Lettera ai lettori di Carta (www.carta.org)

Cari amici e compagni, anche se qualcuno ci ha scritto dicendo che siamo dei "piagnoni" quando parliamo della impossibilità a fare un giornale in questo mercato dell'editoria, e ci ha anche rimproverato di aver pubblicato una certa cosa dopo che lui l'aveva già letta sulla Repubblica, ci siamo comunque decisi a fare un primo bilancio del nostro nuovo lavoro. E la prima lezione è che mi sono definitivamente stancato di faticare come un lavoratore tessile cinese per fare un giornale che non riesce, se non per caso, ad arrivare in edicola.
Forse sfugge a chi non è del mestiere, ma produrre in un solo mese un settimanale completamente nuovo e un mensile completamente nuovo, e farlo in una decina di persone, è una impresa da Guinness dei primati. Noi apprezziamo le molte lettere in cui ci si dice, dell'uno o dell'altro giornale, "è bello" o "non è bello", "è allegro" o "sembra un cartone animato", "non c'è abbastanza da leggere" o "adesso riesco a leggerlo tutto". Carta è un'impresa comune, di noi che lo facciamo e di quelli che lo usano, e lo scambio di opinioni, di gusti e disgusti, fa parte del gioco. E indubbiamente il nuovo Carta ha avuto successo, perché fa discutere e perché la grande maggioranza dei lettori lo apprezza.
Vi sono però alcuni fatti concreti da considerare. Abbiamo cambiato radicalmente il giornale, facendone due perché avremmo forse potuto vivere assistiti, grazie ai soldi della legge per l'editoria, e abbiamo invece scelto di reggerci con le nostre gambe. Settimanale e mensile, rispettivamente, hanno punti di pareggio molto più abbordabili. Se vendiamo un po' di più di quel che vendevamo prima, la legge per l'editoria diventa meno indispensabile.
Senonché cosa succede? Che siamo piccoli, e distributore nazionale, distributori locali ed edicolanti sono - salvo rare eccezioni - assai distratti, per usare un eufemismo. Qualche esempio? A Bologna il giornale del lunedì veniva distribuito il sabato, abbiamo protestato e il risultato è che due settimane fa siamo usciti il martedì. Il mensile, la cui uscita era stata da lungo tempo concordata con il distributore nazionale per venerdì primo luglio, è andato in edicola in molte città il sabato, in altre la domenica e anche il lunedì. Campagne promozionali, pubblicità sui giornali, newsletter e annunci nel sito, tutto inutile. Un certo numero di possibili lettori non potranno nemmeno partecipare al gioco "è bello", "non è bello". E penseranno che non siamo persone serie, visto che annunciamo una certa cosa per un certo giorno e poi quella cosa non c'è, e comunque loro non hanno voglia di girare tre o quattro edicole, e poi comunque si sa che i giornali di sinistra sono assistiti dallo Stato, dal Partito o da chissà chi.

Bene, noi crediamo che la società civile abbia bisogno di informazione indipendente, e anche di una rivista della cultura altermondialista. Forse è così e forse no. Ma non lo sapremo mai con certezza, se non siamo reperibili in edicola. Non lo sapremo se non combatteremo ogni giorno contro i mulini a vento, cioè un sistema della distribuzione della carta stampata che funziona come gli oligopoli del buon vecchio capitalismo, e che è oggi il principale ostacolo alla libertà di stampa. Noi abbiamo fatto del nostro meglio, un settimanale che forse è troppo vivace e un mensile che forse è troppo pieno di testo, o viceversa. Ma, come diceva un mio vecchio maestro, a chi frega?
I miei compagni non sono d'accordo, ma prima ancora di discutere di quel che potremmo fare di utile nella stagione che si apre, a un anno dalla vittoria di Berlusconi, o del berlusconismo, o invece di qualcosa di meglio, secondo me c'è da affrontare questo problema. O si può non affrontarlo e decidere di lasciar perdere. Lo potremmo affrontare chiamando il manifesto e Liberazione a ragionare con noi di distribuzione indipendente della stampa indipendente, ad esempio, ma soprattutto con l'aiuto dei lettori, che possono interrogare gli edicolanti, segnalarci le assenze e i ritardi [distribuzione@carta.org], assediare i distributori locali, mandare mail di protesta a quello nazionale [info@parriniservizi.it], comprare Carta [e Carta Etc.] sempre nella stessa edicola, e insomma fare quel che si fa quando si vuole che le cose cambino. Altrimenti non resta che la Repubblica. È distribuita benissimo.

Pierluigi Sullo