Cade oggi il 57° anniversario della nakba (la catastrofe). La fondazione dello stato ebraico è concisa con la cacciata dei palestinesi dalla loro terra e la successiva cancellazione di 400 villaggi con le relative case e le relative storie.
Così è nata una diaspora minore, considerata la politica della comunità internazionale.
Profughi palestinesi oggi risiedono in ogni paese del mondo alla ricerca di un diritto di cittadinanza loro negato. Secondo le ultime statistiche ufficiali il numero complessivo dei palestinesi è di 10 milioni. Di questi, solo 3,7 milioni vivono nei Territori. Oltre un milione risiedono in Israele, mentre gli altri sono dispersi nei paesi arabi limitrofi e nel resto del mondo.
Secondo i dati il 42% degli abitanti dei Territori vanno considerati "profughi", malgrado vivano entro i confini della Palestina storica. I campi profughi in Giordania sono 19 e 8 quelli di Gaza. Nel mondo arabo vi sono ancora 59 campi profughi. I palestinesi che vivono oggi in Giordania sono valutati in tre milioni e altri 900 mila vivono in Libano e Siria. Ma molti palestinesi non risultano registrati su nessun elenco.
Al suono delle sirene le attività si sono bloccate stamane per un minuto nei Territori palestinesi in solidarietà con i profughi che abbandonarono le proprie case 57 anni fa, con la fondazione dello stato di Israele. La ricorrenza della 'Nakbà è stata ricordata da tutte le principali forze politiche palestinesi, concordi nel ribadire la necessità della soluzione della questione dei profughi. Ieri la 'Nakbà è stata osservata anche dalla minoranza araba in Israele.
Il presidente dell'ANP Abu Mazen ha ribadito nel discorso alla nazione l'impegno a risolvere la questione dei profughi palestinesi. "Lotteremo contro tutti i complotti volti a farci dimenticare la questione dei palestinesi fuori dai Territori" ha assicurato Abu Mazen ribadendo che "mai i profughi palestinesi hanno dimenticato la loro terra natia". "Noi respingiamo tutte le proposte di sistemare definitivamente i profughi nei posti dove si trovano oggi" ha aggiunto. "Continueremo a combattere per il loro diritto al ritorno".
Abu Mazen ha inviato un pensiero anche "nei confronti dei martiri, che hanno versato il loro puro sangue per la patria, e degli eroici prigionieri che ancora si trovano rinchiusi dietro le sbarre" delle prigioni israeliane.
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