirigente di FN cosa ne pensasse della socializzazione e dopo un attimo di smarrimento mi risponde che nella sua azienda a fine anno da un premio di produzione ai dipendenti. Ho replicato dicendogli che la socializzazione è cosa ben diversa dal contentino che il padrone concede graziosamente al suo operaio che ha fatto il bravo e che ha un senso solo se inserita in un contesto di Stato Sociale a base corporativa. Mi è stato risposto all’unisono che sono belle idee, concetti interessati……però la politica è altra cosa e sono tornati a discutere su come convincere la signora Maria a votare AS alle prossime elezioni……e dentro di me ho pensato: “sono tornato in An”.
    Gianfredo RUGGIERO
    .....e a corporativismo stiamo finanche peggio..............

  3. #3
    email non funzionante
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    Predefinito Re: Sono Tornato In An

    In origine postato da EXCALIBUR
    Ieri sera dopo il corteo siamo finiti in pizzeria con alcuni candidati di As alle ultime regionali e un dirigente nazionale di Forza Nuova, per tutta la serata ho ascoltato la discussione su cosa si poteva fare per vincere. Ho chiesto al dirigente di FN cosa ne pensasse della socializzazione e dopo un attimo di smarrimento mi risponde che nella sua azienda a fine anno da un premio di produzione ai dipendenti. Ho replicato dicendogli che la socializzazione è cosa ben diversa dal contentino che il padrone concede graziosamente al suo operaio che ha fatto il bravo e che ha un senso solo se inserita in un contesto di Stato Sociale a base corporativa. Mi è stato risposto all’unisono che sono belle idee, concetti interessati……però la politica è altra cosa e sono tornati a discutere su come convincere la signora Maria a votare AS alle prossime elezioni……e dentro di me ho pensato: “sono tornato in An”.
    Gianfredo RUGGIERO
    Bhè, meno male , leggendo il titolo avevo temuto peggio ...

    Visto che Ti piacciono le strofe della musica alternativa (leggo sotto il Tuo avatar un passo di "anche se tutti ... noi NO"), direi - rubando una frase degli Amici del Vento - che "la maledizione ce la portiamo addosso ".

    A parte il fatto che la socializzazione dei mezzi di produzione di massa è questione assolutamente marginale nel XXI Secolo (in cui i problemi che stanno esplodendo sono la de-monetizzazione monetarista, il crollo della produzione da finanziarizzazione dell'economia, l'azzeramento dei redditi da lavoro per la concretizzazione della ricardiana ferrea legge dei salari) , credo che - dopo aver impegnato un secolo (prima e dopo la I guerra nucleare) ad affermare che il liberismo capitalista avrebbe portato i popoli alla catastrofe economica ed alla guerra totale, nel momento in cui effettivamente accade non siamo più in grado di accorgercene.

    Dopo aver passato una vita (anzi, più d'una, contando li maggiori nostri) a gridare "al lupo, al lupo", ora che il lupo infine giunge, non siam più capaci nemmeno di riconoscerlo.
    I nostri amici ed ex-camerati di AN corrono ad abbracciarlo e servirlo, pensando di aver trovato il camerata lupo (in fondo, è di destra e neo-conservative ).

    Noi continiuamo ad urlare "al lupo al lupo", ma effettivamente - come Tu segnali - solo per abitudine o per stizza avverso "gli altri" ; - per partito preso, senza più credere che possa infine arrivare -senza convinzione e senza nemmeno saper scorgere che oramai il lupo è davvero alle porte.

  4. #4
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    In origine postato da Neonazionalista
    ridicoli
    .....
    il baratto, che ne pensate?
    Nell'immediato, sarà l'unico ripiego dell'Umanità per mantenere un minimo di scambi economici, come parecchi più acuti di Te han già segnalato.

  5. #5
    Cuore Nero
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    Predefinito Re: Sono Tornato In An

    In origine postato da EXCALIBUR
    Ieri sera dopo il corteo siamo finiti in pizzeria con alcuni candidati di As alle ultime regionali e un dirigente nazionale di Forza Nuova, per tutta la serata ho ascoltato la discussione su cosa si poteva fare per vincere. Ho chiesto al dirigente di FN cosa ne pensasse della socializzazione e dopo un attimo di smarrimento mi risponde che nella sua azienda a fine anno da un premio di produzione ai dipendenti. Ho replicato dicendogli che la socializzazione è cosa ben diversa dal contentino che il padrone concede graziosamente al suo operaio che ha fatto il bravo e che ha un senso solo se inserita in un contesto di Stato Sociale a base corporativa. Mi è stato risposto all’unisono che sono belle idee, concetti interessati……però la politica è altra cosa e sono tornati a discutere su come convincere la signora Maria a votare AS alle prossime elezioni……e dentro di me ho pensato: “sono tornato in An”.
    Gianfredo RUGGIERO

    beh, io non me ne intendo molto di economia....quindi non faccio testo....ma la socializzazione e il corporativismo...sarebbero davvero applicabili oggi, allo stato attuale?
    non sto assolutamente smentendo la bontà di queste riforme, da cui bisogna comunque partire per cambiare la società però non servirebbe un rinnovamento di quelle teorie per il momento attuale?
    comunque hai ragione, noi dovremmo essere qualcosa di più di un partito tra gli altri.

  6. #6
    disadattato
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    In origine postato da Neonazionalista
    ridicoli
    ancora nel 3000 la socializzazione ed il corporativismo
    il baratto, che ne pensate?
    sei un boia ma fai delle belle battute

  7. #7
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    Il nostro mondo possiede un’enorme patrimonio di cultura, idee e progetti che pochi conoscono, soprattutto all’interno della nostra area. Quanti di noi sanno cos’è effettivamente la socializzazione, ossia la partecipazione dei lavoratori agli utili ed alla gestione delle Imprese, una felice quanto rivoluzionaria intuizione che quando è stata applicata, in un periodo storico difficilissimo, ha permesso di superare l'egoistica contrapposizione padroni-operai e quella divisione antagonista della società di cui si alimenta tanto il capitalismo quanto il comunismo.

    Quanti conoscono il Corporativismo moderno (da non confondere con le corporazioni medioevali), un nuovo modo di intendere lo Stato che va oltre la democrazia introducendo un principio nuovo, quello della partecipazione. Nello Stato Corporativo tutte le espressioni della società sono rappresentate nel parlamento e nelle istituzioni attraverso un processo selettivo che parte dal basso.

    Quanti sanno cosa è lo Stato Sociale, quella impressionante produzione di leggi e istituti sorti negli anni belli per dare dignità ai lavoratori, piena occupazione, sicurezza sociale e che ha gettato le basi per una solida economia nazionale; Stato Sociale, che ha permesso all’Italia di rimanere in piedi mentre le economie occidentali di stampo capitalista crollavano miseramente sotto il peso della crisi finanziaria di Wall Street del ’29.
    Stato Sociale poi degenerato nell’attuale assistenzialismo e statalismo.

    La sinistra con le sue idee strampalate, errate sotto il profilo teorico e aberranti nelle sue molteplici applicazioni pratiche, è riuscita ad imporsi culturalmente e politicamente; il capitalismo nato trecento anni fa, in un contesto sociale ben diverso da quello attuale, “governa” il mondo e noi che siamo portatori di soluzioni moderne e attuali ci mettiamo a scimmiottare il centro destra senza, oltretutto, averne i mezzi.

    E’ chiaro che se continuiamo a confondere il principio della libera impresa e della proprietà privata con il capitalismo di strada ne faremo poca.

  8. #8
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    Forza nuova è fondamentalmente sana tuttavia i borghesi ci sono ovunque...
    ps era un dirigente piuttosto abbronzato?
    Bazooka!!!

  9. #9
    Orazio Coclite
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    Non vorrei sembrare saccente, non essendo propriamente un esperto di questioni economiche, ma mettendo una volta per tutte da parte questa benedetta 'socializzazione', contestualizzandola nel periodo storico che le fu proprio, ritengo di fare un buon servizio a quanti interessati ad approfondire e ad esplorare nuove strade ed idee, che vadano oltre l'economia di mercato capitalista e verso una società fondata sulla reciprocità e sul libero dono, consigliando il seguente libro:




    Paolo Coluccia

    La cultura della reciprocità
    I sistemi di scambio locale non monetari
    pp. 216, € 14,00


    L'individualismo esasperato e la difficoltà di relazione ripropongono i dilemmi dell'azione collettiva: perseverare nella "diffidenza reciproca… battersi, oppure venire a patti"? Ripercorrendo gli idealtipi più classici legati alla teoria dei giochi è tentato un approccio teorico alle pratiche non monetarie di reciprocità generalizzata. "Nella relazione di reciprocità c'è l'accettazione del rischio, che si può dare e non ricevere quando si chiede". Così nel libro La banca del tempo, l'autore aveva introdotto ed anticipato il concetto di rischio nella relazione di reciprocità. Ma è un rischio, tra i tanti di una società complessa, che si può annullare solo con la fiducia nell'altro. Comprendendo i bisogni dell'altro e soddisfacendo le nostre necessità con ciò che gli altri ci offrono possiamo superare le limitazioni dello scambio e del contratto dell'economia di mercato ed inaugurare una società (locale e globale) fondata sul dono libero e sulla reciprocità generalizzata, ovvero sulla "cultura" della reciprocità. All'approccio teorico segue l'approfondita analisi di un'esperienza locale di reciprocità indiretta, cartina al tornasole e paradigma di riferimento del fenomeno trattato. Infine, il testo offre un'ampia appendice, con documentazione tradotta in lingua italiana e tratta dalle pagine WEB della rete Internet, dedicata ai sistemi di scambio locale non monetari (Lets, Sel, Tauschring, BdT, Red Global de Trueque, Interser etc.), per offrire al lettore un panorama inedito e internazionale del complesso fenomeno differenziatosi nel sistema sociale alla fine del millennio appena trascorso.

    Paolo Coluccia, dottore in Pedagogia e ricercatore sociale indipendente. Sensibile ai temi ambientali, culturali, sociali ed economici, associa ad una formazione filosofica e psicopedagogica una buona conoscenza della legislazione sociale e del lavoro. Dipendente del Centro Territoriale per l'Impiego di Martano, è divulgatore, promotore e animatore di Banche del tempo e di Sistemi di scambio locale non monetario. Ha pubblicato La Banca del tempo. Un'azione di solidarietà e di reciprocità, Bollati Boringhieri, Torino, 2001 e La banca del tempo: un progetto per la comunità, Edizioni-Lilliput, Martano, 2001.


    http://www.ariannaeditrice.it/

  10. #10
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    In origine postato da Orazio Coclite
    Non vorrei sembrare saccente, non essendo propriamente un esperto di questioni economiche, ma mettendo una volta per tutte da parte questa benedetta 'socializzazione', contestualizzandola nel periodo storico che le fu proprio, ritengo di fare un buon servizio a quanti interessati ad approfondire e ad esplorare nuove strade ed idee, che vadano oltre l'economia di mercato capitalista e verso una società fondata sulla reciprocità e sul libero dono, consigliando il seguente libro:




    Paolo Coluccia

    La cultura della reciprocità
    I sistemi di scambio locale non monetari
    pp. 216, € 14,00


    L'individualismo esasperato e la difficoltà di relazione ripropongono i dilemmi dell'azione collettiva: perseverare nella "diffidenza reciproca… battersi, oppure venire a patti"? Ripercorrendo gli idealtipi più classici legati alla teoria dei giochi è tentato un approccio teorico alle pratiche non monetarie di reciprocità generalizzata. "Nella relazione di reciprocità c'è l'accettazione del rischio, che si può dare e non ricevere quando si chiede". Così nel libro La banca del tempo, l'autore aveva introdotto ed anticipato il concetto di rischio nella relazione di reciprocità. Ma è un rischio, tra i tanti di una società complessa, che si può annullare solo con la fiducia nell'altro. Comprendendo i bisogni dell'altro e soddisfacendo le nostre necessità con ciò che gli altri ci offrono possiamo superare le limitazioni dello scambio e del contratto dell'economia di mercato ed inaugurare una società (locale e globale) fondata sul dono libero e sulla reciprocità generalizzata, ovvero sulla "cultura" della reciprocità. All'approccio teorico segue l'approfondita analisi di un'esperienza locale di reciprocità indiretta, cartina al tornasole e paradigma di riferimento del fenomeno trattato. Infine, il testo offre un'ampia appendice, con documentazione tradotta in lingua italiana e tratta dalle pagine WEB della rete Internet, dedicata ai sistemi di scambio locale non monetari (Lets, Sel, Tauschring, BdT, Red Global de Trueque, Interser etc.), per offrire al lettore un panorama inedito e internazionale del complesso fenomeno differenziatosi nel sistema sociale alla fine del millennio appena trascorso.

    Paolo Coluccia, dottore in Pedagogia e ricercatore sociale indipendente. Sensibile ai temi ambientali, culturali, sociali ed economici, associa ad una formazione filosofica e psicopedagogica una buona conoscenza della legislazione sociale e del lavoro. Dipendente del Centro Territoriale per l'Impiego di Martano, è divulgatore, promotore e animatore di Banche del tempo e di Sistemi di scambio locale non monetario. Ha pubblicato La Banca del tempo. Un'azione di solidarietà e di reciprocità, Bollati Boringhieri, Torino, 2001 e La banca del tempo: un progetto per la comunità, Edizioni-Lilliput, Martano, 2001.


    http://www.ariannaeditrice.it/
    Perfetto, Orazio, ma a questo punto l'accusa di "voler tornare al baratto" non Te la toglie nessuno ...

    Il povero neonaZIONalista l'aveva scritto per boutade, ho provato a scrivergli che proprio quello avrà - almeno per i prossimi venit anni - ma .... evidentemente ... non ha colto.

 

 
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