Da Weimar a Hitler
Martin Broszat
Laterza
Come il partito nazionalsocialista guadagnò l'appoggio di massa che lo portò al potere, dalle ipoteche che gravavano sulla repubblica di Weimar alla responsabilità dei ceti dirigenti.


Da Weimar a Hitler
Martin Broszat
Laterza
Come il partito nazionalsocialista guadagnò l'appoggio di massa che lo portò al potere, dalle ipoteche che gravavano sulla repubblica di Weimar alla responsabilità dei ceti dirigenti.


Jonathan FRANKEL
GLI EBREI RUSSI.
Tra socialismo e nazionalismo (1862-1917)
trad. di Alfredo Guaraldo
Einaudi
All'inizio del Settecento, il mondo ebraico che si estendeva dal Reno al Dnepr presentava modi di vita del tutto medievali. L’Illuminismo e le leggi di emancipazione aprirono delle crepe in queste comunità ferme nel tempo. Si cominciò così a modificare l’idea stessa di ebraismo: da nazionalità a semplice religione, e quest’ultima radicalmente modificata per giungere ad adeguarsi alla modernità. Ma questa evoluzione è tutt’altro che lineare, condizionata da profonde trasformazioni politiche ed economiche: a Est, negli anni ottanta del XIX secolo, il liberalismo occidentalizzante appena nato subì duri colpi; una crisi non soltanto economica stravolgeva quel mondo: esplosione demografica, disoccupazione cronica, miseria, ondate periodiche di pogrom sanguinari. A milioni abbandonarono la Russia per emigrare in America e in altre parti del globo in una gigantesca diaspora degli ebrei orientali.
Tra chi restava, il messianesimo religioso si traduceva in politica. Prophecy and Politics è il titolo originale della monumentale opera di Frankel, ovvero i due poli in cui si distende la rivoluzione ebraica nell’estremo oriente d’Europa. Nei villaggi e nei ghetti urbani emerge un nuovo strato dirigente, spesso in contrasto con le autorità rabbiniche e con quelle economiche, forte di una propria cultura e un proprio stile di vita. Una volta dato per scontato il fallimento dell’individualismo liberale non restavano per emanciparsi che ideologie collettivistiche: socialismo o nazionalismo. Ovvero, rivoluzione o esodo. Mezzo secolo di strategie, di teorie, di violente lotte interne, di leader leggendari. Poi la Rivoluzione bolscevica che , alimentata secondo l’autore anche da questa cultura yiddisch, mette fine ai dibattiti.
Ma la storia non finisce lì. Frankel rintraccia i mille frammenti della battaglia politica ingaggiata dagli ebrei russi: "Si sviluppò così un’unica cultura politica a Vilna come a Minsk, a Bialystok come nell’East End di Londra o nel Lower East Side di New York: la sua lingua franca era lo yiddisch; la sua base economica, l’industria dell’abbigliamento e il lavoro nero; la sua politica, l’incessante disputa e la costante interazione tra internazionalismo socialista e nazionalismo ebraico… I giovani impegnati politicamente si spostavano senza posa da un centro all’altro, passando anni ora in Russia, ora a Londra, a New York, in Galizia o in Palestina". Due generazioni, in tre continenti, per risolvere la questione ebraica. Una sofferta pagina della cultura yiddisch che si conclude, paradossalmente, con la messa fuori corso proprio di questa lingua.
Quaranta fitte pagine di bibliografia arricchiscono il volume.


STORIA D'ISRAELE. Dalla nascita dello Stato all'assassinio di Rabin
Eli Barnavi
Bompiani
Un vecchio popolo disperso e decimato, sotto l'impulso di un'ideologia nuova radicata nella memoria antica, il sionismo, ritorna alla terra che lo ha visto nascere, strappa l'indipendenza a un ambiente ostile, si forgia in uno Stato-nazione moderno e lo foggia nelle fattezze insite nei costumi ancestrali della sua tradizione, lo ricuce con la lingua degli avi, conquista con una lotta aspra il diritto alla "normalità", senza rinunciare perciò a rivendiacare una radicale alterità, e si dota di una temibile potenza militare, che è prima il suo mezzo di sopravvivenza e diventa poi strumento di dominio fino alla modernizzazione sociale.


LA REPUBBLICA DI WEIMAR
anni di crisi della modernità classica
Detlev J.K. Peukert
Bollati Boringhieri
Il libro, opera di un brillante esponente della nuova scuola storica tedesca morto prematuramente nel 1990, si caratterizza come una interpretazione della storia della Repubblica di Weimar, cioè non come una compilazione erudita di fatti destinata a essere superata da altre più complete. D'altra parte, esso profitta delle ricerche particolarmente avanzate in Germania in certi campi della storia della vita quotidiana, dell'esperienza vissuta e della mentalità. Così, dopo aver collocato Weimar nella continuità della storia tedesca - che per Peukert non presenta una particolare eccezionalità rispetto a quella di altri paesi dell'Europa occidentale -, e dopo aver esposto gli orientamenti alternativi che tale storia poteva prendere dopo la Prima guerra mondiale, l'autore si concentra sul tema centrale che è quello delle "tensioni della modernizzazione sociale". E' questo il titolo della parte centrale e più sviluppata del libro, in cui la storia di Weimar è analizzata nella sua realtà autonoma e non nella sua iscrizione in una storia ideologicamente giudicata e vista in tutta la sua contraddittoria ricchezza: conflitti generazionali, razionalizzazione e struttura burocratica, sviluppo e crisi dello Stato sociale, avanguardie e cultura di massa, americanismo e antiamericanismo. Dopo questo grande affresco di una società in crisi, le ultime due parti tornano alla storia politica descrivendo l'ingannevole stabilizzazione che precedette la crisi finale. Il libro si conclude con una riflessione sulla crisi della modernità che sottolinea, se ce ne fosse bisogno, l'attualità della storia della Repubblica di Weimar per quel che riguarda la fragilità delle democrazie e il carattere potenzialmente catastrofico della modernità.


Breve storia del fascismo
Guglielmo Salotti
Bompiani
Guglielmo Salotti è stato un allievo e collaboratore di Renzo De Felice.
Scrivere una storia del fascismo - non limitata al periodo ottobre 1922-luglio 1943, ma fatta iniziare nel marzo 1919, con la nascita dei Fasci di combattimento, e conclusa con l'appendice della Repubblica Sociale Italiana nel 1943-45 - equivale a scrivere una storia d'Italia, una vicenda ultraventennale legata ad una specifica realtà come quella della società italiana del tempo. Una storicizzazione del fascismo, dunque, come fenomeno tutt'altro che avulso dalla realtà politica e socioeconomica italiana, una tipica espressione dei fermenti creati dalla Grande Guerra, un tentativo di risposta italiano al clima di crisi del primo dopoguerra.


Franco Catalano
FASCISMO E PICCOLA BORGHESIA.
Crisi economica, cultura e dittatura in Italia (1923-1925)
Feltrinelli
"Il Regime Fascista muore" scriveva il Gramsci il primo settembre 1924 "perchè non è riuscito ad arrestare, ma anzi ha contribuito ad accelerare la crisi delle classi medie.." era un'osservazione molto importante che poteva aiutare a capire le vicende di quel periodo, ad esempio il delitto Matteotti, generato dalla volontà dell'ala più estremista del fascismo di dimostrare al Paese che i padroni erano sempre loro. Questo libro si propone di approfondire le cause e i motivi di quella crisi della piccola e media borghesia, crisi che fu particolarmente grave per il Mussolini e per il suo nascente Regime, in quanto rischiava di perdere l'appoggio di quel ceto che, subito dopo la guerra, aveva guardato con crescente simpatia alle camicie nere. E si propone di vedere fino a che punto le varie e differenti correnti antifasciste compresero tale crisi e di chiarire se scorsero la possibilità di inserirsi nel giuoco che si apriva quasi inaspettatamente. Infine cerca di mettere in rilievo la posizione della cultura del tempo di fronte al trono barcollante del nuovo dominatore e di definire l'esatta collocazione delle cosiddette tendenze fasciste dissidenti (di destra bottaina, di sinistra.....). Su tutto pesa un giudizio fortemente negativo sul trasformismo che continuò una tradizione a cui il nostro popolo, purtroppo era ormai da lungo tempo abituato e che continuerà ben oltre la caduta del Regime Fascista. Un trasformismo che vide lo stesso Benito Mussolini abile navigatore di quell'arte.


Beh!... che vi devo dire… se in giro c’è tanto materiale cartaceo 'in esubero' che non è idoneo neppure di essere utile al cesso non deve soprendere che ogni tanto succeda anche questo…
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Nobis ardua
Comandante CC Carlo Fecia di Cossato


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FeCCia di CoSSato
AUTOBIOGRAFIA DI UN ANALFABETA STORIOGRAFICO ANTISEMITA
Edizioni MillenniumBug - collana neurodeliri e genialoidimbecillità
L'allegra esistenza di un uomo convinto di essere un genio, convinto di essere furbo, convinto di essere spiritoso....a metà tra la tragedia di un uomo ridicolo e la farsa di uno a cui gli ebrei hanno rubato, una dopo l'altra, le donne della sua gioventù.


Un grande libro per chi vuole capire cio' che successe in Italia tra il 1900 ed il 1939.
MARGHERITA SARFATTI , L'ALTRA DONNA DEL DUCE.
L'ebrea che fu il braccio destro di Mussolini negli annio 1914-1935 e che il 5 Maggio del 36 disse a Mussolini che gli inglesi dopo il successo in Etiopia lo avrebbero " mandato dall'altra parte".
Di Cannistraro & Sullivan . Ed. Mondadori
Un libro semplicemente eccezzionale !


Il triangolo della morte. La politica della strage in Emilia durante e dopo la guerra civile
Pisanò Giorgio, Pisanò Paolo
Mursia
Nel marzo del 1991, in seguito a una segnalazione anonima, è stata scoperta a Campagnola (Reggio Emilia) una delle tante fosse comuni scavate dai partigiani comunisti nell’Italia del nord alla metà degli anni quaranta e riempite con i resti di persone assassinate prima o dopo la fine della guerra. Quel ritrovamento, grazie anche al processo di revisione storica e culturale innescato dal crollo del comunismo su scala mondiale, ha riaperto in Italia la questione (mai affrontata fino in fondo perché coperta dal mito della Resistenza) degli italiani uccisi durante e dopo la guerra civile e del rapporto fra quelle stragi e la Resistenza in Italia.