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Discussione: Tom Barrack

  1. #1
    iRS: Casteddu, Bologna, Radio
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    Predefinito Tom Barrack

    www.unionesarda.it

    Rivoluzione a Porto Cervo: niente più mattoni, evviva l'ambiente
    La svolta di Tom Barrack, proprietario della Costa Smeralda «Sono i sardi che devono decidere il loro destino, noi rispetteremo le regole»

    dal nostro inviato GIORGIO PISANO Porto cervoDice che non ha cambiato idea. Però si schiera con la legge salvacoste e contro l'avanzata del mattone. Quanto all'ambiente, meglio preservare e conservare. E se per caso gli americani dovessero sloggiare da La Maddalena, non sarà certo a lui a piangerci sopra. Sembra Soru. Invece è Barrack, Thomas J. Barrack, imperatore della Costa Smeralda da circa due anni. Convoca i giornalisti all'hotel Cervo, tavolini affacciati sulla piazzetta fra turisti incuriositi e guardoni, per comunicare che sui sardi e sulla Sardegna s'è fatto un'idea precisa. E la vuole raccontare. Poco tempo fa, appena varati i vincoli di salvaguardia fino a duemila metri dal mare, aveva avvertito: «Se questo è quello che si vuole, me ne vado». Se ne va davvero?, ha precettato la stampa per l'aperitivo dell'addio? Proprio per niente. «Noi qui ci stiamo benissimo». Quel noi non è soltanto un plurale majestatis, una voce da papa laico del dollaro. Abbraccia le cinquemila famiglie in busta paga che «dalla Costa Smeralda vivono e prosperano». E alle quali promette un futuro sempre più sereno. A conferma della buona novella, sorride cardinalizio il suo braccio destro locale (l'avvocato Renzo Persico) e l'interprete impegnata a tradurre e condire un discorso in americano senza inflessioni, lento, slow, quasi scolastico. Il signor Barrack ha cinquantacinque anni, radici libanesi, fortune negli Stati Uniti d'America, cassaforte a Los Angeles. Presidente di Colony Capital, vanta investimenti immobiliar-turistici in tutto il mondo. Ma confida che qui e soltanto qui «è sbocciato un amore». Fatto di orgoglio, passione e una valanga di euro. Sorriso di ordinanza che svela una dentatura non hollywoodiana, ne parla con la pacatezza di una chiacchiera con quattro amici al bar. Fino a rivoltare, in un soffio, tutto quello che era stato temuto. Minacciato. Detto. «Fantasie dei giornali». O, se preferite, un fraintendimento. Misunderstanding, insomma. Camicia blu e pantaloni chiari come un qualunque vacanziere d'alto bordo, il Barrack che non ti immagini ammetterà soltanto alla fine una piccola deviazione di pensiero. «Ho cambiato idea, mi sono accorto che adattarsi è l'unico modo per sopravvivere». Dunque nessun accenno (se non estorto) all'amico Silvio Berlusconi che l'ha traghettato in Sardegna o al presidente regionale di ieri, quello che purtava scarp'e tennis in campagna elettorale. Sul nuovo governatore ha poco da dire, ma a forte dosaggio di simpatia. Una volta disse di lui: «Renato Soru è un uomo d'affari, io sono un uomo d'affari. Ci intenderemo». A distanza di tempo, ammette: «I was wrong». Si sbagliava. «Soru è un ottimo politico. Molto attento, profondo, intelligente. E' una sorta di direttore d'orchestra con orchestrali non sincronizzati». Falso che si siano incontrati segretamente a Roma, falso che abbiano dato vita a una trattativa sottotraccia. Verisssimi invece due incontri ufficiali. Come sono andati? «Meglio di quanto mi aspettassi». Scintille? Naturalmente no, ride (e quando ride fa aggrottare la pelle della nuca, come se ridesse double face, davanti e dietro). Chi lo conosce dice che è sincero, che la sua febbre-investimento per la Sardegna è travolgente, convinta. Che non ci sono accordi sottobanco. Mentre i camerieri distribuiscono succo d'arancia e acqua minerale, Barrack distende la mani (grandi e abbronzate) per dare inizio alla cerimonia. Tema: riflessioni di un imprenditore. Imprenditore, si capisce subito, diventato glocal: in linea con il mercato globalizzato ma attento a difendere la specificità locale. Quella dei sardi. «In generale, non ho l'opinione del costruttore-tipo: per me, meno mattone meglio è». E il Master Plan? «Aveva un senso quando è stato varato, oggi non avrebbe logica. A conti fatti, è stato un bene che per trent'anni sia stato vietato edificare, altrimenti la Costa Smeralda avrebbe fatto la fine di Marbella o Formentera, che ormai sono distese di cemento». A Porto Cervo e dintorni deve andare diversamente. «Puntare sulla qualità piuttosto che sulla quantità. Bisogna conservare l'armonia uomo-ambiente». Che comunque, anche se non fa rima, deve significare anche profitto. Da realizzare coinvolgendo le compagnie aeree («per esempio Meridiana, che deve garantire più voli, tariffe meno esose, miglior servizio»), i commercianti («che non possono tenere aperto due mesi e chiudere alle sette e mezzo di sera»), le infrastrutture (marina e trasporti). «La soluzione non può essere costruire e basta». Il tutto nel rispetto delle leggi, qualunque cosa prevedano: «Ci atterremo scrupolosamente alle disposizioni». Rasserenante come una tisana, più verde di Ermete Realacci dei momenti migliori, Barrack suggerisce un'idea di Sardegna dove la vacanza dev'essere di altissimo livello, al riparo dalle invasioni barbariche. «Dobbiamo responsabilizzare chi usa la terra e il mare. A Liscia Ruja in piena estate trovate duemila bagnanti, cinquecento barche, trecento auto arrampicate dove capita. Non c'è un bagno. Dagli yachts gettano le ancore senza nessun rispetto per i fondali. Tutto questo favorisce l'erosione e un declino dei luoghi. Occorre metterci rimedio». Educazione a parte, sarebbe già una piccola vittoria riuscire ad allungare la stagione di due mesi (giugno e ottobre). Come? «Tenendo i negozi aperti, favorendo i trasporti interni e quelli aerei, riscaldando le piscine. Noi stiamo investendo milioni di euro proprio in questo campo». A seguire l'abbattimento del muro che divide la Costa dal resto della regione. Non significa, come ha creduto qualcuno, proletarizzare Porto Cervo aprendo anche ai ragiunatt. Nossignore, vuol dire semplicemente «avvicinare l'altra Sardegna e portarla fin qui». Ottimo, di conseguenza, il progetto di aprire un mercatino settimanale. Come se Porto Cervo fosse un borgo e non un'enclave. Promosso l'operato dell'Aga Khan («ha fatto un bel lavoro»), liquidato il vecchio Master Plan («non vale neanche la pena di discuterne»), si tratta di aspettare che «i sardi decidano il loro destino, come cavalcare il futuro». Nell'attesa, pur «sembrandomi strana l'uniformità del divieto», la legge salvacoste ha una sua validità, giusto quindi che sia «provvisoria in vista delle strategie finali». In gioco ci sono un milione e mezzo di passeggeri in arrivo con le navi, altri coi bus, altri ancora con gli aerei, quasi cinquantamila barche e tonnellate di fragole da servire nel ristoranti. «Il mio amore per la Costa Smeralda vale decine di milioni di euro. La passione mi può spingere a spenderne il doppio. Se il governatore e la gente vorranno coinvolgerci, ne saremmo felici. Se non lo fanno, resteremo al nostro posto. Qui e non altrove». Per concludere, un appello alla sarditudine. «Oggi le ville del Consorzio valgono il doppio rispetto a due anni fa. Ma questo fa la gioia di proprietari che sono tedeschi, inglesi, francesi. E i sardi, devono restare a guardare?» Da qui l'appello a tracciare uno scenario futuro. «A noi imprenditori basta ci sia chiarezza e programmazione. Obbediremo alle istituzioni nella speranza che le leggi valgano per tutti e che per tutti siano uguali, senza deregulation a favore di qualcuno». Dalla classe politica, Barrack non si aspetta, in ogni caso, assolutamente nulla. Tantomeno una corsia preferenziale. Chiude in bellezza, come nelle fiabe: «Di politica non so nulla ma ho la sensazione che in Regione le cose si stiano muovendo nella direzione giusta». Lui & Soru vivranno felici e contenti?

    07/06/2005

  2. #2
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    Predefinito Tom Barrack 2

    La sardegna «Resterà la destinazione numero uno»


    Porto CervoLa chiama mission e l'interprete non traduce, non ce n'è bisogno. «Ogni mattino, quando mi sveglio, mi dico che la mia mission è una soltanto: fare in modo che la Costa Smeralda continui ad essere la destinazione turistica numero 1 al mondo». Con lo spirito del marine in guerra, Tom Barrack confida che questo è il suo pensiero fisso. «Non è questione di volumetrie», tranquillizza. Gli obiettivi sono altri, anche perché «i politici vanno e vengono mentre il business resta». Chi vuol capire, capisca. «Noi, comunque vadano le cose, rispetteremo le regole, osserveremo i vincoli». Ennesimo omaggio a Soru. G. Pi.

    07/06/2005

  3. #3
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    Non mi pare male come ragionamento

  4. #4
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    Predefinito bi keret una furca e una fune

    Originally posted by nograzie
    Non mi pare male come ragionamento
    Ascò, l'anno scorso quando soru finalmente creò la legge sulle coste ricordo benissimo le minacce di barrack "se soru fa questa legge, io non investo più nulla" e tutti a piagnucolare contro l'orco cattivo renato soru che stava così mandando via il pedofilo di turno che voleva violentare la sardegna regalando caramelle ai bambini (i sardi)..
    Finas a s'indipendentzia!

  5. #5
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    Predefinito custu Barrack no mi praxit

    segundu mei issu o si nc'esti postu de acòrdiu cun s'arrejoni po si fai is catzus sus in sa terra nosta, o fortzis creit ki sa Corte Costituzionale Italiana at a firmai sa lei "Salva Coste".

    Bolint criai una standardisatzioni de totu su mundu (in donnya logu sa pròpria cosa e serbìtzius ugualis cun is indigenus ki faint is tzèracus po is arricus) custa esti una lògiga ki andat contra puru a sa genti cumenti Barrack & co, no cumprendint ki a parti sa naturalesa nc'esti sa stòria puru!!!!!! esti cussu su vàlori in prus ki at a fai benni is turistas in Sardinnya no sceti su mari!!!!!!
    ki andas in 'Afriga nc'esti unu mari bellu cumenti in Sardinnya e is pretzus funti prus basçus puru!
    S'ùniga cosa ki teneus sceti nous 'e totu esti sa stòria ki esti ùniga e originali!!!!!!!!!! ki mudat su mercau issus funti frigaus...
    no ki a mimi dispraxit!!!!!!!!!!!

    sa Sardinnya no esti Las Vegas!

    Indipendèntzia!

  6. #6
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    Barrack è un nasone, già questo dovrebbe bastare per poterlo valutare.

  7. #7
    Faber DV
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    Originally posted by Naitmer
    Barrack è un nasone, già questo dovrebbe bastare per poterlo valutare.
    Con questa frase infelice ti sei meritato la bannazione a vita, ma non dal forum, dal genere umano

  8. #8
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    Forse sarebbe il caso di decidersi se siamo d'accordo per un turismo di massa, con palazzine sulle coste, o per un turismo d'elite, fatto di mega residences.

    Io sto per il secondo, a patto che l'ICI sia al 3000 %.

    Il turismo di massa lo lascio a Rimini.

    Avvidetzi

  9. #9
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    il turismo di massa è quantitativo, deturpante, comporta il movimento di enormi masse di persone con rese relativamente basse! la nostra terra è vocata ad un turismo "elitario", che abbia qualcosa che altrove non si trova!

  10. #10
    Meda sabios paris
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    Originally posted by Doloverre
    Forse sarebbe il caso di decidersi se siamo d'accordo per un turismo di massa, con palazzine sulle coste, o per un turismo d'elite, fatto di mega residences.

    Io sto per il secondo, a patto che l'ICI sia al 3000 %.

    Il turismo di massa lo lascio a Rimini.

    Avvidetzi
    Ne unu e ne s'atteru!
    Deo soe po unu turismu de elite in sas domos ki jae bi sunu...... Tando Alzolas Istoricas de sas biddas e cuiles bezzos ki si restaurene e si oltene a agriturismu...... Ki bi keret bennere enit, kie keret s'Alpitour ki si c'andet a Ibiza......
    Kie l'at nadu ki sos turistas devene drommire a subra e mare? A faghe 1000 metros a pe in mesu a sa kessa jae no li si sikkan sas ancas.....

    Ah, est moda de sos miliardarios tedescos de faghe ferias in aziendas agricolas a s'antiga inue podene binnennare, messare, coghinare, ecc.... Pagana 2000 Euro a sa kida a pessona po custu..... E sos Toscanos si sun faghinde de oro......
    No, ma nois sighimos a pensare de fraigare cosas noas cun kimentu e eternit!

 

 
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