GIANLUIGI PARAGONE
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Quando alle 17.57 Ansa batte un flash sul partito unico, neanche ci faccio caso: la sfida berlusconiana, come più volte mi è capitato di scrivere, non è una questione che appassiona più di tanto la Lega.
Ci sono dei momenti in cui però il sesto senso ti dice che stai sbagliando, ti accende la luce rossa e fa scattare l’allarme. E infatti guardo bene la notizia di agenzia e leggo: “Berlusconi, anche la Lega confluirà in partito Cdl. Bossi, dopo la malattia è cambiato tanto...”.
La stessa frase è ripetuta poco dopo dall’adnkronos. “Bossi, dopo la malattia è cambiato tanto. Buono, ragionevole. Ricordate quando diceva che dopo la devolution avrebbe sciolto la Lega? Beh, in un certo senso sarà così perché tutti confluiranno nel nuovo partito unico”.
Due lanci fanno una prova? Nel dubbio, chiamo il Capo. Finora ha preferito il silenzio, come se il dibattito non dovesse interessare la Lega. E forse se ne sarebbe stato ancora zitto se in un’intervista a Gente, il Cavaliere non avesse tirato in ballo anche il Carroccio, parlando addirittura di scioglimento.
Quando lo chiamo al cellulare, Bossi mi rimanda al Consiglio federale di venerdì. Una dichiarazione però la rilascia. Ancora una volta sceglie il suo giornale per mandare un messaggio politico, rompendo così il silenzio su questo tema. «A me non interessa il dibattito sul dopo Berlusconi: anzi gli auguro di durare a lungo. ...Speriamo che Berlusconi duri a lungo. Se però insisti a chiedermi del dopo Berlusconi, ti rispondo come ho sempre risposto: sogniamo la Padania. Il nostro sogno resta la Padania».
Sulla stessa linea si assesteranno anche il ministro Calderoli e il segretario della Lega Lombarda, Giorgetti. Entrambi hanno parlato con Bossi, per commentare le indiscrezioni. Entrambi sostengono che mai il Senatur ha parlato di scioglimento del Carroccio con l’approvazione della devoluzione. «Se proprio vogliamo dirla tutta - aggiunge Giorgetti - nello statuto della Lega Nord c’è scritto che l’obiettivo ultimo del movimento è l’indipendenza della Padania, mica la devoluzione: la devoluzione è solo un passaggio della riforma federalista. Se Berlusconi ci darà l’indipendenza della Padania, allora la Lega potrà dire chiusa la propria mission politica».
Aggiunge Giorgetti: «L’unico che può dire cosa succederà alla Lega è Umberto Bossi, il quale non si è pronunciato su questa vicenda; né è diventato più buono o più ragionevole in seguito alla malattia, come ha dichiarato Berlusconi; Bossi è sempre stato buono e ragionevole e altro ancora... Comunque il partito unico mi sembra un meccanismo per portare via voti alla Lega e a favore di questo nuovo soggetto».
Ecco cosa è successo da quando le agenzie hanno rilanciato le dichiarazioni di Berlusconi sul partito unico con annessa la Lega. Si ricordi, il Cavaliere, la lezione delle nonne: non stuzzicare il can che dorme. Il che detto nella nostra lingua è “non stuzzicar il Guerriero”. La Lega, a questo dibattito sul partito unico, è stata tirata per i capelli.
Ritenere che alla Lega possa interessare da vicino il progetto di Berlusconi sul partito unico significa non aver capito nulla della storia di questo movimento, nulla del percorso politico di Bossi, nulla delle cause che portarono la Lega in parlamento. Significa infine non mettere a fuoco il legame perfettamente aderente tra la Lega e il territorio. Le politiche sul territorio sono l’intelaiatura della politica leghista e il federalismo è lo strumento adottato da Bossi per dare le risposte giuste.
È innegabile che la Lega sia entrata in Parlamento per fare l’interesse della Padania, cioè di una realtà geografica, economica, sociale, politica delimitata. Questo però non significa che la Lega non possa (a questo punto, debba) essere il motore del cambiamento per tutte le Regioni d’Italia: l’aver partecipato ad una esperienza di governo equivale infatti a predicare prima e a dare poi il verbo federalista al Centro come al Sud. Il federalismo resta, secondo la lettura del Carroccio, il grimaldello più proprio per dare le risposte che i singoli territori necessitano. L’identità territoriale è dunque il valore aggiunto che Bossi ha portato alla Casa delle Libertà.
Mi sono dilungato in questo passaggio perché è il passaggio chiave per capire il “no, grazie” del Senatur a Berlusconi. La Lega può seguire anche con interesse il percorso del partito unico ma non potrà mai esserne un soggetto attivo, perché ha una caratterizzazione identitaria irrinunciabile. Se un movimento fissa nella indipendenza della Padania il proprio Eldorado, non può pensare di realizzarlo da dentro un contenitore unico. Le lezioni di Stoiber e di Pujol possono servire per capire che in Europa, la Lega non è l’unico movimento fortemente identitario che partecipa alla politica nazionale. Bossi, Stoiber, Pujol sono le risorse di questa Europa dei popoli: la politica nazionale non ne trascuri il valore aggiunto.
[Data pubblicazione: 03/05/2005]




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