In un clima teso domani il presidente Usa arriverà a Mosca Putin: «Noi più democratici dell’America»
Il leader russo polemico con George W. Bush: «L’occupazione dei Baltici fu una tragedia. Ma è dall’89 che chiediamo scusa»
RIGA - Vladimir Putin non ha solo risposto alla sfida di George W. Bush di ammettere le colpe storiche dell’Urss nei Baltici, negando che ne esistano. Ha anche contrattaccato, definendo la democrazia americana inferiore a quella russa. E ha così confermato che «il viaggio di Bush in Europa per la diffusione della libertà», come lo chiama il segretario di Stato Condoleezza Rice, rischia di aprire un solco tra la Casa Bianca e il Cremlino.
Il presidente Usa, giunto in Lettonia ieri sera per trasferirsi oggi in Olanda e domani a Mosca, ha cercato di attenuare la polemica sulla Seconda Guerra Mondiale dicendo che i Baltici «devono rispettare i diritti delle minoranze», i russi che vivono nei loro paesi. Ma tra Bush e Putin esistono altri motivi di discordia sull’ex impero sovietico: il più grave è la Georgia dove Bush andrà dopo la visita a Mosca e dove la Russia mantiene basi militari contro il volere del presidente filo americano Mikhail Saakashvili, che per protesta diserterà le cerimonie moscovite.
Alla partenza da Washington, Bush ha dichiarato che «è importante mantenere un rapporto rispettoso con il leader di una grande nazione come la Russia». Ma l’intervista di Putin al giornale tedesco Bild è stata aggressiva. Nel ’39, col patto Molotov-Ribbentrop, «decisione personale di Stalin contro l’interesse del popolo», la Germania fece sì che i Baltici «ritornassero sotto le ali dell’Urss», ha sostenuto Putin. «In effetti furono merci di scambio nella politica mondiale, una tragedia» ha aggiunto. «Ma il nostro Parlamento lo condannò nell'89. Dobbiamo farlo ogni giorno, ogni anno?». Putin ha quindi accusato Estonia, Lettonia e Lituania di discriminare «ai danni delle centinaia di migliaia dei loro russofoni, gente di seconda classe».
E ha difeso Stalin: «Io non sono d’accordo di metterlo sullo stesso piano di Hitler. Senza dubbio fu un tiranno, qualcuno ritiene un criminale, ma non fu un nazista». Il leader russo ha, poi, espresso tutta la sua irritazione in un’intervista alla tv Cbs . Criticato dal giornalista Mike Wallace per essersi arrogato le nomine dei governatori, ha ribattuto che «la più popolosa democrazia del mondo, l’India, fa lo stesso, e nessuno la critica». Ha poi ironizzato sul fatto che in America il presidente è scelto dai grandi elettori, «o come accadde nel 2000 da un tribunale», mentre in Russia decide solo il voto popolare «cosa più democratica». E ha ammonito che «la democrazia non può essere esportata, deve scaturire dall’interno di un paese».Putin si è mostrato, nell’intervista alla Bild, molto disponibile verso la Germania, al punto da impegnarsi a sorpresa «a rafforzarne il ruolo all’Onu, anche con l’ingresso nel Consiglio di Sicurezza», proclamando: «È finito il tempo in cui doveva flagellarsi per il suo passato nazista».
Nello scontro a distanza, Bush è stato appoggiato dalla Commissione a Bruxelles, che ha ricordato che molti popoli «conobbero la vera libertà non alla fine della guerra, che non significò la fine della dittatura, ma al crollo del muro di Berlino», e che l’allargamento dell’Ue nel 2004 «ha ricongiunto la famiglia europea guarendo ferite di oltre mezzo secolo». Non sono però tanto le parole a bruciare a Putin, nota lo storico Richard Pipes, bensì i fatti. Per Putin, la visita di Bush in Lettonia e Georgia costituisce un’interferenza in affari semi-interni. Il New York Times ha svelato che il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov tentò di bloccarla con un una lettera di protesta, quasi un incidente diplomatico, ma fu respinto dalla Rice.
Ennio Caretto
07 maggio 2005




Rispondi Citando
