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Risultati da 21 a 30 di 31

Discussione: laici e cdl

  1. #21
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    I laici
    pallidi

    C’era una volta in Italia il mondo laico. Era un mondo minoritario, ma non un mondo minore, anzi. Al magro bottino elettorale suppliva una elevatissima elaborazione culturale. In un Paese di clericali mezzo comunisti e di comunisti mezzo clericali, quale era l’Italia del dopoguerra, questo mondo, fatto di pochi voti e di grandi personalità, ha cooperato e, quando è stato necessario, si è scontrato, con altrettanto grandi personalità democristiane, trasformando l’Italia da Paese sconfitto e agricolo a Paese industriale e moderno. Quel mondo oggi non c’è più perché sono venuti meno i suoi pilastri: l’orgoglio per la propria autonomia e la consapevolezza della forza delle proprie idee. Al loro posto oggi ci sono due sterili estremismi. Il primo estremismo è quello dei laici radicali. Questi prima rifiutano ed impediscono una rappresentanza politica nelle istituzioni legislative, e poi ingaggiano, con toni da anticlericalismo ottocentesco, battaglie referendarie impossibili. Il secondo estremismo è quello dei laici pallidi, neo-teo-conservatori alla Pera o Ferrara. Questi partono osservando la innegabile crisi di valori della società attuale e concludono che il rimedio consiste nell’ adottare quelli cattolici. La tesi dei laici pallidi fa tornare alla mente la gag di Groucho Marx che diceva: “Questi sono i miei principi. Se non ti piacciono ne ho degli altri”.
    Il Dio di Stato - Al congresso del suo partito il presidente della Camera ha sentenziato: “Non è in discussione lo Stato laico bensì il laicismo di chi vorrebbe uno Stato senza Dio”. Fantastico, privatizziamo le partecipazioni statali e nazionalizziamo Dio. Libero mercato e religione di Stato, un binomio perfetto. La teoria che Casini enuncia, con sprezzo del ridicolo, altro non è che la conseguenza politica della posizione di Ratzinger (dello studioso, non del Papa) per cui i laici, in questo momento di crisi di valori, dovrebbero vivere “come se Dio fosse” cioè sposando l’etica cattolica senza porsi il problema dell’esistenza di Dio.
    Lo Stato senza Dio - Accettare il principio, apparentemente innocuo, di vivere “come se Dio fosse” vuol dire rifiutare un’etica umana per accettarne una divina. Ma la differenza fondamentale, tra il Dio di Stato ed uno Stato senza Dio, è che l’uomo cristiano ha il problema di giustificare se stesso davanti a Dio mentre l’uomo moderno laico ha il problema di giustificare i propri valori, norme e azioni davanti a se stesso e davanti alla legge. Laico non è il negatore di Dio, ma chi appunto ragiona fuori dall’ipotesi di Dio (etsi deus non daretur) accettando i limiti invalicabili dell’esistenza e della conoscenza umana. Lo Stato laico, che a differenza dell’Islam l’Occidente si è dato, nasce proprio così, lasciando la sfera religiosa al privato di ciascuno e riconoscendo nella Stato lo spazio di tutti.
    Il compito dei laici - Per rendere un servizio al proprio Paese, oltre che alla propria dignità, i laici dovrebbero abbandonare ogni forma di sudditanza culturale (motivata da personali interessi elettorali) ed iniziare a competere e concorrere con i cattolici. Laddove competere e concorrere assumono il significato etimologico di cercare insieme e di correre insieme. Come tutti i laici dovrebbero sapere, la competizione e la concorrenza sono la migliore forma di collaborazione. Per fare questo l’esperienza insegna che serve un partito laico, magari piccolo, che faccia da contrappeso ai tanti partiti cattolici, grandi e piccoli che siano. Questo partito non si farà perché i potenziali protagonisti sono ormai onanisticamente interessati solo a processi autocelebrativi. E noi, poveri europei d’Italia, che viviamo in un Paese dove la scuola espelle dai propri programmi l’evoluzionismo, la ricerca sui geni è vietata, il numero di embrioni da impiantare non lo decide il medico ma la legge, il divorzio ha tempi ormai lunghissimi, l’uso della marjuana è equiparato allo spaccio di droga, siamo costretti a vedere in Zapatero non un demagogo qualunque, ma un grande statista riformatore.


    Alessandro Lozzi
    Articolo tratto dal quotidiano 'L'opinione di Firenze' dell'8 luglio 2005

  2. #22
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    Un progetto per l'area
    liberalsocialista

    La legittimità di una scelta come il ’partito unico dei moderati’ (PUM) non è in discussione. Personalmente, non sono d’accordo sul progetto del PUM perché il partito unico non ha mai funzionato. Ha funzionato il contrario, fin dai tempi del grande De Gasperi quando vinse nel ‘48 la maggioranza ma diede pari dignità e grandi ministeri ai piccoli alleati come PSDI, PRI, PLI, ovverosia una alleanza/blocco di partiti con pari dignità sotto una forte leadership. Così è stata, per certi aspetti e per anni la CdL sotto Berlusconi, ma cammin facendo l’alleanza si è sfaldata, sia per il rapporto privilegiato con la Lega, che rese instabile e rissoso il quadro, sia per la non degasperiana progettualità del Premier, che consentì ai ‘piccoli’ l’illusione di sopravvivere in serra ma senza crescere, come figli di un dio minore. Il costituendo partito unico dei moderati è una specie di work in progress che vedrà l’assorbimento, dentro un unico contenitore, di FI, UDC e AN e di altre forze minori. Del resto, il manifesto firmato da illustri personaggi di questi aggregati, a parte Chiara Moroni la cui adesione, probabilmente personale, conferma semmai i confini, gli ambiti di questo nuovo PPE all’italiana, sono tali da non poter contenere una forza che esplicitamente si richiami al PSI, ancorché di ispirazione/derivazione craxiana. In un partito unico dei moderati non è concesso un partito dentro il partito che si batta per la propria identità e storia, al massimo è permessa una corrente socialista, che non c’entra nulla con la difesa di una storia, di una identità, di una tradizione. Ma, semmai, di un collegio parlamentare, che è pur sempre un’aspirazione legittima. Il fatto è che l’adesione al partito unico dei moderati, il PUM, pur legittima in tutti i sensi, comporta tuttavia una rinuncia alla propria sovranità e una deposizione della propria identità nel mare magnum del moderatismo.
    Niente di male, per carità. Sic stantibus rebus, il dilemma è fra chi vuole portare avanti la costruzione di un’area, di una unità, di un progetto socialista e laico, e chi preferisce il PUM berlusconiano. In un certo senso è addirittura naturale che Bobo Craxi e De Michelis cerchino di mantenere in vita quel Nuovo Psi che Berlusconi, in tempi di emergenza, ha permesso loro di impiantare in una ‘serra’. E di questo debbono essergliene grati. Ma ora il problema è tutt’altro. Si tratta, qui e adesso, davanti al lancio del PUM con tanto di manifesto firmato, di procedere a quello che Bettino chiamava “Primum vivere”, ovverosia al mantenimento in vita del Psi là dove ne esistono le condizioni e, poi, operare per alleanze omogenee che consentano il raggiungimento del 4 per cento nel proporzionale, innanzitutto con lo Sdi di Boselli.
    Anche a sinistra, nella Fed, è avvenuta, specularmente, una spinta all’unità poi abortita grazie a Rutelli e con la crisi del ‘prodismo’. Perciò, con lo Sdi di Boselli, è stato pressoché inevitabile avviare da parte del Nuovo Psi, colloqui e incontri ravvicinati per tentare una non facile unificazione socialista. Ma la storia dimostra che nessuna operazione in vitro funziona se non è supportata da un progetto politico. In altri temini - e il modello liberalsocialista di Tony Blair, vero esempio per gli italiani, lo sta a dimostrare - non bastano simboli e sommatorie, perché in politica due più due non fa sempre quattro - e il ricordo della vicenda del Psi-Psdi unificati è tuttora lancinante. Ecco perchè l’idea dei radicali - coi quali, peraltro, sono in atto incontri con Boselli e Bobo Craxi - di elaborare un progetto comune è importante, perché consente la definizione di un comune percorso politico sulla base di un programma laico e riformista e liberale, sui diritti civili, la ricerca e la sua libertà, la libera Chiesa in libero Stato. I radicali hanno addirittura proposto il simbolo della rosa nel pugno. Se ne parli. Primum vivere, dunque, deinde philosophari. Senza eccessive illusioni ma sapendo di fare la cosa giusta, quella che Bettino Craxi ha sempre chiesto di fare da vivo e da esule e che oggi andrebbe onorata.


    Paolo Pillitteri
    Articolo tratto dal quotidiano 'L'opinione delle Libertà' del 4 luglio 2005

  3. #23
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    ho pèostat oun paio di articoli suòlla cdl ed il aici per dare spunti di riflessione!

  4. #24
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    La prima riflessione che mi viene di fare sul primo articolo è che l'autore ritiene estremisti i radicali che si sono opposti a un legge....estremista, coem la legge 40.

    Bel modo di rigirare la frittata....

    E dove erano i laici "non estremisti" nel frattempo?

  5. #25
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    si ocncordo a peno sul primo aritoclo ma sarei interessatro a ricevere opinionei sul secondo!

  6. #26
    in silenzio
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    Re: e sgarbi sarebbe un laico ?

    In origine postato da dime can
    un laico non può essere un narcisista.
    parole...sante

    di necessità virtù

  7. #27
    in silenzio
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    a chi stringe una rosa

    In origine postato da lele15
    si ocncordo a peno sul primo aritoclo ma sarei interessatro a ricevere opinionei sul secondo!
    Chi stringe una rosa nel pugno chiuso rischia di pungersi, e di uccidere la rosa.

    Ovvero: troppi capetti cercano di sopravvivere politicamente, con i loro obsoleti clientelismi...non resta che fargli tanti auguri di manifestarsi per quello che sono, davanti agli occhi assorti e consapevoli del popolo sovrano.
    di necessità virtù

  8. #28
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    centrato il punto troppi capi kje nbon vbogliono perdere il oro oritcello, ora tocca alla nuova generazine far capiure come òl'unità laica porti benefici cioè entrare neigli organi istituzionali e fare politiche mirate!

  9. #29
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    Radicali nella CdL: tutti, nessuno o una parte?
    di Emanuele Tarditi


    A luglio Benedetto Della Vedova viene nominato membro del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro (CNEL) dal Presidente del Consiglio.
    Dall’evento sorgono diverse domande, prima fra tutte cos’è il CNEL? Fondamentalmente quest’organo ha potere di proporre leggi al parlamento nelle materie di competenza nonché esprimere pareri qual’ora richiesti. La nomina di Della Vedova ha motivi di carattere tecnico, poiché questi è un economista di prim’ordine ed esperto nelle materie di cui tratta il Consiglio. D’altronde sorgono osservazioni di carattere politico: la tempistica, il designato ed il designatore. Quanto ai tempi è da notare che nel momento in cui i Radicali vanno verso l’Unione accusando la CdL di una scarsa presenza di liberismo, venga nominato un liberista per la coalizione ad occuparsi istituzionalmente di economia. Della Vedova è un noto esponente Radicale in Lombardia, eletto in questa circoscrizione al PE nel 2000 e candidato nel 2001 a Presidente della Regione, non solo rappresenta i liberismo ma anche le istanze del nord e soprattutto è da tempo impegnato a promuovere accordi Radicali-CdL basati su l’asse del comune senso di libertà. La scelta, fatta dal Premier Berlusconi, ha dei riflessi politici infatti esso si è riconfermato alla guida della coalizione e non ha mai nascosto di essere interessato ad accordi coi Radicali e trova nella nomina di Della Vedova un ottimo esempio di come l’accordo porti vantaggio ad entrambe le parti. L’esponente radicale risulta contrario alla svolta del suo partito verso l’unione; sebbene riconosca la comunanza della visione laica, molti temi sono opposti ed inconciliabili. Questa visione spesso è solo di facciata infatti “non pare che l’Unione abbia nel suo programma l’abrogazione della 40”. Di contro il centro sinistra è composto anche da “pacifisti ‘senza se e senza ma’, dagli antiamericani espliciti, dai giustizialisti, dai verdi “ogm-free” e dai comunisti contrari alla legge Biagi”. Per riportare i Radicali in parlamento propone un’altra ricetta ed una strada che non obblighi a convivere con idee contrarie ai valori di libertà infatti Della vedova afferma che “con Taradash e altri riformisti ci stiamo muovendo per aprire uno spazio politico nella Casa delle Libertà” anche l’accordo con il centrodestra “sarebbe una scommessa, ma potenzialmente foriera di maggiori risultati politici. La CdL ha in parte disatteso le speranze della riforma liberale, ma dice di volerne essere ancora interprete sul piano culturale e politico”. L’obbiettivo è “esprimersi all’interno della CdL, per offrire un contenitore a quegli elettori del centrodestra legati a un grande progetto di trasformazione liberale del mercato e delle istituzioni e insoddisfatti del moderatismo interno alla coalizione” per arrivare a ciò è necessario lavorare sul reclutamento e l’organizzazione di una base che chiede la rappresentanza politica delle esigenze laiche e liberali. Le reazioni dei Radicali sono varie: da chi chiede l’immediata espulsione del “traditore filo berlusconiano” a chi come Pannella spera che “l’interessamento da parte del centrodestra nei confronti di ‘alcuni radicali’ possa riaprire il confronto con l’intero partito”. Il caso non rimarrà chiuso nei confini dei Radicali ma apre scenari nuovi per l’area laica, per gli indipendenti laici della CdL i quali devono decidere se divenire un partito o essere in altre liste. Per la coalizione è lo spunto per una riflessione, accettare i Radicali tutti o solo una parte?

  10. #30
    in silenzio
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    Radicali nella CdL: tutti, nessuno o una parte?
    di Emanuele Tarditi


    ... Quanto ai tempi è da notare che nel momento in cui i Radicali vanno verso l’Unione accusando la CdL di una scarsa presenza di liberismo, venga nominato un liberista per la coalizione ad occuparsi istituzionalmente di economia. Della Vedova è un noto esponente Radicale in Lombardia, eletto in questa circoscrizione al PE nel 2000 e candidato nel 2001 a Presidente della Regione, non solo rappresenta i liberismo ma anche le istanze del nord e soprattutto è da tempo impegnato a promuovere accordi Radicali-CdL basati su l’asse del comune senso di libertà. La scelta, fatta dal Premier Berlusconi, ha dei riflessi politici infatti esso si è riconfermato alla guida della coalizione e non ha mai nascosto di essere interessato ad accordi coi Radicali e trova nella nomina di Della Vedova un ottimo esempio di come l’accordo porti vantaggio ad entrambe le parti. L’esponente radicale risulta contrario alla svolta del suo partito verso l’unione; sebbene riconosca la comunanza della visione laica, molti temi sono opposti ed inconciliabili. Questa visione spesso è solo di facciata infatti “non pare che l’Unione abbia nel suo programma l’abrogazione della 40”. Di contro il centro sinistra è composto anche da “pacifisti ‘senza se e senza ma’, dagli antiamericani espliciti, dai giustizialisti, dai verdi “ogm-free” e dai comunisti contrari alla legge Biagi”. Per riportare i Radicali in parlamento propone un’altra ricetta ed una strada che non obblighi a convivere con idee contrarie ai valori di libertà infatti Della vedova afferma che “con Taradash e altri riformisti ci stiamo muovendo per aprire uno spazio politico nella Casa delle Libertà” anche l’accordo con il centrodestra “sarebbe una scommessa, ma potenzialmente foriera di maggiori risultati politici. La CdL ha in parte disatteso le speranze della riforma liberale, ma dice di volerne essere ancora interprete sul piano culturale e politico”. L’obbiettivo è “esprimersi all’interno della CdL, per offrire un contenitore a quegli elettori del centrodestra legati a un grande progetto di trasformazione liberale del mercato e delle istituzioni e insoddisfatti del moderatismo interno alla coalizione” per arrivare a ciò è necessario lavorare sul reclutamento e l’organizzazione di una base che chiede la rappresentanza politica delle esigenze laiche e liberali. Le reazioni dei Radicali sono varie: da chi chiede l’immediata espulsione del “traditore filo berlusconiano” a chi come Pannella spera che “l’interessamento da parte del centrodestra nei confronti di ‘alcuni radicali’ possa riaprire il confronto con l’intero partito”. Il caso non rimarrà chiuso nei confini dei Radicali ma apre scenari nuovi per l’area laica, per gli indipendenti laici della CdL i quali devono decidere se divenire un partito o essere in altre liste. Per la coalizione è lo spunto per una riflessione, accettare i Radicali tutti o solo una parte?
    Non sta certo ai laici liberali porre condizioni: sta ai radicali capire le ragioni di un confronto interno basato sul ragionamento - non sugli slogan - e scegliere; tutti, o come persone non in vendita.
    di necessità virtù

 

 
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