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  1. #1
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    Exclamation Comunicato Ezln: Allarme Rosso

    COMUNICATO DEL COMITATO CLANDESTINO RIVOLUZIONARIO
    INDIGENO -
    COMANDO GENERALE DELL'ESERCITO ZAPATISTA DI
    LIBERAZIONE NAZIONALE.
    MESSICO


    19 GIUGNO 2005.

    AL POPOLO DEL MESSICO:
    AI POPOLI DEL MONDO:

    FRATELLI E SORELLE:

    A PARTIRE DA OGGI, L'ESERCITO ZAPATISTA DI LIBERAZIONE
    NAZIONALE HA DECRETATO, IN TUTTO IL TERRITORIO
    RIBELLE, UN

    ALLARME ROSSO GENERALE.

    IN BASE A QUESTO COMUNICHIAMO QUANTO SEGUE:

    PRIMO. - IN QUESTO MOMENTO SI STA PROVVEDENDO ALLA
    CHIUSURA DEI CARACOLES E DEGLI UFFICI DELLE GIUNTE DI
    BUON GOVERNO CHE SI TROVANO NELLE COMUNITÀ ZAPATISTE
    DI OVENTIK, LA REALIDAD, LA GARRUCHA, MORELIA E
    ROBERTO BARRIOS, E DI TUTTE LE SEDI DELLE AUTORITÀ DEI
    DIVERSI MUNICIPI AUTONOMI RIBELLI ZAPATISTI.

    SECONDO. - SI STA PROCEDENDO ANCHE ALL'EVACUAZIONE DEI
    COMPONENTI DELLE DIVERSE GIUNTE DI BUON GOVERNO E
    DELLE 'AUTORITÀ AUTONOME, PER LA LORO SICUREZZA. DA
    ADESSO E PER UN PERIODO INDEFINITO ESEGUIRANNO IL LORO
    LAVORO IN FORMA CLANDESTINA E ITINERANTE. SIA I
    PROGETTI CHE IL GOVERNO AUTONOMO CONTINUERANNO A
    PROCEDERE E LAVORARE ANCHE SE IN CONDIZIONI DIVERSE DA
    QUELLE PRESENTI FINO AD ORA.

    TERZO. - NEI DIVERSI CARACOLES SI MANTERRANNO IN
    FUNZIONE I SERVIZI DI BASE DI SALUTE COMUNITARIA. A
    FRONTE DI QUESTI SERVIZI CI SONO DEI CIVILI, CHE IL
    CCRI-CG DELL'EZLN SOLLEVA DA OGNI RESPONSABILITA' PER
    QUALSIASI DELLE SUE AZIONI FUTURE E PER I QUALI
    ESIGIAMO TRATTAMENTO DA POPOLAZIONE CIVILE E RISPETTO
    DELLA LORO VITA, LIBERTA' E BENI DA PARTE DELLE FORZE
    GOVERNATIVE

    QUARTO. - SONO STATI RICHIAMATI TUTTI GLI ELEMENTI DEL
    NOSTRO EZLN CHE STAVANO SVOLGENDO LAVORO SOCIALE NELLE
    COMUNITÀ ZAPATISTE E LE NOSTRE TRUPPE REGOLARI SONO
    STATE ACQUARTIERATE. INOLTRE, SONO STATE SOSPESE PER
    UN TEMPO INDEFINITO TUTTE LE TRASMISSIONI DI RADIO
    INSURGENTE, "LA VOCE DEI SENZA VOCE", IN MODULAZIONE
    DI FREQUENZA ED ONDA CORTA.

    QUINTO. - CONTEMPORANEAMENTE ALLA DIFFUSIONE DI QUESTO
    COMUNICATO, SI ESORTANO LE SOCIETÀ CIVILI NAZIONALI ED
    INTERNAZIONALI CHE SI TROVANO IN ATTIVITA' PRESSO GLI
    ACCAMPAMENTI DI PACE ED IN PROGETTI NELLE COMUNITÀ, A
    LASCIARE IL TERRITORIO RIBELLE O, SE È LORO DECISIONE
    LIBERA E VOLONTARIA, DI RIMANERE A LORO RISCHIO E
    SOTTO LA LORO RESPONSABILITA', CONCENTRATI NEI
    CARACOLES. NEL CASO DI MINORENNI, LA PARTENZA E'
    OBBLIGATORIA..

    SESTO. - L'EZLN ANNUNCIA LA CHIUSURA DEL CENTRO DI
    INFORMAZIONE ZAPATISTA (CIZ) NON SENZA PRIMA
    RINGRAZIARE LE SOCIETÀ CIVILI CHE HANNO COLLABORATO
    CON ESSO, DALLA SUA FORMAZIONE FINO AD OGGI. IL
    CCRI-CG DELL'EZLN SOLLEVA FORMALMENTE QUESTE PERSONE
    DA QUALSIASI RESPONSABILITÀ PER LE AZIONI FUTURE
    DELL'EZLN.

    SETTIMO. - L'EZLN SOLLEVA TUTTE LE PERSONE ED
    ORGANIZZAZIONI CIVILI, POLITICHE, CULTURALI, CIVICHE,
    NON GOVERNATIVE, COMITATI DI SOLIDARIETA' E GRUPPI DI
    APPOGGIO CHE SI SONO AVVICINATI A NOI DAL 1994, DA
    QUALSIASI RESPONSABILITA' PER NOSTRE AZIONI FUTURE.
    RINGRAZIAMO TUTTI E TUTTE COLORO CHE, CON SINCERITA'
    ED ONESTA', IN QUESTI QUASI 12 ANNI HANNO APPOGGIATO
    LA LOTTA CIVILE E PACIFICA DEGLI INDIGENI ZAPATISTI
    PER IL RICONOSCIMENTI COSTITUZIONALE DEI DIRITITI E
    DELLA CULTURA INDIGENI.

    DEMOCRAZIA!
    LIBERTA'!
    GIUSTIZIA!


    Dalle Montagne del Sudest Messicano.
    Per il Comitato Clandestino Rivoluzionario
    Indigeno-Comando Generale dell'
    Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale.


    Subcomandante Insurgente Marcos
    Messico, nel sesto mese dell'anno 2005


    (Traduzione Comitato Chiapas "Maribel" - Bergamo)
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  2. #2
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    Dal colloquio avuto al telefono con Miguel ed altri compagni in Messico deduco questo:

    - gli zapatisti non pensano di riprendere unilateralmente le armi;

    - gli zapatisti possono dedurre da vari fatti obbiettivi in progressione negli ultimi giorni che esiste il pericolo di una offensiva dell' esercito (in un momento di grave debolezza politica del Presidente Fox che darebbe ai militari più forza per imporre la loro soluzione);

    - che in una situazione di grave deterioramento politico della situazione messicana nota a chi non si concentri solo sul Chiapas e ormai in campagna elettorale gli zapatisti vogliano riproporre politicamente un discoro su loro e sul paese.

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

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  3. #3
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    "Molti canti ho sentito nella mia terra natìa, canti di gioia e di dolor. Ma uno mi s' è inciso a fondo nella memoria ed è il canto del comune lavorator"...spettrale residuo di quegli estatici giorni rivoluzionari!
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    Ma cos' è successo? Come mai l' Ezln dichiara l' allarme rosso?
    "Gli idoli di legno possono vincere, le vittime umane venir sacrificate."
    Karl Marx

  4. #4
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    Perchè c'è il rischio di una controffensiva dell'esercito federale.
    Il governo messicano per adesso smentisce ma il problema è che Fox oggi come oggi è quasi desautorato da ogni tipo di potere e i militari ne proterrebero approfittare.

    P.G.
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  5. #5
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    Penso sia utile in questo senso leggere l'intervento di Marcos sulla politica messicana pubblicato sulla Jornada di Città del Messico il giorno prima dell'"allarme rosso generale"

    P.G.

    La (impossibile) Geometria? del Potere in Messico.


    O geografia? No, la geografia è quella cosa del nord, sud, oriente e ponente. O sarà la geologia? No, questa si occupa delle pietre (tipo "che bel sassolino per inciamparci"). La geometria è quella cosa che ha a che vedere con area, volume, lunghezza e non-siate-malizios@. Mmh... sto già facendo lo spiritoso. Forse perché a molt@ non piacerà quello che diremo. Perché faremo riferimento alla presunta differenza tra la destra, il centro e la sinistra nella politica in alto. E poi ci sono le complicazioni: estrema destra, destra moderata, destra confessionale" sinistra "leale alle istituzioni", estrema sinistra o radicale, sinistra moderata, centro, centro-sinistra, centro-destra, centro-centro, difesa centrale e centro attaccante. Ma in alto tutti dicono di essere una o l'altra cosa, secondo quanto dice il nuovo indice, cioè, il "rating". Cosicché, quelli che vediamo un giorno in un posto, l'altro giorno sono all'opposto. Viene perfino mal di testa a guardare come saltano da una parte all'altra. Una baruffa. O una geometria impossibile.


    Per cercare di capire questa geometria, secondo la nostra opinione, bisogna considerare che il capitalismo nella globalizzazione neoliberista sta realizzando una vera guerra mondiale, in ogni luogo e in tutti i modi. Questa guerra non solo distrugge, tra altre cose, le relazioni sociali. Cerca anche di riordinarle secondo la logica del vincitore. Tra le macerie prodotte da questa guerra di riconquista, giacciono le basi materiali, economiche, dello Stato-Nazione tradizionale. Ma non solo, sono distrutti, o hanno subito gravi danni, anche gli apparati e le forme di dominazione tradizionali (le relazioni dominante/dominato, dominante-dominante, e dominato-dominato). Pertanto, la distruzione riguarda anche la classe politica tradizionale, la sua costituzione, le sue relazioni interne, le sue relazioni col resto della società (non solo con i dominati) e le sue relazioni con le classi politiche di altre nazioni (le cosiddette relazioni internazionali). Così facendo, la guerra neoliberista ha sfigurato la politica tradizionale e la fa marciare al ritmo di uno spot pubblicitario, e la distruzione provocata dalla bomba neoliberista nella politica messicana, è stata così efficace che, anche secondo il nostro modesto punto di vista, là in alto non c'è niente da fare. Caso mai, programmi comici. Si suppone che là in alto, per esempio, ci siano centro, sinistra e destra. Ma in periodi elettorali tutti si ammucchiano al centro. Cioè, come se la geometria si contraesse e tutti si ammucchiassero al centro gridando: "SONO IO" ...


    "Sono io", dice il Partito di Azione Nazionale.


    Il PAN, il partito della nostalgia per la lotta democratica, Gómez Morín e "l'umanesimo politico". La nostalgia per l'OPUS DEI, il MURO, la ACJM e Canoa. La nostalgia per la guerra dei cristeros, la sacra sindone ed il Cerro del Cubilete. La nostalgia per le buone coscienze, le buone abitudini, la gente perbene. La nostalgia per il trionfo culturale e la sezione degli affari sociali sui giornali (quando era diversa dalla sezione di cronaca poliziesca). La nostalgia per Massimiliano, Carlotta, Elton John e i tempi quando eravamo un Impero. La nostalgia per l'aspirina domenicale somministrata dal pulpito del pederasta, il "ring side" nella visita dell'o al Papa ed i ritiri spirituali di "salviamo il mondo dal diavolo comunista, siamo soldati di dio". La nostalgia per i pomeriggi del bridge, il tè-canasta, i Cavalieri di Colombo. La nostalgia per l'incendio delle schede elettorali del 1988 e del co-governo con il PRI. La nostalgia per un calendario in cui non ci furono. La nostalgia per "la Patria, mio bene, è la storia reclusa in un convento".


    Così come l'attuale governo federale, il PAN oggi è guidato dall'organizzazione di estrema destra "El Yunque". Sotto il suo peso giace il PAN storico e la sua nostalgia per le famiglie avvolte nei mantelli azzurri. Ed è "El Yunque" quello che (chi l'avrebbe detto) cerca di convincerci che il PAN adesso è un'organizzazione politica di centro. E ci presenta come possibili candidati presidenziali, una costellazione di mediocri, dove, rendiamo merito, primeggia il grigio "coupier" Santiago Creel Miranda (mi sembra, non sono sicuro, che fu segretario di governo nell'intinerato di Fox-Sahagún - oggi lo si può incontrare mentre piange sulla spalla della Coyota Fernández de Cevallos -). Una lista di precandidati nella quale non compare l'unica con reali possibilità di competere .... non ancora. Ma lei già sta muovendo i pezzi che El Yunque le fornisce per accodarsi. Primo, per ottenere un posto che le assicuri l'impunità (quella già promessa da AMLO senza che nessuno glielo chiedesse - beh, almeno non pubblicamente -), poi, quando si sarà sgonfiato il fugace pallone Creel, accedere al clamore che nelle catacombe della destra le chiede, la implora, la supplica, le impone di essere candidata alla presidenza del Messico. Candidata di centro, ovviamente.


    "Sono io", dice il PRI, il Partito Rivoluzionario Istituzionale.


    Il PRI, il partito dello "sviluppo stabilizzatore". Il creatore del Sistema del Partito di Stato, messo a nudo a suo tempo dalle analisi di José Revueltas, Adolfo Gilly, Daniel Cosío Villegas, Pablo González Casanova. Quello di "Mister Amigou". Quello della repressione dei medici, dei ferrovieri, degli elettricisti. Quello dei massacri del 2 ottobre del '68 e del 10 giugno del 1971. Quello della guerra sporca negli anni '70 e '80. Quello delle svalutazioni. Quello delle frodi elettorali. Quello dei "ratones locos", le "casillas zapato", la "operación tamal", la democrazia elettorale sintetizzata nello slogan "fischietti e berretti, bibite e panini". Quello del furto, il saccheggio, la frode, l'assassinio di operai, contadini, studenti, insegnanti, impiegati. Quello di Fidel Velásquez, Rodríguez Alcaine, Jonguitud, Elba Esther Gordillo. Quello della Colina del Perro. Quello di Absalón Castellanos. Quello della frode elettorale dell'88. Quello del Clan Salinas de Gortari. Quello della controriforma all'articolo 27 della Costituzione. Quello della mancata entrata nel Primo Mondo. Quello del massacro nel mercato di Ocosingo. Quello del solitario Aburto e dell'ancor più solitario Colosio. Quello del tradimento del febbraio del '95. Quello dell'IVA. Quello di Acteal, El Charco e Aguas Blancas. Quello dell'inizio dell'incubo a Ciudad Juárez. Quello del "firmo un accordo e non lo rispetto". Quello di "non ho contanti". Quello dell'interruzione violenta dello sciopero studentesco della UNAM, nel 1999. Quello della storia come propaganda elettorale. Quello dell'imposizione delle politiche neoliberiste che hanno distrutto le fondamenta del Messico. Quello della privatizzazione delle imprese statali e parastatali. Quello del voto per l'esautoramento. Quello del crimine organizzato in partito politico. Quello di "la-patria-mio-bene-è-una-prostituta-che-governa-il-più-abominevole-ovvero-proprio-io".


    Sul PRI non c'è molto da aggiungere a quanto detto e subito da lui. Il PRI, sorto dalla rivoluzione messicana del 1910 è, attualmente, il partito con le più altre probabilità di provocare una nuova rivoluzione in tutto il paese. Il PRI non ha legami con il crimine organizzato, esso è nella direzione dei cartelli del narcotraffico, dei sequestri, della prostituzione, del traffico di persone. Il cinismo col quale i suoi dirigenti scacciano la memoria, li porta a parlare ed agire come se non fossero 70 anni che stanno abusando del potere e lucrando nel suo esercizio. Le precampagne e campagne del PRI sono il miglior veicolo per provocare l'indignazione della gente... e la sua ribellione.


    Qualche esempio? Enrique Jackson finanzia la sua campagna elettorale con denaro del crimine organizzato, cioè, il narcotraffico, la prostituzione ed i sequestri. Quello usato per pubblicità televisiva, l'ottiene dai riscatti del sequestro di membri delle famiglie benestanti alle quali ora promette "ordine" in prima serata. Da parte sua, Roberto Madrazo, un gangster senza scrupoli, trama l'eliminazione dei suoi avversari e provvede alla sua sicurezza per non essere assassinato (benché il portare come cagnolino da compagnia il "Croquetas" Albores non lo protegge affatto). Da parte loro, Montiel, Yarrington e Martínez, nel frattempo, passano la lista ai loro pistoleri, e la Paredes sospira, cioè, spia. Nella migliore tradizione priista, la candidatura si risolverà nelle cloache del potere politico (cioè che Elba Esther deciderà). La violenza criminale che affligge il paese non è altro che la lotta tra i cartelli per la candidatura presidenziale del PRI. Quelli che perderanno se ne andranno, insieme ai loro capi priisti, non in prigione,... ma nel PRD. Chi rimarrà ci dirà che è di centro.


    "Sono io", dice il PRD, il Partito della Rivoluzione Democratica.


    Il PRD, il partito degli "errori tattici". L'errore tattico, con i suoi patti elettorali, di fomentare gli affari di famiglie mascherate da partiti. L'errore tattico di allearsi con il PAN in alcuni stati e con il PRI in altri. L'errore tattico della controriforma indigena e dei paramilitari di Zinacantán. L'errore tattico di Rosario Robles ed i video scandalo. L'errore tattico di perseguire e reprimere il movimento studentesco della UNAM nel 1999. L'errore tattico della "legge Ebrard" e la "legge Monsanto". L'errore tattico di cedere lo Zocalo di Città del Messico ai monopoli dello spettacolo. L'errore tattico di fare squadra con i salmisti. L'errore tattico della importata "tolleranza zero" e di perseguire giovani, omosessuali e lesbiche per il "crimine" di essere diversi. L'errore tattico di tradire la memoria dei suoi morti, candidare i loro assassini e riciclare gli espulsi dalle candidature priiste. L'errore tattico di trasformare movimenti popolari in burocrazie di partito e di governo. L'errore tattico di strumentalizzare le morti di Digna Ochoa e Pável González per lusingare la destra. L'errore tattico di non dichiararsi rispetto ai movimenti di resistenza e liberazione di altri paesi, di abbassare la testa davanti al potere nordamericano e di cercare di ingraziarsi i potenti. L'errore tattico delle sue lotte intestine e delle frodi nelle elezioni interne. L'errore tattico dell'alleanza con il narcotraffico nel DF. L'errore tattico di chiedere denaro alla gente mentendo e dicendole che è per aiutare, "sotto sotto", gli zapatisti. L'errore tattico del vergognoso corteggiamento dei settori più reazionari del clero. L'errore tattico di usare i morti nella lotta come certificato di impunità per rubare, saccheggiare, corrompere, reprimere. L'errore tattico di correre al centro, pazzo di gioia, col suo carico di errori tattici. L'errore tattico di "la Patria, mio ben, non è altro che un bilancio in discussione".


    E nel centro del PRD... -"Sono io, dice AMLO, Andrés Manuel López Obrador.


    Contro AMLO si era lanciata la (a volte felice) coppia presidenziale, sfoderando la PGR in una mano, la Suprema Corte di Giustizia nell'altra, il Congresso dell'Unione in gabbia, ed i mezzi di comunicazione per compensare la perdita di "rating" del suo "reality show" e della sua striscia comica. Il processo di esautoramento è stato, oltre ad una commedia dai risvolti tragici, un indicatore dello scontento popolare (no mio caro, non ci si può più prendere gioco della gente come prima) e, soprattutto, un'insuperabile spinta elettorale... per l'esautorato.


    Contro AMLO si lancia Cárdenas Solórzano accusandolo di dichiararsi da subito di centro e di non seguire la sua tradizione di cominciare dichiarandosi di sinistra... e correre poi al centro man mano che procede la campagna elettorale. Criticandolo di mantenere il controllo del PRD e farne un uso discrezionale... dopo che Cárdenas ha fatto la stessa cosa per tanti anni. Gli rinfaccia le alleanze strette, dimenticando che a quelle fatte da Cárdenas si deve l'arricchimento di famiglie (come il Partito della Società Nazionalista, dei Riojas) e la lega del PRD con il sinarquismo [setta francomassonica -n.d.t.] - la stessa che incappucciò la statua di Juárez (il Partito di Azione Sociale), quando accettò la candidatura da quei due partiti nel 2000. López Obrador. AMLO proiettato ai vertici della democrazia "moderna" (cioè, le inchieste) dall'assurda e ridicola campagna della coppia presidenziale. Colui che ha trasformato la mobilitazione cittadina contro l'autoritarismo dell'esautoramento in un atto di promozione personale e di lancio elettorale. Colui che, nella mobilitazione contro l'esautoramento, non ha pronunciato la frase che avrebbe forse dovuto dire, "nessun dirigente ha il diritto di guidare un movimento intorno ad una causa giusta, per poi, alle spalle della maggioranza, sottometterlo al suo progetto personale di ricerca del Potere e negoziarlo per questo". Colui che convoca una marcia del silenzio e, invece di rispettarlo, la usa per parlare al Potere, imponendo a tutti la parola di uno solo. Quello dell'alchimia che trasforma unmilione seicento mila silenzi nella voce di Don Porfirio che, nonostante i fischi (quelli sì "storici"), è stata ascoltata dall'interlocutore di quella marcia: il Potere. Colui che ha mutato (e svalutato) il trionfo popolare della marcia del 24 aprile e lo ha trasformato in un successo personale nella sua corsa presidenziale. L'ex esautorato. Colui che ha accusato il Potere di arbitrio e poi ha scambiato con esso mutue scuse. Colui che denunciava "complotti" che poi elogia come "statisti" coloro accusati di ordirli. Colui che vanta, come suoi primi "comitati di appoggio" indigeni in Chiapas, i caciques e paramilitari di Zinacantán, gli stessi che aggredirono la marcia zapatista il 10 aprile del 2004. Colui che si vede già avvolto nella fascia presidenziale. Colui che, tra le sue prime promesse di governo, garantiva l'impunità a chi ha assassinato e fatto sparire gli attivisti sociali, chi ha gettato il Messico nella miseria e si è arricchito sul dolore di tutti. Colui che, con le sue azioni, dice alla gente "vi disprezzo smisuratamente". ["desaforadamente" - in spagnolo, gioco di parole con il termine "desafuero" - n.d.t.].


    López Obrador. Colui che ha paragonato se stesso a Francisco I. Madero... dimenticando che la similitudine con Madero non finisce con il democratico imprigionato da Porfirio Díaz, ma continua con il Madero che formò la sua squadra di governo con gli stessi porfiristi (e che fu tradito da uno di loro). Con il Madero che, voltando le spalle alle richieste dei diseredati, si dedicò a mantenere la stessa struttura economica di sfruttamento, saccheggio e razzismo costruita dal regime porfirista. AMLO e gli uccelletti che gli volteggiano intorno "hanno dimenticato" questi dettagli.


    E, soprattutto, "hanno dimenticato" che, di fronte a Madero, gli zapatisti impugnarono il Piano di Ayala. Quel piano a proposito del quale Madero disse, parola più, parola meno, "pubblicatelo, che tutti sappiano che quel Zapata è pazzo". Ma, basta storia passata e confronti. Siamo agli inizi del XXI° secolo non del XX° secolo, in una successione anticipata dalla sfacciata ambizione di una donna.


    Per sapere qual'è il progetto di chi aspira al Potere, non bisogna ascoltare quello che dice rivolgendosi in basso, ma quello che dice rivolgendosi in alto (per esempio, nelle interviste ai quotidiani nordamericani New York Times e Financial Times). Bisogna ascoltare quello che promette a chi in realtà comanda.


    La promessa centrale del programma presidenziale di AMLO non è vivere nel Palazzo Nazionale e trasformare Los Pinos nella nuova sezione del Bosco di Chapultepec. È "stabilità macroeconomica", cioè, "guadagni crescenti per i ricchi, miseria e privazioni crescenti per i diseredati, ed un ordine che controlli lo scontento di questi ultimi."


    Quando si critica il progetto di AMLO non si tratta di criticare un progetto di sinistra, perché non lo è, così ha dichiarato e promesso López Obrador al Potere là in alto. Egli è stato chiaro e non lo vede solo chi non vuole vedere (o non gli conviene vedere) e continua a sforzarsi di vederlo e presentarlo come un uomo di sinistra. Quello di AMLO è un progetto, come lui stesso lo ha definito, di centro.


    Ed il centro non è altro che una destra moderata, la porta della clinica di chirurgia plastica che trasforma gli attivisti sociali in despoti e cinici, una macroeconomia stabilizzata dei secondi piani e conferenze stampa mattutine.


    Noi abbiamo visto ed analizzato da vicino il governo di AMLO nel DF. Non sulla stampa, nei circoli esclusivi o ai secondi piani, ma dal basso, per strada. Crediamo che lì si annidi il germe di un autoritarismo ed un progetto personale ultrasessennale. L'immagine di Carlos Salinas de Gortari costruita da AMLO è, in realtà, un specchio. Per questo la formazione della sua squadra. Per questo il suo programma è così vicino a quello del "liberalismo sociale" del salinismo. Ho detto "vicino"? Piuttosto, la continuazione di quel programma. Questo è ancora nascosto dalla servile stupidità dell'ultradestra (che sembra un caprone in una cristalleria) e dallo stesso caos ideologico che regna nella classe politica messicana, ma non tarderà a rendersi evidente. Forse a causa di questo occultamento, alcun@ intellettuali, oltre a distint@ attivist@ sociali, forniranno il loro caldo alito all'uovo del serpente che oggi si annida nel governo di Città del Messico.


    Davanti a López Obrador non ci troviamo di fronte ad un leader nostalgico del passato nazionalista rivoluzionario, ma a qualcuno con un progetto molto chiaro di presente... e di futuro. AMLO non sta pensando di realizzare il suo progetto in un solo sessennio (per questo la sua squadra è la stessa di quel celebre che disse "governeremo per molti anni"). E, contrariamente a quanto pensa qualcuno, López Obrador non promette di ritornare al passato populista che tanto atterrisce il potere economico. No, AMLO promuove una mediazione ed un'amministrazione "moderne" (cioè, finire quanto lasciato in sospeso da Salinas de Gortari). Ed ancora: offre di creare le basi di un Stato "moderno", per questo si sforza di differenziarsi da Lula, Chávez, Castro e Tabaré. E l'offerta non la fa a quelli che stanno in basso o a quello che rimane della Nazione messicana, ma a chi comanda in realtà: il potere finanziario internazionale. La sua non sarà un'amministrazione neoliberista con la mano sinistra (Lula in Brasile, Tabaré in Uruguay, Kirchner in Argentina), né un governo socialista (Castro a Cuba), né un nazionalismo popolare (Chávez in Venezuela), ma IL NUOVO MODELLO DI STATO NON-NAZIONALE (l'embrione della guerra neoliberista) in America Latina.


    Se Carlos Salinas de Gortari fu il governante esemplare esecutore della distruzione neoliberista in Messico, López Obrador vuole essere il paradigma dell'esecutore del riordinamento neoliberista. Questo è il suo progetto. Sempre che gli sarà permesso farlo.


    Non ci dedicheremo a criticare AMLO (di questo si occuperà, con insuperabile efficienza, il PRD - soprattutto nella lotta per la candidatura al governo del DF -), ma riteniamo nostro dovere avvertire, definire e definirci. È necessario perché, nel gattopardismo dell'alto, una definizione non chiara diventa un appoggio esplicito: "se non sei contro di noi, allora sei con noi". La definizione davanti (e non di fianco) a quello che rappresenta AMLO è imprescindibile. La sua proposta (ed in questo non c'è nessuna differenza con quella di Cárdenas nel PRD, né con quella di qualunque precandidato di qualsiasi partito nel sovrappopolato "centro" politico del Messico di metà 2005) è riempire DALL'ALTO E PER QUELLI IN ALTO il vuoto provocato dall'ecatombe neoliberista.


    In sintesi, in alto regnano l'indecenza, la sfacciataggine, il cinismo, la sfrontatezza.


    Questo è quello che pensiamo della geometria politica del Messico di sopra. Dire un'altra cosa sarebbe mentire e cercare di ingannare chi non abbiamo mai ingannato: in primo luogo noi stessi, ma anche la gente in generale. Ci fa rabbia e indignazione vedere quello che vediamo e lotteremo per impedire che questi svergognati l'abbiano vinta.


    Perché è l'ora di incominciare a lottare affinché tutti quelli che dall'alto disprezzano la storia e ci disprezzano, rendano conto, e paghino.


    Bene. Salute e attenzione, che in basso l'orologio segna l'ora sesta.
    Dalle montagne del Sudest Messicano
    Subcomandante Insurgente Marcos
    Messico, nel Sesto mese dell'anno 2005



    P.S. SUL CHIAPAS.- Se in precedenza le Giunte di Buon Governo hanno comunicato di avere qualche rapporto con il governo statale, adesso informano che, da dicembre dell'anno scorso, queste si sono interrotte per l'inadempimento del governo nei pochi impegni presi. Non ha risarcito, né regolarizzato, né fatto giustizia nei pochi casi per cui era stato interpellato. Non ha adempiuto perché in fondo è razzista come chiunque. E' assorbito dall'autoritarismo e dalla superbia, la giustizia locale è dedita all'affare del traffico di persone, i bilanci spesi in signorine che si offrono dagli annunci sui giornali locali o che lavorano nella zona Galáctica, il denaro dissipato in campagne mediatiche, ridicole e svergognate, di discredito degli avversari (come quella intrapresa contro il movimento degli insegnanti di alcune settimane fa) e di promozione del culto della personalità. Ni modos.
    (Traduzione Comitato Chiapas "Maribel" - Bergamo)
    "Vogliamo distruggere tutti quei ridicoli monumenti del tipo "a coloro che hanno dato la vita per la patria" che incombono in ogni paese e, al loro posto, costruiremo dei monumenti ai disertori. I monumenti ai disertori rappresentano anche i caduti in guerra perchè ognuno di loro è morto malidicendo la guerra e invidiando la fortuna del disertore. La resistenza nasce dalla diserzione"

    Partigiano antifascista, Venezia, 1943





  6. #6
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    La vedo molto difficile la situazione in messico.

    Mi prendo un pò di tempo per leggere varie fotni pe rfarmi un idea di cosa stà succedendo.

    Mi sembra che il manifesto recentemente ha dato un'altra valutazione della situazione messicana.

    Cmq invito tutti ad un approfondimento sulla situazioe politica e sociale in Messico ed in tutto il Sudamerica, che vedo come la parte più instabile dell'attuale mondo globalizzato e che ci può regalare qualche "sorpresa".

    Sempre avanti, compagni!
    A pugno kiuso!

  8. #8
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    In origine postato da chenap
    ...

    Cmq invito tutti ad un approfondimento sulla situazioe politica e sociale in Messico ed in tutto il Sudamerica, che vedo come la parte più instabile dell'attuale mondo globalizzato e che ci può regalare qualche "sorpresa".

    Sempre avanti, compagni!
    Concordo. Il Sud America è il cuore di questo processo rivoluzionario che si sta muovendo a livello globale e che, come ha detto giustamente chenap, potrà davvero darci qualche sorpresa , speriamo solo che l' Ezln riesca a resistere come successe già anni fa.
    "Gli idoli di legno possono vincere, le vittime umane venir sacrificate."
    Karl Marx

  9. #9
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    No news special di Carta
    22 giugno 2005



    * Allarme rosso in Chiapas *

    Dopo il comunicato dell'Ezln si teme una offensiva dell'esercito federale
    messicano contro le comunità autonome del Chiapas. Comincia la mobilitazione
    internazionale di solidarietà. Alcuni articoli.
    http://www.carta.org/editoriali/


    * Alcune possibili ragioni per comprendere l'allerta rossa in Chiapas *
    di Ana Esther Ceceña
    http://www.carta.org/campagne/diritt...0622Cecena.htm


    * La sedena confonde la geografia zapatista *
    di Hermann Bellinghausen
    http://www.carta.org/campagne/diritt...llinghausen.ht
    m


    * Montemayor: imminente rischio di violenza *
    di Blanche Petrich
    http://www.carta.org/campagne/diritt...622Petrich.htm


    * Manca quel che manca *
    di Luis Hérnandez Navarro
    http://ww2.carta.org/articoli/articles/art_3571.html


    * I segnali dell'offensiva dell'esercito messicano *
    http://ww2.carta.org/notizieinmovime.../art_3584.html

  10. #10
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    Avete fonti non zapatiste?

    Magari fonti vicine ad Obrador?

    Sempre avanti, compagni!
    A pugno kiuso!

 

 
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