Basta con gli insulti perchè ti segnalo all'amministrazione....
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La Lega e la leadership di Berlusconi
di Dorello Ferrari
Secondo tutti i sondaggi, una casa delle Libertà senza Berlusconi verrebbe sconfitta alle prossime elezioni politiche. Al tracollo di Forza Italia si sommerebbe la diffidenza dei leghisti che porterebbero senza dubbio dei candidati di bandiera nei collegi uninominali del Nord. Questi semplici dati non impediscono a molti esponenti dell’Udc di rendere difficile la vita e ridurre le speranze del Centrodestra. Prima hanno abbozzato una manovra di graduale sganciamento nella speranza di incontrare una buona parte della Margherita in marcia verso il centrodestra, così da riformare una specie di nuova Democrazia Cristiana, indispensabile a quel punto per qualsiasi maggioranza. Ma la manovra, appena accennata, s’è arenata per le forti resistenze di buona parte degli esponenti delle due bande disegnate a incontrarsi. Si sa come vanno queste cose: si lascia un posto sicuro in Parlamento per trovarsi ad applaudire il Prodi di turno o a ritirarsi su un inutile Aventino. Intanto l’intrepido Cavaliere si affanna a indovinare la trovata giusta. Indica pertanto nel “partito unico” il futuro della Casa delle Libertà. L’idea non dispiace ai nostri Udc, ma la direzione dovrebbe toccare a loro. I candidati non mancano. E’ necessario un segno di forte cambiamento; non nel programma, ma nella leadership. Queste manovre son seguite senza alcun entusiasmo dagli elettori, anzi non sono affatto seguite, se non denunziate con senso di fastidio, di ritorno a vecchie abitudini da prima repubblica. Per fortuna del Centrodestra i suoi elettori non sanno dove altrimenti andare che da ogni tentazione di cambiare schedina elettorale li salvano le intese fra Prodi e l’estrema sinistra, qualche sessantottesca iniziativa culturale, la comica delle primarie dove chiunque può andare a votare e dove l’Unione sconsiglia ufficialmente di candidarsi (comunque il centrodestra voterà Bertinotti). Per tornare a cose serie, conviene ricordare che l’attuale sistema elettorale assegna ai collegi uninominali ben 455 seggi della Camera dei deputati e ai collegi proporzionali 175 seggi. Ora circa duecento dei collegi uninominali sono determinati dal voto leghista: vince il candidato sostenuto dalla Lega Nord i cui voti si aggiungono in maniera determinante allo schieramento alleato e (per questo motivo) vicente. In tutte le passate elezioni politiche le cose sono andate esattamente così. Ora, diamo per scontato che i due schieramenti si spartiscano i restanti seggi, anche con una certa prevalenza per il centrosinistra: la vittoria rimane al Centrodestra se alleato con la Lega Nord. E valgono i numeri: al Centrodestra andrebbero 300 collegi uninominali e 50 proporzionali. Totale 350 seggi, cioè la maggioranza. Si tratta di un minimo: abbiamo assegnato al centrodestra soltanto cento dei rimanenti 255 collegi uninominalli e solo a 50 dei 175 proporzionali. Comunque sia, con l’attuale sistema elettorale, lo schieramento che si allea con la Lega Nord ha, se non la certezza, l’unica possibilità di vincere, come l’esperinza ha sempre dimostrato. Ora, la Lega rimane alleata della Casa delle libertà soltanto se Berlusconi fa da leader e da garante: bere o affogare.




"Per me la leadership è una condanna. Sono pronto a lasciare, ho anche pensato di farmi da parte, vorrei tanto prendermi una bella vacanza all'estero, ma non è più il momento. Non ho alcuna voglia di tornare a fare il presidente del Consiglio!"
(Silvio Berlusconi, 29 novembre, 1995)
"Credo che, se dovessimo arrivare al partito unico e al bipartitismo perfetto, non avrei nulla in contrario a considerare la mia esperienza conclusa con un grande successo storico... Ho un'età che comporta anche la possibilità di una uscita dalla politica"
(Silvio Berlusconi, 30 aprile 2005)
Porto Rotondo, 15 agosto 2005 (Apcom) - "E' una storia assurda su cui non voglio più tornare...". Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, risponde così ai giornalisti nel corso di una passeggiata a Porto Rotondo in merito al futuro della guida della Cdl o della Casa Comune. "La Cdl - ha spiegato - ha un candidato e quel candidato è Silvio Berlusconi. Non c'è - ha assicurato - alcuna discussione al riguardo. Chi ha idee diverse - ha concluso il premier - è libero di andare dove vuole...".


un ulteriore trapianto di capelli........
Tex Willer


... cosi' fa chi puo' .... chi ha la faccia a culo ... puo' solo trapiantare emorroidi ....Originally posted by Texwiller
.... un ulteriore trapianto di capelli ...


il tuo Nuvola.
Le ferie non ti hanno fatto bene.
O non ci sei ancora andato?
Ciao.
Tex Willer


... non vado in ferie .... sono stato condannato a sei mesi di bagno penale ... da un magistrato "komunista" ... il primo bagno l'ho fatto il 24 aprile .... e mi tocca andare a timbrare il cartellino tutti i giorni sul bagnasciuga ... acqua o vento poco importa ... mi devo subire la mia razione di culi e tanga ... sino a compimento della pena ....Originally posted by Texwiller
... Le ferie non ti hanno fatto bene ..... O non ci sei ancora andato ?
Circa il linguaggio ... non ti scandalizzare ... sono da bosco e da riviera ... e con le facce a culo ... so quale carta (igienica) adoperare ...
Augh !
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Formigoni, fascino bipartisan. “Conquisterebbe i riformisti” - Piero Borghini, ex sindaco Pci, è in giunta con lui
di Aldo Torchiaro
Roberto Formigoni prende quota, nel centrodestra, come successore di Silvio Berlusconi. Le sue carte sono tutte in regola: dopo aver fondato il Movimento popolare a metà degli anni Settanta, si dedicò negli anni del terrorismo, della grande avanzata del Pci e della crisi della Democrazia cristiana, a “rilanciare il cattolicesimo nella società”, sempre con un occhio di riguardo per i giovani, i disoccupati, i meno abbienti.Da allora, quando si parla di Roberto Formigoni, il primo aggettivo che gli si lega è “riformista”.
E non a caso. Alle ultime elezioni regionali, sua era l’idea di promuovere una lista che parlasse al mondo laburista, socialista, socialdemocratico milanese. Un tentativo di operare per la scomposizione degli assetti tradizionali, magari puntando su un terzo polo di cui tanto si discute. Una spinta decisa alla variegata galassia del terzismo milanese destinata - nell’idea del suo fautore - a diventare laboratorio politico del paese. Malgrado la lista riformista non si sia presentata, quel laboratorio ha però preso vita.
E le simpatie raccolte in quell’ambito lo dimostrano, fino a lambire l’area moderata del Pci che fu, hanno portato nella squadra di governo regionale della Lombardia quello stesso Piero Borghini che anni prima guidò il Pci milanese. Con lui, L’opinione ha cercato di capire 0 le ragioni del fascino bipartisan del governatore lombardo.
Borghini, come valuterebbe una candidatura di Formigoni a leader della Casa delle Libertà?
Certamente lui è un leader con una statura al di sopra di ogni altro: ha un cursus honorum che lo qualifica come potenziale leader di livello nazionale, e soprattutto è in grado di attirare come nessun altro i consensi del mondo tradizionalmente esterno al centrodestra.
Infatti ha una capacità di appeal sul mondo riformista non comune. Perché, a suo avviso?
Semplice: perché non è un uomo di destra. E’ un moderato che viene dalla miglior scuola di centro, ma guarda ad un modello di società aperta. Dico la verità: è per molte cose più a sinistra del sottoscritto, e la sua storia politica lo dimostra.
Può farmi qualche esempio?
Lui tra coloro che sono sulla piazza politica, è il più forte interprete della sussidiarietà e dello Stato leggero. La sua posizione di dialogo con il mondo arabo è nota, come la sua opposizione alla guerra in Iraq, e a tutte le guerre, per principio. Il tipo di sanità che ha saputo organizzare in Lombardia raccoglie consensi bipartisan, come plausi unanimi ha ricevuto la sfida alla lotta contro la povertà, per le politiche di integrazione degli immigrati…
Un potenziale erede anche per la tradizione socialista?
E’ innovativo, moderno, riformista, una personalità di grande rilievo che a molti, a Milano, ha ricordato per certi aspetti Bettino Craxi. Le dirò anche un’altra cosa: a farmi presente che Roberto Formigoni è assimilabile ai laburisti, sa chi è stato?
Me lo dica lei…
Una delegazione dei laburisti inglesi. Quando ho incontrato i dirigenti del New Labour mi hanno detto che in Italia loro puntano su due uomini: Amato e Formigoni. E che se dovessero guardare oltre Giuliano Amato, considerano Formigoni come il loro miglior interlocutore.
Un Blair italiano, dunque.
Sì. C’è molta più affinità tra Formigoni e Blair che tra il leader inglese e la vecchia sinistra italiana.
La sinistra italiana avrebbe una certa difficoltà ad attaccarlo…
Chiaramente. E’ un interprete coraggioso di modello di società plurale, di una cultura liberalsocialista nel senso vero del termine. Io vengo dall’area migliorista del Pci e posso garantire di sentirlo assolutamente affine non solo a me, ma ad una storia di incessante ricerca di giustizia sociale.