Dunque, dopo questo fallimento totale e inatteso del referendum, le cui cause sono ben lungi dall'essere comprese (ma che non possono essere ridotte al fatto che il 75% degli italiani sono astensionisti COSCIENTI, ovviamente; già alle politiche c'è un 25% minimo di astensionsmo fisiologico che dopo gli abusi degli anni '90 va considerato minimo doppio in occasione dei referendum, a ciò vanno aggiunti giugno, la rassegnazione, la disinformazione e la stanchezza) la destra pseudoliberale e in cerca di una nuova identità ideologica (i teocon del Foglio?) per ripristinare quella, liberale appunto, perduta (mai avuta?), cerca di propinarci l'ennesimo imbroglio.
E ora ci vengono a proporre l'inedita equazione
MODERATISMO = (filo)ASTENSIONISMO
(penultima uscita del banana di oggi).
Dunque, analizziamo entrambi i termini e scopriamo dov'è la cazzata.
MODERATISMO non è un'ideologia politica, è un atteggiamento di fondo verso la politica che può appartenere a qualsiasi gruppo non estremista, e implica un interesse verso le questioni che non si basi su posizioni ideologiche, una volontà di tendere al miglioramento graduale dell'esistente senza soluzioni drastiche o rivoluzionarie, infine a un rispetto verso l'individuo nei confronti delle possibili ingerenze che ideologie, rivoluzioni, stati autoritari o comunque etici possono proiettare nella sua vita privata.
Sostanzialmente quindi, il moderatismo corrisponde al liberalismo europeo storicamente affermato (il centro degli schieramenti politici) e trova in Popper il suo emblema filosofico; tuttavia nell'Italia regina d'anomalie storicamente il centro si è configurato come un gruppo di partiti unito attorno alla DC, che solo successivamente, per realpolitik, ha assunto verso i problemi politici un atteggiamento di "moderatismo", nascendo infatti come partito ideologico di matrice sostanzialmente non-liberale.
Da questo punto di vista, moderati possono dirsi anche i vari PSDI PRI PLI e forse PSI, costituendo assieme alla DC il centro della politica italiana nella Prima Repubblica.
Da questa confusione nasce l'imbroglio.
Coloro che esultano per la "vittoria" dell'astensionismo infatti sono clericali come la DC forse, ma per nulla moderati (richiamo i passaggi in grassetto nella definizione di moderatismo):
1) Hanno un atteggiamento pregiudizievole e ideologico verso la politica e i problemi sociali, mutuato dalla destra americana e adattato alla bell'e meglio nel nostro povero Paese;
2) Su questo atteggiamento ideologico, sostanzialmente reazionario, fondano il loro approccio ai problemi: il referendum lo dimostra perché la loro posizione non tiene affatto conto delle gravissime conseguenze di lungo periodo che la legge 40 produrrà sulla ricerca medica e biologica in Italia; non possiedono il concetto di progresso nel senso della tradizione illuministica occidentale del termine;
3) Poiché la loro ideologia è metafisicamente fondata e non disdegna lo Stato etico, ne consegue che non vi può essere rispetto per l'individuo e per il singolo in essa: e la legge 40 di rispetto liberale per la donna ne ha, ahinoi, ben poco.
Per cui risultano, per induzione, estremisti di prim'ordine.
Estremisti maggioranza in Italia? ma quando mai!!! Non prendiamoci per il culo.
Questa gente si nasconde dietro una maschera, agitando lo spauracchio di un bipolarismo iperlitigioso con la magica parola di "moderatismo" (Follini insegna, non tanto Berlusconi che ha tenuto a lungo un atteggiamento ambivalente) evocano il pacifico e traquillizzante mito del "si stava meglio quando si stava peggio" di un governo bloccato e ladro d'altri tempi.
Forse, essere davvero moderati oggi in Italia soignifica volere la rivoluzione, perché non può che essere rivoluzionario quel cambiamento che porti l'italia a essere un paese normale, civile, LIBERALE, dove il lavoro, lo studio, l'impegno e il merito dell'individuo non siano mortificati e dovi si ricerchino soluzioni congiunte ma d'ispirazione pragmatica, riformatrice, progressiva ai problemi che è quello che altrove vuole dire essere moderati.




Rispondi Citando
