ficcante.In origine postato da Fenris
In Italia manca il background nazionalista, Neo, è per questo che non si combina niente. Vuoi mettere lo sciovinismo francese con il disfattismo anti-italiano dell'italiano medio?


ficcante.In origine postato da Fenris
In Italia manca il background nazionalista, Neo, è per questo che non si combina niente. Vuoi mettere lo sciovinismo francese con il disfattismo anti-italiano dell'italiano medio?
Italia, Italia, Italia.
Padania sottomessa.


il titolo dell'art diceva
Non saremo invasi dall'est
(cioe dai immigrati slavi)
mah.....meglio avere immigrati slavi , bianchi, europei , cristiani, occidentali , che si fonderanno con gli autoctoni francesi esattamente come hanno fatto gli italo-americani negli usa ..........
.................oppure è meglio tenersi i magrebini , che sognano di costruire la "Republique islamique de France"??????????????


Ritanna Armeni
"C'est non", ha vinto il no. Ma il no francese non è quello che si vuole descrivere. Non è solo contro la Costituzione europea e non è, neppure, contro Chirac o il governo Raffarin. Non è in prevalenza un no egoista e xenofobo come vuole raccontarlo una sinistra moderata e delusa. Non è neppure un no estremista e irresponsabile come lo valuta un'opinione conservatrice. Non è il no ingenuo di chi pensa di potercela fare da solo contro i guai della globalizzazione. E non è un no all'Europa. Forse è anche questo, ma non è solo e soprattutto questo.
Se il giorno dopo i risultati del referendum francese i commentatori lamentano le contraddizioni e le confusioni di quel rifiuto o rimangono attoniti di fronte alla sua irrevocabilità e alla sua forza, se i politici fanno fatica a spiegarsene fino in fondo i motivi la ragione c'è ed è molto semplice. Si fa fatica in Italia, come in Francia, a prendere atto che in Europa il vento antiliberista oramai soffia forte e che questo vento può travolgere costruzioni come quella europea che l'establishment del vecchio continente con presunzione d'arroganza credeva solida e inattaccabile. Si fa fatica, soprattutto in Italia, a nominare la parola liberismo, a riconoscerla e a riconoscere chi gli si oppone.
Invece è da lì che bisogna partire per capire che cosa sta avvenendo in Europa. E non lo diciamo per sciocco trionfalismo, ma perché solo così si spiega il risultato francese. Solo così si arriva a comprendere il dato unificante di quella confusione e di quella contraddizione che i commentatori lamentano e che tuttavia ha portato ad un risultato preciso.
I francesi hanno detto no alle ricette con cui le loro classi dirigenti, ma anche parte dei partiti dell'opposizione hanno pensato di risolvere i problemi e la crisi indotta dalla mondializzazione dell'economia. Hanno voluto punire la incapacità ampiamente manifestata di mantenere un equilibrio tra mercato e stato, tra impresa e lavoro, tra libertà economica e solidarietà sociale. Hanno colpito Chirac e Raffarin, ma avrebbero colpito qualunque governo, di qualunque colore, che avesse manifestato l'intenzione e avesse praticato una linea liberista più o meno temperata. Chirac è stato punito per gli stessi motivi per cui è stato solo qualche giorno fa così sonoramente colpito Schroeder nel cuore delle regioni socialdemocratiche e per cui è stato fortemente ridimensionato Tony Blair. Per le stesse ragioni per cui potrebbe essere mandato a casa Silvio Berlusconi.
C'è un filo che lega gli avvenimenti europei di questi ultimi mesi e questo filo, che si dimostra ben resistente, è appunto quello dell'antiliberismo, della difesa delle sicurezze e dello stato sociale, di un'idea dell'Europa dei diritti e del benessere.
Il voto francese ha avuto un merito, quello di aver dimostrato, tra le contraddizioni, le confusioni, le diverse istanze e domande interne al "no", l'esistenza di un elemento unificante. C'è poco da fare gli schizzinosi. Se gente, popolo, idee e ideologie così diverse rifiutano un modello proposto da una classe dirigente questo significa che la società, al di là di ogni divisione politica o ideologica, lo ritiene insopportabile. Significa che quel no - con buona pace dei delusi di destra, di sinistra e di centro - è più forte di quanto si possa pensare. E significa anche che lo scollamento fra la società che ha detto no e coloro che dovrebbero rappresentarla è davvero grande. L'80% dei deputati francesi ha votato sì, in aperto contrasto con l'elettorato. Le prime analisi del voto mostrano che gli elettori non hanno seguito le indicazioni dei partiti. Il 60% dei socialisti e il 60% dei Verdi, ad esempio, ha votato no malgrado l'appello dei loro leader. Per colpire l'Europa? No, semmai per difenderla per difendere il continente che ha creato lo stato sociale, che ha realizzato un sistema di sicurezze, che ha costruito diritti sociali e politici, che ha cercato di creare condizioni di sicurezza e di solidarietà. I cittadini europei, evidentemente non hanno voglia di rinunciarci. Oggi si sentono colpiti, si sentono più deboli, sentono una separatezza da chi deve guidarli. Hanno maturato un'insofferenza nei confronti del potere.
Sbaglia chi condannando questo voto per consolarsi, per coltivare le proprie certezze ne vuole cogliere solo l'aspetto di egoismo e di xenofobia. Non diremo che non ci sono e che non sono sbagliate. Lo sono. Sono la risposta sbagliata, sbagliatissima da combattere ad una giusta domanda di sicurezza. Ci limitiamo ad aggiungere che quelle accuse suonano dubbie quando vengono da chi ha approvato Schengen, i Cpt e leggi come quelle che in Italia regolano e limitano l'immigrazione. Ieri, sul Corriere della Sera, André lamentava che col voto francese era stata uccisa la "fraternité". Può essere una conseguenza inevitabile quando si calpesta ogni forma di "egalité" e i cittadini sentono sul collo la minaccia di che in nome del liberismo si possa limitare fortemente la "liberté". L'Europa non può essere fraterna se non è eguale e libera. Non è un caso che persino nel 1789 le tre parole non fossero disgiunte.


le Pen disse:<< Dicono che siamo fascisti, ma il fascismo fu un movimento di sinistra, Mussolini era un socialista. Noi siamo la destra dura e conservatrice>>
il tuo sogno represso è del resto trovarti in ciociaria durante l'invasioneIn origine postato da Neonazionalista
slavi,germanici e celti non ne voglio in Italia
la loro razza è davvero il peggio esistente
meglio al limite i magrebini (dico per assurdo)


( questa gliela devi spiegare che se no non la capisce )In origine postato da ardimentoso
il tuo sogno represso è del resto trovarti in ciociaria durante l'invasione
Non l'ho letta... mi è bastato vedere il sorriso stampato di mio padre, seguito da una risatina sardonica, quando mi ha raccontato dell'aneddoto su Fini...![]()
Le Pen è il leader che manca all'Area nostrana: d'altra parte, ho già avuto modo di dire altrove che se la destra in Italia fosse quella di Chirac - posizioni sull'UE a parte - non mi farebbe così pena esserne una branca radicale.![]()
Ciò che ha detto sul fascismo, poi, è pienamente condivisibile. Per questo sono orgoglioso di definirmi, ancora oggi, fascista.
Ciò che dice Neonazionalista, pur con quei suoi toni a volte sprezzanti, è sacrosanto, in questo caso. L'Italiano non disprezza tanto l'Italia-nazione, quanto l'Italia-istituzione: abituati a secoli di cattività straniera, siamo portati a diffidare di tutto ciò che è Stato. L'orgoglio di essere Italiani emerge soltanto in occasioni ludiche e sportive (mondiali di calcio, olimpiadi...), nonché all'estero. Perché nessuno, in fondo, disprezza la patria. Tutti, sotto-sotto, detestiamo le istituzioni. Siano esse le forze di polizia, i parlamentari, il sindaco o, l'amministratore del condominio. Il nostro è uno Stato endemicamente corrotto, clientelare (mafioso!?)... la Francia è una nazione che non ha conosciuto fenomeni così sensibili come la malavita nostrana (che è molto più radicalizzata, ad ogni livello, di come si possa pensare: evasione fiscale, dichiarazioni truffaldine riguardo redditi e immobili... i marchingegni per f*ttere gli autovelox mica li hanno inventati i francesi...), e per di più è una nazione che ha conosciuto una rivoluzione borghese: la borghesia è la classe su cui, successivamente, si sono appiattite tutte le altre....
Sono tanti i motivi per cui in Francia si respira un'aria migliore. Ma è pur sempre la Francia... non la cambierei mai con la mia Italia, nemmeno se la barca stesse affondando...![]()


Il risultato referendario francese è anche merito della sua propaganda protratta nel tempo con pazienza certosina, ostacolato anche da leggi entrate in vigore "ad hoc"!!!
Non mi sento di quotare la dichiarazione poichè un giudizio lodevole nei riguardi di quei tre, da Jean-Marie Le Pen proprio non volevo sentirlo!!!
Resti valido quale esempio di come si riescano a conciliare affermazione politica e coerenza ideologica!