La ricorrenza del 25 Aprile può ritenersi come un modo per opporsi alla degenerazione del sociale, tramite la ripetizione e la ridondanza della commemorazione; ciò è possibile attraverso l'attivo spiegamento della simbologia e della retorica antifascista, la quale crea solo l'ILLUSIONE della più concreta fattualità; mentre, nella pratica, ottiene l'effetto di cancellare le identità storiche individuali attraverso la ripetizione del "rito", in nome di una - presunta - "giusta" causa comune.
"Commemorazione" e "oblio", così come "oblio" e "memoria", sono concetti molto più legati di quanto non sembri.
I principi implicati e i simboli nazionali utilizzati, costituiscono una classificazione culturale degli eventi storici; una gerarchia relativa a ciò che deve essere considerato importante o meno: ovvero, sono espressione di una cosmologia, che vorrebbe ergersi ad universale, ma non lo è, perchè di parte.
Quindi, la commemorazione del 25 Aprile è uno strumento fazioso di costruzione storica che ha effetti sull'identità nazionale; eppure la commemorazione non risponde a criteri di oggettività fattuale, ma è piuttosto espressione di una possessività, una modalità di controllo collettivo occultata da necessità di riprodurre un certo ordine sociale.
Di fatto, la commemorazione del 25 Aprile serve solo a mantenere lo status quo, nonostante metta palesemente in luce le contraddizioni della società stessa; società fondata sulla rappresentazione dualistica di antifascisti e fascisti, nella quale il termine "fascista" incarna l'ideale di "male assoluto", soprattutto nel dibattito politico.
Ma poichè non esiste un "male assoluto", ma solo un senso comune, che è rappresentazione iconografica del partigiano e dell'americano "liberatore", si dovrebbe concludere che la commemorazione del 25 Aprile incarna perfettamente la visione della corrente interpretazione culturale della "verità assoluta".
Questo testimonia il fatto che non solo i sistemi di governo totalitari, ma anche le stesse "democrazie" tendono a promuovere e incoraggiare un'unica "verità storica" negando ogni forma di "resistenza".
Quella del 25 Aprile è una "verità storica" teologicamente fondata sul "peccato originale" dell'olocausto degli ebrei, ma che riproduce, attraverso le dialettiche, le commemorazioni, i simboli, persino i nomi delle piazze e delle strade, un'identità nazionale conforme ai progetti di dominazione egemonica da parte delle potenze vincitrici l'ultimo grande conflitto bellico mondiale; e fra queste non vi è l'Italia.




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