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    Predefinito Mariantoni: Si può risorgere... ma prima, bisogna capire!

    Si può risorgere…
    ma prima, bisogna capire!


    Alberto B. Mariantoni ©


    Più di sessant’anni di capillare e mirata propaganda avversaria, di stretto e controllato monopolio dell’informazione da parte dell’antifascismo militante e di confusione politica e concettuale intrattenuta ad hoc dai professionisti della “partitocrazia” e del “mal governo”, nonché l’approssimazione, il settarismo ed il disordine mentale coltivati ad usum delphini dai pretesi Leader(si eos hoc nomine appellari fas est: se è lecito che essi siano chiamati con questo nome!) della cosiddetta “Area”, sono riusciti a cancellare nella coscienza collettiva del nostro popolo, perfino il ricordo di che cosa sia il Fascismo, che cosa sia o possa essere un’ organizzazione Fascista, che cosa possa voler dire o significare essere Fascisti ed in che cosa consista svolgere o attuare una politica di tipo Fascista.

    Per evitare, quindi, che si continui gratuitamente ed impunemente a pronunciare delle parole vuote e senza senso o riferirsi a dei termini o a dei concetti che nulla hanno a che fare o a che vedere con il ‘Fascismo di Mussolini’, ho ritenuto opportuno ristabilire il significato ed il senso delle parole che si riferiscono a quel particolare modo di essere, di esistere e di agire, nonché fissare – soprattutto per quei giovani che, in tutta buona fede, ancora oggi, sono attirati, affascinati e/o entusiasmati dall’alone di reputazione, di carisma e di prestigio che continua ad emanare dal progetto storico mussoliniano (1919-1945) – un minimo di chiarezza semantica e di precisione politica.

    Ecco, dunque – per coloro che sono interessati ad un possibile ed auspicabile risorgimento dell’ideale italiano per eccellenza – che cosa bisogna sapere e capire, se si vuole avere una qualunque chance di fare di nuovo trionfare le idee del Duce e la visione del mondo che ne consegue:

    a. Il Fascismo– innanzitutto – non è affatto un’ideologia (non è, cioè, un semplice punto di vista soggettivo ed arbitrario che fissa preventivamente un qualunque “schema”, assoluto ed indiscutibile, ed attende che la realtà si adatti automaticamente e supinamente al suo disegno; oppure, dopo averlo fissato, tenta di manipolare e/o di violentare la realtà, per cercare di poterla fare coincidere o “combaciare” con i termini teorici ed astratti della sua preventiva e preconcetta costruzione intellettuale !), ma è soprattutto un metodo: cioè, una maniera positiva e dinamica di intervenire o di procedere nel contesto della realtà, nonché una maniera volontaria ed energica di percepire, affrontare e risolvere le problematiche che esistono o tendono a scaturire ed a svilupparsi all’interno di una società; se vogliamo, è essenzialmente l’arte del fare(quod non est in factis, non est in mundo” : ciò che non è nei fatti, è da reputare inesistente; in altri termini: un vacuo, vuoto e vano “flatus vocis” o se si preferisce, un rumore della voce!); in particolare, fare oggi, ciò che potrebbe essere fatto domani o tra un’ora; farlo bene; farlo nell’interesse generale della società; ed essere liberi di poterlo fare, senza dovere tenere conto di nessun tipo di tabù, di ostacolo o di impedimento concettuale, aprioristico, assoluto ed indiscutibile; in altre parole, è l’espressione naturale della società dell’agireche si oppone con tutte le sue forze alla “società dell’enunciare” o dell’inconcludente “teorizzare”;la manifestazione istintiva della società del realizzare che aborrisce e rifiuta la “società del promettere” o del “dilazionare” ; l’estrinsecazione spontanea della società dell’essere che avversa e schernisce la “società del sembrare” o quella del semplice e bambinesco “apparire”.

    b. Un’organizzazione Fascista– in particolare – non è, né può essere, un “partito” (dal latino, partior, partioris, partitus sum, partiri che vuol dire dividere, separare – da cui pars, partis, partito, fazione) come gli altri, né tanto meno una “setta di uguali” (una camarilla di zombi, cioè, dove chi non la pensa esattamente come il “Capo”, è immediatamente marginalizzato o escluso!), ma semplicemente un Fascio (dal latino fascio, as, fasciatum, fasciare: legare, unire, tenere insieme - da cui fascis, is, fascio; plurale fasces, ium, cioè, i fasci di verghe con scure o fasci littori degli antichi romani: simbolo di unità e di forza, in una società di esseri unici, originali, irripetibili e complementari): un’organizzazione, cioè, che tende ad unire, consociare, coalizzare l’insieme delle forze vive ed operose di una Nazione, per meglio cercare di attuare, concretizzare, realizzare tutto ciò che è considerato utile, conveniente e vantaggioso, per la totalità dei cittadini ed il bene comune della società; un’organizzazione Fascista, inoltre, per antonomasia, non pone mai delle pregiudiziali ideologiche come lo stesso Mussolini, sin dall’inizio, tenne chiaramente a sottolineare, “per le eterne ostriche della pregiudiziale, apparve come inaudito che i Fasci non avessero pregiudiziali di sorta”… ; e, per meglio precisare quel suo inequivocabile pensiero, ironicamente e pungentemente aggiunse: Non si vuole capire che il Fascismo cessa di essere tale, non appena si scelga una pregiudiziale. Il Fascismo pregiudiziaiolo diventa un Partito. I Fasci non sono, non vogliono, non possono essere, non possono diventare un partito. I Fasci sono l'organizzazione di tutti coloro che accettano date soluzioni di dati problemi attuali[1]; ed ancora: Il Fascismo non è, non vuole essere, non sarà mai una ridicola, grottesca e sinistra congrega come sono i vecchi partiti e i frammenti dei vecchi partiti; il Fascismo è tale in quanto permette una pragmatica latitudine di atteggiamenti, a seconda delle circostanze di tempo, di luogo, di ambiente[2]; un’organizzazione Fascista, in fine, è una formazione politica che accetta, favorisce ed incoraggia l’insieme delle idee che sono espresse o manifestate dai suoi aderenti o dai singoli cittadini (purché, queste ultime, abbiano come finalità, il bene del Popolo o della Nazione); mentre invece, osteggia e combatte qualunque tipo di “fazione politica organizzata(ivi comprese quelle di eventuali fascisti dissidenti , frondisti, zelanti o, semplicemente, impazienti!) che sia in opposizione o contraddizione, disaccordo o contrasto, con l’interesse generale del Popolo-Nazione italiano; questo, per la semplice ragione che - per il Fascismo - il più genuino “partito” di ogni popolo, è il Popolo stesso e la più naturale “fazione” di ogni Nazione, è la Nazione medesima !

    c. Essere Fascisti– di conseguenza –non è in nessun caso indossare esclusivamente una camicia nera; oppure, calzare impropriamente degli anfibi militari, raparsi i capelli a zero, suonare/ascoltare l’hard-rock (che centra, poi, il “rock”, con il Fascismo, non l’ho mai capito!); o ancora, sfoggiare simboliche e formali “patacche” d’altri tempi, di cui – tra l’altro – non si conosce né il significato, né la storia; ovvero, agitare freneticamente rachitici e sdolcinati “braccetti a molla” o ostentare degli sgarbati o provocatori saluti romani; ossia, reclutare bande di “zecche di altro colore” o “scalmanati da stadio”, per scatenare gazzarre o fomentare gratuiti e premeditati scontri di piazza, ma tendere principalmentee sistematicamente a raggruppare, organizzare e fare co-operare fra di loro le migliori intelligenze, le più valide professionalità e le più opportune competenze di una Nazione e fare in modo che queste ultime– indipendentemente dalle idee che singolarmente esprimono o dalle predisposizioni e inclinazioni filosofiche e/o politiche che separatamente manifestano – possano meglio impiegare le loro indispensabili ed inestimabili capacità ed energie al servizio dell’interesse generale della società e, quindi, fornire più facilmente all’insieme dei cittadini le soluzioni che essi sognano, sperano e/o attendono, evitando così che i problemi che quotidianamente li angosciano o li assillano, continuino a rendere incerto, insidioso ed insicuro il loro presente ed il loro avvenire; essere Fascisti, inoltre,è sentirsi fieri ed orgogliosi di portare la propria “pietra” al cantiere della società, senza tema di biasimo o di pena né speranza di ricompensa; essere Fascisti, in fine, è essere tutt’uno (esse, ergo sum: sono in quanto appartengo!) con il Popolo e la Nazione alla quale si appartiene; “Virtù fasciste - affermava Mussolini - sono: la tenacia nel lavoro; la estrema parsimonia del gesto e della parola; il coraggio fisico e morale; la lealtà assoluta nei rapporti della vita; la fermezza nelle decisioni; l’affetto per i camerati; l’odio per i nemici della Rivoluzione e della Patria; la fedeltà senza limiti al giuramento prestato; il rispetto della tradizione; e, nel contempo, l’ansia del domani”[3].

    d. Svolgere o attuare una politica di tipo Fascista, non è, né può significare, perseguire una qualunque politica di parte: cioè, il mio interesse, contro il tuo; il tuo, contro il mio; il nostro, contro il loro; il loro, contro il nostro e così via, tutti facenti parte della stessa società; ma vuole innanzitutto dire, riappropriarsi del significato e del senso della parola politica (dal greco politichè): la politica, intesa letteralmente, come l’arte della Poliso della “Città-Stato” e, per estensione, l’arte o la tecnica degli affari pubblici e del governo delle genti; cioè, l’arte del ben vivere all’interno di una società; l’arte di educare i cittadini della società in questione a gestire e migliorare le forme e le strutture di quel loro ben vivere; l’arte di rendere coscienti i membri della società che per perpetuare nel tempo la condizione di quel loro ben vivere, è indispensabile restare uniti ed essere decisi a difendere, contro chiunque e con ogni mezzo, l’interesse generale della loro società nei confronti di (o in rapporto con) altre società; in altre parole, è perseguire l’interesse generale della nostra società, nei confronti, nei riguardi o nell’indifferenza di altre società.

    e. Da dove incominciare per avere una qualunque speranza, un giorno, di potere risorgere?

    1. Tracciare, idealmente, un’indelebile ed invalicabile ‘linea di demarcazione’ tra coloro che ammettono, accettano o avallano la più che sessantennale situazione di sudditanza politica, economica, culturale e militare dell’Italia e dell’Europa nei riguardi di potenze straniere (ivi compreso nei confronti di coloro che formalmente o “nominalmente” si dichiarano “fascisti”!), e coloro che tendono naturalmente o spontaneamente a rifiutarla ed a combatterla.

    2. Aprire politicamente a tutti coloro (a qualunque “famiglia di pensiero” appartengano!) che ritengono prioritariamente ed irrinunciabilmente indispensabile restituire ai nostri Popoli-Nazione, la Libertà, l’Indipendenza, l’Autodeterminazione e la Sovranità politica, economica, culturale e militare.

    3. Una volta costituito il nuovo Fascio, rifiutare e respingere qualsiasi contatto (politico, strategico o tattico) con partiti, movimenti, organizzazioni e/o gruppi che – oltre a manifestare idee ed esprimere programmi che non tengono conto dell’interesse generale della nostra società – favoriscono e tendono a propagare (o a perpetuare nel tempo) il frazionamento politico, economico, sociale e culturale del nostro Popolo-Nazione.

    4. Rifiutare e respingere ogni forma di “pensiero unico”.

    5. Rifiutare e respingere ogni riferimento culturale che non abbia una chiara e dimostrabile origine italiana ed europea.

    6. Riappropriarsi delle lingue che sono all’origine della nostra civiltà, come il latino ed il greco.

    7. Riappropriarsi del significato e del senso della nostra Storia e delle nostre mitologie.

    f. Come fare per mettere in pratica una politica di tipo fascista?

    1. fissare un obiettivo politico di portata nazionale, internazionale e storica (un esempio di obiettivo politico al di sopra delle ”parti” e delle ”fazioni”, potrebbe essere: l’immediato ed assoluto recupero della libertà, dell’indipendenza, dell’autodeterminazione e della sovranità politica, economica, culturale e militare, per l’Italia, l’Europa ed il resto dei Popoli-Nazione del mondo) e cercare di diffonderlo o di divulgarlo con ogni mezzo;

    2. fissare un obiettivo economico di portata nazionale, internazionale e storica (un esempio di obiettivo economico al di sopra delle ”parti” e delle ”fazioni”, potrebbe essere: l’ottenimento del massimo della prosperità materiale per tutta la società, riconoscendo, valorizzando e regolamentando un certo numero di inclinazioni o predisposizioni naturali dell’uomo – come l’avidità, la bramosia e l’egoismo individuali ed impedendo che queste ultime possano continuare ad arrecare i danni che fino ad ora hanno provocato; in altre parole, sappiamo che senza l’avidità, la bramosia e l’egoismo individuali dei singoli cittadini, non esiste, né può esistere, investimento produttivo, e senza investimento produttivo non esiste, né può esistere, progresso economico; sappiamo altresì che l’avidità, la bramosia e l’egoismo individuali dei singoli cittadini sono come un “fiume in piena”: se quest’ultimo viene lasciato libero di scorrere o defluire ovunque esso intenda o pretenda, genererà – insieme a qualche tornaconto personale, anche – innumerevoli disastri e distruzioni collettive, come avviene ai giorni nostri; mentre invece, se è preventivamente e contrattualmente imbrigliato e canalizzato entro gli argini invalicabili della morale societaria e della legge, non potrà che produrre altra “energia” o altra produttività; per concludere, dunque: siccome nessuno, fino a questo momento, è riuscito a cancellare o sopprimere l’avidità, la bramosia e l’egoismo dalla natura umana, né tanto meno a dimostrare che senza l’avidità, la bramosia e l’egoismosi possano comunque ottenere degli investimenti produttivi utili a tutti i cittadini e, di conseguenza, qualsiasi genere di progresso economico per l’intera società, va da sé che quelle inclinazioni o predisposizioni naturali debbano essere assolutamente garantite e protette dallo Stato, se coincidono con l’interesse generale della società; e debbano essere necessariamente ed inesorabilmente contrastate e represse, se tendono ad opporvisi o a contrapporvisi) e cercare di diffonderlo o di divulgarlo con ogni mezzo;

    3. fissare un obiettivo sociale di portata nazionale, internazionale e storica (un esempio di obiettivo sociale al di sopra delle ”parti” e delle ”fazioni”, potrebbe essere: rifiuto dell’uomo “oggetto”, “cosa”, “forza lavoro” o “uno dei tre fattori della produzione” ed affermazione dell’uomo soggetto e finalità della Storia; soggetto, scopo principale e finalità dell’economia; soggetto, scopo principale e finalità del ben vivere insieme all’interno della società) e cercare di diffonderlo o di divulgarlo con ogni mezzo;

    4. cessare di definirsi di destra”(o di ”estrema destra”, di ”destra radicale”, ”sociale”, ”nazionale” o quant’altro…); mandare a casa icavalli brocchi”; e chiamare a raccolta, indistintamente, tutti coloro che sono disposti a collaborare per potere concretamente raggiungere i suddetti obiettivi ;

    5. lasciare, in fine, che le future gerarchie del nascente movimento di popolo scaturiscano spontaneamente e prendano corpo e sostanza dal vivo dell’azione quotidiana.

    Alberto B. Mariantoni ©

    [1]Le due citazioni sono tratte da un articolo di Benito Mussolini, apparso su “Il Popolo d'Italia”, n. 180, del 3 Luglio 1919.

    [2]B. Mussolini, “Il Popolo d’Italia”, 29 Ottobre 1920.

    [3]Articolo apparso su “Gioventu Fascista”, del 1931, citato da Pietro Caporilli, “Mussolini, pensieri”, I libri del quadrifoglio, Roma, 1971, pag. 45.

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