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Discussione: Intervista ad A. Dugin

  1. #1
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    Predefinito Intervista ad A. Dugin

    Dugin: La creazione di grandi blocchi geopolitici per la libertà dei popoli e delle nazioni

    :::: 19 Maggio 2005 :::: 6:41 T.U. :::: Intervista :::: Stefano Vernole

    R.: Alla luce dei colpi di Stato in Georgia, Ucraina, Kirghizistan e, da ultimo Uzbekistan, crede che la Russia di Putin sia oggi in grado di contenere l'attacco/accerchiamento americano alle risorse della ex URSS?

    Dugin: "E' difficile rispondere a questa domanda, ma la reazione russa è quantomeno strana. Ad esempio mi sembra che in Ucraina ci sia stata una falsa contrapposizione, in realtà è stato un gioco degli americani con se stessi, anche perchè tutto il denaro inviato da Mosca per contrapporsi agli "arancioni" è stato rubato ... Il gruppo dirigente attorno a Putin è filo-americano e filo-mondialista, questa apparente contrapposizione con gli Stati Uniti non è in realtà che una lotta fra oligarchie rivali, gli stessi partiti russi sia di maggioranza che di opposizione sono totalmente inaffidabili.

    R.: E' possibile che in Russia le ONG e le fondazioni varie a marca Pentagono (Soros, Freedom House ...) che hanno reso possibile l'instaurarsi di "democrazie" filo-americane a Tblisi, Kiev ... possano ottenere risultati analoghi, magari in vista delle prossime elezioni presidenziali?

    Dugin: "Probabilmente sì, malgrado la chiusura della Fondazione Soros a Mosca l'influenza statunitense in Russia è fortissima e la corruzione dilaga. Gli strateghi di Washington sono inoltre riusciti ad accattivarsi varie simpatie, proponendo l'immagine secondo la quale la "destra USA" sarebbe favorevole alla creazione una "Grande Russia". Unica opzione politica possibile è provare a riempire il vuoto culturale e programmatico del partito del Presidente Putin e influenzarlo in senso antiamericano.

    R.: Crede che la Russia possa rappresentare in futuro il partner privilegiato politico ed economico dell'Unione Europea? Anche in virtù dei recenti accordi firmati tra Putin e l'UE.

    Dugin: Questo sicuramente. Già oggi l'Europa acquista dalla Russia il 20% del suo fabbisogno petrolifero e il 40% del suo gas naturale. Sarebbe importante creare in Europa delle lobbies europeiste antiatlantiste e filorusse, così come in Russia il Movimento Eurasiatista funge da gruppo di pressione russo filoeuropeo, la creazione dell'asse Parigi-Berlino-Mosca è stata ad esempio frutto di queste iniziative.

    R.: La "Guerra Fredda" è veramente finita o la Russia potrebbe ancora rappresentare una reale alternativa all'imperialismo USA?

    Dugin: "L'ipotesi di una nuova guerra fredda è oggi irrealistica, anche perché nessuno Stato nazione (nemmeno la Russia) è in grado di esercitare una reale sovranità e di fungere perciò da contrappeso all'unilateralismo di Washington. Bisogna invece rilanciare l'idea della creazione di grandi blocchi omogenei per civiltà, autosufficienti ed alleati tra di loro, rispettosi delle reciproche differenze culturali, ad esempio un grande spazio eurasiatico, uno europeo, uno islamico, uno cinese. Questo permetterebbe di isolare gli Stati Uniti a livello mondiale e costringerebbe la politica imperialista nordamericana a un rientro nel "cortile di casa".

    Stefano Vernole - Rinascita 18 maggio 2005

    www.eurasia-rivista.org

  2. #2
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    http://www.evrazia.org/ - International Eurasian Movement

    http://dugin.ru/index-1.shtml Pagina personale di Dugin.

  3. #3
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    Mah...
    Dugin è una persona per bene e stimabile, ma io nella sua concezione geopolitica vedo, oltre a delle intuizioni di base sicuramente valide, una certa ingenuità di fondo.
    Putin non è affatto un filoamericano, semmai evita lo scontro frontale, anche sul piano politico-diplomatico, perché sa che non è ancora in grado di affrontarlo. Putin è un pragmatico, che vuole far tornare la Russia una potenza, ma gradatamente, avendo i piedi ben piantati per terra.
    L'idea di arruolare gli islamici nell'accerchiamento agli Stati Uniti è completamente irrealistica, perché il mondo islamico, soprattutto nelle sue componenti più aggressive ed espansioniste, è semmai un alleato organico degli americani nel loro piano per destabilizzare le potenze eurasiatiche, che sono Russia, Cina e India.
    Il fatto che singoli stati mussulmani possano essere nostri alleati contro gli americani (penso all'Iran o alla Siria) non inficia questo schema generale.
    Altro punto debole è l'Europa. L'Europa è il ventre molle del mondo e pensare di farvi affidamento sarebbe come per un vecchio poggiarsi su un bastone fatto di cartoncino bagnato.
    L'unica forza dell'Europa, per ora è l'economia e in effetti un'economia che integrasse quella delle potenze eurasiatiche con quella delle nazioni europee sarebbe molto potente. Però oltre all'economia c'è la politica e, ancora più importante, la cultura. L'Europa rischierebbe di infettare le potenze asiatiche con la sua cultura buonista e decadente, coi suoi diritti umani, col suo garantismo e col suo pacifismo imbelle e utopistico. Le conseguenze destabilizzanti per il continente eurasiatico sarebbero devastanti, perché un'economia si ricostruisce, una forza militare si crea e si organizza, ma quando si corrompe lo spirito, tutto il resto degenera e crolla.

  4. #4
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    In origine postato da Meridius

    http://www.evrazia.org/ - International Eurasian Movement

    http://dugin.ru/index-1.shtml Pagina personale di Dugin.

    Aggiungo

    http://www.arctogaia.com/

    e la sua versione italiana, abbastanza ricca di testi:

    http://www.arctogaia.com/public/ital.htm

  5. #5
    Comandante
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    Putin non è affatto un filoamericano, semmai evita lo scontro frontale, anche sul piano politico-diplomatico, perché sa che non è ancora in grado di affrontarlo. Putin è un pragmatico, che vuole far tornare la Russia una potenza, ma gradatamente, avendo i piedi ben piantati per terra.

    Il distacco di Dugin dal National Bolshevik Party di Limonov, è avvenuto proprio perché quest’ultimo ha sferrato diversi attacchi nei confronti di Putin e delle sue politiche; pare che qualche lobby strumentalizzi questo Partito. Il giudizio di Alexander Dugin è in parte positivo e in parte negativo. Non v’è ombra di dubbio che in “Politica Estera”, W.P. stia realizzando le indicazioni dell’Euroasiatismo russo. L’asse Mosca-Teheran, un progetto di alleanza strategica a medio e lungo termine con l’Iran, rientra nell’Integrazione meridiana russo-asiatica.
    Nei suoi limiti, dovuti alla presenza di forti pressioni americaniste nello stesso establishment russo, il Presidente cerca di arginare l’accerchiamento atlantista.
    Per quanto riguarda la “Politica Interna” vi sono segnali positivi, anche se va letta in un contesto di “guerra permanente tra fazioni dell’Oligarchia russa”.



    L'idea di arruolare gli islamici nell'accerchiamento agli Stati Uniti è completamente irrealistica, perché il mondo islamico, soprattutto nelle sue componenti più aggressive ed espansioniste, è semmai un alleato organico degli americani nel loro piano per destabilizzare le potenze eurasiatiche, che sono Russia, Cina e India.

    In Russia esistono centinaia di migliaia di fedeli musulmani, oltre ad altre religioni, comprese quelle autoctone. L’eterogeneità etnica della grande patria può costituire o un punto di forza o un punto di debolezza. Nel caso del Uzbekistan, un conflitto fomentato da ambienti integralisti (mia opinione) sauditi, quindi filo-americani, hai ragione; ma queste “Zone Grigie”, ai margini del continente Europa esistono proprio in funzione dell’offensiva americana.

    Il fatto che singoli stati mussulmani possano essere nostri alleati contro gli americani (penso all'Iran o alla Siria) non inficia questo schema generale.

    Certamente. Non credo in schemi generici più che generali, come:{Islàm + Europa Nazione Vs Usa + Israele}. Infatti solo Iran, Siria e forse l’A.n.p. sono individuabili come paesi amici, per una collaborazione nella lotta contro l’Unipolarismo U.s.a.

    Altro punto debole è l'Europa. L'Europa è il ventre molle del mondo e pensare di farvi affidamento sarebbe come per un vecchio poggiarsi su un bastone fatto di cartoncino bagnato.
    L'unica forza dell'Europa, per ora è l'economia e in effetti un'economia che integrasse quella delle potenze eurasiatiche con quella delle nazioni europee sarebbe molto potente. Però oltre all'economia c'è la politica e, ancora più importante, la cultura. L'Europa rischierebbe di infettare le potenze asiatiche con la sua cultura buonista e decadente, coi suoi diritti umani, col suo garantismo e col suo pacifismo imbelle e utopistico. Le conseguenze destabilizzanti per il continente eurasiatico sarebbero devastanti, perché un'economia si ricostruisce, una forza militare si crea e si organizza, ma quando si corrompe lo spirito, tutto il resto degenera e crolla

    L’U.e. , tralasciando tutto ciò che hai giustamente sottolineato, rimane l’esempio, la base sopranazionale, per cominciare a ragionare non più in termini di “Stato-Italia”. Il nostro europeismo, non è quello dell’eurocrazia o degli amici della Nato, ma quello di M. Fini, ossia un Europa Unita e Militarizzata, una Comunità di Popoli solidali.

  6. #6
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    Direi che siamo sostanzialmente d'accordo su tutto.
    Quanto all'ultimo punto, idealmente sarei anch'io più che favorevole a un'alleanza militare, con risvolti politici ed economici, fra nazioni sovrane europee, purché il principio di indipendenza venga rigorosamente salvaguardato.
    Sono però un po' scettico circa la realizzabilità di un'alleanza del genere secondo valori che siano davvero di difesa delle tradizioni e degli interessi europei e non di adesione acritica all'ideologia politicamente corretta e multirazzialista, in nome della quale l'Europa diventerebbe, e sta di fatto diventando, uno dei poli di riferimento del sistema mondialista come lo è l'America.

    Invece non riesco a capire per quale ragione Dugin difenda l'idea di integrare la Turchia in Europa e comunque nel suo schema eurasiatico.
    Ci sarebbe da fare un discorso più ampio sulle popolazioni altaiche. In Russia hanno un peso numerico e territoriale tale che sarebbe impensabile escluderle, ma lì alla fin fine sono in casa loro. In Anatolia non c'entrano nulla: lì un piccolo gruppo di guerrieri nomadi e di mamelucchi ex mercenari degli arabi hanno imposto una religione e una lingua a un popolo cristiano dalla plurimillenaria cultura indoeuropea. E' assurdo pensare di de-turchizzare l'Asia centrale, perché lì praticamente ci sono sempre stati popoli altaici o, tutt'al più, nomadi iranici poco radicati e che non hanno lasciato grandi tracce culturali, ma l'Anatolia è tutt'altra storia.

  7. #7
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    In origine postato da Peucezio
    E' assurdo pensare di de-turchizzare l'Asia centrale, perché lì praticamente ci sono sempre stati popoli altaici o, tutt'al più, nomadi iranici poco radicati e che non hanno lasciato grandi tracce culturali, ma l'Anatolia è tutt'altra storia.
    occhio! l'asia centrale includendo la Zungaria e il bacino del Tarim sono stati INDOEUROPEI prima dell'invasione turca dei secoli I-III dell'Era cristiana. I Parti, i Sogdiani, I Bactriani e i Tocari erano tutti indoeuropei. Abbiamo perso un'immensa estensione di territori a causa di questa devastante invasione, poi rafforzata mille anni dopo da quella dei mongoli, stretti parenti dei turchi.
    Quindi direi che si puó pensare benissimo a una deturanizzazione di tutta l'Asia centrale, sarebbe solo un giusto recupero di terre un tempo nostre.

  8. #8
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    In origine postato da Felix
    occhio! l'asia centrale includendo la Zungaria e il bacino del Tarim sono stati INDOEUROPEI prima dell'invasione turca dei secoli I-III dell'Era cristiana. I Parti, i Sogdiani, I Bactriani e i Tocari erano tutti indoeuropei. Abbiamo perso un'immensa estensione di territori a causa di questa devastante invasione, poi rafforzata mille anni dopo da quella dei mongoli, stretti parenti dei turchi.
    Quindi direi che si puó pensare benissimo a una deturanizzazione di tutta l'Asia centrale, sarebbe solo un giusto recupero di terre un tempo nostre.

    In effetti in linea di principio hai pienamente ragione.
    Il problema è cosa farne. O li concentriamo tutti in Siberia (diciamo fra Siberia e Mongolia), che probabimente è la loro terra d'origine oppure dovremmo sterimnarli, ma in fondo oggi come oggi sono gente gestibile e inoffensiva (io ne ho conosciuti alcuni di persona, sono completamente russizzati) e ci metteremmo sulla coscienza decine di milioni di persone senza necessità.
    Probabilmente la soluzione migliore per tutti gli altaici islamici (quelli animisti, come i tungusi o gli jacuti penso proprio non siano un problema) è la sterilizzazione. Nel giro di qualche decennio, grazie al mancato ricambio generazionale (l'alcol farà il resto) saranno estinti.

    Invece mi interessa la tua opinione su una cosa: un archeologo ebreo russo che conosco (forse l'unico ebreo umanamente rispettabile che ho conosciuto finora) sostiene che i turchi e gli altaici in genere in origine erano europoidi e che gli xantodermi che parlano idiomi altaici (cioè la stragrande maggioranza dei parlanti) sarebbero stati altaizzati da questi europoidi originari. A me pare molto strano, sarei portato a ritenere l'esatto opposto. A te cosa risulta?

  9. #9
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    é una teoria discutibile, non supportata da evidenze archeologiche, archeolinguistiche e genetiche. La famiglia uralo-altaica ha probabilmente come urheimat la zona tra il Bajkal orientale e la mongolia centrale. Ha conosciuto in tempi protostorici e storici una grande espansione, principalmente verso ovest, che ha portato i gruppi etnici originari ad assorbire ingenti quantitá di elementi non-mongolici, tanto che é ben visibile il gradiente di mongolismo da un massimo tra i mongoli buriati e un minimo tra i turchi occidentali (dove in alcuni gruppi il mongolismo é pressoché ridotto a zero). Questo gradiente é il vestigio di un processo di espansione, che ha generato un vasto meticciato: un po come l'espansione europea ha creato il meticciato latino-americano, o prima ancora quella indoeuropea in india aveva creato il tipo meticcio indo-dravidiano. Nel caso dell'asia centrale il meticciato é stato a nostro svantaggio: il territorio leucodermico ha rinculato di migliaia di chilometri in favore degli ibridi xantodermi. Abbiamo poi recuperato a nord con l'espansione russa tra il XVI e il XIX secolo, lungo la transiberiana. Oggi la siberia meridionale é massicciamente leucodermizzata.

    Per quanto riguarda la risistemazione dell'area centroasiatica e delle steppe uralo-altaiche, punterei verso una de-xandodermizzazione "morbida" e graduale: sterilizzare in ciascun gruppo etnico turanico gli elementi piú mongolizzanti, e iniettare una forte dose di sangue europide, preferibilmente dall'area circumbaltica. Per far prima, alcuni gruppi potrebbero essere deportati subito in massa -in stile stalinista-: penso soprattutto ai turanici e agli ugrofinnici del medio e basso volga e del sud uralico, in primis i tatari, i mordvini, i ciuvasci e i baskiri, e naturalmente i calmucchi. I calmucchi essendo mongoli li possiamo tranquillamente deportare in Mongolia. Gli altri li sottoporremmo al processo di de-xantodermizzazione mentre li risistemiamo nella transbajkalia, a nella zona tra la Jakuzia meridionale e il litorale del mar d'Okhotsk. Aiuterebbero in questo modo a densificare la popolazione in una zona sottoposta agli appetiti espansionistici cinesi. Questi piani ovviamente dipendono da una ripresa della potenza e dell'identitá grande russa.

  10. #10
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    In origine postato da Peucezio
    In effetti in linea di principio hai pienamente ragione.
    Il problema è cosa farne. O li concentriamo tutti in Siberia (diciamo fra Siberia e Mongolia), che probabimente è la loro terra d'origine oppure dovremmo sterimnarli,
    Questo si chiama parlare!

    anche se hanno prodotto il più grande genio militare della storia umana...
    Addio Tomàs
    siamo fatti della stessa materia di cui sono fatti i 5 stelle

 

 
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