"La Stampa", 09 Settembre 2010, pag. 10
“La Cricca? È nata con il Giubileo”
il caso
FRANCESCO GRIGNETTI
ROMA
Alla Camera la richiesta di autorizzazione per Lunardi: “Scambio di favori con Propaganda Fide”
Chiedono di indagare sul conto dell’ex ministro Pietro Lunardi per «accertare se il reato a lui ipotizzato rientri tra uno degli scopi che l’associazione a delinquere si è proposta di conseguire». E’ arrivata alla Camera la richiesta di autorizzazione a procedere inoltrata dai giudici di Perugia. E sono parole pesanti per Lunardi, come per l’ex procuratore aggiunto Achille Toro e per tutta la Cricca. Sul conto dell’ex ministro, la situazione è presto detta: «La prospettiva accusatoria appare corroborata sia in punto di contrarietà dell’atto ai doveri dell’ufficio, sia in punto di utilità ricevuta».
Lunardi è sotto accusa per essere intervenuto di persona affinché venisse assegnato alla congregazione vaticana Propaganda Fide, rappresentata all’epoca dal cardinale Crescenzio Sepe, un finanziamento da 2,5 milioni di euro «in difetto dei presupposti». E’ la storia ormai nota di un museo che avrebbe dovuto nascere a spese dello Stato nella sede di piazza di Spagna, mai realizzato, il cui finanziamento è stato divorato dal rifacimento della palazzina stessa. La «utilità» incamerata da Lunardi è l’altrettanto noto palazzetto in via dei Prefetti, acquistato da Propaganda Fide per 3 milioni di euro, ma dal valore doppio se non triplo. C’è agli atti la testimonianza di uno della Cricca, l’architetto Angelo Zampolini, che ben sapeva come quel palazzetto valesse almeno 7/8 milioni di euro. Secondo il Collegio per i reati ministeriali di Perugia, poi, quando l’autista tunisino di Diego Anemone incontrò la figlia di Lunardi, le consegnò una busta «probabilmente contenente denaro finalizzato al finanziamento dell’operazione».
Fin qui il caso-Lunardi, su cui il Parlamento sarà chiamato a votare. Interessante ricaduta politica: il voto sarà un prossimo banco di prova per il neonato gruppo finiano di Futuro e Libertà, ovvero se stare con il Pdl (scontato il no alla richiesta) oppure con le opposizioni (scontato il sì). Ma è sul resto della Cricca che il documento della procura di Perugia riserva le sorprese maggiori. Sul conto di Achille Toro, ad esempio, i magistrati Alessia Tavarnesi e Sergio Sottani scrivono che la corruzione sarebbe nata in «epoca di gran lunga anteriore». C’è un particolare a cui gli investigatori danno particolare enfasi: «Azzopardi (l’avvocato Edgardo Azzopardi, ndr) è il soggetto che era il tramite per l’acquisizione di notizie riservate sulle indagini della procura romana in cambio del conseguimento di lavori in favore dei due figli di Achille Toro... ed è colui che ha ammesso di avere fatto assumere, grazie al suo interessamento, Camillo Toro all’Acea negli anni 2003-2004, cioè quelli di maggior interesse investigativo».
La Cricca di Balducci & soci, insomma, secondo la procura di Perugia, nasce dieci anni fa, «allorché si è posta, tra i suoi reati-scopo, anche quelli di corrompere pubblici ufficiali per conseguire gli appalti dei lavori pubblici, corrompere pubblici ufficiali in occasione di verifiche fiscali e di corrompere magistrati». E se le procedure legate ai Grandi Eventi hanno sicuramente «favorito» l’azione criminale, la sua struttura illegale era «di fatto già operante: l’associazione criminosa si è formata in occasione dei lavori del Giubileo del 2000... allo scopo di commettere una serie indeterminata di delitti». Balducci era il dominus: «Colpisce che si trovi a gestire contestualmente un potere immenso in materia di appalti di lavori di opere pubbliche e di patrimonio immobiliare dello Stato vaticano». Quanto a Toro, indagato per favoreggiamento, corruzione per commettere atti contrari ai doveri d’ufficio e rivelazione di segreto d’ufficio, ha impedito alla polizia di investigare a dovere sul gruppo dei corruttori.
Conclusioni: «La condotta di Achille Toro si è caratterizzata per la stasi inibitoria e la volontà dissuasiva».
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Gio, 09/09/2010 - 14:24
#37
g.manfredi
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"La Stampa", 09 Settembre 2010, pag. 1
Buongiorno
La colletta di Ombretta
Massimo Gramellini
La senatrice Ombretta Colli, membro autorevole della commissione Istruzione e Cultura, ha proposto ai napoletani una colletta per ripianare il debito di 30 milioni che Maradona ha contratto col fisco italiano (quindi con loro), così da consentire al Pibe de Oro di festeggiare a Napoli il compleanno senza che la Finanza accorra a fargli gli auguri. Il nobile gesto, la cui priorità rispetto ad altre emergenze del Sud risulta evidente, ha una motivazione istruttiva e culturale, come si conviene al ruolo della senatrice. Chi dispensa emozioni non va solo ricompensato con un mucchio di soldi, ma su quei soldi non deve pagare le tasse. Poiché però lo Stato ne ricaverebbe un danno, e questo non è bello, diventa necessario che gli «emozionati» subentrino all’ «emozionante» nell’adempimento degli oneri fiscali. L’emozione, infatti, per la colta e istruttiva Colli, è il petrolio della vita. Non i sentimenti, i pensieri profondi, i gesti altruistici. Quelli sono tassabili senza problemi. Meritano il supporto dei contribuenti soltanto le scariche d’adrenalina. Per rimanere sotto il Vesuvio: Gigi D’Alessio va sostenuto perché come Maradona mette i napoletani di buon umore, mentre Saviano va osteggiato perché li deprime con quei discorsi tristi e risaputi.
Il paragone non è farina del mio sacco, ma sfavilla fra le dichiarazioni estive dell’emozionatissima senatrice. Mi permetto di contribuire anch’io allo stato dell’Istruzione e della Cultura, dando al ragionamento della Colli il tocco finale: le tasse di Maradona deve pagarle Saviano.




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