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Discussione: Libri di Storia

  1. #241
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    Enzo Collotti

    Fascismo e antifascismo. Rimozioni, revisioni, negazioni


    Laterza





    Di impianto ....sinistorso.....ma da non perdere questo libro.
    Con questo volume entriamo nel cuore del dibattito sui fascismi, attraverso un quadro ampio e circostanziato degli orientamenti più recenti della storiografia. Una discussione senza pregiudizi ideologici che affronta sia le questioni di metodo sia i revisionismi storici relativi a Germania, Austria, Francia, Spagna, Polonia, Russia e Giappone, passando poi al tema del fascismo e dell'antifascismo italiano e al modo in cui i mass media - giornalismo, cinema, Tv - lo hanno rappresentato. I contributi sono firmati da alcuni tra i più importanti studiosi della materia: A. Boldrini, E. Collotti, F Colombo, G. Crainz, A. Del Boca, G. De Luna, M. Ferretti, G. Fink, F. Gatti, M. Isnenghi, A. Parisella, C. Pavone, V Pisanty, P.P. Poggio, G. Ranzato, L. Rapone, G. Rochat, G. Santomassimo, K. Stuhlpfarrer, T Szarota, Ph. Videlier, L. Violante, W Wippermann.
    Indice: Prefazione di Enzo Collotti - Nota bibliografica e redazionale - Saluto di Arrigo Boldrini - Intervento di apertura di Luciano Violante - Parte prima Considerazioni preliminari - Nazioni, rimozioni, revisionismi, storia o politica? di Claudio Pavone - Sul negazionismo di Valentina Pisanty - Parte seconda Dimensione comparata - Fascismo e antifascismo nel dibattito in Germania di Wolfgang Wippermann - L'Austria: la trasmissione del passato nazista di Karl Stuhlpfarrer - Il negazionismo in Francia: Faurisson e non solo di Philippe Videlier - Ripensare la guerra di Spagna di Gabriele Ranzato - I polacchi e il collaborazionismo di Tomasz Szarota - Nazismo, guerra e Resistenza. Il revisionismo e il paradosso della memoria russa di Maria Ferretti - Una grande rimozione: il fascismo giapponese di Francesco Gatti - Parte terza Critica della storiografia italiana - Antifascismo e storia d'Italia di Leonardo Rapone - La polemica sull'8 settembre e le origini della Repubblica di Mario Isnenghi - La Resistenza di Giorgio Rochat - Temperie culturali e sviluppi della storiografia. Cattolici, Chiesa, Resistenza di Antonio Parisella - Il colonialismo italiano tra miti, rimozioni, negazioni e inadempienze di Angelo Del Boca - Il razzismo negato di Enzo Collotti - La ricezione di Nolte in Italia di Pier Paolo Poggio - Il ruolo di Renzo De Felice di Gianpasquale Santomassimo - Parte quarta Aspetti della comunicazione visiva - Comunicazione e memoria di Furio Colombo - La storia sempre "nuova" – dei quotidiani e la costruzione del senso comune di Giovanni De Luna - I programmi televisivi sul fascismo e la Resistenza di Guido Crainz - Sanguinare per finta: fascismo e antifascismo nel cinema italiano del dopoguerra di Guido Fink - Gli autori - Indice dei nomi

  2. #242
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    Enzo Collotti

    Fascismo e politica di potenza. Politica estera 1922-1939


    La Nuova Italia





    Il volume ripercorre le vicende della politica estera dell'Italia fascista fino all'inizio della seconda guerra mondiale con ampio uso delle fonti documentarie coeve. Le scelte strategiche e diplomatiche del regime sono costantemente poste in relazione con il quadro europeo e internazionale e vengono esaminate la dimensione coloniale della politica mussoliniana e le ambizioni di espansione balcanica. Al di là delle sue contraddizioni a livello propagandistico, viene poi evidenziata la continuità della politica fascista come fattore di destabilizzazione dell'assetto europeo e, dal 1935, come consapevole accelerazione della corsa verso la nuova guerra mondiale. Scritto con la collaborazione di Nicola Labanca e Teodoro Sala.

  3. #243
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    Mario Cervi (a cura di)

    SALO'
    album della Repubblica di Mussolini



    Rizzoli


    Una rievocazione della storia della R.S.I. con brevi ma interessanti testi didascalici a corredo di tante fotografie di eventi, personaggi, documenti........

  4. #244
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    Herman Langbein


    UOMINI AD AUSCHWITZ. Storia del più famigerato campo di sterminio nazista.

    Mursia

    [edizione ridotta autorizzata dall'autore - prefazione di Primo Levi]


    La copertina di un'edizione americana, edita dall'Università del Nord Carolina.


    " Tema del libro è dunque Auschwitz, anus mundi, Lager esemplare e completo, frutto dell'esperienza accumulata in quasi dieci anni di terrore hitleriano; e il libro infatti contine, attinto dall'autore, ai ricordi diretti e a moltissime altre fonti, tutto quanto sul Lager si potrebbe desiderare di sapere: la sua storia e geografia, la sua consistenza numerica, la sua complessa sociologia, gli impianti di morte, le infermerie, le regole, le eccezioni alle regole, i pochi modi di sopravvivere e i molti di morire, i nomi dei comandanti; ma il particolare *osservatorio* di Langbein rende quest'opera sotto molti aspetti unica, e ne accresce la portata e l'universalità. " (dalla prefazione di PRIMO LEVI).

  5. #245
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    Sybille Steinbacher


    Auschwitz
    La città, il lager



    Einaudi





    Perché il piú grande campo di sterminio del Reich fu costruito proprio in quella cittadina a circa 60 chilometri a ovest della città di Cracovia? Perché venne a dirigerlo Rudolf Höss? Il libro di Sybille Steinbacher - integralmente dedicato al campo di concentramento dove morirono oltre un milione di persone - risponde a queste e ad altre domande, sessant'anni dopo la liberazione di Auschwitz. L'autrice racconta l'evoluzione del campo, da complesso di baracche per lavoratori stagionali di inizio xx secolo a impianto con forni crematori e docce letali allo Zyklon B. Viene offerto al lettore un resoconto di tutti gli elementi legati a questo luogo di morte: dalla macabra organizzazione dello sterminio fino alle vicende processuali dei responsabili e agli argomenti legati al negazionismo.

  6. #246
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    Rudolf Höss

    Comandante ad Auschwitz


    Einaudi







    ... nell'estate del 1941 Himmler gli comunica “personalmente” che Auschwitz sarà qualcosa di diverso da un luogo d'afflizione: deve diventare “il più grande centro di sterminio di tutti i tempi”: si aggiusti lui, con i suoi collaboratori a trovare la tecnica migliore.
    Hoess non batte ciglio, è un ordine come gli altri, e gli ordini non si discutono. Ci sono già esperienze condotte in altri campi, ma i mitragliamenti in massa e le iniezioni tossiche non sono convenienti, ci vuole qualcosa di più rapido e sicuro; soprattutto, bisogna evitare i bagni di sangue, perché demoralizzano gli esecutori. Dopo le azioni più sanguinose alcuni SS si sono uccisi, altri si ubriacano metodicamente; ci vuole qualcosa di asettico, di impersonale, per salvaguardare la salute mentale dei militi.
    L'asfissia collettiva con i gas di scarico dei motori è un buon inizio, ma va perfezionata. Hoess ed il suo vice hanno l'idea geniale di usare il Cyclon B, il veleno che si usa per i topi e le blatte, e tutto va per il meglio. Hoess, dopo il collaudo eseguito su 900 prigionieri russi, prova un “grande conforto”: l'uccisione in massa è andata bene, sia come quantità che come qualità; niente sangue, niente traumi. Tra il mitragliare gente nuda sul bordo di una fossa da loro stessi scavata, e il buttare una scatoletta di veleno dentro un condotto d'aria, la differenza è fondamentale. La sua massima aspirazione è raggiunta: la sua professionalità è dimostrata, è lui il miglior tecnico della strage. I colleghi invidiosi sono sconfitti.
    Le pagine più ripugnanti del libro sono quelle in cui Hoess si attarda a descrivere la brutalità e l'indifferenza con cui gli ebrei addetti allo sgombero dei cadaveri attendono al loro lavoro. Contengono un immondo atto d'accusa, una chiamata di correo, quasi che quegli infelici (non erano esecutori d'ordini anche loro?) potessero addossarsi la colpa di chi li aveva inventati e delegati.
    Il nodo del libro, e la sua bugia meno credibile, sta (in questo punto): davanti all'uccisione dei bambini, dice Hoess, “provavo una pietà cosi immensa che avrei voluto scomparire dalla faccia della terra, eppure non mi fu lecito mostrare la minima emozione”. Chi gli avrebbe impedito di “scomparire”?
    Neppure Himmler, il suo capo supremo, che, malgrado l'ossequio che Hoess gli tributa, traspare da queste pagine nel doppio aspetto del demiurgo e di un idiota pedante, incoerente ed intrattabile.
    Neppure nelle ultime pagine, che assumono il tono di un testamento spirituale, Hoess riesce a misurare l'orrore di quanto ha commesso, ed a trovare l'accento della sincerità.
    “Oggi comprendo che lo sterminio degli ebrei fu un errore, un colossale errore” (si noti non “una colpa”). “L'antisemitismo non è servito a nulla, al contrario il giudaismo se ne è giovato per avvicinarsi maggiormente al suo obiettivo finale”.
    Poco dopo afferma di sentirsi “venir meno” nell'”apprendere quali spaventose torture si applicassero ad Auschwitz ed in altri campi”: se si pensa che chi scrive così sa già che sarà impiccato, si rimane attoniti davanti a questa sua ostinazione di mentire fino all'ultimo respiro. L'unica spiegazione possibile è questa, Hoess, come tutti i suoi congeneri..., ha trascorso la vita facendo sue le menzogne che impregnavano l'aria a cui attingeva, e quindi mentendo a sé stesso.

    Questo il commento di Primo Levi, nella prefazione all'edizione italiana del libro.

    Hoess passa completamente sotto silenzio alcuni aspetti della vita del campo. Come nella maggior parte dei memoriali delle SS, viene taciuta la corruzione presente ai massimi livelli di questo corpo. Mentre si dichiara l'obbedienza assoluta alla gerarchia nazista e agli “ideali” della nazione tedesca, in realtà essa è trasgredita continuamente, per interessi privati o familiari, come il benessere e l'arricchimento.

  7. #247
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    Auschwitz. Storia del lager (1940-1945)


    Otto Friedrich


    Baldini e Castoldi




    Il resoconto della costruzione, dell'espansione e della vita del più tristemente celebre campo di sterminio. L'autore raccoglie e organizza le testimonianze dei sopravvissuti e dei carnefici, mettendo in luce la logica terrificante della Soluzione Finale, la vita quotidiana del campo, gli eroismi e le nefandezze di perseguitati e persecutori.

  8. #248
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    Lord Russel di Liverpool

    IL FLAGELLO DELLA SVASTICA
    Storia dei crimini di guerra nazisti


    Newton


    Un resoconto circostanziato dei crimini di guerra commessi dalla Germania NazionalSocialista durante la seconda guerra mondiale che rappresenta una formidabile testimonianza della brutalità nazista e di quell'organizzazione disumana che terrorizò l'Europa.

  9. #249
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    Vincenzo e Luigi Pappalettera

    La Parola agli Aguzzini.
    Le SS e i Kapò di Mathausen svelano le leggi del Lager


    Mondadori


    Sui famigerati campi di lavoro nazisti non mancano libri scritti da coloro che ne furono vittime e che ebbero la fortuna di sopravvivere alla tremende condizioni di vita; mancano invece in misura adeguata libri, o comunque testimonianze, degli oltre centomila aguzzini (fra campi di prigionia, di lavoro e campi di puro stermino), in gran parte sopravvissuti. Questi signori dei Lager, che usavano la parola come strumento di comando, una volta sconfitti rinunciarono ad usarla se non come litania o stereotipo; sepssissimo rifiutarono non solo di rendere confessione ma anche solo di dimostrare umanità e un minimo di orrore per quel che era accaduto, per i propri comportamenti bestiali, si rifugiarono nel silenzio-alibi o nel dichiararsi meri esecutori di ordini, che magari non condividevano ma che dovevano portare a compimento. LA PAROLA AGLI AGUZZINI è nato dalla volontà degli autori di strappare una parte dei carnefici e degli oppressori di ieri dalla loro afasia; di reintegrarli nel mondo degli uomini, che è un mondo della parola e del discorso.

  10. #250
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    Vincenzo Pappalettera


    Nazismo e Olocausto
    Dalla democrazia alla Dittatura



    Mursia

    Questo libro di Vincenzo Pappalettera si colloca all' interno
    di un tipo di inchiesta che potremmo paragonare ad altri contributi che la storiografia contemporanea ha tentato
    di dipanare intorno alla questione dei comportamenti
    all' interno della macchina del Lager (di concentramento e
    di sterminio) e, più in generale, dell'assassinio di massa
    nel corso della seconda guerra mondiale (per tutti si veda Christopher Browning, Uomini comuni, Einaudi; Raul Hilberg,
    Carnefici, vittime e spettatori,Mondadori).
    La domanda da cui parte Pappalettera è semplice: com’è
    potuto accadere il genocidio di 11 milioni di esseri umani
    nel cuore dell'Europa? E subito dopo: che individui erano
    gli aguzzini che infierivano spietatamente su prigionieri
    inermi? In entrambi i casi Pappalettera insiste su un
    punto: ossia il nazismo, prima ancora che un’esperienza
    politica, è una macchina ideologica, fondata su un programma
    dichiarato ed esplicito.
    E dunque in prima istanza è l’apparato ideologico che
    occorre indagare in termini di formazione dell’opinione, di
    macchina della convinzione, di struttura di formazione della
    personalità.
    Ma se tutta la questione fosse riducibile a un livello programmatico
    dichiarato, noi dovremmo concludere che la diffusione del nazismo, il suo successo, consistette essenzialmente
    in un’opera di persuasione.
    Per Pappalettera questo è uno dei binari che permisero
    al nazismo di strutturare una tipologia e, conseguentemente,
    dei comportamenti.
    Ma non solo. Accanto ed oltre agirono anche altri meccanismi. L’adesione al nazismo, la trasformazione di individui comuni in macchine programmate per la morte di massa non passò solo per
    un processo di convinzione ideologica. Esso si concretizzò
    anche, attraverso un processo di annichilimento degli avversari, trasformando prigionieri, nemici e vittime in operatori ed esecutori diretti dello sterminio.
    In sostanza il nazismo fu il risultato di un doppio processo:
    il primo direttamente connesso con la formazione di individui
    ideologicamente orientati; il secondo determinato dal totale dominio sugli individui non convinti ma lentamente deumanizzati e trasformati in macchine di morte.
    Questo secondo aspetto sembrerebbe costruire un’ immagine
    ancor più diabolica del nazismo. In realtà Pappalettera ha la sensibilità di introdurre attraverso l'analisi di casi concreti una dimensione che rende altamente problematica e avvincente
    qualsiasi indagine sul nazismo.
    Centrando l’attenzione sui processi di spersonalizzazione Pappalettera, infatti, non risolve la questione attraverso
    un'analisi generica dei processi di coinvolgimento e di soggezione, ma individua storie tra loro molto diverse che
    rinviano non solo a livelli diversi della resistenza e della
    sottrazione al meccanismo di spersonalizzazione, ma anche
    a vicende e decisioni di individui che non si piegano, che si sottraggono, che comunque riaffermano la loro personalità.
    E allora ciò che si riapre non è più una partita in cui è in discussione la dimensione del terrificante sulla base del
    conteggio delle vittime, bensì la vicenda dei meccanismi
    di persuasione, di resistenza e di affermazione della personalità,
    all’interno della quale la rianalisi del sistema concentrazionario
    si delinea come un cosmo popolato di individui, ciascuno caratterizzato da una propria storia personale, da scelte in cui entrano in gioco forza e debolezza, valori e stravolgimenti. Ma
    soprattutto dove al centro stanno ancora gli uomini, in carne
    ed ossa, con la responsabilità delle loro scelte.

 

 
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