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Discussione: Imitiamoci

  1. #21
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    In Origine Postato da O'Rei
    sei un fenomeno....
    me lo dicono tutti


  2. #22
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    Hey, banana, guarda che i disastri che avete combinato mica sono colpa del Presidente Prodi.

    Imparaste almeno ad avere un po' di rispetto per chi vi ha salvato la pellaccia con l'euro.

    BANANAS E POLLISTI IN GALERA!

    FATTI, NON PUGNETTE

  3. #23
    Silvioleo
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    In Origine Postato da Lollo87Lp
    Hey, banana, guarda che i disastri che avete combinato mica sono colpa del Presidente Prodi.

    Imparaste almeno ad avere un po' di rispetto per chi vi ha salvato la pellaccia con l'euro.

    BANANAS E POLLISTI IN GALERA!

    FATTI, NON PUGNETTE
    domani ci troviamo,cosi' andiamo a sfrgeiare un po' di mercedes a questi impuniti(prima pero' mi devo tirare 134 seghe)

  4. #24
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    Troppo facili

  5. #25
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    GLI INCIUCI DEGLI AMICI RIFOGNISTI

    Aveva iniziato Luciano Violante. Per il capogruppo Ds, il progetto del centrodestra sulle riforme istituzionali non è un attentato all’unità nazionale e non mette in pericolo la democrazia. Semplicemente è un progetto “confuso” che “non regge”. Violante, nell’intento di migliorarlo, ha quindi proposto una “assemblea costituente-redigente”. L’idea, che non ha precedenti nella storia del diritto costituzionale, prevede che il popolo elegga un’assemblea con metodo proporzionale, la quale dovrebbe redigere un testo inemendabile che poi verrebbe ratificato dal parlamento attuale.
    E’ chiaro che un’assemblea del genere, certo più rappresentativa delle attuali camere, ma priva di potere legislativo, entrerebbe subito in conflitto con il parlamento, gettando il sistema istituzionale nel caos più completo.
    Poi, nella giornata di mercoledì, intervenendo alla Camera, Fassino ha parlato in tono di rimprovero verso la Cdl. La pervicacia della maggioranza, infatti “determinerà strappi e lacerazioni che renderanno più lungo e complesso il compimento di quella transizione iniziata dieci anni fa e che sarebbe meglio fare insieme”. Fare insieme per il segretario dei Ds vuol dire Assemblea costituente, e invita il Polo: “finora l’avete rifiutata, ma noi la riproponiamo”, perché, continua Fassino “noi siamo disposti ad un confronto vero”. E’ irritato il segretario: “chiedo che, almeno durante questa ultima fase, ci sia da parte della Casa delle Libertà una considerazione più responsabile e coerente con delicatezza delle riforme costituzionali”.
    Insomma, la sostanza è una: i Ds sono disponibili a prendere in considerazione l’idea di riformare la costituzione insieme alla maggioranza per “completare la transizione” ovvero per passare dalla repubblica parlamentare e unitaria ad altre forme.
    E qui si arriva al voto di astensione di ieri. La Margherita, che tra le sue file annovera ancora qualche vecchio costituente come Scalfaro, è per il “no” a tutto campo. Rutelli vuole bocciare l’articolo 1, quello del senato federale. Ma i Ds non ci stanno: “anche noi siamo per il senato federale” dice Violante, che propende per votare a favore. E allora, mediatore Castagnetti, si arriva all’astensione. Ma Fassino è chiaro: “la nostra astensione è la dimostrazione che non abbiamo pregiudizi”. L’atteggiamento dei Ds, quindi, non sarà del muro contro muro: “valuteremo articolo per articolo, presenteremo emendamenti”. Di più: “Il nostro atteggiamento” – dice il segretario Ds – “dipende dalla maggioranza, se farà aperture o no”.
    Si consuma così lo strappo con il resto dell’opposizione. Pdci e Rifondazione accusano il triciclo di tradimento. Il correntone, che non era presente in aula per una delicata riunione sul caso Melandri, arriva nell’emiciclo a cose fatte e si capisce subito che nessuno se l’aspettava: “Sono molto perplesso” – sibila un ombroso Pietro Folena, che minaccia: “ne dovremo parlare nella riunione del gruppo martedì”. Ma è Gloria Buffo a spiegare quel che sta davvero succedendo: “Il problema – sostiene la deputata della sinistra diessina – è che a furia di curarsi della federazione riformista si rischia di spaccare la coalizione. Il voto di oggi ne è la prova”.
    Le voci di corridoio parlano di un intervento di Ciampi per favorire il dialogo. Ma il presidente ha posto dei paletti: “ho giurato sull’Unità nazionale”. Fassino e Violante, invece, no.
    Il segretario del Prc ha scelto di aprire così il Congresso del suo partito: non con un documento collettivo di tesi, ma dicendo quello che pensa in prima persona.
    Le 15 Tesi, per la loro forma rapida, hanno il pregio della chiarezza. Al primo punto c’è la sottolineatura positiva del ruolo dei movimenti, innanzitutto di quelli “no global”, che si sono mossi negli ultimi anni contro guerre e neoliberismo. Alla Tesi 4 si pone il primo problema su cui il Prc è chiamato a discutere: “E’ necessario che l’insieme di questi soggetti nuovi produca una iniziativa unitaria che dia corpo e visibilità a un progetto di unificazione dei movimenti”. Quindi, la pur importante resistenza al neoliberismo da sola non basta se non produce fatti politici nuovi in grado di incidere pure sulla rappresentanza.
    Tesi numero 6: “Il movimento operaio è stato il grande protagonista del secolo ma è stato sconfitto in primo luogo per il fallimento laddove si è costituito in Stato nelle società post-rivoluzionarie nelle quali le istanze di liberazione si sono rovesciate in forme di oppressione drammatica…”. Segue una critica allo stalinismo che è anche critica al comunismo ossificato di tutte le esperienze di “socialismo reale”. La sfida di Bertinotti è ricostruire una forza a dimensione europea che metta in relazione il meglio della storia della sinistra con le soggettività e le culture dei nuovi movimenti (il recente Partito della sinistra europea ne è il primo abbozzo).
    Alla Tesi 7 si pone il problema della guerra e del terrorismo. Scrive Bertinotti: “La guerra alimenta il terrorismo, che è figlio e fratello della guerra”. E’ un’affermazione netta, condivisibile. Ecco perché solo “la pace è il terreno di rinascita della politica”. Qui si riafferma la scelta della nonviolenza.
    Nelle Tesi successive Bertinotti insiste sulle nuove culture e pratiche dei movimenti che sono il terreno fertile “per la costruzione di una sinistra di alternativa”. Il segretario del Prc, oltre a innovare, rompe il recinto del fortino di Rifondazione e ridisegna il ruolo del partito non come forza autosufficiente ma come parte della ricerca e delle sperimentazioni sociali in corso per ridefinire una “democrazia della partecipazione e del conflitto”.
    Alla Tesi 11 si affronta la spinosa questione dell’alleanza con il centrosinistra e dell’eventuale partecipazione al governo di una forza antagonista come Rifondazione. “Il governo non è l’obiettivo o lo sbocco della politica di alternativa ma può essere un passaggio necessario”, scrive in modo impegnativo Bertinotti, che definisce “democratica” la nuova coalizione di cui il suo partito potrebbe far parte perché si tratta appunto di ricostruire democrazia e partecipazione.
    Segue un’affermazione ancora più esplicita sull’intesa programmatica da costruire con il resto del centrosinistra: “L’obiettivo di questo nostro impegno è la sconfitta della legge del pendolo secondo la quale quando le sinistre sono all’opposizione suscitano speranze e attese che vengono disattese quando assumono il governo”.
    A chiusura, ci sono le altre Tesi che definiscono il campo su cui iniziare finalmente a discutere il programma della coalizione democratica.
    Bisognerà tornare su queste 15 Tesi di Bertinotti in modo più approfondito. E bisognerà discuterne nel merito. Ma non si sfugge alla prima impressione che le novità impresse dal segretario al suo partito (dalla nonviolenza al rapporto con il centrosinistra, dalla rivisitazione della storia comunista alla valorizzazione dei nuovi movimenti) favoriscano dialogo, lavoro comune, ripensamento strategico della sinistra e – quel che più conta – possibilità di far convergere in una pratica di trasformazione il meglio delle nuove culture di partiti e movimenti.
    La guerra in Iraq è stata illegale. A dirlo a chiare lettere, in un’intervista alla BBC di ieri, è il segretario generale dell’Onu, Kofi Annan. Prima del 20 marzo, data di inizio dei bombardamenti Usa nell’ambito dell’operazione “Iraqi Freedom”, era necessaria una nuova risoluzione del consiglio di sicurezza, per dare alla guerra la legittimità internazionale che invece le è mancata. Quando l’intervistatore della tv inglese lo ha incalzato con la domanda “l’invasione è stata illegale?”, il pur pacato Annan ha ammesso che “si, se vuole metterla in questi termini. Non era in conformità con la carta delle Nazioni Unite. Dal nostro punto di vista, dal punto di vista della carta, era illegale”. Parole dure, incontrovertibili. “Spero di non vedere un’altra operazione simile a quella in Iraq per molto tempo”, ha aggiunto Annan. Il segretario dell’Onu ha anche lanciato un allarme per le previste elezioni irachene del 2005: “non si possono avere elezioni credibili – ha ammonito – se le condizioni di sicurezza rimangono quelle attuali”. La presa di posizione di Annan è tutt’altro che nuova: da subito il segretario si era detto contrario a una guerra che rischiava di minare gli equilibri, il diritto mondiale, l’esistenza stessa delle Nazioni Unite. “Per quanto riguarda il concetto di ‘guerra preventiva’ – aveva detto alla vigilia del conflitto - credo rappresenti una grande sfida ai princìpi sui quali, anche se in modo imperfetto, la pace e la stabilità del mondo si sono basate negli ultimi 55 anni. La mia preoccupazione è che, qualora una tale impostazione venisse adottata, potrebbe costituire un precedente per una proliferazione dell’uso unilaterale e illegale della forza, con o senza giustificazione”. Gli Stati Uniti ignorarono ripetutamente gli inviti alla moderazione che giungevano dal Palazzo di Vetro. Ma quando Washington prese decisamente la strada dell’unilateralismo armato, violando la legittimità internazionale? Occorre ricordare che la prima guerra del golfo, nel 1991, ebbe il sostegno dell’Onu, che con la risoluzione 678 autorizzava l’uso della forza qualora Saddam non avesse abbandonato il Kuwait. Dopo la vittoria Usa nella “Desert Storm”, la risoluzione 687 intimava l’Iraq a distruggere tutte le armi chimico-batteriologiche del proprio arsenale. Un disarmo ritenuto quantomeno lento, visto che oltre dieci anni dopo dal Palazzo di Vetro giungeva un nuovo diktat, la risoluzione 1441, che imponeva a Saddam ispezioni “libere, illimitate e incondizionate” da parte di 16 inviati dell’Onu, con a capo l’ormai celebre Hans Blix. Mentre i venti di guerra soffiavano già nell’asse Washington-Londra, Blix e i suoi sostennero che l’Iraq aveva cominciato a collaborare, e che comunque non c’erano prove di quelle armi letali denunciate a più riprese da Bush e Blair (era il 14 febbraio 2003). L’Onu ammoniva Baghdad che ci sarebbero state “conseguenze” se non avesse adempiuto alle richieste. La via della legalità internazionale, come ha ricordato ieri Annan, doveva essere a questo punto una nuova riunione del Consiglio di Sicurezza, per vagliare le eventuali sanzioni da comminare all’Iraq, o decidere la proroga delle ispezioni, come richiesto dallo stesso Blix, sulla scorta della 1441. Com’è arcinoto, Bush decise invece di attaccare, infilandosi nel pantano iracheno definito da Annan “una dolorosa lezione per tutti”. Un attacco non solo privo del placet del Palazzo di Vetro, ma esplicitamente vietato dalla Carta dell’Onu, che recita all’articolo 2 “Gli Stati membri devono astenersi dall’uso della forza contro l’integrità territoriale e l’indipendenza di qualsiasi stato”. Neanche il Trattato della Nato offre una sponda giuridica ai falchi di Washington: l’ultra citato articolo 5, infatti, si limita a affermare che, nel caso di un attacco armato contro un Paese aderente al Patto Atlantico, le altre nazioni stabiliranno insieme le necessarie reazioni, fino al pronunciamento del Consiglio di sicurezza dell’Onu. La legge, insomma, è stata infranta palesemente, come milioni di pacifisti nel mondo dicono da ormai un anno e mezzo. Neanche il pietoso velo della nuova, attesa risoluzione, la 1546 (giugno 2004), serve a coprire la vergogna di una guerra che non ha alcuna giustificazione politica, etica, militare. Se l’Onu fosse un’istituzione ancora credibile, insomma, dovrebbe sanzionare gli Stati Uniti per aver invaso uno stato sovrano. Paradossalmente, lo stesso reato contestato a Saddam nel 1991. Le parole di Annan, per quanto misurate e, in ultima analisi, dovute, hanno suscitato le reazioni scomposte di alcuni di quei “willings” che, 18 mesi fa, si accodarono a Bush nella sconsiderata impresa irachena. “La guerra era non solo legale ma anche necessaria”, ha dichiarato il governo britannico. “L’invasione dell’Iraq era perfettamente legale”, ha rincarato la dose il premier australiano Howard. Impegnati entrambi in una guerra contro un nemico ancora più tenace degli “insurgens” iracheni: l’evidenza.

    CESARE SALVI

  6. #26
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    In Origine Postato da Silvioleo
    domani ci troviamo,cosi' andiamo a sfrgeiare un po' di mercedes a questi impuniti(prima pero' mi devo tirare 134 seghe)
    ahahah sei proprio uno sfigato......



    cosa vuoi imitare.....



    sei un bamboccio ..torna dalla mamma su.....eh!


  7. #27
    Viribus Unitis
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    In Origine Postato da Lollo87Lp
    Alla parata del 2 Giugno di qualche anno fa avevamo anche reso omaggio al Presidente della Repubblica, con le Frecce Tricolori che sfrecciavano nel cielo di Roma e le Bandiere dello Stato, della nostra Patria appese a tutti i balconi...
    Uhm...

  8. #28
    Viribus Unitis
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    In Origine Postato da blob21
    ahahah sei proprio uno sfigato......



    cosa vuoi imitare.....



    sei un bamboccio ..torna dalla mamma su.....eh!


  9. #29
    Viribus Unitis
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    In Origine Postato da Silvioleo
    domani ci troviamo,cosi' andiamo a sfrgeiare un po' di mercedes a questi impuniti(prima pero' mi devo tirare 134 seghe)
    Ti sei scordato di metterci la birra di grano...

    ça va sans dire...

  10. #30
    Viribus Unitis
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    In Origine Postato da Lollo87Lp
    Nirvana?

 

 
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