Elisabetta Pitzurra «Piante medicinali lana grezza: le nuove economie»
«La torta la sanno fare tutti. Su contu è biri se è fatta de nuscedda o uranio impoverito». Elisabetta Pitzurra si presenta. In limba sinché è possibile. «La Provincia è un ente di collegamento tra Comuni ma per noi si deve basare sul concetto di liberazione del poplo sardo». E dunque ecco il suo programma. Indipendenza«Autodeterminazione e cose essenziali. È necessario vivere con dignità e rispetto. Non ci interessano lussi e piscine». Servitù. «Da tre anni lottiamo perché le basi militari lascino l'Isola. Parliamo di un'invasione di 37 mila ettari senza che la Sardegna abbia un indennizzo per questa servitù. È importante che ci sia il recupero di quello che ci è stato rapinato, non pagato. Poi se ne devono andare». LavoroTra i programmi oltre alla promozione e formazione degli artigiani, Pitzurra ricorda che il territorio ha 2000 piante curative, un patrimonio farmaceutico eccezionale che va in fumo dagli incendi. «Faremo orti didattici nelle scuole agrarie dove le aziende avranno ettari di piante medicinali con piccoli laboratori artigiani. Un modo per dare lavoro ai giovani». Non solo: «Buttiamo la lana ricavata dalla tosatura delle pecore, invece è un'economia da sfruttare». Ma non ci sarà sviluppo se non si sistemano prima le strade. «La nuova orientale, per esempio, nel tratto da Sant'Isidoro a Santa Barbara. C'è poi da rimediare agli obbrobri del passato, una viabilità sbagliata, con svincoli della superstrada nei sottopassaggi impraticabili quando piove». C'è anche spazio per un invito-slogan alla città: «Mettette dei fiori nei vostri balconi. Mancano i colori, il degrado urbano in certe zone è insopportabile». Infine le possibili scelte di campo preferenze. «Con gli uni o con gli altri non fa differenza, sono prigionieri delle catene dello Stato italiano. Non hanno il coraggio di tagliare il cordone ombelicale con Roma».
Unione sarda




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