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Discussione: Chi è Oriana Fallaci

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    | Lunedi 6 Giugno 2005 - 16:42 | Luigi Sisto |

    L’autore delle presenti note ha appreso, purtroppo con ritardo che alle ore 21 di mercoledì 18 dello scorso mese di maggio il canale televisivo La7 ha trasmesso un incontro di rappresentanti ad alto livello dei 100.000 cittadini italiani che hanno sottoscritto l’appello lanciato da Vittorio Feltri per ottenere che Oriana Fallaci venga eletta senatore a vita.
    Verosimilmente, in quella occasione, qualcuno, forse lo stesso direttore del quotidiano Libero, ha ricordato i seguenti aspetti di una particolare situazione.
    Il Foglio di mercoledì 13 aprile ha pubblicato una chilometrica intervista alla scrittrice, intervista che si dilunga su quattro paginoni e parte da una gigantografia 34x25 cm. in cui compare una venerata immagine “ufficiale” della scrittrice stessa, firmata dal celebre truccatore di dive e principesse Francesco Scavullo, volato apposta a New York per riprenderla ed eternarla. Il tutto, gigantografia compresa, posto sotto la rigorosa tutela del copyright all over the world. Il titolo di quella intervista del Foglio, anch’esso in caratteri di scatola, recita testualmente come segue: “La furia di Oriana Fallaci contro chi ha ucciso la bella addormentata”.
    Va precisato espressamente che non per vanità, ma solo per stretta necessità la scrittrice si è fatta ringiovanire ufficialmente di circa trent’anni, quanti ne corrono fra i cinquanta e gli ottanta. Infatti ella è costretta a “dormire con la pistola sotto il cuscino” e ad effettuare in incognito i suoi frequenti viaggi fra gli Usa e la Toscana dove possiede vaste proprietà, munita di un passaporto speciale, come quelli rilasciati dai servizi segreti Usa ad ospiti di speciale riguardo, essendo personalmente impegnata in una guerra personale “all’ultimo fiato” (sic) contro i “fottuti figli di Allah”. Per questa ragione i suoi nemici si annidano in tutto il mondo, compreso il feudo personale del suo grande amico e precedente grande nemico, G.W.Bush.
    Fra coloro che odiano la scrittrice e quanti la amano esiste la categoria intermedia di quanti, pur non odiandola, tuttavia non la amano. A tale riguardo è da tener conto delle considerazioni fatte dal giornalista Claudio Rinaldi, che nel numero 16 del Settimanale L’Espresso pubblicato giovedì 28 aprile u.s. ha ironizzato pesantemente su un passaggio della gigantesca intervista rilasciata dall’Oriana al Foglio, passaggio posto in evidenza dal seguente occhiello: (Io, Oriana Fallaci) “ho seguito il dramma della bella addormentata qui in America, giorno per giorno, ora per ora, e l’effetto è che non credo più alla legge”. Qui al valoroso giornalista non poteva non saltare agli occhi una contraddizione. Infatti nel testo posto in evidenza con quell’occhiello la scrittrice afferma che il governatore della Florida – avvalendosi anche del fatto che è fratello del Presidente in carica G.W.Bush e figlio dell’ex Presidente George Bush – avrebbe dovuto rapire la bella addormentata a capo di un drappello di uomini bene armati e pronti a tutto. Poi avrebbe dovuto caricarla su un aereo ambulanza e portata in un luogo segreto, ben protetto da un esercito di uomini dei servizi speciali dove la sventurata creatura avrebbe potuto riprendere la sua alimentazione assistita. Dunque era lei, proprio lei, l’Oriana, che avrebbe dovuto prefiggersi il compito di istigare quel particolare rappresentante della legge e con lui chissà quanti altri rappresentanti della legge, a violare proprio….la legge!!!
    Al valoroso giornalista è parso, altresì, alquanto esagerato un altro aspetto della imprevedibile scrittrice: ella ha individuato nei giudici e nei medici due categorie di nemici dell’umanità che lei godrebbe di vedere impiccati per i piedi o dati alle fiamme a dozzine per volta. E che dire della sua brama di assumere personalmente l’incarico di eseguire le condanne a morte, quando si tratta di crimini particolarmente efferati? E chi glielo ha fatto fare a prospettare l’ipotesi che si riassume come segue: se lei non fosse “vecchia” ma giovane, venisse stuprata e rimanesse incinta ad opera di un personaggio politico al quale darebbe fuoco come ai medici e ai magistrati, allora, pur avendo, a suo dire, “orrore” dell’aborto si precipiterebbe a farsi praticare questa volontaria interruzione della gravidanza?
    In un altro passaggio della gigantesca intervista la scrittrice s’infiamma di odio per la vita moderna e grida: meglio tornare alla barbarie ancestrale, “ridatemi l’età della pietra”. E qui l’arguto giornalista commenta: a questa qui bisogna ridargliela, l’età della pietra. Se no, chi la sente?
    Claudio Rinaldi e Vittorio Feltri non hanno mai avuto le stesse idee politiche, ma si sono rispettati a vicenda, fin da anni lontani. E però, stranamente dopo il suo attacco alla scrittrice di cui si parla nel precedente comma C) l’arguto Rinaldi non è più tornato sull’argomento “Fallaci”. E però facile trovare la spiegazione di questo atteggiamento: essa emerge esplicitando ciò che è implicito in un articolo del tipo “lettera aperta”, pubblicato su Libero a firma del direttore Vittorio Feltri. Una lunga requisitoria di particolare violenza, intitolata Le volpi di sinistra e l’uva di destra – un caso di regime. In quella sede Feltri include l’attestazione che la scrittrice sarebbe affetta da un cancro inoperabile, come da tempo andava scrivendo e come ha confermato anche in un preciso passaggio della sua gigantesca intervista al Foglio. Ciò ha consentito a Feltri di concludere l’articolo-lettera aperta con una scudisciata in pieno viso, dell’avversario: “Dovresti vergognarti, Vergognati”.

    Se Feltri avesse realmente voluto risparmiare all’avversario quel gesto insultante, gli sarebbe bastato un atto di cortesia, ovviamente per iscritto, non, ad esempio, con una lettera semplice, ma con una raccomandata. Infatti entrambi i contendenti conoscono bene l’antica massima: verba volant, scripta manent. Tutti sanno quanto sarebbe desiderabile tornare alle inveterate consuetudini di un mondo civile, dove ci sarebbe posto per tutti, ivi compreso il confronto sulla base della semplice verità di ragione. Su questa base Rinaldi avrebbe potuto ribattere a Feltri: come credere al linguaggio di una persona che corre dietro alla nomina a senatore a vita, come se ogni giorno che passa non fosse quello buono per scomparire per sempre da tutto e per tutti? Una persona che si vanta di aver scoperto, prima ancora di aver compiuto i quattordici anni, che Dio è stato inventato dagli uomini e ora che è giunta a ridosso degli 80 anni afferma risolutamente di non aver mai cambiato idea, anzi di ritenersi, senza falsi pudori, infallibile e incorruttibile? Una persona che, paradossalmente, pratica una filosofia rigorosamente nichilista, del tutto incapace, in realtà, di fornire un valido supporto alla forza della ragione?
    Fin qui chi scrive ha descritto un primo scambio di colpi fra una coppia di duellanti: Vittorio Feltri direttore di Libero e Claudio Rinaldi, una colonna del settimanale L’Espresso. Ora, per la precisa ragione che verrà espressamente chiarita prima di concludere la presente esposizione lo scrivente – come se fosse idealmente al cospetto del Tribunale dell’opinone pubblica – chiede che venga “consacrata a verbale”, irritrattabilmente, la seguente “verità dei fatti”:
    il 1° giugno 2002 uno dei più grandi editori italiani pubblicò una biografia dell’Oriana “da lei stessa non autorizzata ma non smentita”, intitolata Oriana – incontri e passioni di una grande scrittrice. Questa biografia, scritta da una donna, sembrò scomparire dal mercato come una meteora. Lo scrivente, avendo interesse a consultare questo libro, ne fece ripetutamente richiesta alla Casa editrice. Per un certo tempo gli venne più volte risposto che il volume era in ristampa. Infine che il volume era stato cancellato dal catalogo. Chi si prendesse il disturbo di chiedere alla Casa editrice che fine abbia fatto il volume, si sentirebbe rispondere che, per quella casa editrice, si tratta di un volume sconosciuto.
    Un giorno, durante una gita in un suggestivo borgo medioevale arroccato sulla cima di un monte, in cui coloro che vi risiedevano stabilmente erano ridotti a poche decine di persone, il sottoscritto provò a chiedere quel volume al gestore dell’unico esercizio pubblico in cui si potevano trovare sigarette, giornali e libri. Quel signore ne aveva due copie e l’autore di queste note gli rivelò lealmente che era pronto a pagare per entrambe un prezzo di affezione. Ne ebbe in risposta una nobile, indimenticabile lezione di vita: fu pregato di accettarle entrambe in regalo. Sì, proprio in regalo. Per conseguenza lo scrivente, pur essendo un tipico “povero cristiano”, si vergognerebbe come un ladro se cedesse alla tentazione di vendere quella biografia per denaro. Almeno in certe occasioni la verità “vera” è più forte. Libero il lettore di credere o non credere in quanto lo scrivente afferma in questo “esame di coscienza”.
    Il volume in questione permette un indirizzo all’Oriana dal quale lo scrivente riporta i seguenti passi:
    “Quello che ti ho scritto non è una biografia, è un omaggio. Ma sicuramente non ti piacerà. Quelli che ti conoscono, o che ti hanno frequentato per periodi di solito brevi, ti descrivono tutti come un essere umano insopportabile, sprezzante, intollerante, diffidente fino alla paranoia, capace di grandi e generosi gesti, qualche rara volta, ma abitualmente ostile verso il prossimo tuo fino alla crudeltà. Proteggi il tuo lavoro con dedizione ossessiva, pretendi che nessuno scriva o parli della tuta vita, smentisci tutto quello che in anni passati hai dichiarato o scritto. Della tua infanzia, della tua dolorosa formazione di bambina povera, arruolata dai “partigiani”, che tendevano insidie mortali al ‘tedesco invasore’, l’alleato del giorno prima, è vietato dire”.
    “Ne sa qualcosa il povero Salvo Aricò, professore emerito di origini italiane, che ti adorava, e ha tentato di scrivere una biografia da te autorizzata. Che si è consumato facendosi torturare per anni senza costrutto, perché tu volevi controllare ogni parola, e non eri mai contenta, che volevi bruciasse in un rogo purificatore le pagine che non approvavi, indignata, arrabbiata, orgogliosa, sempre allo stesso modo e nella stessa misura con tutto e tutti. Ci sono le cause importanti, fatali per l’umanità e ci sono le beghe da cortile, che non meritano attenzione. Ci sono i grandi nemici, i Bin Laden del mondo e i loro complici infidi e miserabili, ma ci sono anche critici moderati e bene intenzionati, che forse vale la pena ascoltare, insieme a qualche poveretto che parlando di te spera di brillare di luce riflessa. Per qualche ora, e merita solo compassione”.
    “Una grande donna come sei tu, anche se preferiresti essere definita un grande uomo, a un certo punto della vita dovrebbe praticare l’arte della saggezza e della pietas, soprattutto se il tuo cammino è costellato dai milioni e milioni di libri venduti e di persone che ti amano. Altrimenti manca l’ultimo gradino di conquista in quella guerra privata che è l’esistenza. Già, però non saresti la Fallaci”.
    “Sarebbe bellissimo, allora, che questo paese si decidesse a onorarti come ti spetta, che una campagna pubblica e popolare ti proponesse a senatore a vita della Repubblica, che il Presidente Ciampi accogliesse con gioia e convinzione questa richiesta. Per una volta, potresti fare una cosa diversa da quello che tutti si aspettano che la Fallaci faccia. Potresti accettare, presentarti sorridente, e poi fargliela vedere.
    Con stima e la più viva cordialità”.

    Insomma delle due l’una: o l’autrice della biografia non autorizzata è affetta da una incredibile ingenuità oppure recita una parte per mascherare perfidamente una intenzione ostile. Infatti salta agli occhi come una guerra preventiva ante litteram, l’idea che il Presidente Ciampi, con tutti i suoi consiglieri, sia da considerare come una fortezza in cui l’autrice di quella biografia non autorizzata dovrebbe penetrare come un cavallo di Troia, magari per dedicare una vendetta postuma “alla memoria” dello sventurato prof. Salvo Aricò. Al contrario è più verosimile l’ipotesi che quest’ultimo non abbia obbedito proprio a tutti gli ordini di “distruggere” che aveva ricevuto dall’Oriana nel corso di molti anni e che quelle sue carte, dopo la sua scomparsa, per qualche misterioso tramite, siano giunte in possesso della biografia.
    Detto di sfuggita, fra i molti rilievi che si potrebbero fare, nel volume in esame ci sarebbe la prova che la scrittrice non si cura più del suo “Alieno”, il cancro, perché si sarebbe fatta operare con pieno successo, e così, almeno per il momento, scalpita impaziente di lanciarsi in una nuova avventura. Sennonché nella sua chilometrica intervista al Foglio, ella scrive, con l’aria di persona superiore quale ritiene di essere, vale a dire persona credibile per sua natura, “non dimentico i medici che sono alla base delle mie disgrazie cliniche”. Ad esempio quello francese che nel 1992 definì il mio cancro un “tipico reumatismo”. Su questa certezza si rifiutò di farmi la radiografia, e quando la verità venne a galla avevo ormai perso 18 mesi preziosi. Non riesco nemmeno a dimenticare il Cranford che circa un anno e mezzo fa, quando l’alieno si estese ai polmoni, all’esofago e alla trachea, mi curò con uno sciroppo per la tosse. Sicché, al momento in cui la verità venne a galla, era troppo tardi per ricorrere alla chirurgia e la chemioterapia fallì. Tanto meno riesco a dimenticare i Cranford i quali non si accorsero che dai polmoni, dall’esofago e dalla trachea, l’Alieno stava avanzando in direzione del fegato, e qui mi fermo perché, come la loro cecità, la marcia non finisce qui.
    La Fallaci crede di parlare con una certa cognizione di causa, perché, spiega, “a diciassette anni mi iscrissi alla facoltà di Medicina, ma per mantenermi all’Università dovevo lavorare come cronista. Questo mio lavoro durava fino a tardissima notte, sicché alle lezioni del mattino (quelle di anatomia) arrivavo distrutta dal sonno e dalla fatica. A un certo punto dovetti scegliere tra medicina e giornalismo”. Però ella ritiene di poter “fregare” i medici inventando di sana pianta quanto segue:
    “Nel 1946, quando ero candidato alle elezioni per la Costituente, mio padre ebbe un grave infortunio che gli procurò la frattura del cranio e lo ridusse a ciò che i medici definirono uno stato vegetativo irreversibile, senza speranza. In sostanza dormiva e basta. Ma una mattina si svegliò. ‘Ho fame, datemi qualcosa da mangiare’ disse con chiarissima voce. Poi tornò ad essere l’uomo che era sempre stato. Intelligente, combattivo, spiritoso. E se questo fosse successo anche a Terry?”.
    Tutto questo viene smentito concordemente, dal volume della Fallaci intitolato La Rabbia e l’Orgoglio e dalla biografia “non autorizzata e non smentita”. Basta verificare, anche solo la parte scritta personalmente dalla Fallaci. Ma la scrittrice non si rende conto di rischiare grosso, per le ragioni
    "Sarà qualcun'altro a ballare, ma sono io che ho scritto la musica. Io avrò influenzato la storia del XXI secolo più di qualunque altro europeo".

    Der Wehrwolf

  2. #2
    El Criticon
    Ospite

    Predefinito

    PUTTANA EVA & Co ...

    Come mai non riesco più a inserire qualsiasi icona ombelicale al di sotto delle chiappe di queste troione italione del cazz ...

  3. #3
    El Criticon
    Ospite

    Predefinito Puttana EVA ...C

    In ogni caso, devo ammettere che non me ne potrebbe fre ...

    ... a meno che il sindaco di Firenze o della Toscana non svelino tutto l'arcano albero geanoligico, o altrimenti alchimico, dei passati 200 secoli di Madame IndipenDENTISTA ... (anch'io presto ne avrò costituzionalmente bisogno ... opppooorrrcccaaappp ... se fanno male questi spregevoli canini ...

    ... sfido io che non si riuscirà mai a progredire al di là e oltre i confini di questa penisola benedetta dal solito stagionale ... CORLEONE ...

    Ahooo? Forse è meglio decidersi a votare per il VERO LEONE ...

    Quello lumbard?

    Manco poccc ...

    Quelo de Venexia, vojo dire, prima che arivino a Venexia i comitati marx/lenin/canin da l'ex Union-Zoo-Svastika ...

    ... o 'me sbajio???


 

 

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