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Discussione: Il dopo Berlusconi

  1. #91
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    Sul fatto che voglia prendere il posto di Berlusconi siamo d'accordo, è sulle probabilità di diventare presidente del Consiglio che la vedo dura.

    L'estrema destra penso che gli fregherà ben più dell'1%, loro puntano al 3%. Il vecchio MSI quando andava male il suo 5% lo portava sempre a casa, ora che Fini ha liberato lo spazio a destra non penso che gli arriveranno tanto lontani.

    Quindi nel complesso il centrodx, già minoritario, dovrebbe perdere un altro 2-3%, e con questi numeri credo proprio che non andrà lontano, tenendo anche conto che lui e Bossi si vedono come cane e gatto.

    Al massimo Fini farà il leader dell'opposizione, e nel 2011 allora sì che potrebbe avere buone possibilità di gareggiare alla pari col centrosx, che nel frattempo si sarà logorato per risistemare per la seconda volta i buchi di Berlusconi.

  2. #92
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    Predefinito TRATTO DA liberazione 15 GENNAIO 2004


    Mai come in questi giorni la politica italiana ruota intorno al presidente del Consiglio

    Il Berlusconi furioso

    Berlusconi che appare e scompare misteriosamente dal "teatrino della politica". Berlusconi che riceve - da una delle più importanti istituzioni dello Stato come la Consulta - il secondo ko consecutivo. Berlusconi che, allora, mette in riga la sua litigiosa maggioranza, e spiega a tutti i dubbiosi, i riottosi e i "malpancisti" che non ci sono alternative: o con lui, o tutti a casa. Berlusconi, ancora, che - intanto al Senato - concede a Bossi nientemeno che una "riforma" costituzionale che spacca l'Italia in tre e dà piena legittimità alla Padania. Berlusconi, infine, che "minaccia" elezioni politiche anticipate - magari, chissà, con un maxiaccorpamento di europee amministrative e nazionali - sia come estremo bluff sia perché un sondaggio, il più recente, gli dà cifre confortevoli. Mai come in questi giorni la politica italiana ruota intorno al Cavaliere che una parte delle opposizioni si ostinano a definire, chissà perché, "inesistente". Invece lui esiste, eccome, pur se da qualche tempo inanella scacchi e insuccessi l'un dietro l'altro. Anzi: come un animale sensibile, più è ferito più scalcia a destra e a manca. Più si sente in pericolo, insomma, più diventa pericoloso. E' la metafora di una situazione, come quella attuale, caratterizzata da una crisi di governo non dichiarata, ma non per questo meno grave.

    Il mese di gennaio, aveva gridato Umberto Bossi, sarà un «mese horribilis» - uno di quei mesi, insomma, dove tutto si decide. Da decidere, prima di tutto e soprattutto, una devolution grottesca che stravolge la carta costituzionale e mette una pietra tombale sull'unità repubblicana: tanto grottesca da far impallidire un sobrio moderato come il professor Fisichella. Possibile che quello che il Foglio continua a definire come il "sub-governo Fini-Follini" possa tollerare una simile concessione, sia pure per ora soltanto in un ramo del parlamento, alle pretese leghiste? Il fatto è che l'asse Udc-An sembra impegnato quasi soltanto in una operazione diplomatica sotterranea, tesa a strappare qualche finzione di "riequilibrio collegiale", qualche sottosegretariato in più. Il capo del governo, a quanto pare, è stato categorico: Tremonti non si tocca, né si tocca, in buona sostanza, il ruolo (e il peso specifico, altissimo) dei "berluscones" all'interno del governo. Ma tutto il sacro fuoco speso a suo tempo da Alleanza nazionale e dall'Udc sulla necessità e, anzi, sull'irrinviabilità della "verifica"? Sembrano, ormai, chiacchiere d'antan. Buoni (o cattivi, a seconda del punto di vista) propositi, subito vanificati da una "stretta" interna che somiglia proprio ad una robusta tirata di guinzaglio, da parte di colui che resta indiscutibilmente, il padrone.


    Che questo padrone, in questo momento, se la passi proprio male, non sembrano esserci molti dubbi. La decisione della Corte costituzionale - la bocciatura del lodo Schifani - è solo l'ultimo colpo all'arroganza di un potere che tenta di farsi regime, ma non ci riesce, perché trova sempre sulla sua strada un altro potere che, comunque, lo stoppa, lo limita, lo frena. Negli ultimi sei mesi, quest'altro potere ha assunto via via diverse figurazioni: una volta è l'Europa; un'altra è il Quirinale; un'altra ancora è la Consulta. Così le due leggi-chiave scritte a tutela del Cavaliere e del suo "particulare" - la Gasparri e, appunto, l'ex-lodo Maccanico - sono a tutt'oggi in alto mare - con conseguenze molto concrete, come la riapertura di almeno cinque processi a carico di Mediaset e del suo capo. Non solo. L'opposizione sociale, a dispetto delle difficoltà e dell'inerzia di quella politica, continua a crescere, con comportamenti del governo tali - sui trasporti, sulle pensioni, sui crac economici, sulla scuola - da favorire un'unità sindacale altrimenti impensabile. Tralasciamo il resto, ovvero il progressivo disgregarsi del blocco di consenso che ha consentito al centrodestra di vincere il round del 2001, ovvero la tendenziale perdita di egemonia dell'esecutivo e del suo leader, di pari passo alla crisi - ormai conclamata - sia delle ricette neoliberiste sia delle propensioni populiste del berlusconismo. Ce n'è abbastanza per poter affermare che il Cavaliere è in preda a una vera e propria disperazione politica (forse resa più acuta, a stare alle voci che corrono, da problemi di salute: ma perché allora non parlarne, non usare un po' di normale trasparenza democratica?). Ma è proprio la disperazione - letteralmente, l'assenza di speranza - che lo rende rabbioso. Che lo spinge ogni volta ad alzare ulteriormente il tiro (questa volta tocca alla Corte costituzionale essere messa in causa). Che lo rende, in buona sostanza, un crescente pericolo pubblico.

    Rina Gagliardi

  3. #93
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    Predefinito tratto da BRESCIA OGGI 24 gennaio 2004

    Inni, confetti e una Carta dei valori Forza Italia lancia la sua «terza fase»
    Treni, bus e charter a prezzi popolari per la celebrazione romana Fra le linee guida per il futuro il richiamo a Dante, Einaudi e Craxi

    Pensiero positivo, ecologismo «blu» e umanesimo È questo il nuovo «manifesto»

    L’idea, per quella che Fabrizio Cicchitto chiama «la terza fase del partito», è realizzare «l’unione di tre grandi aree politico-culturali: quella del cattolicesimo liberale e popolare; quella dell’umanesimo laico, liberale e repubblicano; e quella del liberal socialismo», e si muove «nel solco di Alcide De Gasperi e Luigi Einaudi, dell’ispirazione federale e liberale di Carlo Cattaneo e di Luigi Sturzo, dell’universo laico e socialista che da Salvemini porta fino a Calamandrei, Maranini, Ugo La Malfa, Malagodi, Saragat, Craxi. Ci muoviamo altresì», viene spiegato, «lungo i sentieri di un antico patriottismo civile» invocato «da Dante e esaltato da Manzoni». Secondo il manifesto programmatico, Fi è «il partito della libertà» - la quale si fonda «sui diritti della persona umana cui il cristianesimo ha dato un fondamento eterno» - antifascista, anticomunista, antifondamentalista, e così attenta al «rapporto diretto tra corpo elettorale e premier» da sentirsi in «dovere» di «ripristinare un sano equilibrio tra il potere legislativo e quello giudiziario». Non è chiaro se ci sarà la torta con le candeline, ma di certo ci saranno i confetti: sulmonesi, e - naturalmente - azzurri, saranno offerti dal coordinamento regionale abruzzese. Pare, peraltro, che i coordinamenti stiano facendo a gara per stupire Berlusconi. Da tutt’Italia, diretti a Roma, partiranno pullman, treni e charter.
    Ad aprire le celebrazioni il «credo laico» recitato da un gruppo di bambini, un inno alla libertà di pensiero, di culto, di associazione, di impresa. E di mercato. Poi, il coordinatore Sandro Bondi affiderà il microfono a Berlusconi. Per l’occasione, saranno presenti alla kermesse alcune «vecchie glorie» come il primo coordinatore Angelo Codignoni; ci saranno poi Paolo Del Debbio, del nucleo storico, e anche il regista Franco Zeffirelli.
    A propiziare l’evento, dalla Spagna arrivano i complimenti del segretario generale del Partito popolare europeo Antonio Lopez, e dalla Germania, quelli del presidente dell’eurogruppo Ppe Hans Poettering. Roma. Silvio Berlusconi chiama a raccolta il popolo azzurro per celebrare il decennale di Forza Italia e rinnovare il «patto» del gennaio 1994. L’appuntamento è per oggi al Palazzo dei congressi, dov’è stata allestita una scenografia che i più dicono sobria: sfondo azzurro con il nuovo logo celebrativo dei dieci anni, maxischermo su cui, nell’attesa del discorso-fiume di Silvio Berlusconi - parlerà attorno alle 11 - passeranno filmati e immagini sul partito e soprattutto sul suo leader . A far da colonna sonora, l’inno di Forza Italia e l’inno di Mameli. Nel parterre ministri ed eletti azzurri. L’intervento di Berlusconi - «limato» con il fido Bonaiuti - sarà mandato in diretta sul sito www.Forza-Italia.it. Nel sito c’è anche la «carta dei valori», il manifesto ideologico del partito che, messo a punto da Ferdinando Adornato in occasione del decennale, verrà distribuito all’Eur. Il «decalogo» poggia su un’idea-guida: il pensiero positivo, che è da «sempre la bandiera dei pionieri, degli innovatori, di tutti coloro che nella storia hanno usato la loro creatività per migliorare il mondo». Filosofia, viene spiegato, ispirata alla saggezza cinese del poeta Lao Tse. Nel «decalogo», si parla di ambientalismo (ambientalismo «blu», il colore dell’acqua), e di globalizzazione di democrazia e benessere. Nella carta, Fi viene definito un «nuovo partito di centro, liberal-popolare e liberal-socialista, alleato con la destra moderata e aperto alla cultura della sinistra riformista».

  4. #94
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    Pergola ascolta con attenzione il relatore alla importante convenscion per il decennale della nascita dell'Antikomunismo senza Komunismo trasmessa in diretta su Rete4, LA7 e Raidue

  5. #95
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    Predefinito Fassino e Rutelli ... "separati" in casa.

    La diversa strategia adottata da Rutelli e da Fassino, nei confronti della maggioranza di governo, e sui diversi problemi sul tappeto: pensioni, missione in Iraq, giustizia e problemi economici, e’ solo l’ennesimo braccio di ferro per acquisire maggiore visibilita’ ed imporre il proprio metodo di fare politica.
    Da una parte Rutelli, che cerca di svincolarsi dalla morsa diessina prevaricatrice e fagocitatrice di ogni e qualsiasi alleanza, e dall’altra Fassino che continua ad imporre l’unica strategia politica che conosce e che e’ quella del mantenimento alto della tensione e dello scontro nei confronti dell’uomo chiave del Governo, Berlusconi.
    Quindi da una parte si coglie un “ripensamento”, in chiave democratica e riformista di tanti temi, mentre dall’altra si rimarca una "ulteriore chiusura" ad ogni dialogo ed il mantenimento del confronto politico sul piano dello scontro muro contro muro.
    Le energie e le risorse di Fassino tendono piu’ alla ricerca del momento di attrito che non allo studio ed alla formulazione di una alternativa democratica e programmatica all’attuale governo. Si opera un’azione tesa solo alla demonizzazione di Berlusconi ed a una contrapposizione frontale, senza se e senza ma. Cio’ e’ tanto piu’ vero quanto piu’ e’ dimostrato dal fatto che … uniti nell’Ulivo … ha esaurito il vocabolario delle ingiurie nei confronti della attuale coalizione di Governo senza, per’altro, scrivere e decidere una qualsiasi bozza di programma … si vanno a ricercare tutte le occasione di massimalismo demagogico e populista per cavalcare la tigre del giustizialismo e della demonizzazione … ma si continua a eludere la stesura di un programma serio e riformista … unica reale occasione per proporsi nell’alternanza del governo del Paese.
    La strategia diessina e’ e rimane sempre quella … rimarcare la propria egemonia nei confronti dei propri alleati … dissanguarli con metodi vampireschi … e rivendicare, come proprie, peculiarita’ che non fanno parte del dna dei loro maggiorenti. Chi si e’ formato alla scuola di partito dell’ormai sconfitto e scomparso Pci … non puo’ pretendere di diventare, di punto in bianco, liberaldemocratico e riformista … propositivo e capace di una sintesi delle problematiche di governo .. ma rimane sempre piu’ vicino alla piazza forcaiola ed ai tifosi della curva sud della politica.
    Uniti … solo per acchiappare i voti dei soliti gonzi italici, plagiati dai metodi dei taroccatori populisti, … ma “separati in casa” nella realta’ e nella consapevolezza di una profonda disunione su tutti gli aspetti socio-economici attinenti al Governo della Res-Pubblica. Insomma quand’anche questi “alleati” riuscissero a mettere al rogo la strega-berlusca … non saprebbero fare altro che litigarsi la spartizione delle sue ceneri.

  6. #96
    Araldo
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    Predefinito Re: Fassino e Rutelli ... "separati" in casa.

    non amo i roghi degli avversari ...quindi con me niente litigi: nel caso la mia parte la lascio tutta.

  7. #97
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    Predefinito Re: Fassino e Rutelli ... "separati" in casa.

    Originally posted by nuvolarossa


    Il pollista col ditino teso sulle divisioni dell'Ulivo, dopo lo spettacolo di insulti reciproci dato per 270 giorni, è il massimo dell'humor.

    Allora, sta quadra, l'abbiamo trovata sulle "Riforme dei quattro Saggi" ??


  8. #98
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    Predefinito tratto da IL CORRIERE DELLA SERA 10 marzo 2004

    «Avanti sulle riforme, no al dialogo con chi insulta»

    Berlusconi: meno tasse a 28 milioni di italiani. Niente appello per chi è assolto. E agli alleati: sbagliato voler togliere voti a Forza Italia

    ROMA - «Non unto dal Signore, non l’ho mai detto, semmai unto dagli elettori». Ironia di sempre sull’argomento successione: «Sono immortale, ancora io, per altre legislature». I cantieri italiani come «novità storica». Il processo penale da accorciare, dopo un’assoluzione, abolendo l’appello dei pubblici ministeri. Il dialogo impossibile con la sinistra. Infine le tasse, fulcro del contratto con gli italiani, argomento principe della campagna elettorale, il più delicato e fruttuoso degli slogan che prende forma e si fa numero: «Ventotto milioni e 622 mila italiani ne pagano meno».

    IMBONITORE - Secondo appuntamento di Silvio Berlusconi con Radio Anch’io . Nove del mattino. Molte domande, tutte in diretta, arrivano da simpatizzanti. Fra quelle di chi non lo ama, una in particolare, da Palermo, di un sedicente «imbonitore di piazza», provoca il presidente del Consiglio: «Facciamo lo stesso mestiere», dice l’uomo che interviene. «Non siamo colleghi, lei sarà utile all’economia, ma non le rispondo», replica all’offesa il capo del governo.

    MENO TASSE - L’argomento tasse è forse quello più toccato. Il premier ripete l’equazione, «eliminare gli sprechi e ridurre le tasse», fa quadrare con le parole quello che per Tremonti è ancora calcolo complesso: «Contiamo di rilanciare l’economia diminuendo le imposte, ciò che resta nelle tasche dei cittadini può essere meglio utilizzato di quanto non faccia lo Stato». Ci sarà dunque un’entrata minore per l’Erario, ma questa, assicura, «sarà virtuale»: sopperiranno «la ripresa dei consumi» e «il senso di giustizia» che la riduzione della pressione fiscale porterà con sé. Tecnicamente: «Si verificherà un aumento della base imponibile con una conseguente riduzione dell’evasione».

    APPELLO - Negli Stati Uniti hanno sperimentato che in questi casi il debito pubblico aumenta più della base imponibile, ma il capo del governo pensa all’America per altri debiti, quelli giudiziari, di migliaia di cittadini imputati: «In caso di assoluzione riteniamo che sia corretto abolire la possibilità di appello per la Procura, come avviene negli Stati Uniti». Una certezza sulla riforma dell’ordinamento giudiziario, sarà modificata alla Camera: «Il ddl approvato dal Senato non è del tutto soddisfacente».
    C’è spazio anche per domande «europee», la recente vittoria dei Popolari in Grecia, Berlusconi è convinto che il centrodestra farà il bis, vincerà anche le elezioni in Spagna, «con un vasto margine», conseguenza di «un vento che spira in tutta Europa e che sarà in grado di gonfiare le vele della Cdl anche in Italia».

    ALLEATI - Alla voce futuro e alleati, come sempre, nessuna concessione. Berlusconi si vede ancora in sella nel lungo periodo: «Posso garantire a tutti che Forza Italia con me non lascerà l'opera a metà ma continuerà a fare il suo lavoro per cambiare l'Italia. Ci sono dei ministri che stanno lavorando molto bene. Non lasceremo l'opera a metà. Sarà necessario il lavoro di un'altra legislatura». Una frecciata per l’Udc: «I piccoli partiti cercano di segnalarsi all'elettorato prendendo i voti dei partiti maggiori».
    Infine una pietra sul dialogo con l’opposizione, invocato da Giulio Tremonti sotto forma di «metodo repubblicano» e auspicato da Pierferdinando Casini: «Noi siamo sempre stati favorevoli, ma per dialogare bisogna essere in due, mi chiedo come sia possibile di fronte agli insulti contro il sottoscritto». Del resto la Casa delle Libertà «è decisissima a portare avanti il suo progetto di legge sulle riforme, e decisissima ad approvarle in Parlamento con la propria ampia maggioranza».

    Marco Galluzzo

  9. #99
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    Predefinito tratto da SESTO POTERE 28 maggio 2004

    ELEZIONI 2004, LA MALFA (PRI) SCRIVE A BERLUSCONI

    (Sesto Potere) - Roma - 28 maggio 2004 - Pubblichiamo il testo della lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, inviata dal presidente del Pri Giorgio La Malfa. La lettera è stata annunciata dallo stesso La Malfa nel corso della trasmissione serale di Rai 1 condotta da Pieluigi Battista, "Batti e Ribatti", mercoledì.
    "Caro Presidente, sono tre anni che il Partito Repubblicano ed io lavoriamo con Te nella maggioranza di governo. Era il 2001 quando decidemmo di stringere l'alleanza, e a convincerci furono due punti del Tuo programma: la politica estera e la politica economica.
    Punto primo: sulla politica estera il nostro consenso è pieno. L'ho detto più volte. Ho molto apprezzato il Tuo discorso alle Camere, di ritorno dall'incontro con il segretario dell'ONU e il Presidente degli Stati Uniti. Un discorso da cui esce un'Italia pronta ad assumersi le sue responsabilità, fedele - finalmente senza tentennamenti - alle sue alleanze, decisa a continuare a sostenere il ruolo dell'ONU e a cercare di estendere il numero dei paesi disposti a impegnarsi nello sforzo per dare all'Iraq una prospettiva democratica. D'altra parte, una futura vittoria delle sinistre darebbe al nostro Paese una collocazione internazionale incerta e confusa: l'alleanza fra Ulivo, Rifondazione e gruppi dell'estrema sinistra renderebbe problematica persino la partecipazione a qualunque missione internazionale di pace, come si può vedere dalle dichiarazioni di questi giorni dell'onorevole Bertinotti. L'Italia finirebbe isolata, come non è mai stata dal dopoguerra ad oggi. Mi auguro che non accada".
    "Punto secondo - continua La Malfa - : l'economia, che sta molto a cuore al PRI, a me e soprattutto agli italiani. Qui le cose non vanno. Decisamente. Cito due problemi seri. Il fisco. Ho appoggiato due mesi fa la Tua proposta di procedere ad una consistente riduzione della pressione fiscale ed ho anzi sostenuto che valeva la pena anche di aumentare il deficit per il primo anno pur di dare una spinta all'economia. Poi all'improvviso l'annuncio che non se ne faceva più nulla. Perché queste incertezze? Divisioni nella maggioranza? Conti che non tornano? Comunque a questo punto, quale è la strategia del governo in materia di politica economica? Il risparmio. In questi anni i risparmiatori italiani hanno subito gravissime perdite: i bonds argentini, le obbligazioni Cirio, la Parmalat, la Banca 121 e molti altri casi. Per questo è venuta meno la fiducia nel sistema bancario italiano e negli organi di vigilanza che avrebbero dovuto tutelare il risparmio ed i risparmiatori. Questa situazione si riflette sulla credibilità del sistema economico e finanziario italiano. Che risposta tempestiva si vuol dare a questi problemi fondamentali?".
    "Dunque - aggiunge La Malfa - il bilancio che noi facciamo della politica economica non è favorevole come avremmo voluto. Ci siamo tenuti distanti dalle tensioni che sono intervenute fra i partiti della maggioranza: con senso di responsabilità, ma con preoccupazione crescente perché il tempo corre. Col medesimo spirito oggi diciamo che non è ulteriormente rinviabile l'individuazione e l'adozione immediata di una politica economica che risponda effettivamente alle esigenze degli italiani e li rassicuri sul futuro loro e dei loro figli. La politica estera va bene, ma essa è comunque dura e difficile. La politica economica che deve dare respiro al Paese è assolutamente indispensabile".(Sesto Potere)
    [mid]http://utenti.lycos.it/NUVOLA_ROSSA/ZEROBELLAGIOVENTU.mid[/mid]

  10. #100
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    Predefinito Re: Fassino e Rutelli ... "separati" in casa.

    Ma quanti sono ste soliti gonzi italici alla Montanelli?

    Uheila, non finiscono più ...

    Certo che questi dell' Ulivo li stanno intortando bene, i gonzi italici, con le loro 6-TV-6, il loro 85% di giornali, i loro 50 milioni di euro spesi per la campagna elettorale...

    BASTA ULIVO, VOGLIAMO SENTIRE ANCHE BERLUSCONI OGNI TANTO, NE VA DELLA DEMOCRAZIA.



    da la padania 28.5.04

 

 
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