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  1. #481
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    Predefinito Rif: I costi della partitocrazia

    "La Stampa", 09 Settembre 2010, pag. 10

    “La Cricca? È nata con il Giubileo”

    il caso

    FRANCESCO GRIGNETTI
    ROMA

    Alla Camera la richiesta di autorizzazione per Lunardi: “Scambio di favori con Propaganda Fide”

    Chiedono di indagare sul conto dell’ex ministro Pietro Lunardi per «accertare se il reato a lui ipotizzato rientri tra uno degli scopi che l’associazione a delinquere si è proposta di conseguire». E’ arrivata alla Camera la richiesta di autorizzazione a procedere inoltrata dai giudici di Perugia. E sono parole pesanti per Lunardi, come per l’ex procuratore aggiunto Achille Toro e per tutta la Cricca. Sul conto dell’ex ministro, la situazione è presto detta: «La prospettiva accusatoria appare corroborata sia in punto di contrarietà dell’atto ai doveri dell’ufficio, sia in punto di utilità ricevuta».
    Lunardi è sotto accusa per essere intervenuto di persona affinché venisse assegnato alla congregazione vaticana Propaganda Fide, rappresentata all’epoca dal cardinale Crescenzio Sepe, un finanziamento da 2,5 milioni di euro «in difetto dei presupposti». E’ la storia ormai nota di un museo che avrebbe dovuto nascere a spese dello Stato nella sede di piazza di Spagna, mai realizzato, il cui finanziamento è stato divorato dal rifacimento della palazzina stessa. La «utilità» incamerata da Lunardi è l’altrettanto noto palazzetto in via dei Prefetti, acquistato da Propaganda Fide per 3 milioni di euro, ma dal valore doppio se non triplo. C’è agli atti la testimonianza di uno della Cricca, l’architetto Angelo Zampolini, che ben sapeva come quel palazzetto valesse almeno 7/8 milioni di euro. Secondo il Collegio per i reati ministeriali di Perugia, poi, quando l’autista tunisino di Diego Anemone incontrò la figlia di Lunardi, le consegnò una busta «probabilmente contenente denaro finalizzato al finanziamento dell’operazione».
    Fin qui il caso-Lunardi, su cui il Parlamento sarà chiamato a votare. Interessante ricaduta politica: il voto sarà un prossimo banco di prova per il neonato gruppo finiano di Futuro e Libertà, ovvero se stare con il Pdl (scontato il no alla richiesta) oppure con le opposizioni (scontato il sì). Ma è sul resto della Cricca che il documento della procura di Perugia riserva le sorprese maggiori. Sul conto di Achille Toro, ad esempio, i magistrati Alessia Tavarnesi e Sergio Sottani scrivono che la corruzione sarebbe nata in «epoca di gran lunga anteriore». C’è un particolare a cui gli investigatori danno particolare enfasi: «Azzopardi (l’avvocato Edgardo Azzopardi, ndr) è il soggetto che era il tramite per l’acquisizione di notizie riservate sulle indagini della procura romana in cambio del conseguimento di lavori in favore dei due figli di Achille Toro... ed è colui che ha ammesso di avere fatto assumere, grazie al suo interessamento, Camillo Toro all’Acea negli anni 2003-2004, cioè quelli di maggior interesse investigativo».
    La Cricca di Balducci & soci, insomma, secondo la procura di Perugia, nasce dieci anni fa, «allorché si è posta, tra i suoi reati-scopo, anche quelli di corrompere pubblici ufficiali per conseguire gli appalti dei lavori pubblici, corrompere pubblici ufficiali in occasione di verifiche fiscali e di corrompere magistrati». E se le procedure legate ai Grandi Eventi hanno sicuramente «favorito» l’azione criminale, la sua struttura illegale era «di fatto già operante: l’associazione criminosa si è formata in occasione dei lavori del Giubileo del 2000... allo scopo di commettere una serie indeterminata di delitti». Balducci era il dominus: «Colpisce che si trovi a gestire contestualmente un potere immenso in materia di appalti di lavori di opere pubbliche e di patrimonio immobiliare dello Stato vaticano». Quanto a Toro, indagato per favoreggiamento, corruzione per commettere atti contrari ai doveri d’ufficio e rivelazione di segreto d’ufficio, ha impedito alla polizia di investigare a dovere sul gruppo dei corruttori.
    Conclusioni: «La condotta di Achille Toro si è caratterizzata per la stasi inibitoria e la volontà dissuasiva».

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    Gio, 09/09/2010 - 14:24
    #37
    g.manfredi
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    "La Stampa", 09 Settembre 2010, pag. 1

    Buongiorno

    La colletta di Ombretta


    Massimo Gramellini

    La senatrice Ombretta Colli, membro autorevole della commissione Istruzione e Cultura, ha proposto ai napoletani una colletta per ripianare il debito di 30 milioni che Maradona ha contratto col fisco italiano (quindi con loro), così da consentire al Pibe de Oro di festeggiare a Napoli il compleanno senza che la Finanza accorra a fargli gli auguri. Il nobile gesto, la cui priorità rispetto ad altre emergenze del Sud risulta evidente, ha una motivazione istruttiva e culturale, come si conviene al ruolo della senatrice. Chi dispensa emozioni non va solo ricompensato con un mucchio di soldi, ma su quei soldi non deve pagare le tasse. Poiché però lo Stato ne ricaverebbe un danno, e questo non è bello, diventa necessario che gli «emozionati» subentrino all’ «emozionante» nell’adempimento degli oneri fiscali. L’emozione, infatti, per la colta e istruttiva Colli, è il petrolio della vita. Non i sentimenti, i pensieri profondi, i gesti altruistici. Quelli sono tassabili senza problemi. Meritano il supporto dei contribuenti soltanto le scariche d’adrenalina. Per rimanere sotto il Vesuvio: Gigi D’Alessio va sostenuto perché come Maradona mette i napoletani di buon umore, mentre Saviano va osteggiato perché li deprime con quei discorsi tristi e risaputi.
    Il paragone non è farina del mio sacco, ma sfavilla fra le dichiarazioni estive dell’emozionatissima senatrice. Mi permetto di contribuire anch’io allo stato dell’Istruzione e della Cultura, dando al ragionamento della Colli il tocco finale: le tasse di Maradona deve pagarle Saviano.

  2. #482
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    Predefinito Rif: I costi della partitocrazia

    "La Stampa", 10 Settembre 2010, pag. 20

    I COLPEVOLI RISCHIANO DI DOVER RESTITUIRE IL DENARO ALLO STATO

    Organico scoperto, interviene il Csm

    La Cricca, milioni di danni all’Erario

    Il solo Anemone, grazie al socio Balducci, ha ottenuto lavori per 300 milioni

    Vietti: invieremo urgentemente un magistrato alla procura di Enna



    FRANCESCO GRIGNETTI
    ROMA

    In gran sordina, ma determinata, la Corte dei Conti ha iniziato una procedura per quantificare il danno erariale collegabile alle inchieste della magistratura fiorentina, romana e perugina sui Grandi Eventi. Un notevole numero di faldoni è approdato alla sede della Corte dei Conti nei giorni scorsi: c’è tutto ciò che gli investigatori hanno scoperto nei mesi scorsi. E cioè la vera storia del G8 alla Maddalena, l’organizzazione della Vuitton Cup nelle acque sarde, i diversi appalti passati per le mani della Cricca della Ferratella, i Mondiali di Nuoto. Per quanto finora è a conoscenza delle indagini, tra le carte all’attenzione della Corte dei Conti c’è anche l’irresistibile ascesa di Diego Anemone agli appalti pubblici. Per i dirigenti dello Stato che hanno messo le loro firme sotto certi atti, c’è da tremare: Guido Bertolaso, Angelo Balducci, Fabio De Santis, Claudio Rinaldi e diversi altri rischiano di vedersi presentare un conto salatissimo.
    Milioni e milioni di euro: questo potrebbe essere il danno erariale che la Corte dei Conti ipotizzerà; questa la cifra che potrebbe essere al centro di una richiesta di restituzione. Non è una ipotesi iperbolica, considerando l’entità faraonica degli appalti gestito in dieci anni dalla Cricca. Il solo Anemone, grazie alla benevolenza del suo amico e socio Angelo Balducci ha incamerato appalti per 300 milioni di euro. E non è certo l’unico imprenditore che sia stato beneficiato in spregio a una corretta gestione del denaro pubblico. Anzi. Come ben scrisse il gip fiorentino Rosario Lupo, con la Cricca si era di fronte a un «sistema gelatinoso». E come è ormai noto, la magistratura perugina e quella romana ritengono ormai che «tutte» le decisioni prese dai funzionari della Ferratella vadano sottoposte a revisione critica, essendoci il sospetto che all’ombra dei Grandi Appalti operava un’associazione a delinquere «almeno a far data dal 2000 - per stare alle parole dei pm perugini Alessia Tavarnesi e Sergio Sottani - allorché si è posta, tra i suoi reati-scopo, anche quelli di corrompere pubblici ufficiali per conseguire gli appalti dei lavori pubblici, corrompere pubblici ufficiali in occasione di verifiche fiscali e di corrompere magistrati».
    Era qualche mese che la Corte dei Conti aspettava di iniziare il suo lavoro. Subito dopo i primi arresti, già nel febbraio scorso, la procura regionale del Lazio della Corte dei Conti ipotizzò di aprire un fascicolo con l’ipotesi di danno erariale. Ma un’istruttoria della magistratura contabile non può nemmeno avviarsi senza una «specifica e concreta notizia di danno», pena il pericolo di annullamento per «genericità». Nel frattempo le inchieste penali sono andate molto avanti. E ora si apre l’inchiesta che valuterà le eventuali responsabilità contabili per danno all’erario della Pubblica amministrazione commesse dai funzionari finiti in carcere o indagati.


    Sarà applicato con urgenza un magistrato alla procura di Enna, rimasta con il solo capo dell’ufficio. Lo ha garantito al vice presidente del Csm Michele Vietti, il procuratore Generale di Caltanissetta, Roberto Scarpinato. Vietti, in un colloquio con il ministro della Giustizia Angelino Alfano, ha a sua volta «assicurato la massima attenzione del Consiglio superiore della magistratura per la situazione di tutti gli uffici di Procura gravati da scoperture di organico, compatibilmente con le competenze consiliari e le limitazioni imposte dalla normativa tutt’ora vigente».

  3. #483
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    Predefinito Rif: I costi della partitocrazia

    "La Repubblica", VENERDÌ, 10 SETTEMBRE 2010
    Pagina 11 - Interni

    Nella Padania l´ampolla con l´acqua del Po, gli elmi celtici, ma anche molti casi di cattiva amministrazione

    Dalle auto blu alla Parentopoli il Carroccio scopre il virus del potere

    FILIPPO CECCARELLI
    Ma dopo tante storie e dopo tante chiacchiere, dall´ampolla dell´acqua santa ai 109 allevatori che non vogliono pagare le multe, dalle ronde con i cani feroci ai giretti in autoblù, ecco, non sarà che nel frattempo i leghisti sono diventati come tutti gli altri?
    Rapida trasformazione, davvero, il potere fa di questi scherzi. L´altro giorno è venuto fuori che nella giunta di Cota, che doveva passare come la grande moralizzatrice del costume in Piemonte, c´è già un bel viavai di parenti a contratto: assistenti, consulenti e collaboratori di belle speranze pure incrociati secondo le logiche dello scambismo istituzionale, cioè la moglie dell´assessore che lavora con l´altro assessore, la cui compagna risulta nello staff del primo e così via, secondo un complesso sistema inaugurato dagli europarlamentari dc a Strasburgo nei primi anni ottanta.
    Sono cose che succedono: ma in Italia, altro che Padania! Appena eletto, il presidente del Consiglio del Friuli Ballaman proclamò che per abbattere i costi della politica avrebbe rinunciato alla macchina di servizio. Bene, il mese scorso s´è scoperto che la utilizzava con tale intensità da mandare addirittura a prendere la nonna e lo zio della fidanzata (poi moglie) all´aeroporto. Quando Ballaman si è dimesso, anche dalla Lega, era però troppo tardi.
    Anche in Emilia, terra di sfondamento, i padani non solo scivolano pure loro sulle autoblù, ma beccano anche un sacco di contravvenzioni. Una settantina. Così l´onorevole Alessandri, reggiano, presidente della Commissione ambiente, ne ha messe parecchie in conto al partito, per giunta spiegando che gli eccessi di velocità e i divieti di transito si giustificavano per «spostamenti istituzionali urgenti». E anche qui c´è da notare che i notabili dc di una volta avevano più orgoglio e fantasia, vedi l´indimenticabile Gaspari che accusato di affollata trasferta in Scandinavia disse che lassù «si mangiava anche male».
    E gli appetiti delle banche, i conticini correnti ministeriali nella Popolare di Lodi, a suo tempo chiamata a coprire i buchi dell´alacre cialtroneria imprenditoriale leghista perdutasi appresso a villaggi vacanze falliti, casinò mai aperti, sale Bingo chiuse, Credieuronord andata a gambe per aria. Hai voglia con gli spadoni, gli elmi celtici e i figuranti vestiti da crociati, il potere è una malattia che dà alla testa. E´ ingiusto e sbagliato generalizzare, ma in Lombardia c´è un consigliere che aveva fatto amicizia con le persone sbagliate, mafiosi, e dalle parti di Vicenza un assessore alla Sicurezza ha avuto guai per sfruttamento della prostituzione.
    Il paesaggio leghista appare sempre famigliare: all´italiana. Familismi, esibizionismi, piaggerie e civetterie da nuovi potenti, la blindatura elettorale del principino Trota, subito dotato di aspirante starlette e amicizia con il presentatore Merola; il premio «Zoccolo d´asino» per celebrare l´eroica ostinazione di Calderoli; i concerti di beneficenza e le Mille miglia in costume per Maroni (come Prandini, a suo tempo, e poi Cesarone Salvi); gli aerei dell´Aeroclub dedicati ai ministri del Nord, i finanziamenti per la scuola padana della signora Bossi, la laurea honoris causa, la coppa veneziana dei re e il quadro di Pontida (20 mila euri) per l´Umberto; i magheggi a Miss Italia e la ricca fiction sul frate che ha fermato i turchi. Pure la festa romana per le vacanze, a villa Aurelia, dove si sposano quelli del «generone». Ed è come un virus che si fa sempre più strada.

  4. #484
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    "La Repubblica", MERCOLEDÌ, 15 SETTEMBRE 2010
    Pagina 4 - Interni

    Pisacane: pronto a salvare il governo
    "Sto nell´Udc, tratto col Pd e forse voto Pdl"

    ANTONELLO CAPORALE
    Michele Pisacane, uomo di mezza età e di nutrita presenza fisica, è considerato deputato in transito. E´ di Agerola, sulla cresta montuosa che poi declina verso Sorrento. E´ anche sindaco del suo paese. La consorte invece è consigliere regionale della Campania.
    «Chi si vende e chi si compra. Qua è tutto un fiorire di nomi e di scenari».
    Michele Pisacane non si vende e non si compra.
    «Incomprabile. Assolutamente».
    Incorruttibile.
    «Michele Pisacane ha 18824 voti, e se li è cercati uno per uno».
    Spieghiamo al lettore stupito: lei è un deputato dell´Udc eletto in Parlamento senza preferenze.
    «Per l´appunto. Allora ho candidato mia moglie al consiglio regionale della Campania in modo che fosse tutto trasparente e chiaro».
    Anche sua moglie nell´Udc.
    «Ora è un´ex, si è sistemata nel misto».
    In transito anch´ella?
    «Questa estate ho avuto solo un abboccamento, una discussione con gli amici del Pd».
    Il Pd per la questione coniugale campana. Il Pdl invece per il profilo nazionale che attiene alla sua responsabilità.
    «Sto bene nell´Udc. Ho solo polemizzato per come il mio nome e la mia storia politica siano stati messi da parte quando c´era da offrire visibilità».
    Capito. Ciriaco De Mita, che comanda in Campania, non ha pensato a sua moglie quando c´era da fare gli assessori.
    «Non solo, ma ha capito perfettamente».
    Pisacane, non ci si crede.
    «Invece deve credermi!»
    Lei è momentaneamente in polemica con Casini.
    «Se mi caccia dal partito io guardo altrove. Se non mi caccia, io non guardo».
    Lineare.
    «Vediamo Berlusconi cosa dirà alla Camera».
    Potrebbe fare un discorso convincente e porre alla sua coscienza la dirimente questione: chi sono, dove vado.
    «In questa politica nuova bisogna difendersi a denti stretti»
    Lei è benissimo attrezzato.
    «Noi siamo donatori di voti. Quelli se li pigliano e poi ci fottono».
    Perciò ha candidato sua moglie
    «E meno male che l´ho fatto! Altrimenti chissà chi se li sarebbe presi. Io dono e quelli, i pescecani, intascano gratis il mio lavoro».
    Il suo lavoro.
    «La mia segreteria storica in Napoli è sempre aperta. Ascolto gli amici, poco posso fare».
    Ascolta soltanto?
    «Sono laureato psichiatra. Faccio il psichiatra sociale. La gente si sfoga e io raccolgo»
    Raccoglie.
    «Poco più».

 

 
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