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  1. #1
    Obama for president
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    Predefinito una risposta riformista ai neoconservatori

    La guerra in Iraq ha messo in evidenza la situazione di crisi delle istituzioni internazionali in particolare dell’ONU, della NATO e il limite delle politiche neo- conservatrici nella lotta al terrorismo.
    L’ONU non è riuscita ad adempiere a quel ruolo di mediazione delle crisi internazionali e prevenzione dei conflitti che le è propria, quindi si rende sempre più necessaria una riforma dello statuto delle nazioni unite per dare all’ONU quelli strumenti che sono necessari per svolgere in modo più efficace il suo ruolo, cominciando dal consiglio di sicurezza la cui composizione risente troppo degli equilibri della guerra fredda e il diritto di veto paralizza ogni decisione con la conseguenza che i problemi si aggravano e i rischi per la pace mondiale aumentano, la soluzione non è l’allargamento del consiglio di sicurezza ad altri stati ma quello di rendere più democratiche le decisioni.
    Deve cambiare anche l’approccio all’uso della forza da parte dello statuto dell’ONU attualmente è consentita in caso di aggressione da parte di un altro stato e in caso in cui venga autorizzata dal consiglio di sicurezza. l’internazionale socialista, il partito socialista europeo devono farsi carico di questo cambiamento è necessaria una strategia di lungo periodo che non preveda né il pacifismo assoluto, né la guerra preventiva, è una sfida difficile, complessa, insidiosa ma che dovremmo essere in grado di lanciare. L’azione militare che ha interrotto il massacro Ruanda è un caso esemplificativo di questo quadro, infatti nel caso che il consiglio di sicurezza non avesse approvato l’intervento questo sarebbe stato illegale per il diritto internazionale.
    Altri problemi delle nazioni unite sono quelli meno all’attenzione dell’opinione pubblica come le commissioni soprattutto di quella dei diritti umani in cui capita spesso capita che vengano eletti paesi come la Libia, l’Egitto, la Colombia che non sono certo un esempio della tutela dei diritti dell’uomo e questo incide sulla credibilità dell’organizzazione e sulla sua azione.
    La sinistra riformista non può guardare solo al medio breve periodo occorre guardare nel lungo periodo è necessario fare tutto il possibile perché non si ripeta un nuovo Iraq e quindi serve un organizzazione delle nazioni unite riformata, più solida e quindi dall’azione più efficace, noi giovani che abbiamo un futuro davanti dovremmo essere protagonisti della richiesta di una svolta altrimenti i nuovi Iraq si moltiplicheranno perché il modo migliore per la prevenzione dei conflitti è un azione politica di giustizia e di pace.
    Anche la NATO ha i suoi problemi infatti ha concluso la sua mission originaria che era di quella di difendere i paesi occidentali da un eventuale aggressione da parte del blocco orientale. Nel caso del Kossovo ha sopperito alle mancanze delle nazioni unite e all’impossibilità del consiglio di sicurezza di assumere una decisione, ma questo non il suo compito essendo soprattutto un organizzazione militare e di sicurezza. Il suo ruolo dovrebbe essere quello di tavolo di concertazione tra le politiche militari e di sicurezza statunitensi e quelle dell’unione europea che auspichiamo diventino sempre più efficienti ed efficaci.
    Anche in questo bisogna lanciare il cuore oltre l’ostacolo e farci protagonisti di un vero cambiamento che non sia quello di un Europa antagonista degli stati uniti, ma di un continente che voglia porsi in un piano di pari dignità facendo valere i suoi valori di eguaglianza, dignità sociale, lotta alle disegueglianze presenti nel mondo come il maremoto ha tristemente portato alla ribalta e questo non si ottiene con le contrapposizioni sterili agli Stati Uniti anche se con la politica dell’amministrazione Bush c’è da stare poco ottimisti. .
    Tutto questo si ricollega alla questione della lotta al terrorismo. La politica neo- conservatrice si è rivelata tragicamente fallimentare, la guerra in Iraq si è rivelata un focolaio di terrorismo invece che uno strumento per la sua lotta, anche qui la soluzione dei problemi non è solo l’uso della forza, ma il fatto che questa va accompagnata con una politica intelligente che cerchi di limitarne ed evitarne in tutti i modi l’uso. Alla guerra preventiva va sostituita la politica preventiva, però l’uso della forza non deve essere più un tabù in alcuni casi circoscritti gli esempi del kossovo e del Ruanda ne sono la dimostrazione. Questo non significa cambiare i nostri valori di pace, solidarietà e dignità sociale ma renderli attuali nell’era della globalizzazione, si può combattere il terrorismo di qualsiasi matrice e rispettare i diritti dell’uomo questa deve essere la nostra scommessa, fatti come Abu Graib e guantanamo non devono più ripetersi.
    Se il riformismo si sgancia dalla necessaria critica alle società in cui viviamo, ed abbandona l'ambizione della radicalità delle trasformazioni, il riformismo diventa moderatismo. E la radicalità, se si separa dal dovere di indicare soluzioni concrete, praticabili e possibilmente maggioritarie, diventa utopia, sogno e, a volte, pura illusione

  2. #2
    I amar prestar aen
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    Predefinito Re: una risposta riformista ai neoconservatori

    Originally posted by benfy
    La guerra in Iraq ha messo in evidenza la situazione di crisi delle istituzioni internazionali in particolare dell’ONU, della NATO e il limite delle politiche neo- conservatrici nella lotta al terrorismo.
    L’ONU non è riuscita ad adempiere a quel ruolo di mediazione delle crisi internazionali e prevenzione dei conflitti che le è propria, quindi si rende sempre più necessaria una riforma dello statuto delle nazioni unite per dare all’ONU quelli strumenti che sono necessari per svolgere in modo più efficace il suo ruolo, cominciando dal consiglio di sicurezza la cui composizione risente troppo degli equilibri della guerra fredda e il diritto di veto paralizza ogni decisione con la conseguenza che i problemi si aggravano e i rischi per la pace mondiale aumentano, la soluzione non è l’allargamento del consiglio di sicurezza ad altri stati ma quello di rendere più democratiche le decisioni.
    Deve cambiare anche l’approccio all’uso della forza da parte dello statuto dell’ONU attualmente è consentita in caso di aggressione da parte di un altro stato e in caso in cui venga autorizzata dal consiglio di sicurezza. l’internazionale socialista, il partito socialista europeo devono farsi carico di questo cambiamento è necessaria una strategia di lungo periodo che non preveda né il pacifismo assoluto, né la guerra preventiva, è una sfida difficile, complessa, insidiosa ma che dovremmo essere in grado di lanciare. L’azione militare che ha interrotto il massacro Ruanda è un caso esemplificativo di questo quadro, infatti nel caso che il consiglio di sicurezza non avesse approvato l’intervento questo sarebbe stato illegale per il diritto internazionale.
    Altri problemi delle nazioni unite sono quelli meno all’attenzione dell’opinione pubblica come le commissioni soprattutto di quella dei diritti umani in cui capita spesso capita che vengano eletti paesi come la Libia, l’Egitto, la Colombia che non sono certo un esempio della tutela dei diritti dell’uomo e questo incide sulla credibilità dell’organizzazione e sulla sua azione.
    La sinistra riformista non può guardare solo al medio breve periodo occorre guardare nel lungo periodo è necessario fare tutto il possibile perché non si ripeta un nuovo Iraq e quindi serve un organizzazione delle nazioni unite riformata, più solida e quindi dall’azione più efficace, noi giovani che abbiamo un futuro davanti dovremmo essere protagonisti della richiesta di una svolta altrimenti i nuovi Iraq si moltiplicheranno perché il modo migliore per la prevenzione dei conflitti è un azione politica di giustizia e di pace.
    Anche la NATO ha i suoi problemi infatti ha concluso la sua mission originaria che era di quella di difendere i paesi occidentali da un eventuale aggressione da parte del blocco orientale. Nel caso del Kossovo ha sopperito alle mancanze delle nazioni unite e all’impossibilità del consiglio di sicurezza di assumere una decisione, ma questo non il suo compito essendo soprattutto un organizzazione militare e di sicurezza. Il suo ruolo dovrebbe essere quello di tavolo di concertazione tra le politiche militari e di sicurezza statunitensi e quelle dell’unione europea che auspichiamo diventino sempre più efficienti ed efficaci.
    Anche in questo bisogna lanciare il cuore oltre l’ostacolo e farci protagonisti di un vero cambiamento che non sia quello di un Europa antagonista degli stati uniti, ma di un continente che voglia porsi in un piano di pari dignità facendo valere i suoi valori di eguaglianza, dignità sociale, lotta alle disegueglianze presenti nel mondo come il maremoto ha tristemente portato alla ribalta e questo non si ottiene con le contrapposizioni sterili agli Stati Uniti anche se con la politica dell’amministrazione Bush c’è da stare poco ottimisti. .
    Tutto questo si ricollega alla questione della lotta al terrorismo. La politica neo- conservatrice si è rivelata tragicamente fallimentare, la guerra in Iraq si è rivelata un focolaio di terrorismo invece che uno strumento per la sua lotta, anche qui la soluzione dei problemi non è solo l’uso della forza, ma il fatto che questa va accompagnata con una politica intelligente che cerchi di limitarne ed evitarne in tutti i modi l’uso. Alla guerra preventiva va sostituita la politica preventiva, però l’uso della forza non deve essere più un tabù in alcuni casi circoscritti gli esempi del kossovo e del Ruanda ne sono la dimostrazione. Questo non significa cambiare i nostri valori di pace, solidarietà e dignità sociale ma renderli attuali nell’era della globalizzazione, si può combattere il terrorismo di qualsiasi matrice e rispettare i diritti dell’uomo questa deve essere la nostra scommessa, fatti come Abu Graib e guantanamo non devono più ripetersi.
    Se il riformismo si sgancia dalla necessaria critica alle società in cui viviamo, ed abbandona l'ambizione della radicalità delle trasformazioni, il riformismo diventa moderatismo. E la radicalità, se si separa dal dovere di indicare soluzioni concrete, praticabili e possibilmente maggioritarie, diventa utopia, sogno e, a volte, pura illusione
    Riporto una frase.....quindi serve un organizzazione delle nazioni unite riformata, più solida e quindi dall’azione più efficace....Ecco questa per me è pura illusione/utopia, l?ONU ha fallito, non è riformabile, non fino a quando il Sudan farà parte della Commissione per i diritti umani. Giusto per fare un esempio. Per leggerne altri leggiti il libro:
    Contro l'Onu. Il fallimento delle Nazioni Unite e la formidabile idea di un'alleanza tra le
    democrazie, di CHRISTIAN ROCCA, Lindau, pp. 160.

    Ti allego la recensione fatta dal riformista e l'elenco delle recensioni in rete:
    E' il libro che fa per voi, se pensate che l'Onu abbia definitivamente fatto il suo tempo sotto il peso dei suoi veti incrociati al servizio di regimi illiberali, e che la coalition of the willings sia il vero modello degli interventi multilaterali nel mondo, chi ci sta ci sta obiettivo per obiettivo come nel caso della Psi, la Proliferation for Security Initiative che controlla sui mari il traffico di possibili armi proibite e che in realtà è stata lei decisiva - non l'Onu - per mettere spalle al muro la Libia e obbligarla alla rinuncia degli arsenali proibiti. Le Nazioni Unite sono fallite, è la tesi dell'Autore, peperino inviato del Foglio negli States dove ha messo colpi a segno mica male come l'intervista a Oriana Fallaci sul caso Terry Schiavo. Chi
    qui scrive, se ne infischia allegramente delle contrapposizioni tra testate e direttori e dichiara fuori dai denti la propria colpa, quella cioè di simpatizzare
    per lui. Per Rocca, bisognerebbe prenderne atto che l'Onu è fallita, dirlo chiaramente, non sprecare tempo con riforme e alchimie istituzionali.
    Il Consiglio di Sicurezza e l'Assemblea Generale hanno tradito lo spirito e i principi contenuti nella Carta istitutiva, come dimostrano i numerosi
    disastri e scandali, dal genocidio in Ruanda del 1994 alla corruzione gigantesca legata al programma umanitario Oil for Food scoperta
    nel 2004. Si impone un nuovo modello di azione globale perché le Nazioni Unite sono figlie della guerra fredda; oggi il mondo è cambiato, le frequenti
    crisi locali non rispondono più alla logica
    geopolitica del bipolarismo, ma richiedono analisi e interventi che negli ultimi anni solo gli Stati Uniti hanno dimostrato di saper operare. Se davvero crediamo nel sogno di stabilità dei fondatori dell'Onu è arrivato il momento di dire «mai
    più» alle Nazioni Unite e di sostenere la formidabile idea di un'alleanza tra le democrazie. Potreste dire che è la versione spaghetti-western del
    pregiudizio ostile all'Onu dei neocon americani, ma se la pensate così vi condannate a non capire che dietro la proposta innovativa di un'Alleanza
    delle democrazie in Italia certo ci sono solo i radicali e le intense campagne di Emma Bonino - che ne ha pagato il prezzo per l'ennesima volta con la non-candidatura all'Alto commissariato
    per i rifugiati. Ma in America sulla critica serrata all'Onu e sulla controproposta dell'Allenza delle democrazie si schierano fior di analisti, intellettuali e politici, di ascendenze e matrici culturali lr più
    diverse. Il manifesto forse più organico, dell'Alleanza da contrapporre all'Onu, è quelo infatti siglato sul Financial Times del 6 novembre scorso da Ivo Daalder - della liberal Brookings Institutions - e James Lindsay del Council on Foreign Relations, anch'esso non tenero abitualmente verso i neocon. E' la tesi che ispira il recente The
    Case for Democracy di Natan Sharansky, ed è lo sviluppo di quella Community of Democracies che fu in realtà lanciata, non dimentichiamolo per favore, dall'ex segretario di Stato Usa Madeleine
    Albright, che serviva sotto Clinton e non
    sotto Bush. Tanto che la prima riunione della Community avvenne a Varsavia nel 2000, quando Bush era ancora ben lontano dalla Casa Bianca.
    Per Daalder e Lindsay come per molti altri, le 101 proposte della commissione speciale per la riforma dell'Onu non sono tali da risolvere i problemi di elefantiasi paralitica del palazzo di vetro e delle sue mille agenzie. Per questo, bisogna che
    chi tiene alle libertà si organizzi diversamente.
    Anche se siete attaccati al mito dell'Onu e vi sembra una bestemmia, per capire meglio quanto numerose siano le ragioni di chi la pensa diversamente e non si tratti di pura e rozza propaganda vale la pena di leggere e riflettere.

    http://www.ilfoglio.it/uploads/camil...controonu.html

    Cordiali Saluti

    Cordiali SAluti
    E voi tutti, o Celesti, ah! concedete,
    Che di me degno un dì questo mio figlio
    Sia spendor della patria, e de Troiani
    Forte e possente regnator. Deh! fate
    Che il veggendo tornar dalla battaglia
    Dell'armi onusto de' nemici uccisi,
    Dica talun: NON FU SI' FORTE IL PADRE:
    E il cor materno nell'udirlo esulti.

 

 

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