Ovvero: quelli che truccano e quelli che comunque lucrano sulle sconfitte altrui.
Scrive Gualtiero Forlivesi
Era dal tempo del referendum sul divorzio che non mi capitava di vedere la chiesa cattolica così schierata su un referendum: a quei tempi invitava ad andare a votare “sì”, oggi invece sostiene il “no” dicendo di non andare a votare. Ha trovato nel frattempo un nuovo modo per sostenere le sue ragioni, non certo la democrazia: sa che la maggioranza che andrà a votare, perché crede che nella democrazia ci si debba esprimere, voterà “sì”; ecco allora l’idea di far fallire una consultazione popolare.
Certo che vedere all’interno delle chiese i volantini che fanno propaganda per il non voto fa effetto… poi pazienza se anche il prete durante l’omelia lo ricorda ancora: non andate a votare. Ma allora quelli che sostengono il “sì” sono tutti assassini, nazisti, frankestein, cannibali, crudeli peccatori che invocano una sorta di pena di morte? Ma è così?
Forse tra pochi anni il problema delle cellule staminali degli embrioni, che ora giacciono congelate in parecchi laboratori, non si avrà più; sempre se aiutiamo la scienza e non la contrastiamo con paraventi ideologici e pseudoreligiosi.
La scienza corre e quello che fino a ieri sembrava impensabile domani sarà possibile, con buona pace di molte coscienze oggi travagliate per la nostra conquista del loro paradiso. Si dovrebbe dire intanto però che quelle cellule staminali già congelate poi saranno buttate nel cesso. Allora perché non tentare con queste di dare vita? Vita vera? Io andrò a votare e voterò quattro volte Sì.
Scrive Giorgio Boratto
In tutte le votazione (politiche o amministrative) si registrano astensioni che vanno dal 20% al 40% circa e nei referendum la differenza è generalmente più marcata.
Il referendum ha lo scopo di cancellare una legge o, come nel caso della legge 40 di eliminare alcuni articoli (4) perché ritenuti illiberali e dannosi.
Chi lo condivide vota Sì chi vuole che la legge 40 rimanga vota No. Ma astenersi volontariamente perché non si raggiunga il quorum non è un atto giusto !
Chi si astiene somma di proposito il suo non voto a quei menefreghisti (la gran parte) che non hanno mai votato; ai 700.000 Italiani all’estero che non verranno a votare anche perché dove vivono attualmente, c’è una legge più giusta; ai militari che non possono abbandonare i loro obblighi. Quindi non ci sarà una giusta conta dei Sì e dei No ma si valuterà la percentuale dell’affluenza alle urne. Se non si raggiungerà il quorum del 50% più uno gli astensionisti grideranno vittoria .
A mio parere sarebbe una vittoria disonesta. Questo Rutelli non lo ha valutato? Mah!
Giorgio Boratto e Gualtiero Forlivesi pongono, da due punti di vista diversi, una questione grave, la più grave di questi giorni: alte autorità religiose e laiche del Paese stanno esortando i cittadini a non andare a votare.
Cerchiamo di essere chiari.
(una volta per tutte, si spera)
Decidere di non andare a votare fa parte dei diritti di ogni persona ed è una sua libera scelta.
E' l'invitare a non andare a votare ad essere un fatto completamente diverso.
Ed è diverso anche dal fare propaganda politica, culturale, psicologica, morale per il sì o per il no.
Il sì e il no puntano a un risultato, il mio contro il tuo, come in ogni battaglia democratica.
Il messaggio pubblico di astensione mira invece a cancellare sia il sì che il no, e ha come unico scopo il tentativo di impedire che opinioni, persuasioni e passioni di ciascun cittadino su una materia tanto importante non possano trasformarsi in un voto, e dunque non esistano.
Ma per capire la differenza fra la astensione come decisione privata e l’appello alla astensione come iniziativa pubblica, userò l’analogia del fumo.
Primo, sappiamo tutti che il fumo fa male.
Secondo, nessuno proibisce personalmente niente a nessuno.
Se vuoi fumare fallo, purché tu non costringa altri a respirare il tuo fumo.
Terzo, fare propaganda affinché tutti fumino è considerato così grave e pericoloso che la pubblicità del fumo è vietata in ogni Paese, benché sia permesso, a chi vuole, di fumare.
Infatti, se è doveroso rispettare la libertà di comportamento di un individuo, non è concepibile che qualcuno si prenda la responsabilità di persuadere tutti a fare una cosa notoriamente dannosa.
Ecco perché non è rispettabile chi, dall’alto di una carica pubblica, invita a non votare.
La differenza è nel colpo inferto alla democrazia
(dunque alla salute di un corpo sociale di un Paese)
dall’invito autorevole e pubblico a far fallire il voto.
Infatti il voto, e l’atto di votare, sono il cuore della democrazia.
Se l’autorità che si fa avanti per persuadere a non votare è religiosa, la gravità dell’evento consiste non nella interferenza ma nel problema morale che tale interferenza pone.
Essa significa: non ci importano le vostre leggi.
Non ci importano le vostre opinioni.
Non ci importa il modo in cui intendete esprimere tali opinioni.
Non ci importa la vostra libertà.
Noi abbiamo già deciso e voi avete l’unica opzione di sottomettervi.
Se l'autorità che annuncia l’astensione, e ne dà l’esempio, e ad essa incita, è autorità istituzionale; si vedono bene sia la responsabilità giuridica
(far fallire una consultazione elettorale)
sia l’assurdità politica.
Il presidente della Camera e il presidente del Senato eletti sia dal voto dei cittadini che da quello dei deputati e senatori a presiedere due Camere parlamentari la cui missione è discutere e votare, invitano i cittadini a non votare.
Facendolo, dicono che il voto di quei cittadini non conta, che la questione a cui stanno dedicando le loro discussioni e a cui vorrebbero dedicare il loro voto non interessa le istituzioni dello Stato.
E mostrano pubblicamente di disprezzare un istituto democratico previsto dalla Costituzione.
È vero che un espediente del genere è già stato usato (sia pure raramente) in Italia; ma mai da due delle più alte cariche dello Stato, mai da personaggi simbolo che rappresentano il ramo legislativo dei poteri democratici, dunque il luogo, il senso e il valore del voto.
L’augurio che si deve fare di cuore alle gerarchie ecclesiastiche italiane e vaticane, e alla seconda e terza carica dello Stato, che hanno giocato il proprio prestigio pur di cancellare un voto, è che il loro appello fallisca.
Se i cittadini italiani andranno a votare, quel voto (qualunque ne sia l’esito) cancellerà una delle più brutte pagine di questi ultimi anni.
E forse consentirà di dimenticare la vergogna che si sta tentando di infliggere alla democrazia e a chi vi partecipa.




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