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  1. #1
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito L'antitrust non è arbitro, e il caso Microsoft lo sta dimostrando

    Il Riformista, 11maggio 2005

    di Alberto Mingardi e Paolo Zanetto

    Che lo Stato possa intervenire sul mercato serbando intatta la sua aureola di neutralità è un’illusione che misteriosamente sopravvive alla logica. Vediamo se regge alla prova dell’esperienza. Ben venga la decisione della Corte di Giustizia europea, che ha autorizzato il comitato ECIS (European Committee for Interoperable Systems), cioè IBM, Oracle, Nokia, Red Hat e RealNetworks, a sostenere la Commissione nel processo d’appello per il verdetto su Microsoft.



    In una lettera datata venerdì scorso, la Corte ha notificato a ECIS d’aver accolto la richiesta a presentarsi accanto all’esecutivo Ue.



    Si gioca a carte scoperte: il regolatore si leva l’immacolata divisa arbitrale, ammettendo implicitamente che le ragioni che difende sono sintonizzate su quelle di alcune particolari imprese. Il che non implica necessariamente buone notizie per i consumatori. Il vecchio Adam Smith diceva che quando due uomini d'affari si incontrano il primo loro discorso riguarda come colludere a danno del mercato. L’intreccio degli interessi spesso mira a disinnescare una competizione inevitabilmente faticosa.



    L’antitrust è un’istituzione che gode di ampio supporto, lungo tutto lo spettro politico, proprio in virtù del fatto che essa costruisce la propria legittimità su una neutralità costantemente esibita, è supervisore e giudice, non attore e concorrente, nel processo concorrenza. Però immaginare che le regole non influenzino gli esiti è a dir poco ingenuo: e infatti l’interpretazione di categorie elastiche, come quella di posizione dominante, determina di volta in volta situazioni favorevoli per questa o quell’impresa.



    Microsoft è stata condannata per il “bundling” di Windows Media Player all’interno del suo sistema operativo, scelta imprenditoriale in qualche modo dovuta in un periodo nel quale l’esplosione della musica on line è comparabile a quella di Internet negli anni Novanta. Si è negato fossimo davanti ad un’evoluzione di Windows, coerente con le diverse necessità e pretese dei consumatori, e si è ipotizzato un gioco sleale per mettere ai margini concorrenti scomodi, regalando del software perché altro non ne venisse acquistato. Lasciando perdere il fatto, di per sé non banale, che Media Player non è “dominante” nel suo segmento di mercato, è ovvio che una decisione di questo tipo ha creato un perdente, Microsoft, e dei vincitori, ovvero quegli stessi competitors che si sostiene sarebbero stati danneggiati da un Media Player diffuso gratuitamente e saldamente integrato in Windows.



    La battaglia contro Microsoft è dunque loro tanto quanto lo è della Commissione: ed è un bene per la chiarezza del dibattito pubblico (non per il prestigio e la reputazione delle istituzioni europee) che ciò sia riconosciuto in sede di appello. Non è l’antitrust cavaliere senza macchia al servizio del consumatore: ma in ballo ci sono interessi concretissimi, che non si possono più occultare. Del resto, che cosa guadagna il consumatore dal non avere più qualcosa che, la Commissione avesse deciso altrimenti, avrebbe avuto gratis?



    L’approccio alla politica della concorrenza palesato dall’Unione europea sotto la guida del Commissario Monti (pista sulla quale Neelie Kroes sembra proseguire per inerzia) è mosso da preoccupazioni relative al pluralismo dei competitori, più che al benessere dei clienti.



    Come ha scritto un analista americano, Robert Levy, per certi versi assistiamo ai primi squilli di tromba di un “welfare state for market losers”, un meccanismo per cui il verdetto dei consumatori viene rovesciato in base a considerazioni di altro genere. Per esempio in omaggio all’idea che avere dieci produttori anziché uno sia un bene di per sé.



    Ma l’attacco a Microsoft non può essere giustificato inalberando la retorica del mercato: e il fatto che ora sia, dichiaratamente, una battaglia che vede aziende concorrenti e Commissione schierate fianco a fianco lo dimostra. L’antitrust non è arbitro, fa parte a pieno titolo della squadra in campo contro il colosso di Redmond.



    Pubblicato il 11/05/2005

  2. #2
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    ragazzi, per l'amor di Dio, smettetela di considerare il RiforZista come un quotidiano facente capo all'opposizione. Almeno questo.

  3. #3
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    In origine postato da DrugoLebowsky
    ragazzi, per l'amor di Dio, smettetela di considerare il RiforZista come un quotidiano facente capo all'opposizione. Almeno questo.
    Non credo che lo abbia scelto per la fonte compromettente, quanto per chi l'ha scritto e per cosa c'è scritto. Cmq se l'opposizione fosse un bel Partito del Riformista (so bene che non è così) potrei quasi violentare la mia geografia politica interiore.

    Nel merito, oltre a ritenere la DG antitrust (almeno ai tempi di Monti) una delle poche cose per le quali valesse la pena pagare l'IVA "comunitaria" (politica sui mergers e campioni nazionali a parte), non ci vedo uno scandalo. Alla fine è "l'arbitro" che ha ammesso in giudizio il consorzio dei concorrenti, mica la commissione, e poi se il comportamento di Microsoft si ritiene possa avere consolidato un abuso di posizione dominante (nello specifico ho più di un dubbio), è ovvio che in ipotesi qualcuno quell'abuso lo deve avere subito.

  4. #4
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    Il problema è che l'antitrust sta dando una risposta inutile e sbagliata ad un problema vero, che è quella dell'abuso di posizione dominante di microsoft.
    Ad es. nel caso dei player, avrebbe avuto molto più senso (soprattutto per gli utenti) obbligare la microsoft ad includere in windows i player concorrenti (che tanto sono gratuiti) invece di escludere il proprio.

    E comunque non si risolve il problema più eclatante dell'abuso di monopolio della microsoft, ovvero il ripetuto e sistematico boicottaggio degli standard internazionali a favore della creazione di propri da imporre come standard de facto. Il massimo esempio si è avuto con explorer che, oltre a non implementare varie funzionalità definite dagli standard W3C, interpreta il 'codice web' (html, css, gerarchia dom, javascript) in maniera differente da quanto richiesto dagli standard, mettendo così fuori gioco i browser concorrenti (che gli standard li rispettano), e soprattutto mettendo in crisi gli sviluppatori web, che si trovano a dover rispettare gli standard di explorer e non quelli del W3C affinchè le proprie pagine vengano correttamente visualizzate dal 90% dei potenziali navigatori, o comunque devono fare il doppio lavoro per rendere il sito compatibile con i vari browser.
    Questo comportamento di microsoft è totalmente inaccettabile, visto che viene utilizzato anche in altri campi.

    ps. non è la prima volta che il riformista si esprime sul caso microsoft in difesa di quest'ultima

  5. #5
    Silvioleo
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    In origine postato da tatrat4d
    Non credo che lo abbia scelto per la fonte compromettente, quanto per chi l'ha scritto e per cosa c'è scritto.
    esatto...e non capisco l'uscita di drugo...boh...

  6. #6
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito

    In origine postato da tatrat4d
    Non credo che lo abbia scelto per la fonte compromettente, quanto per chi l'ha scritto e per cosa c'è scritto. Cmq se l'opposizione fosse un bel Partito del Riformista (so bene che non è così) potrei quasi violentare la mia geografia politica interiore.

    Nel merito, oltre a ritenere la DG antitrust (almeno ai tempi di Monti) una delle poche cose per le quali valesse il tempo pagare l'IVA "comunitaria" (politica sui mergers e campioni nazionali a parte), non ci vedo uno scandalo. Alla fine è "l'arbitro" che ha ammesso in giudizio il consorzio dei concorrenti, mica la commissione, e poi se il comportamento di Microsoft si ritiene possa avere consolidato un abuso di posizione dominante (nello specifico ho più di un dubbio), è ovvio che in ipotesi qualcuno quell'abuso lo deve avere subito.
    non è uno scandalo...a patto pero' che la si smetta di dire che l'antitrust agisce per il bene dei consumatori...il che in molti casi,come questo,non è vero.

  7. #7
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    In origine postato da Silvioleo
    esatto...e non capisco l'uscita di drugo...boh...
    infatti il RiforZista è un quotidiano dell'estrema sx degno di miglior causa

  8. #8
    Silvioleo
    Ospite

    Predefinito

    In origine postato da DrugoLebowsky
    infatti il RiforZista è un quotidiano dell'estrema sx degno di miglior causa
    pare strano anche a me che i DS tengano quel giornale...ma i suoi spunti li trovo interessanti e positivi...non è che li metto qua per sottolineare come facciate schifo...magari fossero tutti cosi'...

  9. #9
    moderatore di bachelite
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    Predefinito

    In origine postato da Silvioleo
    pare strano anche a me che i DS tengano quel giornale...ma i suoi spunti li trovo interessanti e positivi...non è che li metto qua per sottolineare come facciate schifo...magari fossero tutti cosi'...
    che un elettore di Forza Italia trovi "interessanti e positivi" gli spu(n)ti del RiforZista, questa è una cosa che dovrebbe far riflettere chi finanzia quel pamphlet impunitario.
    Specialmente gli articoli, come questo, che corrono in soccorso del vincitore, o del più forte.

  10. #10
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    a Draga-lewisy ricordo che il riformista è un quotidiano finanziato direttamente da D'Alema...
    non mi risulta che massimo D'Alema faccia parte della CDL....

    Prodi al Governo è come Bin Laden all'antiterrorismo

 

 
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