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  1. #1
    Enclave MUSSOLINISTA
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    Sono un uomo che ama il suo Popolo. "Chi fa del male al mio Popolo e' un mio nemico" "Regnum Italicum".
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    Predefinito Punti fermi per “cambiare registro”... Si può risorgere ...ma prima, bisogna capire!…

    Sessant’anni di capillare e mirata propaganda avversaria, di stretto e controllato monopolio dell’informazione da parte dell’antifascismo militante e di confusione politica e concettuale intrattenuta ad hoc dai professionisti della “partitocrazia” e del “mal governo”, nonché l’approssimazione, il settarismo ed il disordine mentale coltivati ad usum delphini dai Leader (si eos hoc nomine appellari fas est: se è lecito che essi siano chiamati con questo nome!) e/o dall’insieme degli aspiranti “ladri di marmellata” della cosiddetta “Area”, sono riusciti a cancellare nella coscienza collettiva del nostro popolo, perfino il ricordo di che cosa sia il Fascismo, che cosa sia o possa essere un’ organizzazione Fascista, che cosa possa voler dire o significare essere Fascisti ed in che cosa consista svolgere o attuare una politica di tipo Fascista.

    Per evitare, quindi, che si continui gratuitamente ed impunemente a pronunciare delle parole vuote e senza senso o riferirsi a dei termini che nulla hanno a che fare o a che vedere con il “fascismo, così come l’antifascismo voleva che fosse”, oppure ad ispirarsi infondatamente e mendacemente a certi periodi della nostra storia che sono particolarmente a cuore agli Italiani degni di questo nome; e per evitare ugualmente che si continui - da parte antifascista - ad indurre in errore le giovani generazioni e - da parte di certi ambienti della cosiddetta “destra radicale”, “nazionale”, “sociale” o quant’altro - a rendere i loro adepti inconsciamente vittime di falsi o fuorvianti obiettivi (facendo loro credere che sono autentici o veritieri e, per di più, senza svelare loro le mistificazioni e le manipolazioni che si celano dietro i loro “paraventi”!), ho ritenuto opportuno ristabilire il significato ed il senso delle parole che si riferiscono al Fascismo ed indispensabile fissare – soprattutto per quei giovani che, in tutta buona fede, ancora oggi, sono attirati, affascinati e/o entusiasmati dall’alone di reputazione, di carisma e di prestigio che continua ad emanare dal progetto storico mussoliniano (1919-1945) – un minimo di chiarezza semantica e di precisione politica.

    Ecco, dunque – per coloro che sono interessati ad un possibile ed auspicabile risorgimento dell’ideale italiano per eccellenza – che cosa bisogna sapere e capire, se si vuole avere una qualunque chance di fare di nuovo trionfare idee di Mussolini e la visione del mondo che ne consegue:

    a. Il Fascismo – innanzitutto – non è affatto un’ideologia (non è, cioè, un semplice punto di vista soggettivo ed arbitrario che fissa un qualunque “schema”, assoluto ed indiscutibile, ed attende che la realtà si adatti automaticamente e supinamente al suo disegno; oppure, dopo averlo fissato, tenta di manipolare e/o di violentare la realtà, per cercare di poterla fare coincidere o “combaciare” con i termini teorici ed astratti della sua preventiva e preconcetta costruzione intellettuale !), ma soprattutto un metodo: è una maniera positiva e dinamica di intervenire o di procedere nel contesto della realtà, nonché una maniera volontaria ed energica di percepire, affrontare e risolvere le problematiche che esistono o tendono a scaturire ed a svilupparsi all’interno di una società; se vogliamo, è essenzialmente l’arte del fare (“quod non est in factis, non est in mundo” : ciò che non è nei fatti, è da reputare inesistente; in altri termini: un vacuo, vuoto e vano “flatus vocis” o se si preferisce, un rumore della voce!); in particolare, fare oggi, ciò che potrebbe essere fatto domani o tra un’ora; farlo bene; farlo nell’interesse generale della società; ed essere liberi di poterlo fare, senza dovere tenere conto di nessun tipo di tabù, di ostacolo o di impedimento concettuale, aprioristico, assoluto ed indiscutibile; in altre parole, è l’espressione naturale della società dell’agire che si oppone con tutte le sue forze alla “società dell’enunciare” o dell’inconcludente “teorizzare”; la manifestazione istintiva della società del realizzare che aborrisce e rifiuta la “società del promettere” o del “dilazionare” ; l’estrinsecazione spontanea della società dell’essere che avversa e schernisce la “società del sembrare” o quella del semplice e bambinesco “apparire”.

    b. Un’organizzazione Fascista – in particolare – non è, né può essere, un “partito” (dal latino, partior, partioris, partitus sum, partiri che vuol dire dividere, separare – da cui pars, partis, partito, fazione) come gli altri, né tanto meno una “setta di uguali” (una camarilla di zombi, cioè, dove chi non la pensa esattamente come il “Capo”, è immediatamente marginalizzato o escluso!), ma semplicemente un Fascio (dal latino fascio, as, fasciatum, fasciare: legare, unire, tenere insieme - da cui fascis, is, fascio; plurale fasces, ium, cioè, i fasci di verghe con scure o fasci littori degli antichi romani: simbolo di unità e di forza, in una società di esseri unici, originali, irripetibili e complementari): un’organizzazione, cioè, che tende ad unire, consociare, coalizzare l’insieme delle forze vive ed operose di una Nazione, per meglio cercare di attuare, concretizzare, realizzare tutto ciò che è considerato utile, conveniente e vantaggioso, per la totalità dei cittadini ed il bene comune della società; un’organizzazione Fascista, inoltre, per antonomasia, non pone mai delle pregiudiziali ideologiche – come lo stesso Mussolini, sin dall’inizio, tenne chiaramente a sottolineare, “per le eterne ostriche della pregiudiziale, apparve come inaudito che i Fasci non avessero pregiudiziali di sorta”… ; e, per meglio precisare quel suo inequivocabile pensiero, ironicamente e pungentemente aggiunse: “Non si vuole capire che il Fascismo cessa di essere tale, non appena si scelga una pregiudiziale. Il Fascismo pregiudiziaiolo diventa un Partito. I Fasci non sono, non vogliono, non possono essere, non possono diventare un partito. I Fasci sono l'organizzazione di tutti coloro che accettano date soluzioni di dati problemi attuali” (le due citazioni sono tratte da un articolo di Benito Mussolini, apparso su “Il Popolo d'Italia”, n. 180, del 3 Luglio 1919); ed ancora: “Il Fascismo non è, non vuole essere, non sarà mai una ridicola, grottesca e sinistra congrega come sono i vecchi partiti e i frammenti dei vecchi partiti; il Fascismo è tale in quanto permette una pragmatica latitudine di atteggiamenti, a seconda delle circostanze di tempo, di luogo, di ambiente” (B. Mussolini, “Il Popolo d’Italia”, 29 Ottobre 1920); un’organizzazione Fascista, in fine, è una formazione politica che accetta, favorisce ed incoraggia l’insieme delle idee che sono espresse o manifestate dai suoi aderenti o dai singoli cittadini (purché, queste ultime, abbiano come finalità, il bene del Popolo o della Nazione); mentre invece, osteggia e combatte qualunque tipo di “fazione politica organizzata” (ivi comprese quelle di eventuali “fascisti dissidenti“ , “frondisti“, “zelanti“ o, semplicemente, “impazienti“!) che sia in opposizione o contraddizione, disaccordo o contrasto, con l’interesse generale del Popolo-Nazione italiano; questo, per la semplice ragione che - per il Fascismo - il più genuino “partito” di ogni popolo, è il Popolo stesso e la più naturale “fazione” di ogni Nazione, è la Nazione medesima !

    c. Essere Fascisti – di conseguenza – non è in nessun caso indossare esclusivamente una camicia nera; oppure, calzare impropriamente degli anfibi militari, raparsi i capelli a zero, suonare/ascoltare l’hard-rock (che centra, poi, il “rock”, con il Fascismo, non l’ho mai capito!); o ancora, sfoggiare simboliche e formali “patacche” d’altri tempi, di cui – tra l’altro – non si conosce né il significato, né la storia; ovvero, agitare freneticamente rachitici e sdolcinati “braccetti a molla” o ostentare degli sgarbati o provocatori saluti romani; ossia, reclutare bande di “zecche di altro colore” o “scalmanati da stadio”, per scatenare gazzarre o fomentare gratuiti e premeditati scontri di piazza, ma tendere principalmente e sistematicamente a raggruppare, organizzare e fare co-operare fra di loro le migliori intelligenze, le più valide professionalità e le più opportune competenze di una Nazione e fare in modo che queste ultime – indipendentemente dalle idee che singolarmente esprimono o dalle predisposizioni e inclinazioni filosofiche e/o politiche che separatamente manifestano – possano meglio impiegare le loro indispensabili ed inestimabili capacità ed energie al servizio dell’interesse generale della società e, quindi, fornire più facilmente all’insieme dei cittadini le soluzioni che essi sognano, sperano e/o attendono, evitando così che i problemi che quotidianamente li angosciano o li assillano, continuino a rendere incerto, insidioso ed insicuro il loro presente ed il loro avvenire; essere Fascisti, inoltre, è sentirsi fieri ed orgogliosi di portare la propria “pietra” al cantiere della società, senza tema di biasimo o di pena né speranza di ricompensa; essere Fascisti, in fine, è essere tutt’uno (esse, ergo sum, sono in quanto appartengo!) con il Popolo e la Nazione alla quale si appartiene; “Virtù fasciste - affermava Mussolini - sono: la tenacia nel lavoro; la estrema parsimonia del gesto e della parola; il coraggio fisico e morale; la lealtà assoluta nei rapporti della vita; la fermezza nelle decisioni; l’affetto per i camerati; l’odio per i nemici della Rivoluzione e della Patria; la fedeltà senza limiti al giuramento prestato; il rispetto della tradizione; e, nel contempo, l’ansia del domani” (articolo apparso su “Gioventu Fascista”, del 1931, citato da Pietro Caporilli, “Mussolini, pensieri”, I libri del quadrifoglio, Roma, 1971, pag. 45).

    d. Svolgere o attuare una politica di tipo Fascista, non è, né può significare, perseguire una qualunque politica di parte: cioè, il mio interesse, contro il tuo; il tuo, contro il mio; il nostro, contro il loro; il loro, contro il nostro e così via, tutti facenti parte della stessa società; ma vuole innanzitutto dire, riappropriarsi del significato e del senso della parola politica (dal greco politichè): la politica, intesa letteralmente, come l’arte della Polis o della “Città-Stato” e, per estensione, l’arte o la tecnica degli affari pubblici e del governo delle genti; cioè, l’arte del ben vivere all’interno di una società; l’arte di educare i cittadini della società in questione a gestire e migliorare le forme e le strutture di quel loro ben vivere; l’arte di rendere coscienti i membri della società che per perpetuare nel tempo la condizione di quel loro ben vivere, è indispensabile restare uniti ed essere decisi a difendere, contro chiunque e con ogni mezzo, l’interesse generale della loro società nei confronti di (o in rapporto con) altre società; in altre parole, è perseguire l’interesse generale della nostra società, nei confronti, nei riguardi o nell’indifferenza di altre società.

    e. Come fare per applicare concretamente questo genere di politica?

    1. fissare un obiettivo politico di portata nazionale, internazionale e storica (un esempio di obiettivo politico al di sopra delle ”parti” e delle ”fazioni”, potrebbe essere: l’immediato ed assoluto recupero della libertà, dell’indipendenza, dell’autodeterminazione e della sovranità politica, economica, culturale e militare, per l’Italia, l’Europa ed il resto dei Popoli-Nazione del mondo) e cercare di diffonderlo o di divulgarlo con ogni mezzo;

    2. fissare un obiettivo economico di portata nazionale, internazionale e storica (un esempio di obiettivo economico al di sopra delle ”parti” e delle ”fazioni”, potrebbe essere: l’avidità, la bramosia e l’egoismo individuali dei singoli cittadini (essendo figurativamente paragonabili ad un “fiume in piena”, se quest’ultimo viene imbrigliato e canalizzato entro gli argini invalicabili della morale societaria e della legge, non potrà che produrre altra “energia” o altra produttività, mentre invece, se lasciato libero di scorrere o defluire ovunque esso intenda, genererà soltanto disastri e distruzioni, come avviene ai giorni nostri) – siccome nessuno, fino a questo momento, è riuscito a cancellarli dalla natura umana – possono e debbono essere garantiti dallo Stato, esclusivamente se coincidono con l’interesse generale della società ; in caso contrario, debbono essere assolutamente ed inesorabilmente contrastati e repressi) e cercare di diffonderlo o di divulgarlo con ogni mezzo;

    3. fissare un obiettivo sociale di portata portata nazionale, internazionale e storica (un esempio di obiettivo sociale al di sopra delle ”parti” e delle ”fazioni”, potrebbe essere: rifiuto dell’uomo “oggetto”, “cosa”, “forza lavoro” o “uno dei tre fattori della produzione” ed affermazione dell’uomo soggetto e finalità della Storia; soggetto, scopo principale e finalità dell’economia; soggetto, scopo principale e finalità del ben vivere all’interno della società) e cercare di diffonderlo o di divulgarlo con ogni mezzo;

    4. cessare di definirsi di ”destra” (o di ”estrema destra”, di ”destra radicale”, ”sociale”, ”nazionale” o quant’altro…); mandare a casa i “cavalli brocchi”; e chiamare a raccolta, indistintamente, tutti coloro che sono disposti a collaborare per potere concretamente raggiungere i suddetti obiettivi ;

    5. lasciare, in fine, che le future gerarchie della nascente organizzazione scaturiscano spontaneamente e prendano corpo e sostanza dal vivo dell’azione quotidiana.

    f. Con quale programma di minima?
    - Ritiro immediato dell’insieme delle missioni militari italiane all’estero;
    - Uscita dell’Italia dalla NATO e smantellamento delle 107 basi militari USA che dal 1945 continuano arbitrariamente ad occupare il nostro territorio;
    - Preferenza nazionale a tutti i livelli e blocco completo dell’immigrazione selvaggia extra-europea;
    - Integrità morale e rettitudine civile degli eletti;
    - Ripristino dei criteri di capacità, competenza e responsabilità nelle pubbliche Amministrazioni;
    - Difesa dei diritti dei cittadini, nonché del decoro e della dignità delle famiglie;
    - Concessione di uno stipendio garantito a tutte le madri di famiglia che si occupino effettivamente ed esclusivamente dei loro figli e/o del loro nucleo familiare;
    - Premio di natalità a tutte le famiglie, a partire dal secondo figlio;
    - Ristabilimento della “Patria Potestas” all’interno delle famiglie (marito o moglie, ai coniugi di decidere liberamente tra di loro chi deve detenere ed esercitare l’autorità all’interno della famiglia);
    - Fine delle delocalizzazioni industriali, della flessibilità occupazionale, della precarietà salariale e dei licenziamenti abusivi;
    - Socializzazione immediata delle imprese di interesse nazionale e traduzione in legge dei seguenti principi: lavoro uguale a capitale; partecipazione delle rappresentanze delle maestranze alle decisioni dei consigli di amministrazione; ripartizione degli utili netti, tra imprenditori e lavoratori;
    - Eradicazione sistematica e draconiana della criminalità;
    - Ristabilimento della giustizia giusta e cessazione dei soprusi, delle prepotenze e delle angherie nei confronti di chi non è in grado o in condizione di difendersi;
    - Salvaguardia ed incremento degli acquisiti economici e sociali per l’insieme dei lavoratori attivi e pensionati;
    - Sostegno pubblico ai più deboli ed ai più svantaggiati o sfavoriti.

    g. Con quale programma di massima ?
    - I ”100 Punti per cambiare l’Italia e l’Europa” che ho già fatto circolare in rete qualche mese fa e che mi permetto di riproporre, in allegato, a questo articolo.

    Nella speranza che non sia più obbligato a ritornare su questi argomenti, e nella certezza di avere concesso soddisfazione a tutti coloro che ancora tengono alle idee di Mussolini e considerano primordiale, per la propria esistenza, il bene del proprio Popolo e della propria Nazione, mi è gradito porgere i miei più cordiali e camerateschi saluti.

    Alberto B. Mariantoni

  2. #2
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    Predefinito Proposta Politica: 100 punti per cambiare l’Italia e l’Europa

    ABITAZIONE

    1. Tutti i cittadini maggiorenni e/o coniugati (a maggior ragione, se con prole) – qualora ne esprimano il desiderio - debbono potere possedere l’abitazione principale dove effettivamente e legalmente risiedono. In altre parole, lo Stato deve poter trovare il metodo, attraverso il quale permettere ai suddetti cittadini - attualmente affittuari - di riscattare la loro abitazione, ed ai cittadini - attualmente proprietari di quei medesimi appartamenti - di essere equamente ed adeguatamente indennizzati.

    AGRICOLTURA

    2. L’agricoltura delle diverse nazioni del mondo non si globalizza; anzi, è assolutamente necessario aiutare la diversificazione delle colture al fine di aumentare la diversità biologica, attualmente messa a rischio dall'estensione indiscriminata delle monocolture. Non bisogna dimenticare, infatti, che chi, oggi, non mangia del suo e/o non è in grado di farlo, non può avere la certezza, domani, della possibilità della sua libera scelta politica e diplomatica. Per raggiungere questo scopo, dunque, è assolutamente ed urgentemente indispensabile ripristinare un preciso e negoziato protezionismo agricolo continentale.

    3. Per incentivare quantitativamente e migliorare qualitativamente la produzione agricola nazionale, è indispensabile sanare il degrado ambientale, sociale e culturale in cui sono state sprofondate le nostre campagne. Da un lato: ottimizzando l'assetto del territorio attraverso opere che rispondano ad interessi collettivi; dall’altro: rivalutando l’insieme delle attività rurali ed incoraggiando e sostenendo - con finanziamenti pubblici - i mestieri legati alla terra. In modo particolare, le attività di quegli agricoltori diretti che - rifiutando il modello produttivo industriale e, di conseguenza, l'impiego di prodotti chimici, di sintesi o manipolati geneticamente - privilegiano la coltura biologica, l’allevamento classico e l’insieme delle tecniche di produzione, trasformazione e commercializzazione tradizionali e tipiche. Politica agricola sociale, non determinata, cioè, dalle leggi del mercato: aiuti economici a quei produttori agricoli che favoriscono la coltura biologica, l’allevamento naturale, la produzione qualitativa dei loro prodotti; reddito garantito alle attività artigianali collegate, indipendentemente dalle quantità prodotte.

    4. Gli appezzamenti di terra incolta o lasciati al semplice abbandono produttivo, debbono - contro equo indennizzo - poter essere espropriati ed assegnati d’ufficio a dei contadini senza terra o a dei disoccupati - aspiranti agricoltori - che siano in grado di farli fruttare; la proprietà di quegli appezzamenti divenendo effettiva, una volta che l’aspirante agricoltore abbia dimostrato di essere realmente in grado di valorizzare quei terreni, con la loro regolare e produttiva coltivazione.

    AFFARI ED INTERMEDIAZIONI

    5. Negli affari, pubblici o privati – e qualora risultasse utile, necessario o indispensabile alla loro effettiva realizzazione - il ruolo dell’intermediazione deve essere chiaramente e legalmente riconosciuto; lo stesso dicasi degli emolumenti o delle commissioni che derivano da quelle intermediazioni: in quel caso, le imprese debbono poter scaricare - nei loro bilanci - i montanti sborsati per quello scopo, ed i beneficiari – qualora intendano investire i loro proventi – debbono poter usufruire dello stesso trattamento erariale previsto per gli investitori.

    ALIMENTAZIONE

    6. La sana ed equilibrata alimentazione dei cittadini deve essere garantita dallo Stato che deve controllare la salubrità dei prodotti, in base a delle tabelle qualitative e quantitative specifiche. Lo Stato inoltre, deve fare del tutto per favorire e potenziare questo genere di alimentazione, a partire dal potenziamento della produzione di prodotti agricoli biologici e/o biodinamici. Le aziende che - per una ragione o per un’altra – forniscono prodotti che sono in discordanza o in aperta contraddizione con una sana ed equilibrata alimentazione dei cittadini, debbono essere confiscate dallo Stato ed i loro proprietari, severamente puniti. Le ex strutture di quelle aziende private, dovendo necessariamente essere confidate alla gestione diretta di un consiglio di maestranze che le condurrà e le amministrerà in prima persona, sotto forma di impresa cooperativa.

    AMBIENTE e NATURA

    7. E’ dovere dello Stato di avvertire e di sensibilizzare l’opinione pubblica nazionale sui gravissimi problemi ambientali che si profilano per il futuro del nostro continente e del mondo (cambiamento di clima, siccità, diminuzione delle risorse idriche, problema generale dell'acqua potabile, ecc.), favorendo e facendo mettere in opera soluzioni tecniche idonee.

    ANZIANI

    8. Gli anziani sono la memoria storica del nostro immediato passato. E sono l’elemento indispensabile della società che permette una corretta e dinamica trasmissione del sapere acquisito. Ogni ricambio generazionale deve, al precedente, assoluto ringraziamento, rispetto e considerazione. In modo particolare, per i sacrifici che quella generazione ha dovuto compiere e le rinunce che ha dovuto affrontare per permettere, alla successiva, di usufruire di ciò che essa ha costruito e/o realizzato. E’ pertanto indispensabile, ristabilire un ruolo per gli anziani, clinicamente sani e fisicamente abili, e rendere possibile la loro re-inserzione volontaria nella vita di tutti i giorni: ad esempio, come maestri d’infanzia, negli asili nido; oppure, come assistenti, consiglieri professionali e dispensatori di esperienza, nelle scuole, negli uffici, nelle fabbriche, nei servizi, ecc. E questo, parallelamente al mercato del normale circuito produttivo e non in concorrenza salariale con quest’ultimo. Per tutti gli altri - qualora le rispettive famiglie non siano in condizione di farlo - debbono imperativamente essere creati dei Centri clinico-sociali specializzati, dove questi ultimi possano essere ospitati, curati ed accuditi, nonché messi in condizione di potersi sentire ancora utili, senza dare loro l’impressione di rappresentare un peso per la Nazione.

    ARTE ed ARTI

    9. Per permettere all’arte di rinascere e di riacquistare le sue “lettere di nobiltà”, nonché agli artisti di essere, di esistere e di agire nella dignità e nel rispetto e, quindi, meglio permettere a questi ultimi di coltivare il loro genio e di dare prolifico sfogo al loro estro, deve essere istituito un Ente dello Stato a cui gli artisti - se lo desiderano - possono fare riferimento e liberamente iscriversi e collaborare. Questo Ente - in accordo e simbiosi con i Comuni, Province e Regioni - dovrà direttamente procacciare ai diversi artisti consociati, una serie di contratti di lavoro, per migliorare, valorizzare e/o bonificare - con le loro opere - quartieri, città, borghi, agglomerati, ecc. L’Ente, assicurando un salario minimo mensile ai suddetti artisti, e questi ultimi, impegnandosi a realizzare una o più opere all’anno, gratuitamente, per il bene della collettività e la soddisfazione ed il lustro della Nazione. Essendo bene inteso che la fornitura dei materiali e le spese di vitto e d’alloggio degli artisti, per tutta la durata della loro realizzazione artistica, debbono essere, in tutti i casi, presi interamente a carico dalle strutture committenti locali. Inoltre, Lo Stato, le Regioni, le Province, i Comuni debbo ugualmente prevedere, nei loro bilanci preventivi, dei sistematici stanziamenti finanziari per la creazione e l’organizzazione di premi, di concorsi, di rassegne tematiche di Pittura, Scultura, Incisione, Fotografia, Poesia, Letteratura, Musica, i cui bandi andranno inviati a tutti gli Istituti d'Arte, le Accademie di Belle Arti, i Licei, ecc.

    ARTIGIANATO

    10. L’artigianato - ai nostri occhi - è un’insostituibile e perpetua fonte di qualità, di originalità e di creatività, sia per l’uomo che per la società. E’ indispensabile, dunque, difendere e proteggere questo genere di attività , se non vogliamo fare decadere e svilire il significato ed il senso del nostro vivere quotidiano, ai livelli di uno standard e grigio “collegio” d’altri tempi. Naturalmente, per poterlo davvero fare, è ugualmente doveroso ed urgente che le piccole imprese artigianali, d’interesse privato e di pubblica utilità, che rappresentano – tra l’altro – un’inesauribile sorgente di posti di lavoro autonomo, siano finanziariamente incoraggiate e sostenute dallo Stato, con dei prestiti a tasso zero e dei congrui e significativi sgravi fiscali.

    ASILO POLITICO

    11. L’asilo politico deve essere esclusivamente riservato e concesso a tutti quei soggetti che – dopo averne fatto richiesta e dopo previo accertamento legale – risulteranno effettivamente minacciati, nella loro integrità fisica e/o morale, da persecuzioni d’ordine politico, etnico, culturale e/o religioso nel loro paese di origine. Con queste regole:

    a. non possono presentare domanda di asilo politico: delinquenti comuni o soggetti che si sono macchiati di delitti o di fatti di sangue per scopi criminali; qualora questi ultimi decidessero di presentarla ugualmente, la loro domanda – dopo accertamento – sarà considerata come nulla e non avvenuta, ed i soggetti in questione saranno arrestati ed espulsi dal territorio nazionale, oppure estradati nei loro paesi d’origine;

    b. false dichiarazioni a proposito del Paese di origine o dei reali motivi della domanda di asilo, debbono essere sanzionate con l’espulsione immediata del richiedente ed il rimborso dell’insieme delle spese amministrative e di soggiorno erogate dallo Stato nel corso della sua permanenza sul territorio nazionale;

    c. nell’attesa degli accertamenti di legge per la concessione dell’asilo politico, i richiedenti debbono risiedere e permanere nel luogo che sarà loro assegnato dall’Autorità giudiziaria; l’allontanamento ingiustificato da quel luogo, anche momentaneo, deve essere immediatamente sanzionato con l’espulsione e l’annullamento della domanda di asilo;

    d. i richiedenti a cui è stato concesso l’asilo politico – e per tutto il periodo che decideranno di restare sotto la protezione dello Stato italiano - debbono impegnarsi, per iscritto, a osservare le leggi del paese, a comportarsi da ospiti ed a non esercitare o svolgere nessun tipo di attività politica sul territorio nazionale; il non rispetto di quell’impegno, deve essere sanzionato con l’espulsione immediata;

    e. i richiedenti a cui è stato concesso l’asilo politico debbono poter beneficiare (per loro stessi e l’eventuale nucleo familiare) di un regolare permesso di soggiorno, di un’adeguata abitazione, di un posto di lavoro equamente e dignitosamente remunerato, e dell’insieme delle prestazioni sanitarie, previdenziali ed assistenziali previste per gli altri residenti; lo statuto di rifugiato politico e l’insieme delle facilitazioni che lo caratterizzano, cessano automaticamente nel momento in cui viene accertata la fine delle persecuzioni o un cambiamento di regime, nel paese di origine del rifugiato.



    BANCA

    12. Per rimettere ordine nelle attività bancarie e finirla una buona volta con la «Banca-Bazar», è necessario separare inesorabilmente e distinguere definitivamente le Banche in due grandi insiemi: le Banche (o Casse di Risparmio) che accettano i depositi dei risparmiatori che non vogliono assumere nessun tipo di rischio; le Banche d’investimento o d’Affari (Banche commerciali, di Credito industriale, di Credito agricolo, di Speculazione borsistica, ecc.), presso le quali il detentore di capitali - accettando dei rischi - deposita il suo denaro, soprattutto per investirlo nel campo delle attività economiche, commerciali e/o finanziarie, e per tentare di farlo fruttare. Nel primo caso, per quella gestione sicura, il cliente deve pagare una commissione per il servizio ricevuto; nel secondo caso, la Banca ed il cliente debbono assumere concordemente e mutuamente i rischi dell’investimento consigliato o del credito accordato al cliente.

    BANCA CENTRALE

    13. E’ indispensabile ristabilire un controllo politico sulla Banca Centrale. E’ la Banca Centrale, infatti, che deve eseguire gli ordini del Governo e non il contrario. Il Governatore della Banca Centrale deve assolutamente essere un membro del Governo in carica (o un funzionario qualificato di quest’ultimo) e, come tale, deve rispondere delle sue azioni, sia al Consiglio dei Ministri (che è l’amministratore autorizzato delle possibilità monetarie della Nazione), sia al Popolo che è l’effettivo ed incontrovertibile proprietario dei valori monetari che vengono ideati, stampati e messi in circolazione. Il valore della moneta, infatti, è creato dal popolo che l’accetta come mezzo di pagamento, e non dalla Banca Centrale che tecnicamente la realizza tipograficamente e la mette in circolazione, prestandola alla società e trasformando addirittura - attraverso un fraudolento rovesciamento contabile ed una macroscopica truffa generalizzata - il credito collettivo della Nazione, in un inestinguibile ed insopportabile debito pubblico che grava sistematicamente ed indefinitamente sulla schiena di chi governa, intraprende, produce e lavora.

    BASI MILITARI

    14. Nessuno Stato al mondo può, né deve, mantenere basi militari all’interno dei territori di un altro Stato. La sola eccezione, deve essere quella dei trattati militari con altre Nazioni, con diritto di assoluta ed equivalente reciprocità. Dove il diritto di reciprocità non è previsto, né ammesso o accettato, la presenza di basi militari straniere, deve essere considerata ed assimilata ad un’illegittima occupazione militare del proprio territorio. E come tale, perseguita, giudicata, condannata e punita.

    “BENE” E “MALE”

    15. I concetti di “bene” e di “male” sono giudizi di valore, soggettivi ed arbitrari. Non universali. Ciò che è “bene” per qualcuno, può essere “male” per qualcun altro, e viceversa. Pertanto, per non incorrere in una facile demagogia, è preferibile parlare di ciò che per la nostra società italiana ed europea è bene, e di ciò che per la nostra società italiana ed europea è male. Intesi in questo senso, il “bene ed il “male” - all’interno ed all’esterno della società e nei rapporti nazionali o internazionali – debbono potere essere esclusivamente ed invariabilmente determinati a partire da «fatti» e/o da «atti», e non sulla base di ipotesi, presupposti e congetture propagandate e diffuse dalle idee e/o dalle convinzioni soggettive ed arbitrarie espresse da certi governi e/o da una parte (maggioritaria o minoritaria) dell’opinione pubblica.



    CARICHE POLITICHE

    16. Per potere presentare la propria candidatura ad una qualunque carica politica, pubblica e/o elettiva, all’interno di un partito o nel contesto di una qualunque lista elettorale o di una qualsiasi amministrazione pubblica (nazionale, regionale, provinciale o comunale), i cittadini maggiorenni debbono innanzitutto essere incensurati, debbono poter preventivamente dimostrare una loro formazione professionale ed una loro autosufficiente autonomia economica, il tutto comprovato e dimostrato dalla loro ufficiale dichiarazione dei redditi degli ultimi cinque anni.

    CITTADINANZA
    (vedere: Nazionalità).


    CITTADINI ARMATI

    17. I cittadini incensurati e che hanno prestato servizio militare, debbono potere liberamente disporre di armi individuali di difesa personale, con il solo obbligo di fornire le loro generalità e di registrare - presso le autorità competenti - l’arma o le armi in questione, al momento dell’acquisto. I cittadini incensurati che non hanno prestato servizio militare e desiderano comunque acquisire delle armi per la loro difesa personale, debbono preventivamente seguire dei corsi specifici e sostenere, in proposito, un esame di idoneità.. Per tutti gli altri, debbono restare in vigore le tradizionali leggi sul porto d’armi. Va da sé che, chiunque utilizza le sue armi personali di difesa, per scopi criminali o impropri, oltre a perdere definitivamente questo diritto, deve ugualmente perdere l’insieme dei suoi diritti civili ed essere severamente punito.

    CITTADINI ED OSPITI STRANIERI

    18. I cittadini della Nazione debbono poter usufruire di diritti maggiori, rispetto all’ospite straniero. In particolare, di quello extraeuropeo. In tutti i casi, nei rapporti tra cittadini ed ospiti stranieri extraeuropei, il cittadino deve poter rivendicare ed ottenere una privilegiata e sistematica preferenza nazionale. Per gli ospiti stranieri europei, sarà applicato - se mutuamente adottato e/o rispettato - il principio dell’equipollenza e/o della reciprocità.

    19. Gli ospiti stranieri extraeuropei che desiderassero stabilirsi sul territorio nazionale, debbono farne motivata richiesta presso le Ambasciate o i Consolati italiani residenti nei loro paesi di origine. In modo particolare, per ottenere l’indispensabile ed inderogabile permesso di lavoro, di soggiorno e/o di residenza. Nessun ospite straniero extraeuropeo, potrà ottenere il permesso di lavoro, di soggiorno e/o di residenza giungendo in Italia come turista e/o come immigrato ufficioso o clandestino. L’ospite straniero extraeuropeo, trovato a lavorare (oppure, sorpreso senza reddito o con mezzi di sussistenza sufficienti, ma non dichiarati e/o non accertati e/o non autorizzati) sul territorio nazionale e, per di più, senza l’indispensabile ed inderogabile permesso di lavoro, di soggiorno e/o di residenza, sarà automaticamente rispedito nel suo paese di origine o, quanto meno, immediatamente espulso - manu militari - dal territorio nazionale. Ed il suo datore di lavoro, severamente punito. Lo stesso dicasi di coloro che si prestano a favorire o facilitare, direttamente o indirettamente, l’arrivo e/o l’inserimento clandestino dell’ospite straniero extraeuropeo nel circuito lavorativo nazionale.

    COMMERCIO ED IMPRESE

    20. La costituzione di aziende o imprese a scopo lucrativo da parte dei cittadini, deve poter essere libera, senza bisogno di autorizzazioni, permessi, licenze o altro. L’unica formalità, deve essere l’iscrizione al pubblico registro delle aziende e delle imprese. Il commercio ugualmente deve potere essere libero, ma solo ed esclusivamente all’interno di spazi economici comparabili. Fuori da quegli spazi, non è il singolo individuo o la specifica impresa che decide come, dove e quando andrà a svolgere la sua attività commerciale, ma - attraverso l’uso del referendum - la collettività a cui quel cittadino e/o quell’impresa appartengono.

    COMUNI E MUNICIPI

    21. E’ prioritario assegnare dei fondi, ai Comuni o ai Municipi, per il volontariato, per la assistenza agli anziani e agli invalidi, la vigilanza, nonché per tutte quelle situazioni locali di carenza e/ deficienza istituzionale.

    DIRITTO e LEGGI

    22. Il Diritto deve essere la codificazione di quella che potremmo definire la «morale societaria». Una morale, cioè, collettiva e, quindi, politica (in senso greco). Le Leggi, di conseguenza, non debbono, in nessun modo, favorire una categoria nei confronti di un’altra o delle altre, una fazione dei confronti di un’altra o delle altre, né un ideale politico a discapito di un altro. Il principio di base che deve ispirare e regolare le Leggi dello Stato, deve essere esclusivamente l’interesse generale della Nazione. Chi agisce ed opera contro l’interesse collettivo nazionale, deve essere severamente punito da quelle stesse Leggi che garantiscono la libertà, l’indipendenza, l’autodeterminazione e la sovranità politica, economica, culturale e militare all’insieme dei cittadini.

    DIRITTO DI AUTODETERMINAZIONE

    23. Nessun popolo deve potere opprimerne un altro. Ogni Nazione del mondo, a cominciare dalla nostra, deve potere esprimere il Governo e le Istituzioni che meglio crede. Nessuno degli Stati del mondo ha il diritto di interferire con la politica interna del nostro o degli altri Stati. E nessuno Stato deve potere possedere il diritto di ergersi unilateralmente a “giudice” e/o a “giustiziere”, a “liberatore del male” e/o a “dispensatore del bene” nei confronti di un altro.

    DIRITTI e DOVERI

    24. I Diritti sono - e debbono essere - una conseguenza dei Doveri (do ut des). Dove non è prioritariamente ammesso il concetto di Dovere, quello di Diritto è semplicemente un concetto vano, vuoto e senza senso; oppure, è unicamente una farsa o solamente una vile presa in giro da parte di chi lo sostiene, lo propaganda e/o finge di elargirlo, nei confronti di chi crede – in quel modo – di poterlo effettivamente ottenere. Ragione per cui, per poter effettivamente esigere dei Diritti, è necessario - dapprima – impegnarsi a compiere (o avere già espletato) dei Doveri. In ogni caso, prima di reclamare e/o di esigere un qualsiasi Diritto, nonché di ottenere la sua applicazione garantita dallo Stato, ogni categoria della società, deve poter esprimere una «Carta dei Doveri»: una «Carta», cioè, nella quale ogni categoria della società elencherà i Doveri che è pronta a compiere nei confronti delle altre, e viceversa. I rispettivi e reciproci Diritti di ogni singola categoria e dell’insieme di queste ultime, essendo semplicemente la conseguenza logica dei Doveri che ciascuna di esse ha già espresso e/o espletato nei confronti delle altre, e viceversa, all’interno o nel contesto della medesima società. Una volta realizzata una «Carta generale dei doveri», a garanzia dei diritti elementari e fondamentali dei cittadini, è altresì necessario studiare, mettere a punto, redigere e fare approvare - per Referendum - una «Magna Charta Libertatis», ad ispirazione di quella britannica.

    ECOLOGIA

    25. Ai nostri occhi, l’ecologia è l’arte di preservare – costi quel che costi – l’indispensabile habitat umano, per assicurare il nostro presente e l’indispensabile futuro alle generazioni che seguiranno. E’, dunque, dovere dello Stato di imporre delle leggi che garantiscano quell’habitat, come è dovere dei cittadini di rispettare quelle leggi e di farle rispettare. I cittadini che collaboreranno attivamente con la politica ecologica dello Stato, dovranno essere premiati; coloro, invece, che non rispetteranno le leggi sull’ecologia e/o contribuiranno direttamente o indirettamente a deteriorare l’habitat comune, dovranno essere repressi e severamente puntiti.

    ECONOMIA

    26. Dal greco « oikonomia » («oikos» = casa e «nomos» = amministrazione), l’economia è l’arte del ben gestire o del ben amministrare ciò di cui si dispone. Per gli antichi Greci, questo voleva soprattutto dire: « non sprecare », « non sperperare » o « non scialacquare »; oppure, se preferite, « non dilapidare », né « dissipare », gratuitamente ed impunemente, ciò che già si possedeva, per poterlo poi impiegare o adoperare nella soddisfazione di bisogni o nell’appagamento di esigenze o di necessità che essi consideravano utili o indispensabili. E per « utile » o « indispensabile », naturalmente, i nostri giudiziosi antenati intendevano ciò di cui ognuno può normalmente disporre o fare uso senza per altro essere costretto, né a rischiare la totalità delle sue risorse, né a rimettere in discussione l’insieme delle sue potenzialità pratiche o delle sue possibilità materiali. Questa è - e deve restare - la definizione dell’economia. Al di fuori di questi concetti, l’economia è «truffa», «mansione criminale» o «dannosa forma di attività», a discapito dei più deboli e/o dei meno scaltri.

    27. Lo Stato non deve interessarsi di economia, ma è un suo assoluto dovere intervenire in questo settore, sia per tracciare le grandi linee dello sviluppo economico della Nazione, sia per correggere le congiunture recessive, sia per prevenire o reprimere duramente, con ogni mezzo, le truffe, le false promesse e le ingiustizie generate da quest’ultima.

    EDILIZIA

    28. La concessione edilizia - e quindi la possibilità di costruire - non deve essere soggetta a nessuna autorizzazione, ma richiesta al progettista che ne assume piena responsabilità, civile e penale, insieme al costruttore ed al committente, nell’ambito di un Piano Regolatore Generale approvato e certo.

    29. Nessuna sanatoria edilizia deve essere concepita come introito statale. Lo Stato, invece, deve delegare le sue attuali competenze in materia di vincoli urbanistici e di controlli sul territorio, ai Comuni. Il tutto, naturalmente, essendo supervisionato da Commissioni Regionali di controllo, per un’equa e corretta gestione del territorio da parte delle Municipalità.

    ENERGIA

    30. Una società gelosa della sua libertà, della sua indipendenza, della sua autodeterminazione e della sua sovranità politica, economica, culturale e militare deve immancabilmente tendere alla sua assoluta autonomia ed autosufficienza in materia energetica. Lo Stato deve, pertanto, favorire prioritariamente e sostenere finanziariamente la ricerca scientifica in questo campo, sia per dare la possibilità ad i suoi cittadini di usufruire di fonti energetiche alternative/sostitutive (principalmente, di quelle notoriamente e scientificamente riconosciute come gravemente inquinanti e dannose per la salute dei cittadini) e meno costose che per diversificare maggiormente l’attuale ed inaccettabile stato di dipendenza energetica nei confronti di paesi terzi.

    FAMIGLIA E POLITICA FAMILIARE

    31. La famiglia deve riacquistare e riassumere il significato ed il senso che era inteso, nell’antichità classica, da Cicerone e dalla Civiltà romana: «Familia, principium urbis et seminarium reipublicae» (la famiglia, cellula principale della società e seminario della repubblica). Senza una famiglia sana, ordinata e disciplinata, non è possibile costruire, mantenere o riformare nessuna società. La natalità dei cittadini deve essere costantemente incoraggiata da premi finanziari per la nascita di ogni figlio; le famiglie con più di cinque figli, ed il cui reddito è considerato medio o basso - non solo non debbono essere soggette a tassazione, ma – debbono potere ottenere degli alloggi adeguati e degli assegni familiari sufficienti. I celibi e le nubili volontari - per libera, irremovibile e definitiva scelta di vita e senza prole a carico - debbono pagare una tassa per quel loro modo volontario di essere e di esistere, in quanto contrario alla perpetuazione della specie ed allo sviluppo della società. Le madri (sposate o non) che desiderassero uscire (definitivamente o pro-tempore) dal circuito lavorativo attivo, per potere meglio dedicarsi all’educazione ed alla cura dei loro figli, debbono (regolarmente o pro-tempore) - per quel loro insostituibile lavoro sociale - ricevere un adeguato indennizzo finanziario mensile dallo Stato, equivalente al valore del salario minimo di qualsiasi lavoratore/lavoratrice. Le lavoratrici madri, inoltre, debbono – in tutti i casi – potere usufruire di un congedo di un anno, a stipendio intero, dopo la nascita di un figlio.

    FINANZA

    32. Rigetto e guerra aperta - sotto forma di tassazioni draconiane (tassa Tobin) - ai movimenti di capitali di tipo speculativo, principale spada di Damocle e nemico mortale di ogni tipo di investimento produttivo (creatore di attività e di impieghi) e di qualsiasi sviluppo economico armonioso ed equilibrato delle società nazionali.

    FORZE ARMATE

    33. Le Forze armate di un paese, per essenza e definizione, debbono essere adibite alla difesa militare del territorio della Nazione, e non essere impiegate come «forze ausiliarie» di altri eserciti, oppure come «forze di polizia» o di «ordine pubblico», al servizio di scopi e di interessi stranieri e/o supra-nazionali. A maggior ragione, se fuori dal Continente europeo. Ragione per cui, è assolutamente indispensabile l’uscita dell’Italia e dei diversi Stati europei dalla NATO, e la sua immediata sostituzione con un sistema di difesa europeo indipendente.

    34. Chi non concede nulla alla Patria, non ha il diritto di chiedere nulla a quest’ultima. Chi non sente il dovere civile e morale di servire il suo Popolo e la sua Nazione in armi, non ha – ne deve avere (salvo gli esoneri previsti dalla Legge) – il diritto di reclamare o di esigere da questi ultimi, quelle facilitazioni che sono e debbono essere, invece, esclusivamente riservate a coloro che quel dovere lo hanno volontariamente ed interamente assolto o espletato. Reintroduzione, dunque, del servizio militare di leva, ma ridotto a sei mesi ed in forma di corso di apprendimento delle nozioni e delle abilità richieste dallo Stato in materia militare. Quel corso, sarà comprensivo di una valutazione finale valida nei curricula personali. Idem, con dovuti adeguamenti, per le donne. Richiamo per aggiornamenti, della durata di una settimana, ogni cinque anni, ed uso - a questo proposito - delle strutture militari più vicine alla residenza dei richiamati. Eliminazione del servizio civile alternativo e della possibilità di rinvio per motivi di studio: a 18 anni si va ad imparare. Non è più naia, ma formazione.

    FORZE DI POLIZIA

    35. Tra i compiti dei diversi corpi di polizia, ci deve essere quello di proteggere e tutelare il cittadino dalle differenti forme di insicurezza e di criminalità, e non quello di assillare, braccare e vessare il cittadino incensurato e contribuente, preparandogli sistematiche “imboscate” o “insidie” - ad esempio - per limiti di velocità o divieti di sosta. E’ inconcepibile ed inaccettabile, infatti, che lo Stato, i Comuni, le Province, le Regioni non facciano nulla per realizzare i necessari parcheggi, oppure le indispensabili corsie di libera velocità sulle autostrade, e che sia il cittadino che – oltre a pagare le tasse e, quindi, lo stipendio dei poliziotti – sia obbligato a pagare, attraverso le multe, gli errori e/o le inadempienze delle specifiche amministrazioni.

    GIOVANI GENERAZIONI

    36. Le giovani generazioni debbono poter guardare al futuro con un certo ottimismo ed essere in grado – grazie ad un’istruzione adeguata e ad un lavoro certo ed assicurato – di programmare il corso della loro vita.

    GIUSTIZIA

    37. Ristabilire l’antico concetto latino di Giustizia: «E’ giusto, ciò che – allo stesso tempo – è ugualmente giusto per me e per te, per lui e per noi, per voi e per loro, per gli uni e per gli altri, per colui che conosco e colui che non conosco, per colui che mi è simpatico e colui che mi è antipatico, per colui che è presente e colui che è assente, per l’amico e per il nemico, per colui che sta nascendo e colui che sta morendo, per colui che so che esiste e colui di cui ignoro l’esistenza». Se la Giustizia, invece, non corrisponde a questo tipo di concetto, allora quest’ultima è la semplice legalizzazione dell’ingiustizia. E come tale, inficiabile, respingibile ed abrogabile dal consesso collettivo o dalla presa di posizione referendaria dei cittadini.

    38. La politica non può, né deve immischiarsi o confondersi con la Giustizia. I cittadini debbono scegliere: magistratura o politica. Allo stato attuale, infatti, non ci sono sufficienti garanzie morali, per permettere entrambe le scelte, a nessuno. E’ necessario, dunque, revocare e licenziare l’insieme dei magistrati che sono iscritti a partiti o a logge massoniche.

    39. Selezione obbligatoria dei membri della Magistratura, con esame attitudinale e visita psichiatrica, per idoneità. Responsabilizzazione dei Giudici, attraverso l’abrogazione della desueta ed anacronistica «Legge sulle guarentigie» e la loro sottomissione d’ufficio alla Legge sugli impiegati dello Stato, attualmente in vigore per tutti, meno che per questi ultimi.

    40. Appoggio incondizionato all’azione dei magistrati che reclamano maggiore cooperazione giudiziaria internazionale contro la delinquenza finanziaria.

    41. Nomina elettiva popolare dei Giudici di primo grado, i Pretori. Tra i Pretori, poi, le parti (private o pubbliche, ivi compreso il P.M.) debbono indicare il Giudice da loro prescelto di comune accordo, o ad estrazione, in caso di disaccordo. (Definire dettagliatamente le regole di questo tipo di procedura. Lo stesso dicasi delle regole dell'eventuale secondo grado di merito - innanzi a un collegio di Giudici, che siano nominati per concorso ed elezione – per fissare la Legge, il rito).

    42. Abrogazione dei reati di opinione, qualunque essi siano (Cogitationis poenam nemo patitur nessuno può essere condannato per le sue idee). Riduzione delle norme penali e del rilievo, come precedente delle sentenze penali. Abrogazione di tutte le leggi e leggine (corruptissima republica plurimae leges, le leggi sono numerose quando lo Stato è corrotto) che pretendono di disciplinare in astratto, ciò che l'esperienza ci offre solo in concreto, caso per caso.

    43. Soppressione dei Consigli degli Ordini degli avvocati. Liberalizzazione della categoria, lasciando la possibilità, agli avvocati, di sostituire l’ex-Ordine con una moderna iscrizione ad un sindacato libero e non statalizzato.

    GIUSTIZIA INTERNAZIONALE

    44. Nessun Popolo e nessuna Nazione del mondo debbono potere avere la possibilità di opprimere e di affliggere un altro Popolo o un’altra Nazione. Qualunque Stato che decida - per una ragione o per un’altra - di invadere e/o di occupare il territorio di un altro Popolo e/o di un’altra Nazione, deve essere automaticamente messo al bando della Comunità internazionale.



    GUERRA

    45. La «Guerra» - e più particolarmente la «Guerra d’aggressione», sotto qualsiasi forma - deve essere assolutamente ripudiata e bandita. La Guerra, infatti, è la manifestazione più assurda, abominevole e criminale che possa esistere nel contesto del comportamento umano. In effetti, si deve uccidere qualcuno che non si conosce e non ci ha fatto personalmente nulla, per il semplice motivo che quest’ultimo possiede una bandiera ed un’uniforme diversa dalla nostra. Non esistono guerre d’aggressione giuste. E l’utilizzo delle armi, da parte di un esercito, è legittimo soltanto se queste ultime sono impiegate per scopi difensivi e/o di legittima difesa dei territori della Nazione. Pertanto, chiunque - alla guida di uno Stato - decide di invadere e di occupare il territorio di un altro Stato e/o di un’altra Nazione deve potere essere immancabilmente e sistematicamente perseguito, giudicato, condannato e punito da un Tribunale supra-nazionale e neutro, sulla base delle norme che regolano il Diritto internazionale. Il crimine d’aggressione militare non deve essere in nessun modo prescrivibile.

    46. Se si è aggrediti ed invasi da un esercito straniero, e la guerra ha comunque inizio, questa deve essere combattuta e vinta. Un popolo, il cui territorio è invaso ed occupato da un esercito straniero, ha il sacrosanto diritto/dovere di difendersi e di recuperare la sua indipendenza e la sua sovranità, con qualsiasi arma e qualunque mezzo.

    47. Chi prende le armi contro chiunque altro, nel mondo, senza uniforme e senza chiari ed irrefutabili contrassegni di riconoscimento, deve essere trattato come un criminale comune e, come tale, giudicato e punito. La sola eccezione ammessa, è l’azione intrapresa - in quelle condizioni - da coloro che debbono difendere il loro territorio, invaso e/o occupato da un esercito straniero. In questo caso, il considerare ed il trattare quei combattenti come dei terroristi o dei malviventi comuni, deve essere equiparato ad un crimine di guerra e, come tale, addebitato ed imputato all’esercito e/o all’autorità che pratica quel trattamento.

    48. I prigionieri di guerra o i soldati vinti o sconfitti in battaglia, non debbono mai essere ammanettati, né trattati come dei criminali, né tanto meno umiliati e maltrattati, fisicamente e/o psichicamente. Fatta eccezione per le indispensabili misure di sicurezza che ne restringono la normale libertà di manovra e d’azione, questi ultimi debbono essere considerati e trattati come i propri militari e, quindi, sottoposti ai medesimi regolamenti ed alla medesima disciplina del proprio esercito. Chi si è battuto in armi ed in uniforme per difendere il suo paese e/o le sue convinzioni, deve essere rispettato ed onorato, come un essere degno di stima, di considerazione e di estrema deferenza.

    IMPRESE

    49. Le imprese importanti di una Nazione non debbono in nessun modo essere equiparate a delle semplici merci che si vendono o si acquistano, attraverso delle Offerte Pubbliche di Acquisto (OPA) o di Scambio (OPS/OPE). L’insieme delle operazioni (acquisto/vendita, fusioni, ristrutturazioni, concentrazioni, delocalizzazioni, ecc.) deve corrispondere all’interesse generale della Nazione (utilitas publica praeferenda est privatorum contractibus, è necessario preferire l’utilità pubblica a quella privata) e fare l’oggetto di uno studio industriale che necessiti, a sua volta, sia dell’approvazione di speciali commissioni tecniche indipendenti che del benestare della popolazione e dello Stato.

    INFORMAZIONE E GIORNALISMO

    50. La pubblica informazione non deve avere nessun legame con il mondo degli affari. Il giornalismo deve ritornare ad essere una vocazione e non un vile mestiere al servizio di indicibili ed inconfessabili interessi economici.



    INDAGINI E PROCESSI

    51. Nelle indagini di polizia e nei processi giudiziari, è l’accusa che deve provare la colpevolezza dell’accusato (affirmanti incumbit probatio, la prova incombe a colui che afferma), e non l’imputato che - incriminato ingiustamente o insufficientemente indiziato - deve dimostrare di essere innocente o di non essere colpevole. Inoltre, chi è condannato, a causa di un errore giudiziario, deve potere essere civilmente e penalmente riabilitato ed adeguatamente e finanziariamente indennizzato. Chi lo ha ingiustamente condannato, deve essere - di contro - proporzionatamente punito.

    INDUSTRIA

    52. L’industria deve potere essere libera all’interno di spazi economici comparabili; fuori da quegli spazi, non è il singolo individuo o la specifica industria che decide come, dove e quando andrà a svolgere la sua attività, ma la collettività a cui quell’industria appartiene. Per meglio chiarire il pensiero, diciamo che:

    a. la vendita o la svendita - a licitazione privata - di aziende di interesse nazionale, al capitale estero, deve essere assolutamente proibita.

    b. le privatizzazioni industriali ritenute necessarie dalla collettività, debbono avvenire sotto il controllo preventivo dello Stato e dei sindacati.

    INIZIATIVA PRIVATA

    53. L’avidità, la bramosia e l’egoismo individuali che sono insiti nell’iniziativa privata e nell’insieme delle attività economiche a scopo di lucro, sono paragonabili figurativamente ad un immenso e gravido «fiume in piena» o ad una costante e potenziale fonte di «energia alternativa», al tempo stesso incommensurabile ed inestinguibile. Quell’«energia», come sappiamo - se è perentoriamente convogliata o incanalata tra l’argine invalicabile della «morale societaria» e quello ancora più insormontabile della «legge comune» - può senz’altro generare e produrre altra «energia»… Mentre, se lasciata libera di seguire il suo corso istintivo e naturale, distrugge immancabilmente tutto sul suo passaggio e crea inevitabilmente, ogni volta, drammi, disastri e rovine di ogni genere. E’ la ragione per la quale, è assolutamente e drasticamente necessario negare all’avidità, alla bramosia e all’egoismo individuali dell’uomo, il «diritto» di agire coscientemente e deliberatamente a discapito dell’interesse generale della propria Nazione. E di negare loro altresì quello di potere individualmente ed autonomamente decidere, dove, come e quando andranno ad esercitare la loro « arte » o il loro « talento », oppure praticare le loro « tendenze» e le loro «vocazioni», all’esterno del paese o dello spazio socio-economico d’origine.

    INTERNET E RETI

    54. Copertura nazionale del sistema Wi-Fi (o «Internet senza fili») e concessione gratuita di canali digitali per tutte le Scuole, le Biblioteche e le Istituzioni. Banda larga per tutti, a costi minimi. (Ci sono già delle deleghe ai Comuni fatte con gli ultimi decreti di Stanca e Gasparri).

    LAVORI COATTI

    55. Re-introduzione del lavoro coatto per i condannati che si sono macchiati di crimini e delitti contro i privati cittadini e/o contro la società. Nulla rieduca meglio del lavoro svolto - per opere di rilevanza sociale - nella disciplina e nel rispetto della parte lesa, con contestuale diminuzione dei tempi di detenzione.



    LIBERA PROFESSIONE

    56. L’attuale ed arbitraria “anarchia” che regna all’interno di questa categoria, deve essere regolamentata e controllata da commissioni ad hoc indipendenti, composte da rappresentanti dello Stato, delle associazioni di consumatori e dei sindacati. Le parcelle dei professionisti - di conseguenza - debbono corrispondere all’effettivo costo della vita ed al reale potere di acquisto della moneta della Nazione. Ogni abuso deve essere severamente punito.

    LIBERTA’ D’OPINIONE E DI STAMPA

    57. In politica, in economia e nel campo culturale e sociale - e nel limite della pubblica decenza e della gratuita ed ingiustificata calunnia o diffamazione, denigrazione o vituperio - la libertà di parola e di stampa deve essere assicurata e garantita, senza nessun tipo di restrizione giuridica o poliziesca. In tutti i casi, non è il «dire» che deve essere represso, ma l’eventuale «passaggio all’atto».

    LOTTA ALL’INQUINAMENTO

    58. Per favorire la lotta contro l’inquinamento ed avere una concreta possibilità di poterla davvero vincere, è necessario mobilitare l’insieme dei cittadini e, per meglio sensibilizzarli, è indispensabile rendere obbligatorio - nei programmi di studio delle scuole medie inferiori e superiori - l’insegnamento di questa materia. Ognuno, inoltre, deve poter contribuire a questa lotta, denunciando alla pubblica amministrazione chiunque non rispetti le norme stabilite in proposito dallo Stato, e ricevendo – per quell’opera collettiva di risanamento – adeguato premio o compenso. I contravventori - una volta accertata la loro infrazione alle regole del ben vivere della società - debbono essere severamente puniti.

    L’UOMO E L’ECONOMIA

    59. Il fine logico, accettabile e condivisibile dell’economia deve essere: « l’abbondanza », la «giustizia», « l’equa ripartizione » e «l’ armonia sociale». Fuori da queste finalità, l’economia è dannosa e controproducente.

    60. L’uomo deve essere considerato, non solo il «soggetto» della produzione ma, lo «scopo principale» ed il «fine medesimo» dell’economia. E non, come previsto nei sistemi capitalista e comunista, un «oggetto» o una semplice «forza lavoro» che è equiparata ad uno dei «tre fattori della produzione economica» (gli altri due, essendo il capitale e la tecnologia).

    MICRO-CRIMINALITA’

    61. Per sradicare il fenomeno dei furti, degli scippi, dei danneggiamenti e dei taglieggiamenti che infestano le nostre strade e le nostre piazze, i cittadini incensurati debbono essere automaticamente autorizzati ad arrestare e consegnare alle forze di polizia e/o all’autorità giudiziaria i malviventi in questione, ricevendo - per ogni arresto accertato e confermato – un adeguato compenso finanziario da parte dello Stato.

    NAZIONALITA’

    62. Contrariamente a quanto attualmente si pensa, si crede o si ammette, appartenere ad una Nazione e, di conseguenza, potere vantare, esibire o reclamare una qualunque Nazionalità, non significa affatto (ed, in tutti i casi, non solo…) essere in grado di poter sfoggiare, presentare o richiedere un passaporto o una carta d’identità. Tanto meno – come molti hanno impropriamente incominciato a pretendere a partire dalla nascita e la divulgazione del concetto di «Comunità ideologica» (Mazdeisti, Israeliti, Buddisti, Cristiani, Musulmani, Siks, Tamul, Baha’is, ecc.); oppure, a partire dalla «Dichiarazione dell’Indipendenza statunitense» (1774) e dalla «Rivoluzione francese» (1789) – decidere di riconoscersi o d’identificarsi nei principi e nei valori di un’Idea o di una qualsiasi forma di Stato o di Governo. Meno ancora, accettare d’inserirsi, d’integrasi o d’assimilarsi all’interno di un qualunque corpus nazionale, dopo essersi trasferito ed insediato, avere risieduto almeno sei anni o più, onestamente lavorato, rispettato le leggi, non commesso reati e regolarmente pagato i contributi e le tasse sul tradizionale e storico territorio di quest’ultimo. La parola Nazione, infatti – dal latino natio, nationis (nascita, estrazione naturale), a sua volta scaturito dal participio passato del verbo nascor, nasceris, natus (a, um) sum, nasci (nascere, essere generato; derivare, discendere) che, a sua volta ancora, aveva preso origine dall’arcaico gna-scor, gna-sceris, gna-tus (a, um) sum, gna-sci, dalla cui radice, gen / gna (ger, na), si erano formati i vocaboli genitalis, e (genitale, riguardante la generazione, la nascita), genitor, genitoris» (colui che procrea, genitore, padre, origine, causa), genetrix, genetricis (genitrice, madre), gens, gentis (famiglia, casato, razza, popolo), genus, generis (stirpe, schiatta, lignaggio), ecc. – è irrefutabilmente legata all’idea di nascita, di procreazione, di famiglia. La «Nazionalità», dunque, è piuttosto una constatazione, una riprova ed una conferma di ciò che effettivamente e realmente si è in natura. E la Cittadinanza (dal latino, Civitas, Civitatis che designa l’insieme dei Cives o dei Concittadini), è semplicemente la titolarità politica, sociale e culturale dei particolari diritti ed obblighi che derivano da quell’iniziale e specifica constatazione, riprova e conferma.

    63. La Nazionalità – come nell’antica Grecia e nell’antica Roma – non deve affatto essere considerata una prerogativa definitivamente acquisita. Chi, con i suoi atti ed il suo comportamento, dimostra inequivocabilmente di non meritarla,,deve potere essere sanzionato, con la sospensione temporanea o la perdita definitiva si quel privilegio.

    64. La naturalizzazione di soggetti stranieri deve potere essere possibile soltanto se questi ultimi sono in grado di fornire le prove indiscutibili della loro volontà di inserirsi nel corpus nazionale, e se si impegnano per iscritto – dopo un periodo di noviziato (da stabilirsi) – sia ad adottare il modo di vita ed i costumi italiani che a conformarsi scrupolosamente alle leggi ed alle consuetudini della nostra Nazione.

    OCCUPAZIONE

    65. Deve essere compito dello Stato e/o degli enti (comunali, provinciali, regionali) preposti alla politica di pieno impiego della società, di trovare o di “inventare ad hoc” un posto di lavoro adeguato e corrispondente al grado di istruzione o di preparazione dei richiedenti, a tutti quei cittadini che - per una ragione o per un’altra - si trovano momentaneamente o cronicamente senza lavoro (eventualmente, rilanciare l’Istituto Cooperativo, per creare occupazione e produzione, con massima facilitazione fiscale, amministrativa e organizzativa, per le piccole cooperative); al terzo posto di lavoro proposto, corrispondente alla formazione ed alle capacità dell'interessato e non accettato dal disoccupato, quest’ultimo perde il diritto alle normali indennità di disoccupazione, oppure - per non perdere quel diritto - può accettare di essere requisito d’ufficio, per svolgere dei lavori di pubblica utilità, con il minimo del salario previsto. In altre parole, ogni cittadino adulto – ed a maggior ragione, se sposato e con prole - deve potere reclamare ed usufruire di un lavoro sicuro e di un salario dignitoso.

    66. I criteri di valutazione per l’eventuale assunzione, avanzamento o licenziamento del personale al servizio dello Stato e/o delle imprese di pubblica utilità, debbono essere tre: capacità, competenza, responsabilità. Chi non possiede o non dimostra di possedere quei requisiti – oltre a non potere essere reclutato o assunto - può essere licenziato o gerarchicamente retrocesso dalla sua precedente funzione in qualunque momento della sua carriera.

    67. I posti di lavoro – prendendo spunto dalla legge «Zuwanderung» approvata, nel Settembre del 2004, dal Bundenstag della Repubblica Federale tedesca – debbono essere prioritariamente riservati ai Cittadini Italiani e dell’Unione europea. In secondo luogo, ai Cittadini delle altre Nazioni del Continente europeo. In fine, ai Cittadini di Nazioni extraeuropee che decidano di portarsi candidati all’immigrazione legale. Le uniche eccezioni ammesse nel campo dell’occupazione, debbono essere gli impieghi riservati agli scienziati, ai ricercatori scientifici, ai tecnici di altissimo livello ed agli specialisti dei diversi settori che non sono reperibili sul mercato europeo.

    ORGANISMI GENETICAMENTE MODIFICATI (OGM)

    68. Lotta senza quartiere agli OGM (organismi geneticamente modificati), per la semplice ragione che questi ultimi - oltre ad essere ad alto rischio per la salute umana – non risolvono (come già dimostrato in numerosi paesi in via di sviluppo) il problema della nutrizione nel mondo. Come tutti sanno, ormai, i veri obiettivi perseguiti in questo campo dagli USA sono altri: creazione di monopoli di vendita; possibilità di ricatti alimentari continui e costanti nei confronti dei paesi che accettano di acquistarli e/o di utilizzarli; profitti colossali e perpetui - tramite la riscossione di royalty - per le loro Multinazionali.

    OPERAI E MANODOPERA

    69. I diritti/doveri di base degli operai e della manodopera in generale – che, per scellerate ed egoistiche scelte direzionali, vengono oggi considerati un “peso” e non una componente essenziale della produzione nazionale - debbono essere ripristinati.

    PENSIERO UNICO

    70. Ogni qualvolta un “pensiero unico” arriva ad instaurare il suo dominio o la sua tirannia sugli altri “pensieri”, all’interno della società si assiste ad un “disastro unico”: si assiste, cioè, alla paralisi o all’anchilosi di qualunque intesa, di qualsiasi dialettica e di qualsivoglia dinamica societaria. Tutto si blocca e si assiste ad un regresso generalizzato della società. E’ per questa ragione che il “pensiero unico” - qualunque esso sia e qualunque possano essere i sogni, gli aneliti, le attese o le speranze che lo animano, lo veicolano e/o lo giustificano - deve essere assolutamente e fermamente aborrito e rigettato. In altri termini, nessun uomo e nessuna idea debbono poter pretendere di essere o di rappresentare il «modello ideale» per l’insieme dei membri della medesima società, e nessuna fazione politica, economica, sociale e culturale di uno Stato deve poter pretendere rappresentare totalmente la popolazione di un paese, né tanto meno surrogare la Nazione, meno ancora sostituirsi alla sua volontà generale.

    PICCOLA EDITORIA

    71. Introduzione di ampie agevolazioni e congrui sgravi fiscali, per la piccola editoria, oggi soffocata dai trusts.

    POLITICA

    72. La politica affermava Aristotele, è «l’interesse generale di una società nei confronti di (nei riguardi di o nella neutralità con) altre società». Il prioritario scopo di qualsiasi politica nazionale, dunque, deve essere, innanzitutto, la libertà, l’indipendenza, l’autodeterminazione e la sovranità politica, economica, culturale e militare per il Popolo e lo Stato al quale quest’ultima si riferisce.



    POLITICA ESTERA

    73. Rottura dell’insieme degli accordi politici, economici, culturali e militari con gli Stati Uniti d’America. Recupero della totale libertà, indipendenza, autodeterminazione e sovranità politica, economica, culturale e militare del nostro Stato. E’ il Popolo – e non i suoi dirigenti pro-tempore – che deve decidere, per Referendum, con chi intavolare o meno delle relazioni di amicizia, su un piano paritetico.

    74. Opposizione assoluta all’ingresso della Turchia e di Israele in Europa, per il semplice motivo che questi ultimi sono paesi Vicino-Orientali e non Europei.

    PROPRIETA’

    75. La proprietà privata dei cittadini deve essere garantita, incoraggiata e facilitata dallo Stato.

    76. Le proprietà private che sono fonte di fragrante ingiustizia sociale e/o di sfruttamento per lo sfruttamento, debbono poter essere confiscate (eventualmente, senza indennizzo) ed assegnate ad altri soggetti giuridici più umani e/o più competenti.

    RAI TV

    77. Riduzione delle reti televisive pubbliche. E’ sufficiente, infatti, una sola rete nazionale ed internazionale pubblica, senza pubblicità, né canone, con bilanci coperti dalla finanziaria. A questa rete debbono avere accesso tutte le componenti politiche, culturali e sindacali del paese, con uguali tempi di trasmissione ed identiche fasce orarie di diffusione.

    RECIPROCITA’

    78. I cittadini di altri Stati e/o di altre Nazioni (regolarmente insediati sul nostro territorio), che chiedessero o pretendessero speciali Diritti (normalmente riservati ai nostri cittadini), per poterne davvero usufruire, debbono dapprima fare pressione sui Governi dei loro paesi di origine, affinché accettino di concedere ai nostri cittadini, sui loro territori, ciò che essi stessi desidererebbero o pretenderebbero ottenere nel contesto dei nostri.

    REFERENDUM

    79. L’insieme delle Leggi e dei Decreti governativi che coinvolgono, direttamente o indirettamente, il presente e l’avvenire collettivo della Nazione, debbono automaticamente essere sottoposte(i) a Referendum. L’impiego dei soldati italiani all’estero - ad esempio - deve obbligatoriamente e preventivamente essere, ogni volta, sottomesso ad approvazione popolare, attraverso l’esercizio del Referendum.

    80. Introduzione nella legislazione nazionale, sia del concetto di «Referendum propositivo» che di quello «abrogativo». In altri termini, la popolazione italiana, con un’adeguata e proporzionale raccolta di firme (da stabilirsi), deve potere essere in grado - con l’esercizio del «Referendum» - sia di proporre la promulgazione di nuove leggi che l’abolizione di quelle che ritiene nocive, sorpassate o superflue all’interesse della Nazione.

    RELIGIONI: OVVERO, FEDI, CREDENZE E CONVINZIONI
    RELIGIOSE O ANTIRELIGIOSE

    81. Prendendo spunto dall’antica massima romana “Quod ceteris sacrum, nobis sacrosanctum est” (ciò che per gli altri è sacro, per noi è inviolabile) - l’insieme delle fedi, delle credenze e delle convinzioni religiose o antireligiose - che non siano in contrasto con la morale pubblica e le leggi dello Stato, o non rappresentino una qualsiasi fonte accertata (primo, secondo e terzo grado di giudizio) di avvilimento morale o materiale, oppure di disordine politico, economico, sociale e culturale per la Nazione - debbono essere ammesse ed avere diritto di regolare cittadinanza e di libero esercizio. Le fedi, le credenze e le convinzioni religiose o antireligiose, però, potendo ugualmente e contemporaneamente (molto spesso a causa dei loro principi ed assunti, assoluti ed indiscutibili) essere fonte di dissidio, discordia e disarmonia tra i cittadini, debbono invariabilmente rimanere confinate nella sfera del privato e nel contesto delle preoccupazioni spirituali e trascendentali della persona umana ed, in nessun caso, essere ammesse o autorizzate - attraverso il loro eventuale prolungamento culturale per scopi politici o lobbistici - a potersi in qualche modo anteporre, imporre o sovrapporre alla (ovvero, immischiare nella o interferire con la) quotidiana ed immanente vita civile, politica, economica, sociale e culturale della Nazione.

    REVOCA DEI PARLAMENTARI

    82. I parlamentari che sono stati eletti in una tale circoscrizione e che - agli occhi degli elettori che li hanno votali - non svolgono il lavoro per cui sono stati eletti, oppure non mantengono le promesse elettorali che hanno facilitato e permesso la loro elezione, debbono potere essere revocati dalla loro funzione, in qualsiasi momento, anche prima dello scadere del loro mandato elettorale. E questo, con l’esercizio di una nuova consultazione elettorale e previa raccolta (per poter indire quella votazione) del 30% di firme, equivalente - in quella circoscrizione – al 30% degli aventi diritto al voto.

    RICERCA SCIENTIFICA

    83. La ricerca scientifica è la principale garanzia del progresso e dello sviluppo di una società. Essa deve essere potenziata e favorita a tutti i livelli da specifiche leggi e da speciali finanziamenti dello Stato.

    RIFIUTI

    84. Obbligo a tutti i Comuni di organizzare e di disciplinare la raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani, nonché l’introduzione del riciclaggio e dei termo-combustori per il solo smaltimento di quelli non riciclabili.

    RIFORMA COSTITUZIONALE ART. 55

    85. Eliminazione di una delle due Camere e sua integrazione con rappresentanze di corpi sociali intermedi. Limite 18 anni per elettorato attivo; 25 anni per quello passivo. Tanti soldi risparmiati, migliore democrazia.

    SANITA’

    86. L’assistenza medica, ospedaliera e farmaceutica, deve essere gratuita o minimamente compartecipata, per le fasce della popolazione a medio e basso reddito; deve essere, invece, a pagamento integrale, per quelle ad alto ed altissimo reddito. L’altro scenario potrebbe essere questo: «L’assistenza medica, ospedaliera e farmaceutica deve essere invariabilmente pagata da tutte le fasce sociali della Nazione, attraverso delle forme assicurative che fissano i premi mensili o annuali delle rispettive polizze, in proporzione ai diversi e variegati redditi dei differenti assicurati».

    SCUOLA ED ISTRUZIONE

    87. La scuola e la pubblica istruzione debbono potere prendere ispirazione dal verbo latino educo, is, eduxi, eductum, educere (estrarre da ciascuno le sue qualità, per meglio valorizzarle) e non, da educo, as, educavi, educatum, educare che vuole dire “addestrare”, “addomesticare” degli animali.

    88. L’accesso all’istruzione deve essere gratuito o quasi gratuito (oppure, a pagamento, ma proporzionale ai redditi espressi dalle famiglie degli studenti) per tutti i cittadini. Questi ultimi debbono potere usufruire di un’istruzione, conforme alle loro doti e/o qualità naturali. Ragione per cui, la loro istruzione e/o formazione deve essere rigorosamente differenziata, pluridirezionale e selettiva, in base al merito. Lo studente che non riesce in un determinato ordine di studi, incomincia a pagare rette ogni volta superiori e direttamente proporzionali agli anni di studio che perde o che perderà nel corso del suo iter scolastico. Al terzo insuccesso scolastico consecutivo, per un medesimo indirizzo di studi, lo studente è preso in carico ed esaminato da una speciale commissione di esperti che - nell’interesse del candidato e della società - consiglierà a quest’ultimo il ramo scolastico o di formazione professionale che meglio corrisponde o più si addice alla sue doti e/o alla sue capacità naturali.

    89. Nell’immediato, in questo campo, è assolutamente indispensabile:

    a. ripristinare e potenziare l’autorità dei maestri e dei professori delle scuole e delle università, di ogni ordine e grado. Il salario dei maestri e dei professori deve essere rivalutato ed aumentato. In ogni caso, deve corrispondere - per gli ordini di studio più bassi (scuola elementare e scuola media) - almeno a due/tre volte il salario minimo di qualunque altra categoria lavorativa. E per ogni livello di studi – via via superiore - il medesimo stipendio deve essere aumentato di almeno il valore di un salario minimo nazionale. In tutti i casi, i maestri ed i professori debbono ottenere l'adeguamento dei loro stipendi, a quelli delle medie salariali europee. Naturalmente, siccome la categoria dei maestri e dei professori, di ogni ordine e grado scolastico o universitario, rappresenta uno dei pilastri principali del futuro della Nazione, la selezione, l’assunzione e la conferma nell’impiego dei maestri e dei professori deve essere particolarmente esigente e rigorosa;

    b. stralciare la posizione della scuola dalla deregulation voluta da Bossi, con irresponsabile demagogia, e tollerato o subito dal centrodestra, con colpevole remissività ed acquiescenza. Per non fare aumentare ancora i già notevoli dislivelli che esistono fra le scuole del Nord e quelle del Sud, nonché per evitare di favorire una vera e propria emigrazione di «asini scolastici» dal settentrione della penisola, in direzione dei già deplorevoli ignorantifici meridionali. E’ necessario ugualmente procedere all’abrogazione o alla radicale riforma degli Istituti comprensivi voluti dal ministro Berlinguer (che la Moratti aveva promesso di riformare già due anni fa, e nulla ha fatto) che mortificano gravemente la Scuola Media. E’ necessario altresì ripristinare le commissioni esterne per gli esami di stato, che garantivano un minimo di standard omogeneo fra le diverse parti d'Italia e le diverse scuole;

    c. ri-finanziare gli IDEI (Interventi Didattici Educativi Integrativi), direttamente da parte dello Stato; oppure, abolire il pagliaccesco ed inoperante «recupero dei debiti formativi»;

    d. ripristinare gli esami di riparazione;

    e. Stabilire un tetto massimo di 20 allievi per ogni classe di ogni ordine e grado, diminuito di 1 unità per ogni portatore di handicap (cioè, se nella classe vi è un portatore di handicap, gli allievi non possono essere più di 19; se ve ne sono due, il numero complessivo non può superare i 18 e così via). E ristabilimento di almeno 3 ore settimanali di Educazione fisica obbligatoria, in tutte le scuole di ogni ordine e grado.

    SALARI, STIPENDI E PENSIONI

    90. Ripristino dell’adeguamento automatico dei salari, degli stipendi e delle pensioni all’effettivo potere d’acquisto ed al reale costo della vita della Nazione, grazie ai dati statistici forniti da uno o più istituti di ricerca indipendenti. Chi ha lavorato o lavora, deve essere in grado di vivere dignitosamente, senza il quotidiano assillo del «caro vita» ed il timore di eventuali ripercussioni derivate da «crisi internazionali».

    SERVIZI PUBBLICI

    91. I servizi pubblici, di pubblica utilità o d’importanza strategico-militare non possono - in nessun caso - essere privatizzati. Essi, però, debbono funzionare secondo i criteri di gestione delle aziende private ed essere assolutamente sottomessi ad un rigido ed indipendente controllo da parte della società civile (eletti, sindacati, associazioni di cittadini, ecc.), sia per le loro possibili scarse funzionalità che per le loro eventuali ingiustificate esosità o le loro immotivate o arbitrarie dissipazioni.

    SPORT

    92. L'aspetto agonistico deve prevalere su quello economico. E’ necessario fare un passo indietro: in particolare, a prima delle quotazioni in borsa delle società sportive.

    TASSE

    93. Improrogabile necessità di una seria e radicale riforma fiscale. In linea di massima, dovrebbe essere il cittadino che dovrebbe potere decidere quando e quanto dovrà sborsare dalle sue tasche per contribuire alle spese pubbliche ed al benessere collettivo, e non lo Stato che – arbitrariamente ed indipendentemente dalla volontà del cittadino – attribuisce a quest’ultimo delle quote fiscali da pagare, sulla base delle spese che ha già soggettivamente preventivato, intrapreso o effettuato. In tutti i casi, la tassazione globale che dovrebbe essere imponibile al cittadino, non dovrebbe mai superare il 20%/30% del totale dei redditi netti di quest’ultimo. I salari minimi ed i redditi equiparabili a questi ultimi, dovrebbero essere totalmente esenti da qualunque tipo di tassazione.

    94. Le tasse, in ogni caso, dovrebbero essere pagate sulle uscite e non sulle entrate. In modo tale che, chi investe, paga meno tasse di chi invece spende per scopi edonistici o voluttuari, oppure spende semplicemente per dilapidare.

    TERZO MONDO E FLUSSI MIGRATORI

    95. L’Italia e l’Europa – visto l’indeformabile spazio geografico che occupano sul globo terrestre e le risorse limitate di cui dispongono – non possono, da sole, risolvere il problema della miseria o dell’indigenza del Pianeta, né tanto meno contenere la totalità delle popolazioni del mondo. L’Italia e l’Europa non sono un no man’s land, né possono trasformarsi in un luogo di sistematica accoglienza di masse diseredate e/o di risoluzione dei problemi dell’insieme dei Popoli e delle Nazioni della Terra. L’Italia e l’Europa, nel limite delle loro effettive possibilità economiche, aiuteranno le Nazioni ed i Popoli del Terzo Mondo presso i rispettivi territori di questi ultimi ed al di fuori dello spazio geopolitico italo-europeo. E’ imperativo, infatti, che gli aiuti al Terzo mondo debbano essere esclusivamente finalizzati allo sviluppo effettivo di quelle società. In altre parole: eccezion fatta per le catastrofi naturali ed i casi di urgenza alimentare, gli aiuti debbono servire a rendere autonome ed autosufficienti le popolazioni di quelle Nazioni.

    96. L’unica immigrazione accettabile è quella legale: quella di coloro che ne fanno regolare e preventiva richiesta, sulla base delle effettive necessità di manodopera che sono offerte dall’economia della nostra Nazione.

    97. Per potere invertire il flusso migratorio delle popolazioni extraeuropee attualmente residenti in Europa, debbono essere istituiti - oltre a dei programmi di sviluppo mirato nei diversi paesi di origine - dei premi finanziari per il rientro e la re-inserzione degli ex immigrati extraeuropei presso le loro rispettive Nazioni.

    TRADITORI DELLA PATRIA

    98. Qualsiasi cittadino – a maggior ragione, se con incarichi pubblici – che sia accertato (dopo regolari sentenze di primo, secondo e terzo grado) che opera, agisce e/o spia al servizio di potenze straniere (amiche, nemiche o neutre), oppure favorisce, direttamente o indirettamente, gli interessi di queste ultime, a discapito del proprio Popolo e della propria Nazione, deve essere perseguito, giudicato, condannato e punito con il carcere duro (con pene variabili, tra i 20 anni e l’ergastolo), revoca della cittadinanza e la confisca dei beni. Nei casi più gravi – quelli commessi, in particolare, da responsabili dello Stato o del Governo – deve essere applicato il Codice Penale Militare in tempo di guerra (dignitas delinquentis peccatum auget, l'elevata posizione del reo aumenta la gravità del reato) ed il colpevole – se accertato come tale (dopo regolari sentenze di primo, secondo e terzo grado) – deve essere pubblicamente fucilato alla schiena, con ignominia e disprezzo.

    TRASGRESSIONI UMANE

    99. Per moralizzare di nuovo la società e renderla comunque accettabile, vivibile e giusta per l’insieme dei suoi cittadini, non basta vietare o reprimere ciò che la maggioranza di questi ultimi definisce spesso come «prostituzione», «vizio», «deviazioni» e/o «trasgressioni». Sulla base del concetto di società organica e differenziata, ed essendo scientificamente accertato che le tendenze, preferenze e/o predisposizioni umane alla «prostituzione», al«vizio», alle «deviazioni» e/o alle «trasgressioni» sono una costante storica e sociologica nel contesto della natura di certi uomini e di certe donne, questi ultimi dovranno potere usufruire - all’esterno di ogni città o di ogni centro abitato (oppure, all’interno di zone specifiche urbane, accuratamente delimitate e sanitariamente controllate) - di «zone franche» o di «spazi di autorizzata licenza», dove potere liberamente dare sfogo alle loro tendenze, preferenze e/o predisposizioni. Chiunque sarà sorpreso - al di fuori di quelle «zone franche» o di quegli «spazi di autorizzata licenza» - a palesare, esercitare e/o divulgare quelle tendenze, preferenze e/o predisposizioni, deve essere severamente punito. Come deve essere ugualmente severamente punito chiunque disturberà o ostacolerà l’esistenza di quelle «zone franche» o di quegli «spazi di autorizzata licenza».

    TRASPORTI AEREI, FERROVIARI E MARITTIMI

    100. I trasporti pubblici di terra, di mare e dell’aria - oltre a garantire la sicurezza ed il decoroso conforto dei trasportati - debbono assolutamente partire ed arrivare in orario. Gli anticipi ed i ritardi ingiustificati, debbono essere sistematicamente puniti con delle «more» progressive, imposte dallo Stato, sopportate dalle Compagnie pubbliche o private che si sono rese responsabili di quell’infrazione e devolute direttamente agli utenti a cui si è contrattualmente promesso un orario e se ne è fornito invece un altro.

    A.B. Mariantoni ©

 

 

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