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  1. #211
    Napoléon I
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    Originally posted by Martha
    Beh… io non li definirei errori ma sante esagerazioni…
    L’esempio di un S. Domenico Savio che si rifiuta di andare al mare o di un S. Luigi Gonzaga che non guarda mai in viso la sua regina, non significano divieto di recarsi al mare o di guardare in faccia i rappresentanti dell’altro sesso…, ma ci spingono alla riflessione e, nei debiti limiti, all’imitazione…. Se i Santi sono arrivati a tanto pur di non intaccare minimamente la virtù, cosa non dovremmo fare noi, ai nostri giorni….!
    Il breviario dice che san Luigi Gonzaga non guardava in faccia nemmeno la madre: se fosse vero (me evidentemente è una balla) ci sarebbe da averne orrore. Sarebbe stato un mostro, più che un santo.

  2. #212
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Beata Giacinta Marto

    Originally posted by Augustinus
    Troppi giudizi? Troppe prevenzioni? Non è che è un gettare le mani avanti per giustificare certe condotte?
    Piuttosto è proprio quello che lamentava la beata Giacinta nel gennaio 1920 a dover far riflettere sul senso del pudore. Ella intendeva proprio quelle mode che stimolano i sensi e che è seguita dalle masse. Ella, per ispirazione della Madonna, avvertiva contro quelle mode sensuali ... e contrarie alla modestia. Il Venerabile Pio XII, nel 1954, già lo avvertiva: "Quante giovani ragazze ci sono che non vedono nulla di male nel seguire certi stili inverecondi come altrettante pecore. Arrossirebbero certamente di vergogna se potessero sapere l’impressione che fanno e le sensazioni che evocano in coloro che le vedono".
    Puerile l'affermazione delle "mani gettate avanti", ennessima illazione sulle intenzioni, pare che tu sia abituato ad esso.
    Io rispondo, ma tu parli di altro. Nessuno dice che sia bene vestire in un certo modo; tuttavia è questione di equilibrio e dipende dai costumi di un popolo. Inoltre il giudizio verso la persona è impossibile, che tu lo voglia o no. Quello che pensa la persona lo conosce solo Dio, la sua conoscenza, maggiore o minore che sia, le sue intenzioni, sono a noi ignote.

  3. #213
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    Originally posted by Napoléon I
    Il breviario dice che san Luigi Gonzaga non guardava in faccia nemmeno la madre: se fosse vero (me evidentemente è una balla) ci sarebbe da averne orrore. Sarebbe stato un mostro, più che un santo.
    Speriamo che i tanto zelanti tradizionalisti abbiano il coraggio di guardare in faccia i loro genitori. Chissà, magari ponendo loro un velo sul capo, per non subire il fatale fascino del loro volto.

  4. #214
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    Originally posted by MiladyN
    sei talmente preso dalla tua serietà ke nn ti sei nemmeno accorto ke stavo skerzando....e per l'ennesima volta IO NN DIFENDO NESSUNO......sinceramente menefrego altamente di come si vestono le altre ragazze xkè come ho già risposto a dreyer:
    1- nn mi sento uguale alle altre, nn vestendo in maniera peccaminosa come intendi tu nè come fanno loro
    2-ciascuno si difenda x sè, nn sono l'avvocato difensore di nessuno!!

    vedi di nn prendere sempre tutto troppo sul serio, fatti una risata ogni tanto visto ke la mia intenzione nn è certo di venire qui a litigare con gente ke nemmeno guardo in faccia, tu compreso!
    Lo so che scherzavi, ma l'ho considerato fuori luogo.
    Non ho litigato con te, ci mancherebbe: probabilmente sei anche molto simpatica e piacevole.
    Rido quando i tempi e i luoghi lo consentono: il degrado morale non è per me un motivo di ilarità.
    “Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero”

    Proverbio arabo

  5. #215
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    Originally posted by MiladyN
    ecco allora potresti illuminarci sul significato della tua frase di ieri in cui hai detto ke la concezione cristiana della donna nn è molto dissimile da quella islamica......
    Bè, certamente non considero i talebani un fulgido esempio di dottrina islamica (che cononsco molto bene...)

    Originally posted by MiladyN
    cmq, mi spiace molto averti dato fastidio con la mia ironia, ma ki mi conosce da un po' + di tempo qui sul forum sa ke nn metto battute alle volte, solo x puro spam o mancanza di opinioni.......ripeto...si potrebbe discutere in maniera un po' + rilassata...tutto qui!!!
    E va bene, allora finiamola con questa piccola polemica da nulla e ricominciamo da capo. Vorrà dire che sarò meno bacchettone, e ti chiedo perdono se ti ho offesa in qualche modo.
    (alla fin fine, mi sciolgo sempre davanti alle ragazze :P)
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    Proverbio arabo

  6. #216
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    Originally posted by Talib
    E va bene, allora finiamola con questa piccola polemica da nulla e ricominciamo da capo. Vorrà dire che sarò meno bacchettone, e ti chiedo perdono se ti ho offesa in qualche modo.
    (alla fin fine, mi sciolgo sempre davanti alle ragazze :P)
    ma no, nn hai offeso me, il discorso è tutto iniziato ke sembrava quasi ke io fossi del genere "mezza nuda in città" quando nn è vero...insomma , una serie di qui pro quo....

    cmq grazie delle scuse...fa sempre piacere giungere a un kiarimento...no, mi fa specie ke, sebbene nn severa come te, io sia della tua opinione....peccato nn si fosse capito....

  7. #217
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    Predefinito Re: Re: Re: Re: Re: Re: Beata Giacinta Marto

    Originally posted by Thomas Aquinas
    Puerile l'affermazione delle "mani gettate avanti", ennessima illazione sulle intenzioni, pare che tu sia abituato ad esso.
    Io rispondo, ma tu parli di altro. Nessuno dice che sia bene vestire in un certo modo; tuttavia è questione di equilibrio e dipende dai costumi di un popolo. Inoltre il giudizio verso la persona è impossibile, che tu lo voglia o no. Quello che pensa la persona lo conosce solo Dio, la sua conoscenza, maggiore o minore che sia, le sue intenzioni, sono a noi ignote.
    Illazione sulle intenzioni? A me sembra che la fai di continuo tu ... . Tu rispondi, ma io parlo d'altro? Rispondi? Se quelle le chiami risposte ... . Parlo d'altro? Forse, vorrai dire parliamo linguaggi diversi. Così sarebbe più logico, perchè rileggendo le tue risposte e quanto da me scritto, non mi pare che abbia parlato d'altro ... .
    E poi tornano le questioni filosofeggianti: non si formula un giudizio verso le intenzioni di questa o quella persona. Qui le intenzioni non c'entrano. Qui rileva un fatto obiettivo, a prescindere dalle intenzioni: cioè stavo parlando della moda, del modo di vestire e dell'andare dietro alle mode. Di questo stavo parlando: insomma, qualcosa di oggettivo, non di soggettivo. E per tale ragione citavo le espressioni della Beata Giacinta e di Padre Pio, che non si riferivano alle intenzioni personali. E poi scusa, col tuo metro, non si dovrebbe parlare di nulla ... neppure dell'aborto o di altri temi (di etica sessuale ...), visto che essi involgono, volenti o nolenti, anche le intenzioni. E mi pare ovvio che qui non si approdi a nulla con le tue solite ... risposte ...: tanto valgono le intenzioni ...

  8. #218
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    Vedo che devo andare agli elementi più basilari per essere capito. Torniamo all'alfabeto, per carità cristiana, con pochissima mia voglia.
    Ogni atto, parlerò con linguaggio kantiano, ha un lato fenomenico e uno noumenico.
    L'azione esterna, così come la vedo, e la sua intenzione.
    Il soggetto e Dio conoscono l'azione esterna e l'intenzione.
    Io conosco solo l'azione esterna.
    Un atto può essere oggettivamente sbagliato e tuttavia compiuto con una intenzione buona, un atto può essere oggettivamente buono, tuttavia compiuto con intenzione cattiva.
    La persona che si veste in un modo eccessivamente provocante, perchè, mettiamo, ha caldo, non ha intenzioni cattive.
    La persona che fa la carità per farsi vedere, ha intenzioni cattive.
    Ora è evidente che la responsabilità delle azioni non è legata solo alla realizzazione pratica di esse, ma anche all'intenzione che sta a monte, e che si concretizza nell'azione. Data la medesima azione, lo ripeto, posso avere intenzioni diverse. L'ermeneutica dell'intenzione non è scienza esatta.
    Un atto oggettivamente negativo è peccato mortale solo se si ha una intenzione piena e consapevole, altrimenti no.
    Vediamo quindi che anche la teologia ha assorbito questi dettami, che sono vecchi quanto il cristianesimo, diciamo che tuttavia Abelardo, il grande Abelardo, li ha esplicitati.
    L'intenzione può essere buona e l'azione cattiva abbiamo detto.
    Perchè avviene questo? Per ignoranza evidentemente.
    L'ignoranza può essere di due generi: colpevole o incolpevole, in relazione alla possibilità reale nel contesto storico determinato del superamento di essa.
    Nessuno quindi dice che vestirsi in un certo modo sia oggettivamente sbagliato, si tende invece a escludere il giudizio sulle persone. L'azione si può giudicare, così come la si vede. La persona no.

  9. #219
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    Originally posted by Thomas Aquinas
    Vedo che devo andare agli elementi più basilari per essere capito. Torniamo all'alfabeto, per carità cristiana, con pochissima mia voglia.
    Ogni atto, parlerò con linguaggio kantiano, ha un lato fenomenico e uno noumenico.
    L'azione esterna, così come la vedo, e la sua intenzione.
    Il soggetto e Dio conoscono l'azione esterna e l'intenzione.
    Io conosco solo l'azione esterna.
    Un atto può essere oggettivamente sbagliato e tuttavia compiuto con una intenzione buona, un atto può essere oggettivamente buono, tuttavia compiuto con intenzione cattiva.
    La persona che si veste in un modo eccessivamente provocante, perchè, mettiamo, ha caldo, non ha intenzioni cattive.
    La persona che fa la carità per farsi vedere, ha intenzioni cattive.
    Ora è evidente che la responsabilità delle azioni non è legata solo alla realizzazione pratica di esse, ma anche all'intenzione che sta a monte, e che si concretizza nell'azione. Data la medesima azione, lo ripeto, posso avere intenzioni diverse. L'ermeneutica dell'intenzione non è scienza esatta.
    Un atto oggettivamente negativo è peccato mortale solo se si ha una intenzione piena e consapevole, altrimenti no.
    Vediamo quindi che anche la teologia ha assorbito questi dettami, che sono vecchi quanto il cristianesimo, diciamo che tuttavia Abelardo, il grande Abelardo, li ha esplicitati.
    L'intenzione può essere buona e l'azione cattiva abbiamo detto.
    Perchè avviene questo? Per ignoranza evidentemente.
    L'ignoranza può essere di due generi: colpevole o incolpevole, in relazione alla possibilità reale nel contesto storico determinato del superamento di essa.
    Nessuno quindi dice che vestirsi in un certo modo sia oggettivamente sbagliato, si tende invece a escludere il giudizio sulle persone. L'azione si può giudicare, così come la si vede. La persona no.
    Qui si sta valutando una condotta esterna. Non le intenzioni. Quindi, tutto questo filosofeggiare - peraltro inutile - è decisamente fuori luogo, dal momento che si è espresso un giudizio sulle mode, non su Tizia o su Caia.
    Ma forse, più che la filosofia, sarebbe bene che prendessi in mano un po' di sana teologia morale (v. QUI ad esempio). Nessuno sta esprimendo giudizi su persone specifiche o sulle intenzioni di queste (anche se comunque devo dire che, dando dell'ignoranza, qui si tratta di ignoranza non scusata, in quanto crassa: quella che in termini giuridici potrebbe definirsi colpa grave).
    Assolutamente. Il punto è la condotta esterna, come la chiami tu; oggettiva. Delle intenzioni - sebbene intuibili - non c'interessa.
    Ed infatti non ho usato espressioni "peccato mortale" o altre, ma solo ho detto che la condotta è obiettivamente ... diciamo ... non cristiana, in quanto non rispettosa della sacralità del corpo (cfr. 1 Cor. 6, 15-20, Rom, 1, 23).

  10. #220
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    Predefinito L'impudicizia del vestito

    Il vestito serve certamente a riparare il corpo dalle intemperie. Ma esso è anche ordinato a ricoprire le nudità e ad esprimere il pudore: la narrazione del libro del Genesi dopo il peccato originale è chiara e significativa. Vedere nel vestito niente altro che la sublimazione della fase dell'infatuazione e della tendenza esibizionistica è concezione psicoanalitica che risente del carattere aberrante e paradossale di tutta la dottrina, per cui si da valore universale ed assoluto ad esperienze che hanno un campo assai limitato e spesso anormale.

    Non neghiamo, infatti, che alcune forme di vestire risentano della tendenza esibizionistica e siano talvolta più provocanti e pericolose della stessa cruda nudità. Ma non si può, se non arbitrariamente, estendere a tutte le forme ciò che è proprio di alcune.

    Questo, invece, si può e si deve ammettere, che il vestito, oltre alle finalità sopra accennate, ha anche, per le sue varie forme, un significato, diverso da caso a caso, ma che nella maggior parte dei casi ha carattere sociale più che individuale. Si ricordi, a tale proposito, quanto è Stato già osservato circa l'individuazione secondaria del pudore. È stato allora rilevato, oltre al resto, che tale individuazione non è del tutto arbitraria, ma segue il più delle volte le indicazioni stesse della natura.

    Pertanto nella valutazione morale dell'abbigliamento si devono considerare i seguenti elementi: la naturale esigenza del pudore ed il significato che assumono in determinati ambienti e tempi alcune forme di vestire. Quanto alla naturale esigenza del pudore, essa è in rapporto con le caratteristiche sessuali del corpo umano e con la sede dell'istinto genesiaco, acquistando maggiore o minore gravita a seconda della natura di tali caratteri. Detta esigenza è in contrasto con qualsiasi forma di esibizionismo, sia che esso si attui attraverso al denudamento di certe parti del corpo sia che cerchi attraverso allo stesso vestito di mettere in evidenza le caratteristiche proprie del sesso.

    Atteso il carattere naturale della suddetta esigenza, essa è lesa anche nel caso in cui una determinata moda sia dettata nel singolo, non già da desiderio esibizionistico, ma da altro motivo. Non si può tuttavia negare che l’animo di chi indossa un determinato vestito ha una certa, sia pure accidentale, incidenza sulla sua stessa procacità, e che, ove manchi il desiderio di esibizionismo, i differenti motivi possono essere tenuti presenti per attenuare od anche eliminare la colpa, se siano tali da giustificare la permissione dello scandalo.

    D'altra parte, è da osservarsi die la tendenza esibizionistica, la quale non è da contendersi con la semplice vanità, è più frequente e forte nella donna che nell'uomo, può acquistare talvolta un vero carattere ossessionante e spesso tende a mascherarsi dei più svariati pretesti.

    Per tale motivo e per la comune, aperta o larvata, ricerca di sensualità da cui è spesso dominato l'uomo nei suoi rapporti sociali con la donna, riteniamo non si debba essere eccessivamente facili a pensare che le abitudini e l'ambiente riescano a purificare del tutto ed a rendere comunemente innocui certi usi, che sono in contrasto con il pudore, cosi come è inteso dalla morale cristiana.

    Cfr. Instructio S. C. Concilii (12 ian, 1950), in AAS, 22 (1930) 26 ss.; A. THOUVENIN, Luxe, in DTC, IX, 1337-1340, R, ZANHARD, Kleidung. in Lexicon fur Theologie u. Kirche, VI, 16-17; HOCEDEZ, Pour la modestie chrétienne, in Nouv. Rev. Théol. (1925) 400 ss.; D. KISELSTEIN, Lcs modes indecentes, in Rev. eccl. Liège (1925); F, TER HAAR, Casus conscientiae, V, p. 147 ss.; A, LANZA - P. PALAZZINI, o. e., 217-218, K. WOYTYLA, Amore e responsabilità, Torino 1969.

    FONTE

 

 
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