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Discussione: Padre Seraphim Rose

  1. #1
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    Predefinito Padre Seraphim Rose

    Questa mattina ho scoperto Padre Seraphim Rose (sia l'uomo che le sue opere), e non posso nascondere che mi ha letteralmente folgorato! Ho già letto qualche suo articolo in inglese, ma mi chiedevo se ci fosse qualcosa anche in italiano, specialmente riguardo al tema della critica alla modernità e del discorso sull'avvicinarsi dei tempi ultimi. Qualcuno potrebbe gentilmente indirizzarmi verso qualche link utile?
    Grazie, e un saluto.
    “Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”

    Proverbio arabo

  2. #2
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    Predefinito

    Di p. Seraphim sono stati pubblicati in italiao due libri :
    - Nichilismo. La radice della rivoluzione nell'età moderna
    - L'anima dopo la morte

    (quest'ultima è stata un po' "censurata", in quanto sono state omesse alcune appendici, che servivano sostanzialmente a porre fine ad alcune polemiche all'interno dell'Ortodossia americana. Questa omissione ha fatto sì che le polemiche fossero riprese dai super-ortodossi nostrani in Italia)

    C'è anche qualche articolo, in giro per internet. Appena ritrovo i link esatti li posto.

    P. Daniele
    p. Daniele Marletta
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  3. #3
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    Ti ringrazio
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    Proverbio arabo

  4. #4
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    Prezzo € 12,85
    Dati 256 p.
    Anno 1999
    Editore Servitium
    Collana Ecumene



    Prezzo € 7,75
    Dati 144 p.
    Anno 1998
    Editore Servitium
    Collana Ecumene


    Guardacaso avevo già ordinato il primo dei due libri.
    Se possibile vorrei che diacono Daniele mi spiegasse meglio la questione della parte "censurata".
    Vorrei inoltre sapere se quest'autore è rappresentativo della dottrina ortodossa o se esprime idee personali dalle quali la Chiesa Ortodossa dissente.
    Grazie

  5. #5
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    Predefinito

    Fino ad ora ho trovato solo questo in italiano:

    http://digilander.libero.it/ortodossia/Apocalisse.htm

    Ho poi trovato questo bel sito (in inglese) con anche alcune belle fotografie di padre Seraphim (si notino sopratutto le foto dove, dopo la sua morte, il suo corpo è circondato da una strana luce violetta):

    http://users.sisqtel.net/williams/

    Se mi è concessa una critica, l'unica cosa di cui rammaricarsi è che nella sua pur brillante demolizione del neo-spiritualismo contemporaneo abbia totalmente frainteso la dottrina indù, è abbia fatto di tutta l'erba un fascio mettendo l'Induismo ortodosso nello stesso calderone con i vari movimenti New Age e pseudo-orientali.
    “Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”

    Proverbio arabo

  6. #6
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    Originally posted by Talib

    Se mi è concessa una critica, l'unica cosa di cui rammaricarsi è che nella sua pur brillante demolizione del neo-spiritualismo contemporaneo abbia totalmente frainteso la dottrina indù, è abbia fatto di tutta l'erba un fascio mettendo l'Induismo ortodosso nello stesso calderone con i vari movimenti New Age e pseudo-orientali.
    Cato Talib , ti posso assicurare che p.Seraphim era buon conoscitore sia della filosofia guenoniana sia delle tradizioni filosofiche dell'estremo oriente (in particolare del taoismo , ha avuto come maestro proprio il filosofo Gi-ming Shien ) . Pur nell'ovvia distinzione tra movimenti spiritualisti "antritradizionali" moderni (vedasi New-Age) e tradizioni religiose antiche , p.Seraphim non può che riconoscerne in entrambe la falsità e il fallimento di base nonchè i conseguenti prelest (inganni spirituali) a cui conducono .
    Ti invito a leggere il bel libro
    Christ the Eternal Tao scritto dallo Ieromonaco Damasceno ed edito dalla SaintHermann Press :

    http://www.stherman.com/catalog/chap...e/Tao_book.htm

    dove troverai anche la famosa lettera dello Ieromonaco Seraphim di Platina a un ricercatore spirituale (si parla , tra l'altro, anche proprio di Guenon di cui Seraphim Rose fu , in gioventù, un seguace ) .
    Ti isuggerisco infine di visitare anche questo sito :

    http://www.strannik.com/watchful_gate/ .

    Un saluto

    Luca

  7. #7
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    Originally posted by codino

    Se possibile vorrei che diacono Daniele mi spiegasse meglio la questione della parte "censurata".
    Vorrei inoltre sapere se quest'autore è rappresentativo della dottrina ortodossa o se esprime idee personali dalle quali la Chiesa Ortodossa dissente.
    Grazie
    Ho parlato di "censura" in termini volutamente esagerati. nell'edizione originale dell'opera ci sono quattro appendici, nella versione italiana ce n'è solo una. Le appendici non tradotte contenevano materiale utile a rispondere ad una polemica che aveva interessato la prima edizione dell'opera (in rivista). Contenevano tra l'altro uno scritto dell'allora archimandrita Cipriano, oggi Metropolita di Oropos e Filì, ed alcune omelie di San Marco d'Efeso.

    "L'anima dopo la morte" fu un'opera assai osteggiata da alcuni ambienti oltranzisti e l'autore fu accusato addirittura di neo-gnosticismo (su questo vedi il prossimo post).

    Per il resto bisogna dire che p. Seraphim fu certamente una persona molto rappresentativa dell'Ortodossia. Le accuse a suo carico sono semplicemente ridicole.

    p. Daniele
    p. Daniele Marletta
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  8. #8
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    Predefinito Le critiche a The soul after death

    Riporto per gli interessati un mio scritto sulle critiche di neognosticismo a p. Seraphim (Rose)

    Le critiche a *The soul after death*

    Una lunga querelle ha interessato la storia editoriale di The Soul after Death sin dalla sua primissima pubblicazione sotto forma di articoli su "The Orthodox Word"[1]. Il contenuto dell'opera ed il suo autore furono infatti tacciati di neognosticismo. La questione non era tra l'altro circoscritta a quest'opera, ma interessava anche una serie di altre pubblicazioni sullo stesso argomento, in particolare Unbelievable for many but actually a true occurrance[2], resoconto di fine Ottocento di una esperienza di pre-morte, così come l'omelia On Life after Death[3] dell'Arcivescovo Giovanni (Maximovic). Non è questa la sede adatta a discutere una simile accusa: ci basti affermare che i suoi assertori, oltre ad aver totalmente frainteso il significato generale di quest'opera, così come il pensiero del suo autore, avevano (ed hanno tuttora, essendo ancora in corso la discussione[4]) una idea molto vaga di cosa sia stato in effetti lo gnosticismo[5].

    Potremmo analiticamente riassumere queste critiche in due punti fondamentali.
    1.) L’idea di una sopravivenza dell’anima al di fuori dell’unità psicofisica, per come proposta da p. Seraphim, sarebbe di stampo più platonizzante che cristiano. Secondo la maggior parte di questi critici l’anima umana non è costitutivamente immortale ma cessa di vivere come il corpo con la morte biologica, oppure si “addormenta” semplicemente in attesa della Resurrezione e del Giudizio.
    2.) L’idea di un giudizio intermedio, immediatamente successivo alla morte e non definitivo, specialmente per come è presentata nelle vivide descrizioni agiografiche, sarebbe un mito gnostico, e p. Seraphim sarebbe stato così un neognostico. Alcuni critici hanno fatto in questo senso anche un confronto, invero poco calzante, con il dogma cattolico-romano del Purgatorio.

    Per quanto riguarda il primo punto, c’è da dire che i critici di The Soul after Death sono generalmente su posizioni più vicine a quelle di certo Protestantesimo che non alla tradizione teologica ortodossa. Questi critici hanno in effetti sposato, forse senza avvedersene, la posizione del teologo protestante Oscar Culmann, secondo cui il concetto di "immortalità" dell'anima sarebbe essenzialmente "greco" e inconciliabile con la rivelazione biblico-cristiana che dovrebbe parlare soltanto della Resurrezione[6]. Uno dei critici, p. Lev (Puhalo), pur non parlando mai esplicitamente di un'anima mortale, ma solo di un'anima che "dorme" in attesa della resurrezione, sembra spesso presupporre un'idea molto simile a quella esposta da Cullmann. Non è qui il caso di dilungarsi in lunghe citazioni patristiche per mettere in evidenza come l'idea di immortalità dell'anima e di una sua sensibilità e coscienza anche fuori dal corpo sia parte integrante del patrimonio teologico dell'Ortodossia. Basti considerare San Giovanni Damasceno (De Fide Orthodoxa, III, 16) e San Massimo il Confessore (De anima). La Chiesa Ortodossa, pur riconoscendo la naturale unità di corpo e anima (o secondo un diverso schema antropologico di corpo anima e spirito), ha sempre pensato ad una qualche sopravvivenza dell’anima dopo la morte. Se è vero che un certo platonismo è in qualche modo entrato nell’insegnamento tradizionale della Chiesa, è anche vero che si tratta di un platonismo più terminologico che concettuale: il Cristianesimo non ha mai pensato infatti al corpo come ad una “prigione dell’anima” e ha pensato alla separazione dell’anima dal corpo come ad un evento di natura temporanea, in attesa della futura reintegrazione. Secondo la tradizione ortodossa, la morte sussiste in quanto conseguenza del peccato ed è insieme consegueza e rimedio della Caduta; essa non rientra dunque nell’ordine naturale originario: è al contrario una realtà innaturale, destinata a scomparire nell’eone futuro. Si consideri su questo punto quanto scrive il teologo greco Panayotis Nellas:
    L’estrema conseguenza fisiologica della caduta e la punizione più grave di essa è (…) la morte. Non appena però si è introdotta nella storia la morte, Dio, cui alla fin fine spetta ogni iniziativa, se ne servì a suo piacimento e, facendone un uso diverso, ne mutò radicalmente l’indole. Consentendo che l’uomo si rivestisse della vita biologica, frutto del peccato, Egli pose la morte, anch’essa frutto del peccato, contro la vita biologica, di modo che con la morte venisse a morire non l’uomo bensì la corruzione che lo avvolge. La morte distrugge la prigione della vita corruttibile, e l’uomo, restituendo, mediante la morte, alla corruzione tutto ciò che da essa ricevette, se ne libera[7].
    È evidente come la morte, nella prospettiva ortodossa, entri nel mondo, oltre che come conseguenza del peccato, anche come rimedio, come medicina per la guarigione e la ricostituzione dell’uomo integrale. La questione della separazione dell’anima dal corpo, e della sua esistenza fuori dal corpo, non può essere compresa al di fuori del quadro generale di questa prospettiva.

    Per quanto riguarda invece il secondo punto della critica, ovvero l’accusa di neognosticismo, bisogna notare come lo stesso p. Seraphim non intendesse assolutamente prendere alla lettera i testi agiografici da lui utilizzati. C’è poi da osservare come alcuni critici abbiano mostrato un’idea piuttosto ingenua di quel che realmente è stato lo gnosticismo. In particolare, p. Michael Azkoul scrive lapidario:
    Padre Seraphim Rose era uno gnostico. La teoria delle dogane è presa da quell’antica eresia. Condannato dalla Chiesa, lo gnosticismo è un ostinato virus teologico. Esso si aggrappa tenacemente allo scafo della Chiesa, come un parassita di distruzione per gli incauti. Il monaco di Platina fu una vittima. Non che egli volesse coscientemente modificare l’insegnamento della Chiesa sulle “cose ultime” (escatologia), ma indebitamente impressionato da certi “mistici russi” del XIX secolo tutti presi dall’eresia, anche lui fu portato fuori strada. Il suo orgoglio non gli permise di correggere questo errore.[8]
    P Michael Azkoul non lesina così di trascinare nella medesima accusa di neognosticismo alcuni dei più noti mistici russi del XIX secolo, alcuni dei quali regolarmente canonizzati e venerati da tempo come santi.

    In questa discussione sul presunto “gnosticismo” di p. Seraphim, discussione che ha raggiunto toni veementi sia da parte dei “colpevolisti” – p. Lev (puhalo) e p. Michael Azkoul – che da parte degli “apologeti-a-tutti-i-costi”, un giudizio equilibrato è quello del Vescovo Gregory incaricato dal Sinodo dei Vescovi della Chiesa Russa all’Estero di analizzare i termini della controversia. Secondo il Vescovo Gregory, come si legge dalle minute del Sinodo: «Temendo, come è naturale per ogni ortodosso, la possibilità di una influenza occidentale o di altra specie, il diacono Lev (Puhalo) è andato all’estremo opposto, contraddicendo ad una quantità di insegnamenti che per lungo tempo sono stati accettati dalla teologia dogmatica ortodossa. Così, temendo che l’insegnamento sulle “Dogane” sia in qualche modo simile alla dottrina latina del Purgatorio, egli non lascia quasi spazio alcuno a ciò che dalla dogmatica ortodossa è riferito riguardo al “giudizio particolare”, dopo il quale l’anima sperimenta uno stato temporaneo della beatitudine o del tormento eterno che l’aspetta dopo la resurrezione». [9]
    ____________________________________

    NOTE
    ____________________________________
    [1]Cfr L’anima dopo la morte, cit. , il capitolo "Risposta a un Critico"pp 217-244. Il critico in questione era l'allora diacono Lev (Puhalo), poi divenuto arcivescovo di Ostrog.
    [2]Tradotto in inglese dal russo e pubblicato in «Orthodox Life» , vol. 26, N. 4 (July-August, 1976) pp. 1-36
    [3]Questa omelia, dapprima pubblicata su «The Orthodox Word» fu poi incorporata nel decimo capitolo dell’opera di p. Seraphim
    [4]Cfr Bishop Auxentios, Hieromonk Seraphim (Rose), in «Orthodox Tradition», Vol. XV, No. 4, pp. 28-30; Metropolitan Hieroteos of Nafpaktos, Life after Death, trad. dal greco, Levadia (Gr.), Birth of the theotokos Monastery, 1996, pp. 111-131; M. Azkoul, The Toll-House myth. The Neo-Gnosticism of Fr Seraphim Rose, Synaxis Press.
    [5]Cfr. in particolare M. Azkoul, The Toll-House myth... cit.
    [6] Per una panoramica sulla posizione protestante, cfr. A. Gounelle - F. Vouga, Après la mort qu'y-a-t'il? Les discours chrétiens sur l'au-delà, Paris, Les Editions du Cerf, 1990; trad.it.: Dopo la morte…? I cristiani e l'aldilà, Torino, Claudiana, 1995).
    [7] Panayotis Nellas, Voi siete Dei. Antropologia dei Padri della Chiesa, trad. dal greco, Roma, Città Nuova, 1993, p. 73. Nellas cita anche queste parole di San Gregorio di Nazianzo: «(L’uomo) fu esiliato dal paradiso e fu rivestito dalle tuniche di pelle… Pertanto, egli ottenne qualcos’altro quaggiù: la morte e l’interruzione del peccato, affinché il male non risultasse eterno. E il castigo si trasformò in misericordia di Dio. Questo è, secondo me, il modo con cui Dio castiga.» (dall’Omelia 45, Sulla Santa Pasqua, 8). Anche San Gregorio di Nissa esprime un concetto simile nella Grande Catechesi (Roma, Città Nuova, 1990, p. 70): «Supponiamo di avere un vaso di argilla e che uno con insidia lo abbia riempito di piombo fuso e che il piombo versato si sia solidificato e resti così senza che si possa versare dal vaso: il proprietario del vaso reclama, e conoscendo l’arte del vasaio spezza l’involucro intorno al piombo; quindi costruisce un vaso di egual forma per l’uso che vuole, ora vuoto di quella materia che vi era stata immessa. Proprio così procede anche il plasmatore del nostro vaso: una volta che il male è stato mescolato alla parte sensibile, voglio dire all’elemento corporeo, Egli dopo aver scomposta la materia ricettacolo del male e plasmato di nuovo il vaso purificato dell’elemento contrario tramite la resurrezione, attraverso la ricostruzione dei suoi elementi lo riporterà alla bontà originaria.»
    [8] p. M. Azkoul, The Toll-House myth... cit , p. 56
    [9] Cfr The Debate Over Aerial Toll-Houses, in «Orthodox Life», , Vol. 31, No. 1 (Jan-Feb, 1981), pp. 23-37.
    p. Daniele Marletta
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  9. #9
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    Caro Luca, a dire il vero non avevo citato Renè Guènon, ma visto che tu lo hai ricordato (forse perchè nel mio post precedente hai notato l'utilizzo di un certi tipo di terminologia) ti premetto che non nego le forti simpatie che nutro verso la sua opera nè il fatto che gli riconosco una certa "autorità".
    Da quel poco che avevo letto di padre Seraphim, mi era parso che considerasse indistintamente come "Induismo" sia le forme ortodosse di tale tradizione sia le parodie ad uso e consumo degli occidentali che di esso imperversano oggi nella nostra società (e per quanto riguarda queste ultime non posso che dare pienamente ragione a padre Seraphim). Ma siccome mi scrivi che padre Seraphim aveva ben presente "l'ovvia distinzione tra movimenti spiritualisti "antritradizionali" moderni (vedasi New-Age) e tradizioni religiose antiche", deduco da questo che tale era il caso anche per l'Induismo, e che probabilmente ho male interpretato le sue parole. Meglio così: vuol dire che anche l'unica "critica" (se mi è lecito esprimermi così, visto che di fronte alla sua figura mi considero una nullità) che mi sentivo di rivolgergli non ha ragione di esistere.

    Dissento però dal giudizio sulla "esclusività" del Cristianesimo, e personalmente non condivido affatto l'idea che le altre "forme tradizionali" (per utilizzare ancora la terminologia guenoniana) possano al massimo condurre a dei "prelest" (concetto che tra l'altro è' ben presente anche nel Sufismo musulmano). Ma mi sembra abbastanza evidente che questa divergenza derivi dalle nostre diverse convinzioni, e quindi non credo sia il caso di soffermarsi oltre sulla questione.

    Ti ringrazio poi dell'indicazione libraria (e un grazie anche a Codino), e del sito che mi hai consigliato e che sto esplorando con attenzione. A proposito del concetto di prelest, mi è capitato tra le mani un bell'articolo tratto da internet sul "Rinnovamento carismatico come segno dei tempi", ma purtroppo non sono riuscito a rintracciarlo sul web

    Un saluto.

    PS: mi sono messo come desktop del mio Computer l'icona di padre Seraphim nella quale è scritto: "E' più tardi di quanto pensiate. Affrettatevi pertanto a compiere l'opera di Dio". Ogni volta che accendo il mio Computer mi da motivo di riflettere...
    “Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”

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