Ciao a tutti, sono al mio primo post su questo forum e devo dire, riguardo allo splendido scritto di Preve, che raramente ho incontrato tanta lucidità e chiarezza nell’esprimere l’attuale superamento delle vecchie posizioni sinistra-destra. Certamente ci sono differenti modi di guardare la vita, la gestione della Polis, e la possibile risposta ai tanti interrogativi che ci pone il futuro. Ma le differenze non rientrano assolutamente in quello che, tutti i santi giorni, cercano di propinarci i mass-media. Ma il mio primo intervento in questo forum era per farvi una domanda che, quasi sicuramente, troverà fra tanti di voi, risposte diverse (almeno credo).
E riguarda la critica che Preve (e non solo lui) fa ai partiti istituzionali e, indirettamente, a chi milita dentro gli stessi. Secondo voi è giusto, pur riconoscendo i limiti e a volte i paradossi, iscriversi a un partito politico, pur sapendo che non esiste in parlamento un partito/movimento che rappresenta, in maniera omogenea e compiuta, il nostro modo di vedere e intendere la politica? A prima vista la risposta sembrerebbe scontata ma secondo me non lo è. Ho fatto questa domanda ad intellettuali e/o importanti esponenti della destra e sinistra extraparlamentare e la loro risposta è giunta univoca; la tessera di un partito è inutile visto che non “rappresenta” le istanze di una linea politica che comunque verrebbe immediatamente falcidiata dai grossi poteri politico/economico/finanziari che stanno dalla parte dei più forti (e tutti noi sappiamo bene di chi parlo).
Ma qui a me sorge un problema. Dal di fuori dell’istituzione si combatte bene e meglio? E’ un’assioma sempre valido? Io ci sto riflettendo seriamente e mi piacerebbe avere un altro parere. Il vostro.
Un caro saluto,
Ibrahim
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p.s. ho dovuto postarlo a parte perchè nessuno mi filava (giustamente, con l'art. di Preve...)




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