Se ieri era stato il giorno dei falchi, com'è tradizione, oggi è quello delle colombe. Giungono qua e là voci di riappacificazione e di aderenza al programma, ma la sensazione è che il dado ormai sia stato tratto. Fini è fuori dal PDL. Se non "fisicamente" possiamo dire che l'azzardo di voler modificare l'attuale linea di partito senza il consenso della base, ma contando esclusivamente su un nugolo di intellettuali "guastatori" e sulla compiacenza della sinistra, è Fini-to.
Non tutto il male viene per nuocere. Il PDL ha mille problemi riguardanti il partito e una leadership logorata. Tuttavia il popolo di centrodestra ha retto all'urto che da più parti si è cercato di portare al bipolarismo. E' un popolo che si riconosce negli ultimi 15 anni di storia italiana, che perdona a Berlusconi le sue umane debolezze e che ha imparato a conoscere l'arroganza della nostra magistratura politicizzata.
Il legame con Bossi è saldo. Rimane da chiarire se evolverà in un processo maggiormente federativo. Al sud, invece, è burrasca e converrà dargli un occhio se non si vuole che altri sfruttino a proprio vantaggio i litigi e le divisioni del centrodestra.
L'autoesclusione di Fini dal PDL che conta rende il partito più unito e la battaglia con la magistratura più serrata. Se, come è probabile, arriverà un avviso di garanzia per mafia a Silvio Berlusconi il clima si surriscalderà a tal punto che la nostra nazione potrà spaccarsi in due come mai in passato. Ci sarà inevitabilmente un redde rationem interno ed esterno al PDL. Ma questo gioco a carte scoperte, più che indebolirlo, potrebbe favorire il centrodestra e rivitalizzare Berlusconi, fornendo paradossalmente argomenti sempre validi alla sua permanenza sulla scena politica.
Mai come d'ora il tema della successione di Berlusconi ha smesso di essere d'attualità.




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