"La Repubblica", VENERDÌ, 07 MAGGIO 2010
Pagina 15 - Cronaca
Bruno Ciolfi, i suoi titoli affidati a don Evaldo Biasini
Nella cassaforte del prete-bancomat gli assegni di un altro imprenditore
ROMA - Fa il missionario, ma don Evaldo Biasini usava gran parte del suo tempo per registrare "entrate" ed "uscite", milioni di euro in contanti o in assegni dell´imprenditore Diego Anemone, che nelle intercettazioni veniva chiamato "Il Fortunato". E Anemone non era il solo imprenditore a servirsi della cassaforte di questo padre della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue per versare tangenti a funzionari amici o per contribuire al pagamento di abitazioni - come nel caso del ministro Scajola, di altri politici e di generali della Guardia di Finanza.
Nella cassaforte di don Evaldo, soprannominato "don Bancomat", sono stati scoperti decine di titoli per centinaia di migliaia di euro, provenienti da assegni circolari della Igit di Bruno Ciolfi, un altro imprenditore "fortunato" che grazie alla "cricca" si è aggiudicato appalti milionari per la costruzione del nuovo carcere di Sassari (48 milioni di euro del Ministero delle Infrastrutture), dell´Auditorium di Firenze, del Museo dello Sport Italiano di Tor Vergata (lavori appaltati nell´ambito del programma per i Mondiali di Nuoto Roma 2009 per l´importo a base d´asta di 20 milioni di euro) e dell´aeroporto internazionale di Sant Egidio a Perugia.
Tutti appalti gestiti dalla struttura del capo della Protezione Civile Guido Bertolaso e quindi dal gruppo che pilotava lavori e tangenti. Anche Ciolfi, come Anemone, per pagare le tangenti aveva utilizzato la banca privata di don Evaldo Biasini, con assegni circolari intestati a teste di legno come Pietro Ramunno Varleno D´Ignazio e Luigi Francesco Mari, ed a società che emettevano fatture per lavori mai compiuti in modo da consentire a Anemone e Ciolfi di alimentare il fondo cassa contante custodito da Don Biasini. I "versamenti" di Bruno Ciolfi sono stati scoperti dopo il sequestro nella cassaforte di "don Bancomat" di alcuni assegni milionari che Diego Anemone aveva intestato ad un´altra testa di legno, una ragazza poco più che ventenne, Annika Sanna, che dopo l´esplodere dello scandalo G8 è fuggita in Finlandia dove vive la madre. Contattata via Facebook Annika è caduta o ha fatto finta di cadere dalle nuvole: «Non so di che parlate, non ho mai scambiato assegni in banca, non ne ho mai avuto». Era infatti il fratello Cristiano Sanna, titolare della società "Mida", ad emettere fatture false per Anemone trattenendo però l´Iva.
(f. v.)




Rispondi Citando