Ecco gli identikit degli stupratori di Milano
Ha i capelli scuri, corti, tenuti all’insù dal gel in tante piccole creste.
Sarebbe fatto così, nel ricordo delle sue vittime, l’extracomunitario dell’Est - probabilmente albanese, suggeriscono le note allegate all’identikit realizzato dai tecnici della polizia scientifica della questura di Milano - che ha violentato sabato notte in una Renault Clio, al confine tra Milano e Pero, una studentessa diciannovenne aggredita assieme al suo ragazzo.
E come lui hanno corporatura normale, capelli corti, facce da giovani immigrati qualsiasi, ventenni - ma forse potrebbero essere anche più giovani - i suoi due complici. Mentre lui commetteva violenza sulla ragazza, i due tenevano a bada il fidanzato, mettendogli al collo come un cappio-guinzaglio la cinta dei pantaloni, e cercavano di tenere ferma la ragazza che si ribellava e scalciava come una furia.
Uno dei due è biondo, tutti e tre vengono descritti come di corporatura normale, di altezza media - 1,70 uguale per tutti -. Vestiti in modo trasandato, c'è scritto nelle note. E puzzavano, dice la testimonianza di chi li ha avuti vicini. Come è inevitabile per chi nonn è abituato a utilizzare spesso bagni e docce.
Li cercano con tutti i mezzi e con tutte le loro forze, gli investigatori della squadra mobile. Con i sistemi tradizionali e con grande spiegamento di mezzi, come ha dimostrato la retata di mercoledì nel campo nomadi di via Capo Rizzuto a ridosso del luogo della violenza, tra l’estrema periferia nord di Milano e il territorio di Pero. Quei tre non c'erano, o almeno non c'erano più tra gli 80 romeni mostrati uno ad uno ai due giovani.
Ammesso che fossero romeni. Ma l’ipotesi che sembra prevalere è che fossero albanesi. Si cerca allora con appostamenti presso luoghi frequentati da immigrati clandestini albanesi, come i chioschi notturni della periferia e dell’hinterland, dove si ritrovano anche quelli che “sorvegliano” la prostituzione. Gli investigatori piazzano le loro esche anche utilizzando le coppie-trappola: un poliziotto e una poliziotta, finti innamorati, che si appartano in auto nel luoghi frequentati dalle coppiette, in questo caso sperando di essere aggrediti. Finora non è successo, anche se la speranza degli investigatori è che gli aggressori fossero rapinatori di coppiette che hanno “trasceso”, e che prima o poi si rifacciano vivi.
I loro ritratti, disegnati con le indicazioni dei due ragazzi, sono stati mostrati anche a chi aveva di recente subito rapine simili, mentre non sono stati trovati elementi precisi che possano far pensare che si tratti della stessa piccola banda che qualche mese fa rapinò altri due fidanzati appartati violentando la ragazza, 26enne, in via Moneta nel quartiere periferico di Affori. Per arrivare a dare un nome a quei ritratti c'è poi al lavoro anche l’intelligence, anche se su questo versante dell’inchiesta gli investigatori sono ancora più avari di particolari. In mancanza di tracce dal cellulare rapinato, che per ora sarebbe sempre rimasto spento, si cercano immagini fissate dalle telecamere, si registrano fiumi di conversazioni sperando che un elemento faccia aprire una pista concreta. Ci vorrebbe però un aiuto dalla sorte. Come è successo nell’ultimo caso che, proprio a Milano, ha portato alla cattura in pochi giorni di cinque romeni che avevano violentato una ragazza di 22 anni ai primi di giugno in una zona buia di via Ripamonti, periferia sud. Allora i cinque avevano usato un’auto rubata, descritta dalle vittime, e poi ritrovata dalla polizia. Questi tre invece, apparentemente, a Molino Dorino erano sbucati dal nulla e dopo si sarebbero allontanati a piedi.
[Data pubblicazione: 24/06/2005]




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