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Discussione: Infine eccolo qui!

  1. #11
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    Non vedo "fascistume" nella destra che contesta a Fini la volontà
    di non volersi dimettere da "capo" del partito e, con tutto il rispetto ma con un pizzico di perplessità, non vedo cosa centri Hamas con il referendum e le dimissioni di Fini.
    Tra l'altro mi pare che nessuno contesti a Fini il diritto di votare come "coscienza gli detta", ma gli si chiede che si prenda la responsabilità politica della sua scelta.
    Che è fortemente contraria alla linea generale del partito.

    saluti

  2. #12
    SENATORE di POL
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    Ognuno vede quel che vede. Fatto è che la "destra" che contesta Fini, e' almeno in parte la stessa che non digerisce Fini per ben altre scelte che non per quella del referendum, ad iniziare da Alemanno e dai fautori di corporativismi e socializzazioni varie e di politiche estere.........."rinnovate".....e si sa' ben come. Del resto basta leggere certi commenti anche su questo forum.....

    Shalom

  3. #13
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    Predefinito

    In origine postato da Pieffebi
    Ognuno vede quel che vede. Fatto è che la "destra" che contesta Fini, e' almeno in parte la stessa che non digerisce Fini per ben altre scelte che non per quella del referendum, ad iniziare da Alemanno e dai fautori di corporativismi e socializzazioni varie e di politiche estere.........."rinnovate".....e si sa' ben come. Del resto basta leggere certi commenti anche su questo forum.....

    Shalom
    ---------------------------
    io la vedo così: Fini si dimetteva, reclamando con ragione il suo diritto di votare e di votare come gli pare, scusandosi non per il voto espresso ma per la sua "non richiesta, gratuita, incomprensibile e impolitica" esternazione sulla sua "legittima" volontà.
    Il partito avrebbe respinto, quasi sicuramente all'unanimità, le dimissioni presentate.
    Conclusione: ottimo e democraticamente ineccepibile il comportamento del leader e in contemporanea dimostrazione di apertura e di lealtà del partito nei confronti del suo leader e della coalizione di centro-destra.

    Invece.....

    saluti

  4. #14
    SENATORE di POL
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    Predefinito

    Sulla questione di metodo e di stile.....posso anche concordare.

    Shalom

  5. #15
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    Predefinito Embrione uber alles

    (non trovo i due puntini per la u)

    Prendi il progresso laico e razionalista, svuotalo del suo contenuto umanista, piegalo al relativismo volgare, e ti potrà capitare di ritrovarti in condizioni di grassa maggioranza nelle élite e nei media ma di esigua minoranza tra i cittadini, donne e uomini, cattolici e laici, credenti e non credenti, praticanti e indifferenti.
    Prendi 100 testimonial dell’Espresso, trasforma una battaglia di cultura in una offensiva anticulturale fatta di immaginette profane spacciate come sacre e di santini sexy-scientifici, e ti potrà capitare di essere lasciato solo e civilmente abbandonato da tutti, compresi i libertini capaci di ridere delle vogliose pretese dell’Io che si crede postmoderno.
    Prendi il centro sinistra, depuralo della sua migliore tradizione liberale, del suo razionalismo laico, della sua storica attenzione alla cultura cattolica e alle radici cristiane, mettilo al servizio di una
    disperata e polverosa battaglia referendaria, e ti potrà capitare di ritrovarti debole e diviso, alla testa di un paese che non c’è.
    Prendi il centro destra, riduci parte della sua classe dirigente al silenzio o all’abiura della propria storia, riempilo di petulanze, piccoli carrierismi, tiepidezze moderate e pseudofemminismi molto più parrocchiali di qualsiasi parrocchia, e ti potrà capitare di imbatterti in una gigantesca vittoria in cui non hai creduto, che non ti appartiene, che ti travolge e ti umilia.
    La sconfitta del “sì” è devastante, senza attenuanti, perfino sorprendente e senz’altro grottesca considerati i mezzi impiegati nella battaglia referendaria e l’appello corrivo alla difesa dell’Io e delle sue voglie, di un modo di vita appiattito sulle comodità del conformismo, dello shopping eugenetico promesso sottovoce e del ricatto emotivo propettato come sconfitta delle malattie e affermazione del benessere “moderno” fondato sull’idolo della Tecnica: idolo banale, ma pervasivo e persuasivo.
    Una classe dominante nel regno della cultura ideologica, ma non egemone nelle ragioni e nella passione della gente comune che abita questa repubblica, ha raggiunto – si contino anche i No –assai meno di un italiano su quattro con il suo messaggio di felicità per tutti, proposto con il ritorno alla provetta selvaggia e la liquidazione di una legge laica e di compromesso sulla fecondazione artificiale.
    Per consolarsi a poco prezzo questa classe di medici che non curano, di filosofi che non ragionano, di divi e divetti che ambiscono alla visibilità nel mercato politico, di ricercatori che non conoscono le regole della scienza, ora questa classe imputa la sua sconfitta allo “strumento referendario” difeso fino a ieri pomeriggio contro le critiche dei loro avversari astensionisti: penoso argomento da cattivi perdenti.
    Altri se la prendono con l’Italia arretrata, quella stessa che aveva appena finito di votare presidenti liberal in dodici regioni su quattro: penoso argomento da cattivi perdenti.
    La verità è che a una percentuale nota di distratti cronici si è aggiunta una valanga di italiane e di italiani che ha guardato nel microscopio e ha visto l’embrione umano, la realtà non soggetta a interpretazioni semantiche, il “concepito” i cui diritti sono bilanciati nella legge 40 con quelli degli altri soggetti ed erano invece cancellati dai quesiti referendari, e hanno scelto.
    La pattuglia del dissenso laico, femminile e femminista si è limitata a dare una mano, a mettere a fuoco la lente microscopica, a spiegare e rispiegare che niente è peggio del secolarismo divenuto devozione conformista.
    La guerra culturale continua.

    Ferrara su il Foglio

    saluti

  6. #16
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    Predefinito 25,9 per cento

    Roma. La forza dei numeri dice che la sconfitta dei referendari va ben al di là dei loro timori della vigilia. Il 25,9 per cento complessivo di votanti (con i sostenitori del No attestati attorno al 10 per cento) rende vana ogni recriminazione di parte.
    Non solo non è stata toccata la soglia del 40 per cento su cui alcuni contavano per tenere in vita le ragioni dei referendari, ma a conti fatti meno di un elettore su quattro ha votato contro la legge 40. In nessuna delle grandi città, peraltro, è stato raggiunto il quorum, compresi i capoluoghi delle regioni a stragrande maggioranza ulivista (come Emilia Romagna e Toscana) dove la disciplina di partito si è avvertita di più.
    Al di sotto di ogni aspettativa l’affluenza nel centro, urne semideserte al sud.
    Il paesaggio che si profila viene illuminato da due dati di fondo.
    Il primo è che l’elettorato nazionale ha platealmente delegittimato gli argomenti del fronte referendario.
    Per obbedienza motivata al forte richiamo astensionista; o per una diffidenza non mediata politicamente nei confronti della manipolazione scientifica degli embrioni, come suggerisce Ernesto Galli della Loggia (“Gli italiani non sono molto coinvolti dal tema della ricerca scientifica”, dice al Foglio l’editorialista del Corriere della Sera); ovvero per entrambe le ragioni. Su questo punto nessuno fra i promotori del Sì solleva eccezioni credibili.
    Oltretutto è lo stesso segretario dei radicali, Daniele Capezzone, a non voler nascondere una “sconfitta pesantissima che resterà nella storia per qualche decennio, andando ben al di là delle cronache politiche di giornata”.
    Una conferma in più della corrente antireferendaria proviene, e non per caso, dalla scarsa affluenza nelle regioni in cui più alto è il tasso di malattie ereditarie come la talassemia (in Sardegna la percentuale di votanti è appena al di sopra della media nazionale, molto più bassa in Calabria e Sicilia).
    Il secondo elemento, principalmente politico, è che l’appello ultimativo al voto, così rovinosamente disatteso, proveniva dal centrosinistra. “Quello che colpisce – osserva Galli Della Loggia – è il distacco fra i politici della sinistra e il loro elettorato: culturalmente la consegna del fronte referendario non rispondeva al sentire comune degli elettori di riferimento. Se fossi un uomo politico del centrosinistra mi preoccuperei del non-voto nelle numerose città del meridione amministrate da giunte uliviste”. Come calco negativo della sconfitta referendaria, nota ancora Galli Della Loggia, c’è che “il tasto più forte della propaganda del Sì è stato l’allarme contro l’intromissione della Chiesa nella vita pubblica italiana, e la risposta dell’opinione pubblica è stato un assoluto non ascolto”.

    Le dimissioni di Mantovano e Alemanno
    Ovvio che adesso si contino vincitori e vinti all’interno dei Poli.
    Nell’Unione esce perdente l’ambiguità di Romano Prodi (ha votato senza dichiarare come) e per contrasto riluce la posizione astensionista di Francesco Rutelli. All’indomani del fallimento referendario, il presidente della Margherita può contare su un’arma in più per sfuggire all’accerchiamento praticato contro di lui da Prodi insieme con i suoi sponsor più attivi ma ora altrettanto indeboliti. Si tratta soprattutto della dirigenza dei Ds: dal più convinto Massimo D’Alema, presidente della Quercia, al più preoccupato segretario Piero Fassino.
    Quanto alla Casa delle libertà, la scelta del silenzio preventivo consente oggi a Silvio Berlusconi di sottrarsi a ogni polemica, attribuendosi semmai il pregio di non aver voluto condizionare il voto.
    Se in Forza Italia cresce l’insofferenza dei cattolici verso colleghi e ministri schierati per il Sì – a questi ultimi il vicepresidente dell’Europarlamento, Mario Mauro, arriva a chiedere di “assumersi le proprie responsabilità” – i contraccolpi più evidenti del voto si stanno manifestando dentro Alleanza nazionale.
    Da ieri il presidente di An Gianfranco Fini paga ufficialmente la propria ostinata (e isolata) posizione referendaria con un’esplicita messa in stato d’accusa. Inaugurata dalla Destra sociale, sostenuta dall’area cattolica del partito e incoraggiata da altri settori pronti a uscire allo scoperto all’assemblea nazionale di luglio. Di certo non è una coincidenza che il ministro Gianni Alemanno e il sottosegretario Alfredo Mantovano si siano dimessi contemporaneamente dalle rispettive cariche di partito (il primo è vicepresidente, l’altro fa parte dell’esecutivo ed è coordinatore in Puglia).

    Su il Foglio

    saluti

  7. #17
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    Predefinito

    Sempre buone e induttive di riflessioni non banali, spero, da parte di tutti, anche di chi dissente......le sane sferzate del Ferrara al laicismo conformista e narcisista.

    Shalom

  8. #18
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    Predefinito Il Foglio

    In origine postato da Pieffebi
    Sempre buone e induttive di riflessioni non banali, spero, da parte di tutti, anche di chi dissente......le sane sferzate del Ferrara al laicismo conformista e narcisista.

    Shalom
    Anche io sono d'accordo con Ferrara.
    Marino

  9. #19
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    Predefinito Cattivi perdenti

    A come Autogol. “Non credo che qualcuno nel centrodestra farà l’autogol di parlare di una modifica della legge sull’aborto già domani, ma a breve verrà fuori”.
    Stefania Prestigiacomo ministro per le Pari opportunità

    B come Ballista. “E’ da tempo che gli italiani non hanno una percezione vera di quelli che sono i loro diritti costituzionali”.
    Luciana Sbarbati leader dei Repubblicani europei

    D come Disco rotto. “Non andare a votare è mancanza di coscienza collettiva. Io ci sono andata e mi sono espressa per il sì… Ponzio Pilato l’abbiamo già visto… Al di là del sì o del no, si doveva votare”.
    Giorgia, cantautrice

    E come Escluso. “E’ la prima volta che mi accade, in passato ero sempre riuscito a votare… Si è voluto forse abbassare l’affluenza anche per questa via?
    Di sicuro questa è una legge infame e va denunciata… viviamo in una democrazia davvero incerta”.
    Giovanni Sartori, politologo (non ha votato perché non ha avvisato in tempo il consolato di New York del fatto che si trovava in Italia)
    ( bastava che dicesse "voi non saperte chi sono io" e il quorum veniva d'incanto raggiunto)

    E come Esequie. “Oggi muore lo strumento referendario”.
    Stefania Prestigiacomo ministro per le Pari opportunità

    F come Furbo. “Nessuno può trarre conseguenze politiche”.
    Romano Prodi, leader dell’Unione
    (il suo sensibilissimo sedere avverte l'arrivo di un'altra pedatona; solo che lassù in Europa non c'è più posto)

    I come Italia addio. “Il mio invito è rivolto ai giovani ricercatori: affrettatevi a lasciare l’Italia. Il nostro paese è tornato al Medioevo della ricerca”.
    Fernando Aiuti, immunologo

    N come Narcisista. “Ho subito attacchi personali, mi hanno ferita, ma non piegata. Troppi integralismi, troppa intolleranza. Si sono spinti fino al punto di usare mezzucci, ma alla fine i mezzucci restano tali. Mi sono trovata gran parte del mio partito contro. Ecco, questo, tutto questo mi ha fatto male. Ma è stata una di quelle battaglie per le quali è valsa la pena di fare politica”.
    Stefania Prestigiacomo ministro per le Pari opportunità

    P come Popolo bue. “La mia è una riflessione sul fatto di sottoporre agli italiani quesiti su questioni così delicate (…) questo referendum aveva una sua complessità interna. Più andava avanti la campagna elettorale e più i cittadini si sentivano in difficoltà a rispondere per la complessità della materia”.
    Walter Veltroni, sindaco di Roma
    (se ci teneva tanto, il signor Sindaco, perchè non ha messo al lavoro i suoi informatissimi collaboratori?)

    R come Ruffiana. “Spero non mi costi in futuro, ma nutro fiducia in Berlusconi e nell’ottimo rapporto personale che abbiamo sempre avuto…Ho apprezzato più lui, che ha preferito tenersi fuori dal confronto, rispetto ad altri che si sono battuti per l’astensione”.
    Stefania Prestigiacomo ministro per le Pari opportunità
    (ecco un politico che impara lavorando, esempio stupendo di uso delle "pari opportunità)

    T come Totalitario. “Il risultato è un’atmosfera da fine anni Venti. L’Italia torna a essere un paese singolare, come all’avvento del fascismo. Questo referendum passerà alla storia come un censimento, una conta, pro o contro l’inizio di un regime totalitario. Per questo sarà bene dire: io votai, noi votammo”.
    Marco Pannella, leader del Partito Radicale
    (Marco, che se non ci fosse bisognerebbe inventarlo, come Lui inventò l'uso del referendum, l'uso dell'astenzione e del "fondamentalismo" nella sua personale guerra al fondamentalismo clericale.)

    V come Vittimista. “Spero solo di non dover pagare il conto, adesso, per i miei principi. Non ci voglio pensare, non oggi”.
    Stefania Prestigiacomo, ministro per le Pari opportunità

    B come Bile. “La vera sconfitta di questi referendum è stata la partecipazione popolare. Il livello bassissimo di partecipazione e la disaffezione al voto è una sconfitta per tutti”.
    Alfonso Pecoraro Scanio, leader dei Verdi
    (intendeva, Pecoraro, la sconfitta dei partecipanti, andati alle urne per farsi prendere per il culetto)

    E come Esclusa. “E’ curioso che il presidente della Margherita abbia comunicato la sua posizione personale sul referendum con un gran cerimoniale e chi come me si è battuto per migliorare la legge e ha partecipato all’iniziativa referendaria non sia mai stato inviato dal partito ad affrontare un dibattito”.
    Cinzia Dato parlamentare della Margherita

    I come Indifferenza. “Direi che c’è una sostanziale indifferenza nei confronti della politica. E questo è preoccupante”.
    Margherita Boniver sottosegretario agli Esteri
    (se ri riferisce a "questa politica referendaria" la signora Boniver ha ragione)

    I come Insensibilità. “Ha vinto l’insensibilità e la mancanza di solidarietà… questa non è una democrazia perché quando si invita la gente a non andare a votare…”.
    Margherita Hack, astrofisica
    (un'astrofisica deve conoscere bene il "cielo" e tutto quello che c'è dentro. Il resto è "facoltativo")

    M come Morti tutti. “Se è morto l’istituto del referendum sono morti anche gli istituti di ricerca. Non riesco a capire su quali basi alcuni sondaggi davano il fronte del Sì al 38, al 42, al 52 e addirittura al 58 per cento… non sono più credibili neanche gli istituti di ricerca”.
    Margherita Boniver sottosegretario agli Esteri

    Su il Foglio

    saluti

  10. #20
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    Predefinito Ipse dixit

    Silvio Berlusconi (presidente del Consiglio dei ministri, coltivatore di cactus, leader di Forza Italia): “Yavia criptocarpa, Puna and Lobivia bonnieae, Turbicarpus pseudopectinatur, Strombocactus disciformis cristatus, Ferobergia hybrid, Echinocereus davisii brevispinus… Cari amici, la stagione dei cactus quest’anno davvero non è male. Anche quella degli embrioni, mi dice Bonaiuti. Come sapete ho finora taciuto per non dividere il paese, ma state pur certi che ai vivaisti l’ho cantata chiara”.

    Romano Prodi (Margherita, ma la Margherita non lo sa): “Sono apostolico e Romano. Sono un cattolico adulto, ho persino preso un tè freddo al bar senza Parisi e ho portato Bordon a vedere Star Wars. Come cattolico adulto, che teme Ruini ma ancora di più Gad, ho votato. Il risultato? Un suicidio, ma senza valore politico. Avendo cominciato Rutelli – il nostro Dart Fener – con il suicidio della lista unitaria, ecco come va a finire. Abbiamo avanzato precise indicazioni per ridiscutere la legge in Parlamento: congelare embrioni e rutelliani”.

    Francesco Rutelli (Margherita, astinenza & astensione): “Cicoria e champagne!”.

    Paolo Gentiloni (Margherita, rutelliano ma per il sì): “Pippe e gassose!”, Italo Bocchino (An, finiano per il sì): “Mai usato né sentito termini così forti, ma concordo col collega Gentiloni”.

    Piero Fassino: “Pollastrinaaaaa! Dio faus! Trovare un sì in mezzo a questo disastro l’è com serchè un’agucia ant un pajè… Non abbiamo capito il paese, riprenderemo la battaglia in Parlamento… Pollastrinaaaaa! Dove stanno quelli del sì? Tutti furboni, eh? Questo risultato è frutto di una sola cosa: pistè ‘l fum e fè le fassine d’ sabia… Pollastrinaaaaaa! Chiel lì a vedria gnanca un beu ant la fioca. Sapevo che era una battagli difficile, ma un culo così… Forza Cuillo, acchiappa la Pollastrinaaaaaaa!!!”.

    Barbara Pollastrini (Ds per il sì): “Oh Piero, scusa Piero, oh Piero… Comunque le donne si sono espresse, un grande fatto democratico di cui tener conto… Ahi, Piero…”.

    Gianfranco Fini (Sì, ex mSì): “Se avanzo seguitemi, se non avanzo fate come vi pare. A dimettermi non ci penso per niente. Ruini? E chi si crede di essere, il professor Fisichella? Colonnelli in rivolta, disordini in caserma, truppa irrequieta? Le buone battaglie si combattono quando è necessario. Noi non abbiamo spezzato le reni ai diseducati dell’astensione, ma vorrei rammentare a Storace e Alemanno che a suo tempo neanche alla Grecia le abbiamo spezzate. E a buoni intenditor di maluccio assoluto…”.

    Carlo Azeglio Ciampi: “Schiena dritta e scheda rara. Ma io e Franca siamo con voi”.

    Pier Ferdinando Casini: “Azzurra, il pomeriggio è tanto Azzurra per me! Contento, son contento. Come si dice: dalla lotta ci si astiene/ per accrescere il nostro bene”.

    Marcello Pera: “Noi che fummo popperiani già prima di essere ruiniani, sappiamo qual è il percorso che porta da sorella televisione a fratello embrione. Saperlo lo sappiamo, spiegarvelo non possiamo. E’ una grande vittoria della vita e del week end, che io ho vissuto da Pietrasanta di Lucca. Ora, battaglia per l’inserimento in Costituzione dell’Editto di Costantino”.

    Fausto Bertinotti: “Stati sconfitti dalla Chiesa. Ma pure da Prodi, da Rutelli, da Fassino, da Diliberto, da Pecoraro. Dalla Fed più che dalla Cei…”.

    Marco Pannella: “Garibaldinamente e anticlericalmente, ora si riparte dai mille. Faremo esame di coscienza e di conoscenza. Ho anche ritrovato Eugenio sulla mia strada. Ci siamo fatti un culo così, gli altri ci hanno fatto un culo così. Ma non molleremo giammai, né io né Eugenio né Ernesto Rossi”.

    Stefania Prestigiacomo: “Sono andati a votare solo quelli che erano interessati. Certo non Alfredo Mantovano, che mi attacca sempre perché sono siciliana e donna mentre lui, si capisce bene dal nome che porta, è maschio e lombardo”.

    Walter Veltroni: “Nessuno ha perso. Si è trattato di un confronto che ha fatto profondamente bene alla democrazia, Non sfida tra laici e cattolici, ma penso di poter dire neanche tra estimatori del canto gregoriano e sostenitori del jazz”.
    (pare pronunciata dopo la sconfitta della Roma per due a zero contro l'Inter, Coppa Italia)

    Marco Follini (leader Udc): “L’astensione che abbiamo praticato non era contro il voto, ma buonsenso. Non solo astensione, ma astinenza da pensieri conflittuali. In democrazia si può applaudire la Tebaldi senza essere contro la Callas”.
    (chi non pratica l'astinenza riesce ad applaudire sia la Callas che la Tebaldi: e pure la Cucinotta)

    Mario Baccini (ministro Udc): “Javemo fatto er culo a fette, a ‘sti scommunicati!”.

    Paolo Cento (verde e ultras): “Peggio del goal di Di Canio! Ma un grido si leva dalla curva Sud: chi si astiene dalla lotta/ è un gran fijo de ‘na mignotta!”.

    Renato Schifani (Fi): “L’elettore si astenga da ciò che Silvio ha in odio”.

    Alfonso Pecoraro Scanio: “Oggi il sole non ride, ma noi ambientalisti sappiamo che si leva comunque ogni mattina”.
    (chi glielo ha detto?)

    Antonio Martino: “Da liberali sappiamo bene che se una battaglia è dura, un prezzo sempre costa. Per esempio, ieri per votare io ho saltato la pennichella”.

    Su il Foglio

    saluti

 

 
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