La guerra in Iraq ha messo in evidenza la situazione di crisi delle istituzioni internazionali in particolare dell’ONU, della NATO e il limite delle politiche neo- conservatrici nella lotta al terrorismo.
L’ONU non è riuscita ad adempiere a quel ruolo di mediazione delle crisi internazionali e prevenzione dei conflitti che le è propria, quindi si rende sempre più necessaria una riforma dello statuto delle nazioni unite per dare all’ONU quelli strumenti che sono necessari per svolgere in modo più efficace il suo ruolo, cominciando dal consiglio di sicurezza la cui composizione risente troppo degli equilibri della guerra fredda e il diritto di veto paralizza ogni decisione con la conseguenza che i problemi si aggravano e i rischi per la pace mondiale aumentano, la soluzione non è l’allargamento del consiglio di sicurezza ad altri stati ma quello di rendere più democratiche le decisioni.
Deve cambiare anche l’approccio all’uso della forza da parte dello statuto dell’ONU attualmente è consentita in caso di aggressione da parte di un altro stato e in caso in cui venga autorizzata dal consiglio di sicurezza. l’internazionale socialista, il partito socialista europeo devono farsi carico di questo cambiamento è necessaria una strategia di lungo periodo che non preveda né il pacifismo assoluto, né la guerra preventiva, è una sfida difficile, complessa, insidiosa ma che dovremmo essere in grado di lanciare. L’azione militare che ha interrotto il massacro Ruanda è un caso esemplificativo di questo quadro, infatti nel caso che il consiglio di sicurezza non avesse approvato l’intervento questo sarebbe stato illegale per il diritto internazionale.
Altri problemi delle nazioni unite sono quelli meno all’attenzione dell’opinione pubblica come le commissioni soprattutto di quella dei diritti umani in cui capita spesso capita che vengano eletti paesi come la Libia, l’Egitto, la Colombia che non sono certo un esempio della tutela dei diritti dell’uomo e questo incide sulla credibilità dell’organizzazione e sulla sua azione.
La sinistra riformista non può guardare solo al medio breve periodo occorre guardare nel lungo periodo è necessario fare tutto il possibile perché non si ripeta un nuovo Iraq e quindi serve un organizzazione delle nazioni unite riformata, più solida e quindi dall’azione più efficace, noi giovani che abbiamo un futuro davanti dovremmo essere protagonisti della richiesta di una svolta altrimenti i nuovi Iraq si moltiplicheranno perché il modo migliore per la prevenzione dei conflitti è un azione politica di giustizia e di pace.
Anche la NATO ha i suoi problemi infatti ha concluso la sua mission originaria che era di quella di difendere i paesi occidentali da un eventuale aggressione da parte del blocco orientale. Nel caso del Kossovo ha sopperito alle mancanze delle nazioni unite e all’impossibilità del consiglio di sicurezza di assumere una decisione, ma questo non il suo compito essendo soprattutto un organizzazione militare e di sicurezza. Il suo ruolo dovrebbe essere quello di tavolo di concertazione tra le politiche militari e di sicurezza statunitensi e quelle dell’unione europea che auspichiamo diventino sempre più efficienti ed efficaci.
Anche in questo bisogna lanciare il cuore oltre l’ostacolo e farci protagonisti di un vero cambiamento che non sia quello di un Europa antagonista degli stati uniti, ma di un continente che voglia porsi in un piano di pari dignità facendo valere i suoi valori di eguaglianza, dignità sociale, lotta alle disegueglianze presenti nel mondo come il maremoto ha tristemente portato alla ribalta e questo non si ottiene con le contrapposizioni sterili agli Stati Uniti anche se con la politica dell’amministrazione Bush c’è da stare poco ottimisti. .
Tutto questo si ricollega alla questione della lotta al terrorismo. La politica neo- conservatrice si è rivelata tragicamente fallimentare, la guerra in Iraq si è rivelata un focolaio di terrorismo invece che uno strumento per la sua lotta, anche qui la soluzione dei problemi non è solo l’uso della forza, ma il fatto che questa va accompagnata con una politica intelligente che cerchi di limitarne ed evitarne in tutti i modi l’uso. Alla guerra preventiva va sostituita la politica preventiva, però l’uso della forza non deve essere più un tabù in alcuni casi circoscritti gli esempi del kossovo e del Ruanda ne sono la dimostrazione. Questo non significa cambiare i nostri valori di pace, solidarietà e dignità sociale ma renderli attuali nell’era della globalizzazione, si può combattere il terrorismo di qualsiasi matrice e rispettare i diritti dell’uomo questa deve essere la nostra scommessa, fatti come Abu Graib e guantanamo non devono più ripetersi.
Se il riformismo si sgancia dalla necessaria critica alle società in cui viviamo, ed abbandona l'ambizione della radicalità delle trasformazioni, il riformismo diventa moderatismo. E la radicalità, se si separa dal dovere di indicare soluzioni concrete, praticabili e possibilmente maggioritarie, diventa utopia, sogno e, a volte, pura illusione




Rispondi Citando
