Molto, molto sommariamente: Gli errori del marxismo sono di diversa natura, ad iniziare da questioni filosofiche basilari, come "la dialettica", ad aspetti centrali della "teoria economica", quali "la legge del valore", la "caduta del saggio di profitto", con le correlate previsioni catastrofiche sull'avvenire del modo di produzione capitalistico, la pauperizzazione, la scomparsa dei ceti medi....della proprietà fondata sul proprio lavoro e quello della propria famiglia...Originally posted by Roderigo
Quali sarebbero gli errori?
R.
Ma errori ancora più seri sono relativi alla concezione della storia, e dunque alle attese escatologiche (con la pretesa di giustificarle "scientificasmente"), con l'assoluta insensibilità alle critiche di parte democratico-liberale che fin dagli anni quaranta del XIX secolo furono mosse ai padri fondatori dimostrando l'esito inevitabilmente, oggi si direbbe, totalitario, che la profetizzata società comunista avrebbe nessariamente avuto.
Eppure lo stesso materialismo storico, proprio sulla base dell'affermata relazione fra la struttura economico-sociale e la sovrastruttura (politica, ideologica, istituzionale...), aveva, ad esempio, ben chiaro il rapporto tra libero mercato e democrazia rappresentativa (con le annesse libertà "borghesi"). Marx giunse persino a definire la democrazia borghese come "il miglior sistema per il miglior affare", ispirando la definizione leniniana di "miglior involucro del capitalismo".
La soppressione del mercato ad opera del proletariato "cosciente" , e l'edificazione di una società pianificata e collettivista, priva cioè delle libertà economiche borghesi, implicava necessariamente, a ben vedere, la soppressione necessaria della democrazia e delle libertà borghesi (come profetizzato da un Karl Heinz qualsiasi fin dal 1846/47), e non certamente a vantaggio di forme più evolute e libere di istituzioni politiche e sociali.
L'assolutizzazione del punto di vista classista, rafforzata dalla previsione, errata, della scomparsa dei ceti intermedi e della piccola proprietà, determinò il rafforzamento della riduzione della questione dello Stato, delle istituzioni politiche, delle libertà, al loro essere, nella sostanza, riconducibili esclusivamente al dominio di una classe minoritaria e sfruttatrice sulla massa proletaria e sfruttata.
L'abbattimento del capitalismo implicava necessariamente.... l'abbattimento delle libertà borghesi, dello Stato borghese, della democrazia borghese. Di questa conseguenza il marxismo non solo era consapevole....ma addirittura la rivendicava.
Già nel "manifesto comunista" Marx ed Engels vantano al loro partito l'obiettivo della distruzione della libertà e della personalità "del borghese", non concependone la portata universale di tali libertà, e l'esigenza semmai di diffondere le stesse, sempre più, alla classe operaia. E questa diffusione implica nessariamente il fondamento "materiale" delle libertà borghesi: l'economia della libera proprietà e del libero mercato, l'abolizione della quala apre la via alla schiavitù di tutti.
Cordiali saluti




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