Meditate gente, meditate...
La sete della Padania
vale più dell'arsura
sarda. Il Po non è il
Tirso. Le risaie di
Vercelli non sono
quelle dell'Oristanese. L'agroindustria
del Nord non è
quella della Sardegna. E così
anche la siccità non è uguale
dappertutto. C'è sete e sete. È
evidente che sia così. Nei giornali,
nelle televisioni, ma soprattutto
per il governo. Quando
per anni ha boccheggiato la
nostra agricoltura, era un problema
solo sardo. Quando l'acqua
scarseggia in continente è
invece una vera emergenza nazionale.
Intervengono ministri,
Protezione civile e ogni
altro potere costituito. Nell'arco
di poche ore si apre un “Tavolo
agricolo” in Lombardia e
si chiude per una “cabina di
regia” a Roma. Si prospettano
interventi straordinari, aperture
dei bacini montani, ma
gli esperti dicono: se non piove
non c'è soluzione alla siccità.
A dire il vero questa tesi
la sostenevano in molti anche
in Sardegna (senza dover essere
professori o esperti in risorse
idriche) quando fiumi,
ruscelli e bacini erano a secco
e i canali di irrigazione asciutti
più dei portafogli dei nostri
agricoltori che restavano senza
il raccolto. Ma quest'anno
l'inverno nell'Isola è stato ricco
d'acqua e i bacini possono
restituirla ai campi nei giorni
dell'arsura. E pensare che anche
nell'isola c'era chi diceva
che le dighe erano sproporzionate
e inutili. Il partito della
diga o il partito della sfiga?




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