L’INTERVENTO
Ruini: tanti carismi, la stessa libertà
Chiudendo la tavola rotonda che si è tenuta ieri mattina il presidente della Cei ha sottolineato come il pane e il vino sull’altare siano segno di una comunità che rispetta le differenze Dal porporato il ringraziamento per l’impegno profuso sui temi del referendum sulla procreazione assistita
«C’è bisogno di unità e anche di pluralismo che nel senso cristiano non perde mai di vista la sua fonte: l’Eucaristia»
Dal Nostro Inviato A Bari Mimmo Muolo
Tre volte grazie. E non sono certo grazie di circostanza quelli che il cardinale Camillo Ruini pronuncia al termine del dibattito cui hanno preso parte i rappresentanti delle maggiori aggregazioni laicali italiane, moderati dal direttore di Avvenire, Dino Boffo. «Grazie per la vostra testimonianza di oggi e per il cammino ulteriore che avete testimoniato di voler percorrere – dice il presidente della Conferenza episcopale italiana –. E grazie anche per il percorso che il laicato cattolico italiano ha compiuto in questi anni». «Grazie - aggiunge infine il porporato – per l’impegno attuale nel referendum che, in definitiva, è un impegno a favore di ciò che è proprio di ogni essere umano, perché ogni essere umano non può mai essere ridotto a un mezzo, ma rimane sempre un fine». Si conclude così uno degli appuntamenti più attesi del Congresso eucaristico nazionale, nella giornata dedicata ai sacerdoti, ai religiosi e ai laici. E infatti il padiglione 71 della Fiera del Levante è affollato come mai era successo negli appuntamenti precedenti. Oltre seimila congressisti gremiscono la grande platea e a loro si aggiungono quelli che seguono l’incontro davanti ad alcuni maxischermi. Il cardinale Ruini, che ha ascoltato attentamente ciò che i nove partecipanti alla tavola rotonda hanno appena finito di dire, ricorda il punto di partenza. «L’Eucaristia è la nostra unità, il principio unificante della multiforme realtà della Chiesa». Ma non manca di proiettare il discorso nel futuro. «Andiamo avanti insieme con umiltà e con pazienza, ma anche con coraggio e con fiducia». Tuttavia il nucleo del suo breve, ma incisivo discorso finale sta proprio in quel sottolineare l’unità nella diversità. L’unità, innanzitutto. Quella basata sull’Eucaristia, ricorda il presidente della Conferenza episcopale italiana, «è un’unità realmente più profonda e diversa dalle altre». Un’unità «che viene prima delle nostre scelte», anche se «attraverso queste scelte e i nostri comportamenti quotidian i passa sicuramente». Nel Corpo di Cristo, infatti, troviamo un triplice principio unificante. «Il principio unificante della multiforme realtà della Chiesa e quindi anche dell’attività delle aggregazioni laicali – sottolinea Ruini – Il principio unificante della vita di ciascuno di noi (dalla preghiera all’impegno ecclesiale e familiare, dal lavoro alle responsabilità sociali, politiche e culturali, per cui c’è distinzione tra i diversi ambiti, ma mai divisione). E infine il principio unificante della testimonianza comune dei cristiani». Qui Ruini ricorda quanto avevano detto poco prima la presidente dell’Azione Cattolica, Paola Bignardi («dimmi come vivi la domenica e ti dirò che cristiano sei») e il fondatore della comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi («È la domenica che salva la Chiesa come popolo»). E anche da questi elementi prende spunto per parlare del pluralismo. «Abbiamo bisogno di unità, ma anche di pluralismo, perché il pluralismo nella Chiesa è legittimo e spesso benefico. Ma il pluralismo cristiano – fa notare il porporato – non perde mai di vista la sua fonte, che è l’unità eucaristica. Di essa si nutre e ad essa ritorna. Questo è il dinamismo profondo della vita cristiana». Da questo dinamismo, dunque, dice implicitamente Ruini, non possono prescindere le aggregazioni laicali, sia nei loro mutui rapporti (e la stagione inaugurata lo scorso anno sembra confermarlo), sia nel rapporto con le altre componenti della Chiesa. Lo chiede, oltre tutto, il particolare momento che stiamo vivendo, compreso il referendum. Per questo il cardinale invita a guardare avanti. «Il mondo cambia velocemente – afferma a conclusione del suo discorso – e perciò la fede cristiana, la presenza di Cristo e il suo amore per gli uomini hanno bisogno di essere capiti e vissuti sempre di nuovo». Un compito su misura per i laici, i quali sono chiamati a farsi «luce, sale e fermento nel mondo stesso, nella società, negli ambienti del lavoro e della cultura». Magari con stil i e carismi diversi. Ma in profonda unità.
Avvenire - 28 maggio 2005




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