Impeachment per Bush?
Più di trenta congressisti democratici si riuniscono nei sotterranei del Campidoglio per discutere dei “verbali segreti di Downing Street” e per la prima volta parlano sotto voce, molto sottovoce, di “impeachment” del Presidente Bush.
E’ forse prematuro attribuire a sviluppi del genere il significato di un imminente collasso sistemico del regime neocons al potere. E’ sicuramente ingiustificata l’eccessiva attenzione prestata agli sviluppi stessi da quegli osservatori europei amabilmente denominati “vedove di John Kerry”.Ma le prime, visibili crepe nella muraglia bushista non possono peraltro essere ignorate anche e soprattutto perché potrebbero estendersi al fronte atlantista di alcuni governi alleati sul vecchio continente. Non le ignorano certo i Cheney e i Rumsfeld che hanno convinto il presidente ad accantonare per il momento la sua ossessiva attenzione per la riforma pensionistica e per quella fiscale e di impostare invece tre importanti discorsi alla nazione sulla difesa ad oltranza delle direttive belliche in Iraq.
Si tratta di sette “minute”, con allegati promemoria, degli incontri del Primo Ministro britannico Tony Blair con i membri del suo gabinetto svoltisi dal marzo al luglio 2002, otto e più mesi prima dell’invasione dell’Iraq. Tutti questi documenti contrassegnati “segreti”, “strettamente personali”, “per i soli occhi del Regno Unito”, pongono in evidenza la decisione già raggiunta dall’amministrazione Bush di attaccare l’Iraq e di abbattere il regime di Saddam Hussein. Richard Dearlove, allora direttore dello MI6, l’equivalente britannico della CIA, di ritorno da una missione a Washington, informa i membri del gabinetto che la guerra preventiva verrà “giustificata dalla coniugazione dei legami con il terrorismo internazionale e del possesso iracheno di armi di distruzione di massa.” Il capo degli 007 britannici asserisce in termini categorici che “da parte americana i dati dell’intelligence ed i fatti verranno modificati ed aggiustati a tal fine.” In un vertice nel ranch di Crawford c’era già stata l’adesione di Tony Blair ai piani del Presidente americano anche se non erano mancate alcune riserve del primo sulla legalità di un intervento militare. “Il punto di vista statunitense sulla legge internazionale – viene osservato in una delle minute – differisce sostanzialmente da quello del Regno Unito e della comunità mondiale”.
Il primo dei sette documenti è stato rivelato e pubblicato dal Times di Londra il primo maggio, a quattro giorni dalle elezioni britanniche, ma sono dovute trascorrere più di sei settimane prima che i maggiori quotidiani americani riportassero le rivelazioni. Va comunque ricordato che le due inchieste dei comitati per la intelligence del senato avevano tratto la conclusione che la Casa Bianca e il Pentagono erano rimasti vittime di errori e carenze dei servizi di spionaggio degli Stati uniti. Esattamente il contrario di quanto documentato da verbali, minute e promemoria di Downing Street.
32 membri democratici del Congresso su iniziativa del già menzionato deputato John Conyers ha indetto il 17 giugno una inchiesta semiufficiale e pubblica per accertare la verità dei fatti.
(l’articolo intero lo trovate qui:
http://www.megachip.info/modules.php...icle&artid=504




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