Coincidenze di un viaggio allucinante
'[..] gridavo: "Non più di terra, ma tu solo basti, tu che sei più grande della terra."' (Maria Maddalena de' Pazzi, I quaranta giorni, terza giornata.)
Sussulti, notte tarda in albergo, trovando su due diversi canali a pagamento, per pochi istanti contigui, prima che l'immagine si disturbi sfrigoli si dissolva, la stessa situazione hard (un cunnilingus) in due film diversi un attimo apparsi. Cortissimo circuito primario, di evidenza corporea. Tutti echi risonanze illuminazioni incubi che puoi trovare da anni in tv, e che esplodono a migliaia ogni momento. Da quindici anni almeno, quanto alla visibilità e leggibilità dei film, è assurdo che i Festival non si svolgano in tv (e ora in rete) Ma Cannes è l'unico luogo al mondo (il più denso), in cui si percorre fisicamente lo spazio mentale della visione, in un viaggio allucinante dentro l'innaturale grandezza 'naturale' (?) delle immagini, senza infatti riuscire a seguire tutte quelle che vorresti, perché il tempo sembra inferiore allo spazio, e intanto ogni film ti mostra che per dare vita bastano e avanzano due ore, e per dire un istante non bastano trenta ore. Il rovescio fisico e macro (come un viaggio di Piero Angela dentro lo stomaco o il cervello) dell'esperienza in cui tutte le immagini confluiscono a gorgo nel presente mentale che credi di vivere. Ancora ti stupisci quando scopri o riconosci, qui, identità che sembrano marcare differenze. Che so? Scoprire che la protagonista (non l'amica, la stupenda Alyssa Milano) di Fear di Foley (Marché, incubo familiarseattliano) è anche Giulietta di Tromeo and Juliet (la parodia erotica di Troma). Oppure ti sembra solo, e non hai certo voglia di verificare il nome; meglio lasciar perdere l'incertezza, scivolarti sulla pelle il sospetto di un complotto. E che bello scoprire che Gong Li non è brava e appare inerte in Temptrees Moon di Chen Kaige. Film oppiato e sdoppiato, che rompe subito tutti i giochi, come la bambina oppiomane, poi sembra affondare nella banalità del viscontismo zanghymouiano, ma riesce a restare sempre un po' 'tremens', fino a che proprio dall'unica vera sorpresa di Zhang Ymou fino a oggi (il finale di Shangai Triad prende in prestito lo sbilanciamento degli sguardi, fuori dall'etica e dentro il puro melodramma allucinatorio dell'ultima parte. Sharunas Bartas, dopo Hou Hsian-hsien, in modo più radicale e meno assoluto, si installa con lo straordinario Few of Us nell'atroce bellezza che contempla il mondo come sfacelo, come unica 'naturacultura' dove lo sguardo si nasconde ovunque, è già planato, atterrato un giorno, e non ci appartiene più. (' Si vorrà sapere perché il mio viaggio intorno a camera mia sia durato 42 giorni invece di 43 o qualunque altro spazio di tempo; ma come farlo sapere al lettore, visto che l'ignoro io stesso?' Xavier de Maistre, Voyage autour de ma chambre, capitolo III.)
[16 maggio 1996]
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Copiato da "Stati di cinema", primo e ultimo libro di Ghezzi che avrà l'onore di impolverarsi nella scrivania di camera mia.![]()




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