La rutellata è stata.
Personalmente io, acceso sostenitore della lista unitaria e del progetto riformista, ma liberalsocialista al punto giusto da non sopportare i democristiani che ti mandano a fare in culo il referendum sulla procreazione assistita e che non sono sinceramente liberali né democratici neanche in politica economica, ne sono rimasto sgomento anche se la cosa era ampiamente prevedibile. La rabbia è giunta alle stelle.
Ora come ora, il centrosinistra non può dare segni di divisioni interne. Che fare?
Probabilmente è necessario un atto di coraggio. Mandare a fanculo Rutelli e andare avanti col progetto del Partito Riformista con chi ci sta, ovvero Parisi e Boselli; sollecitare una scissione dei prodiani della Margherita.
Cosa ha in comune il riformismo moderno con la cultura politica, assistenzialista e intrinsecamente conservatrice dei democristiani? Nulla.
Che senso ha l'alleanza dei DS con gli ex-Popolari nel 2005, quando il berlusconismo è giunto al tramonto? Ricordo che l'Ulivo fu voluto perché allora l'Italia, immatura per il bipolarismo, credeva di aver trovato in Berlusconi il De Gasperi postmoderno, l'unico modo per stabilire il bipolarismo sulla base di un progetto comune centrato sull'idea di Europa.
Oggi le condizioni sono cambiate, Berlusconi è in agonia e l'Europa è, al più, in una fase stagnante del suo sviluppo politico. In Italia c'è bisogno di una Rivoluzione Liberale che la rifaccia partire sulla base della sua risorsa migliore, il capitale umano di milioni di uomini e donne capaci che non hanno sbocchi a causa di un sistema basato su privilegi, clientelismi, familiarsmi e trasformismi di una classe dirigente che non c'è (non fa quello che dovrebbe ma si arricchisce alle spalle di chi lavora davvero). Berlusconi ha vinto perché aveva promesso uno sviluppo che avrebbe garantito a tutti queste condizioni. Come è ovvio, si trattava di un'illusione, e la antica maggioranza silenziosa ora sembra in grado di garantire all'Italia soltanto una riedizione del clericalfascismo anni '50 (Scelba-Tambroni) targato Fini-Casini. Una politica fondata sul tirare a campare, le poltrone, i favori agli amici e alla CEI, le mafie. Dopo Berlusconi, saranno loro i padroni del centrodestra.
Ebbene, Marini Rutelli-transformer e Mastella sono più vicini a loro o al centrosinistra prodiano? Nel bipolarismo che verrà, loro dovranno stare dall'altra parte. Ma loro, che sperano di prendere i voti di Forza Italia, chissà sappiano che il loro elettorato attuale, più fedele, sta con Prodi e non con De Mita e Mastella. L'apparato politico della Margherita non rappresenta la base.
Vadano pure, Rutelli e Marini, a prendere i voti di Berlusconi. Prendano pure il suo posto. Ma coloro che li hanno votati sinora resteranno con Prodi. E' necessario provarci, e non temere di dare l'impressione di alimentare scissionismi in casa d'altri.
Direi, anche a costo di perdere le elezioni con la certezza di vincerle tra sei anni con un centrosinistra senza certa gentaglia, se non fosse per le condizioni terribili in cui versa il Paese.




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