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  1. #151
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    È fin troppo evidente - aggiunge Alemanno - che chiunque scelga di votare "No" in uno o più quesiti referendari rischia di consentire ad una minoranza di voti espressi per il "Si" di manomettere in modo irreversibile questa legge».
    Diderot

  2. #152
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    In Origine Postato da Dario
    I conti si fanno fra chi va a votare, io sono contrario al quorum.

    Chi si astiene nega ad una probabile maggioranza di esprimere validamente la propria scelta. E ciò è antidemocratico e incivile.
    I conti si fanno considerando tutti gli elettori, e non solo di quelli che fanno piacere a te. Perciò in Costituzione è previsto il quorum.

    Parli di "probabile maggioranza" che non potrebbe esprimersi. Se è maggioranza, sarà raggiunto il quorum e il referendum avrà esito positivo.

    Senza quorum, una percentuale minima di elettori potrebbe abrogare una legge. Assurdo.
    Diderot

  3. #153
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    In Origine Postato da Diderot
    I conti si fanno considerando tutti gli elettori, e non solo di quelli che fanno piacere a te. Perciò in Costituzione è previsto il quorum.

    Parli di "probabile maggioranza" che non potrebbe esprimersi. Se è maggioranza, sarà raggiunto il quorum e il referendum avrà esito positivo.

    Senza quorum, una percentuale minima di elettori potrebbe abrogare una legge. Assurdo.
    Sei tu che vuoi confrontare i SI con gli aventi diritto e non con i votanti, forse te ne eri dimenticato.

    Capisco la tua difficoltà con la matematica. Facciamo così, facciamo un esempio. Poi, se ancora non ti basta, posso anche farti un disegnino.

    Immaginiamo che:
    Aventi diritto al voto: 100
    Astenuti comunque: 20
    Quindi, votanti:80
    Voti SI: 45
    Voti NO: 35
    -------- HA VINTO IL SI--------- Chiaro?

    Adesso:
    Aventi diritto al voto: 100
    Astenuti: 55
    Quindi, votanti: 45 (quorum non raggiunto)
    Voti SI: 45
    Voti NO: 0 (si sono astenuti)
    -------- HA VINTO IL NO---------

    Hai capito perchè una minoranza (35) approfittando degli astenuti comunque (morti, all'estero, brigatisti rossi e e neri) possono impedire ad una maggioranza di vincere?

    E adesso spiegalo anche ad Alemanno, e digli che per evitare il rischio che giustamente fa presente basta che vada a votare NO, così per vncere serve la MAGGIORANZA dei votanti.


  4. #154
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    In Origine Postato da Dario
    Sei tu che vuoi confrontare i SI con gli aventi diritto e non con i votanti, forse te ne eri dimenticato.

    Capisco la tua difficoltà con la matematica. Facciamo così, facciamo un esempio. Poi, se ancora non ti basta, posso anche farti un disegnino.

    Immaginiamo che:
    Aventi diritto al voto: 100
    Astenuti comunque: 20
    Quindi, votanti:80
    Voti SI: 45
    Voti NO: 35
    -------- HA VINTO IL SI--------- Chiaro?

    Adesso:
    Aventi diritto al voto: 100
    Astenuti: 55
    Quindi, votanti: 45 (quorum non raggiunto)
    Voti SI: 45
    Voti NO: 0 (si sono astenuti)
    -------- HA VINTO IL NO---------

    Hai capito perchè una minoranza (35) approfittando degli astenuti comunque (morti, all'estero, brigatisti rossi e e neri) possono impedire ad una maggioranza di vincere?

    E adesso spiegalo anche ad Alemanno, e digli che per evitare il rischio che giustamente fa presente basta che vada a votare NO, così per vncere serve la MAGGIORANZA dei votanti.


    Se gli aventi diritto sono 100, dovrebbero esprimersi per il sì almeno 51 persone.
    Invece non è così.
    Se vanno a votare 49 persone, nulla di fatto.
    Se votano in 51, bastano 26 voti su 100. Una minoranza che abolisce una legge.
    Scandaloso.
    Diderot

  5. #155
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    Un po’ di storia. Nonostante le polemiche dell’ultima ora, la propaganda a favore della diserzione dalle urne e l’assenteismo dal voto hanno affiancato la storia dei referendum abrogativi fin dalle origini. La prima volta risale al 1972, quando Pietro Scoppola e altri intellettuali cattolici proposero agli elettori di ricorrere all’astensione come alternativa democratica per respingere il referendum sul divorzio, ritenuto un’iniziativa “inequivocabilmente confessionale”. Questa via d’uscita venne poi suggerita da Marco Pannella, il leader referendario per eccellenza, a Bettino Craxi il 9 aprile 1985 per scongiurare il referendum comunista sulla scala mobile: l’invito a disertare le urne, accolto inizialmente da Pierre Carniti e dallo stesso Craxi, fu poi abbandonato da quest’ultimo (lo convinsero De Mita, Spadolini, Zanone e Longo), dato che il Presidente del consiglio decise di trasformare il referendum in un voto di fiducia sulla politica del governo (poco prima del voto, non tutti lo ricordano, anche Pannella e i radicali decisero di recarsi alle urne per votare NO).

    E’, però, con i referendum su caccia e pesticidi del 1990 che l'invito a disertare le urne (in taluni seggi trasformato in vere e proprie pressioni fisiche) raggiunse per la prima volta il segno. A invalidare la consultazione popolare si ritrovano insolitamente uniti agricoltori, cacciatori, produttori di pesticidi, fabbricanti di doppiette.

    Una sola volta l’appello all'astensione è stato sconfitto. Chi non ricorda l’invito ad andare al mare fatto da Craxi e più apertamente da Bossi in occasione del quesito sulla preferenza unica del 1991. Il 9 giugno 1991 gli italiani andarono a votare, nonostante il fuoco incrociato contro il referendum elettorale (“incostituzionale” lo definì Giuliano Amato, inutilmente “costoso” lo ritenne il Presidente del consiglio Andreotti, mentre il Presidente della Repubblica Cossiga, per sostenerne la legittimità, attribuì all’astensione il valore di un “NO rafforzato”, anche se poi si recò a votare, ma solo all’ultimo momento): 29 milioni furono i votanti, e 27 milioni i voti favorevoli alla preferenza unica. Quella importante vittoria democratica spianò così la strada ai referendum elettorali del 1993 e, dopo il varo delle nuove leggi elettorali maggioritarie, ai primi governi dell’alternanza.

    Dopo quell’unico precedente sotto la spada di Damocle dell'astensione caddero, senza soluzione di continuità, tutti i referendum successivi: i sette quesiti del 1997 su golden share, obiezione di coscienza, caccia, carriera dei magistrati, incarichi extragiudiziari, ordine dei giornalisti, ministero per le politiche agricole (votò il 30.2%), il referendum per il maggioritario del 1999 (49,6%), i sette referendum del 2000 su sistema elettorale maggioritario, finanziamento pubblico della politica, elezione del CSM, separazione delle carriere dei magistrati, incarichi extragiudiziari, trattenute sindacali, liberalizzazione dei licenziamenti (32,2%), i tre quesiti del 2003, due sull’art. 18 dello statuto dei lavoratori e uno sulla servitù di elettrodotto (25,7%). In tutti i casi l’invito a disertare le urne è stato sostenuto, sia pure in maniera differenziata nelle varie circostanze, praticamente da quasi tutti i principali protagonisti della politica italiana (tra cui alcuni di coloro che adesso sostengono di voler votare...).
    Diderot

  6. #156
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    In Origine Postato da Diderot
    Se gli aventi diritto sono 100, dovrebbero esprimersi per il sì almeno 51 persone.
    Invece non è così...
    Continui a non capire un cazzo. Non fa niente.


  7. #157
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    In Origine Postato da Diderot
    Un po’ di storia...
    E quattro. Che palle con questi spamming. Ma non lo capite, tu e la tua alter ego Caterina, che chi è interessato ai referendum legge tutti e 4 i 3d? Perchè continuate a spammare, chi credete di convincere?

  8. #158
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    In Origine Postato da Dario
    Continui a non capire un cazzo.

    E' vero. Non ti capisco.
    Diderot

  9. #159
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    Se 500 mila persone (su una popolazione di 60 milioni) si assumono la responsabilità di promuovere un referendum abrogativo, cotringendo tutta la collettività ad occuparsi di un certo tema ed a spendere tempo ed energie sui quesiti referendari, sarebbe giusto che, in caso di fallimento del referendum, queste persone si accollassero le spese elettorali.
    Non vedo perché il costo del referendum debba ricadare anche su chi è contrario all'iniziativa, e, quindi, si astiene.
    Il costo dovrebbe ricadere su chi promuove il referendum, e/o su chi si reca a votare.

    Per coprire le spese di ciascun referendum, si dovrebbe istituire di volta a volta un'apposita "addizionale referendum", a carico dei promotori e/o dei votanti.
    Diderot

  10. #160
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    In Origine Postato da Diderot
    E' vero. Non ti capisco.
    Si era capito molto chiaramente.

 

 
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