Ieri sì a Bertinotti, oggi a Rutelli
Dopo essersi divisa nel voto sulle missioni militari italiane in Afghanistan, Bosnia, Macedonia e perfino nel Darfur, l’Unione si spacca anche sul documento con cui motivare il voto contrario al finanziamento della missione irachena.
Romano Prodi, cui era stato dato l’incarico di trovare una sintesi unitaria, prima ha spedito un documento radicale, che piaceva a Fausto Bertinotti, poi, probabilmente per il dissenso di Francesco Rutelli, ne ha spedito un altro, che la sinistra radicale (Rifondazione, Pdc, Verdi e sinistra Ds) rifiuta perché contiene il termine “ritiro graduale” dall’Iraq.
Che tra l’ala rifomista e quella pregiudizialmente antiamericana dell’Unione esistesse una divergenza profonda, non è una novità. Il dato da registrare è che questa divergenza invece di attenuarsi, per effetto dell’iniziativa di Prodi, si è ampliata.
Prodi lamenta come gli interessi di “visibilità” delle diverse componenti prevalgano sulla responsabilità unitaria, allude alle primarie come strumento per risolvere il problema, anche se nessuno è in grado di capire che cosa c’entri una questione con l’altra. Sulla politica estera la sinistra radicale ha esercitato la propria autonomia anche quando appoggiava i governi di centrosinistra, che infatti hanno dovuto ricorrere all’appoggio del centrodestra, allora all’opposizione, per approvare le missioni all’estero, come quella in Albania, e la guerra alla Serbia. Il leader di una coalizione che punta al governo dovrebbe, su materie così delicate, fare qualcosa di più che tirare a campare, dando ragione un giorno all’uno e il giorno seguente all’altro. Soprattutto dovrebbe avere un’idea concreta e non solo un repertorio di frasi retoriche, sui temi della collocazione internazionale dell’Italia. Così, in assenza di una visione politica con cui fare i conti, ognuno può gestirsi il suo “particulare”.
Può darsi che questo giovi alla tattica del divide et impera di Prodi, certamente non costruisce un sistema di certezze che, in particolare in politica estera, è un requisito basilare per la credibilità internazionale.
Ferrara su il Foglio
saluti




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