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  1. #1
    SENATORE di POL
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    Predefinito Islamismo radicale ... e meno, Stato Laico, Terrorismo, Civiltà Occidentale

    da www.corriere.it

    " Il Corano e il primato della legge.
    Stiamo legittimando un doppio binario giuridico


    I terroristi islamici hanno colpito nuovamente Londra mentre il premier britannico Tony Blair sta trattando con un gruppo di «esponenti islamici » sulle nuove misure per contrastare il terrorismo, dopo aver incassato una fatwa (un responso legale islamico) di condanna dei kamikaze dello scorso 7 luglio. In altri termini, il governo di uno Stato sovrano ha ritenuto opportuno sottoporre le proprie decisioni all'approvazione di alcuni cittadini a cui è stato attribuito in modo del tutto discutibile lo status di rappresentanti di una supposta «comunità islamica», percepita come un corpo a sé stante in seno allo Stato di diritto.
    Siamo così arrivati all'Europa del «clero islamico», della fatwa e della sharia, la legge coranica. Dopo essersi distinta come retrovia logistica dei combattenti islamici in Afghanistan, Cecenia, Kashmir, Algeria, Bosnia, Palestina, Egitto, Marocco, Tunisia, Yemen, Iraq, Arabia Saudita, dopo essersi trasformata in una terra di predicazione della Jihad globale intesa come «guerra santa», dopo essersi scoperta «fabbrica di kamikaze » che si fanno esplodere fuori e dentro i propri confini, l'Europa emerge ora comeavanguardia mondiale di uno Stato teocratico islamico in nuce i cui leader sentenziano ciò che i musulmani debbono fare o meno. Tutto ciò all'interno di uno Stato di diritto dove vige un'unica legge che dovrebbe essere osservata da tutti i cittadini e residenti. Tutto ciò tra l'assenso, addirittura la compiacenza delle autorità europee, e perlopiù tra l'indifferenza dell'opinione pubblica.
    La recente immagine di cinque barbuti pachistani in abbigliamento tradizionale che, davanti alla sede del Parlamento, leggono a nome di oltre cinquecento esponenti religiosi del «British MuslimForum» una fatwa di condanna degli attentati che hanno insanguinato Londra lo scorso 7 luglio, è stata accolta dai più come un evento altamente significativo e positivo. Così come accadde il 10 marzo scorso quando l a «Commissione islamica di Spagna » emise una fatwa in cui sent e n z i a v a che «Osama Bin Laden, Al Qaeda e tutti coloro che pretendono di giustificare il terrorismo in nome del sacro Corano sono fuori dall'islam». In entrambi i casi la condanna del terrorismo si fonda su ciò che «il sacro Corano dichiara» e «ciò che l'islam ci insegna».
    Ma ci rendiamo veramente conto di quello che stiamo combinando? Stiamo legittimando il doppio binario giuridico in seno allo Stato di diritto, la legge ordinaria per gli autoctoni e la sharia per i musulmani. E' mai possibile che i musulmani per condannare il terrorismo, il massacro indiscriminato di innocenti, i kamikaze di Bin Laden, debbano obbligatoriamente far riferimento e trarre una legittimità dal Corano? Chi ha detto che i musulmani non debbano invece, al pari di tutti gli altri cittadini, far riferimento alle leggi dello Stato laico e al sistema di valori fondanti della civiltà umana che salvaguardano la sacralità della vita di tutti? E che cosa accadrebbe se in un domani, sempre facendo riferimento al Corano, gli stessi barbuti di Londra e Madrid dovessero sentenziare diversamente da quanto prescrivono le nostre leggi e contemplano i nostri valori?
    Intanto noi oggi, plaudendo alla loro condanna del terrorismo nel nome del Corano, li abbiamo già legittimati come referenti giuridici, abbiamo attribuito loro un potere che abbraccia la sfera della rappresentatività religiosa e politica. Come potremmo in un domani dire loro ci andavate bene quando condannavate le bombe di Madrid e Londra, manon ci andate più bene quando osannate lebombedi Gerusalemme e Bagdad? Inoltre, una volta istituito il doppio binario giuridico, una volta accreditata la sharia in Occidente come fonte legittimante dei valori e della vita dei musulmani, come potremmo rifiutare e denunciare le fatwa emesse da altri sedicenti imam, ulema o mufti? Cosa farà l'Occidente di fronte allo scontro tra opposte fazioni islamiche che si delegittimano e condannano a vicenda a suon di fatwa?
    Tutto ciò avviene già nei Paesi musulmani. Quello che sta avvenendo nella Londra bersagliata dai kamikaze e dalle bombe islamiche, è di fatto la resa agli integralisti e ai terroristi. Il multiculturalismo prima ha lasciato fare ai barbuti della fatwa e della sharia, poi ha partorito il mostro del terrorismo suicida. Sono due facce della stessa medaglia.
    Magdi Allam
    23 luglio 2005
    "


    Shalom

  2. #2
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    Le reazioni in Italia agli attacchi terroristici islamisti nel Regno Unito e in Egitto:


    Il presidente del Senato , Marcello Pera, in visita in Giappone: « È stata dichiarata guerra all'Occidente e anche a quei Paesi, come l'Egitto, che con l'Occidente intendono avere rapporti normali e di buona collaborazione. Questa guerra sarà lunga e difficile, ma certamente noi la vinceremo. Il primo passo è riaffermare la nostra identità, i nostri principi, i nostri valori; essere disposti a difenderla e prendere tutte quelle misure immediate di sicurezza che sono necessarie per fronteggiarla . Vinceremo se l'Occidente sarà unito e se sarà determinato. La strategia del terrorismo è quella di seminare panico, sgomento, ansia e perciò è quella di colpire quei luoghi che sono prevalentemente frequentati dalle persone normali; oggi una metropolitana, domani un autobus, poi una spiaggia o un luogo di ritrovo per la gioventù».

    www.corriere.it


    Bien Dit


    Shalom

  3. #3
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    dal quotidiano LIBERO di oggi

    " Italia, 74mila islamici amici dei kamikaze

    di MATTIAS MAINIERO

    IL SONDAGGIO : FINTI MODERATI

    Dedicato a chi non ritiene che sia in atto uno scontro di civiltà: in Italia ci sono più o meno settantaquattromila potenziali amici dei terroristi islamici. Non dimenticate questo numero: 74.000. Fra poco vedremo come si arriva ad una cifra così alta: calcolo rapido anche se non dei più scientifici. Diciamo che si tratta di un'estrapolazione. Per ora, vi basti sapere che quest'esercito di musulmani proprio non se la sente di condannare i kamikaze. È dalla loro parte o nella migliore delle ipotesi non si sbilancia. E vive qui, tra noi. Precisazione: non sono terroristi veri e propri. Negli anni Settanta - Brigate Rosse ed eversioni affini - avremmo parlato di "zona grigia", area intermedia fra legalità e illegalità, un mondo di confine dove le regole sono ambigue, dove ospitare un attentatore non è un reato ma un favore fatto ad un amico, dove la fratellanza - ideologica, politica, religiosa - viene prima delle leggi dello Stato ospitante. Settantaquattromila sono tanti, una città di medie dimensioni, praticamente il doppio degli abitanti di Mantova. Prendeteli tutti, metteteli insieme e avrete Pisa o Pistoia o Caserta, quartiere in più o in meno. I dati. Il sondaggio parte da Londra. Lo ha fatto la tv Sky News in questi giorni di attentati. Ha preso i numeri telefonici di 462 musulmani e ad ognuno di loro ha posto le stesse domande. Si tratta di musulmani integrati. Gente che abita stabilmente in Inghilterra, magari da anni, che manda i figli nelle scuole inglesi, frequenta i locali inglesi, legge i giornali inglesi. Prende anche la metropolitana e gli autobus inglesi che ogni tanto saltano in aria. I risultati: il 46 per cento degli islamici della Gran Bretagna si considera prima di tutto musulmano e poi anche cittadino britannico, il 42 per cento non fa differenza fra le due cose e solo il 12 riconosce di avere in tasca un documento rilasciato da Sua Maestà Britannica e non da Maometto. Abbastanza indicativo, vero? Un musulmano su due è arrivato in Inghilterra, si è piazzato comodamente ed è rimasto musulmano, in attesa probabilmente di far diventare musulmani anche tutti gli altri. Diceva Maometto, più o meno: «Chi emigra sappia che l'emigrazione è fatta per Allah e per il suo profeta». Precetto rispettato. Procediamo. Per il 50 per cento dei musulmani intervistati gli imam che predicano la violenza non hanno perso i contatti con i più importanti principi musulmani. Traduzione: propagandano il terrorismo e ciò nonostante rispettano la parola del loro Dio. Ergo, la fede incita al terrorismo. Se lo dicono loro, musulmani convinti, figuriamoci noi miscredenti, sempre con buona pace di chi fa finta di non rendersene conto. Ancora: il 91 per cento degli intervistati da Sky News è contro le bombe del 7 luglio, e presumibilmente anche contro quelle di giovedì scorso. Gente pacifica? Il 2 per cento è a favore e il restante 7 non si esprime. Totale: 9 per cento. Un po' di conti: in Inghilterra risiedono due milioni di musulmani, quasi tutti di nazionalità britannica. Prendendo per buono il sondaggio (e non vediamo perchè non dovrebbe essere tale), giungiamo alla conclusione che 180.000 musulmani inglesi, sia pure con sfumature varie, stanno con i kamikaze. Conclusioni extra-britanniche, con l'avvertenza, ovviamente, che si tratta appunto di estrapolazioni. Insomma, se in Inghilterra la pensano così, perchè non dovrebbero pensarla allo stesso modo altrove? Sempre di musulmani si tratta. Francia (circa 5 milioni di musulmani residenti): i galantuomini sono 450.000. Germania: 315.000. Belgio: 31.000. Fatte tutte le somme, significa che nell'Unione Europea, quella che non ci fa chiudere le frontiere, su 20 milioni di musulmani, un milione e ottocentomila ha idee se non altro bellicose. Italia. La fonte è la Caritas, attendibile, l'anno il 2004: i musulmani che soggiornano regolarmente sono 824.000, i figli di Allah e di qualche buona donna islamica sono 74.160. Linguaggio crudo? Può darsi. Ma voi come lo definireste un signore che non condanna un kamikaze, che arriva da noi e resta estraneo alla nostra vita quotidiana, che è diverso e tale vuole rimanere, che se ne infischia della pacifica convivenza e della società multietnica e multiculturale e che ha creato una propria società, parallela e ostile alla nostra? Il loro obiettivo è la proclamazione dello Stato islamico, e che questo Stato abbia sede in Egitto o Iraq o Arabia Saudita o nel cuore dell'Europa non fa differenza. Lo vogliono e basta. E alcuni di loro sono disposti ad ottenerlo anche facendosi saltare in aria o non condannando chi si fa esplodere. Cronaca spicciola, che può rendere l'idea anche meglio delle statistiche e di tanti complicati discorsi. Roma, zona Cassia. L'appartamento di lusso è stato acquistato da un musulmano. C'è bisogno di lavori di ristrutturazione. Arrivano gli operai (tutti musulmani) e cominciano a fare un fracasso di Allah. È il giorno di Natale, ma per loro non è festa. Voi comincereste la ristrutturazione del vostro appartamento situato in un condominio islamico in coincidenza con la principale festa islamica? Loro lo fanno. E pretendono pure di avere ragione. Mentalità predatoria. Da conquistatori. Difendersi sarebbe il minimo. Calare le brache di fronte a questi qui, come spesso facciamo, è l'inizio del suicidio.
    "


    Shalom

  4. #4
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    DIVAGAZIONI ASIMMETRICHE


    " L' Arabia Saudita rilascia ultimo cristiano in prigione

    È stato rilasciato l'ultimo cristiano imprigionato nelle carceri saudite per la sua fede. Samkutty Varghese, un immigrato di nazionalità indiana, era finito in cella dopo la repressione del marzo scorso. L'uomo era stato arrestato, assieme ad altre persone, dalla " Muttawa", la polizia saudita specializzata nella repressione religiosa. Tutta l'Arabia Saudita, per i musulmani, è considerata suolo sacro. Per questo motivo non è permesso manifestare liberamente un diverso credo. Ai cristiani, secondo la legge, non è permesso possedere Bibbie, celebrare funzioni liturgiche ( nemmeno nelle case private). Se indossano un crocifisso al collo, rischiano l'arresto immediato.

    Shalom

  5. #5
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    da www.ilgiornale.it
    "
    L’Equilibrio della Libertà

    Roma guarda a Londra con l'angoscia inespressa di chi vede, altrove, qualcosa che potrebbe anche toccarlo. Tutti guardiamo a Londra e cerchiamo di capire, nel groviglio di parziali notizie e di tensioni, come il timore possa fare scattare i grilletti delle pistole, come sia difficile in una città ferita a morte, ritrovare i ritmi del vivere libero e ordinato in una terra di antiche libertà. Roma è minacciata, investita da un flusso di messaggi violenti che nulla lasciano all'immaginazione e promettono sangue e lacrime.
    Messaggi credibili, provenienti da quei siti del terrore che abbiamo imparato a conoscere. Siamo tutti londinesi oggi, in questo luglio infernale.
    Giuseppe Pisanu, che fa bene il suo mestiere di ministro dell'Interno, dice che «la minaccia di attentati in Italia è incombente tutti i giorni», come negli altri Paesi d'Europa.
    La tensione è al massimo, il nostro cuore collettivo subisce gli insulti di una pressione alta, troppo alta. Eppure, nonostante il clima psicologico, nonostante i timori dell'ora,
    il governo ha dato prova di equilibrio e misura, varando un pacchetto antiterrorismo che non contiene alcun cedimento alla paura e che, sostanzialmente, non stravolge il sistema di libertà in cui viviamo. L'osservazione di quel che è accaduto a Madrid e a Londra, dopo la dichiarazione di guerra dell'11 settembre 2001 a New York, non ci ha portato a sognare uno Stato di polizia, né ci ha fatto anchilosare nel riflesso condizionato di chi spara sempre e comunque: il governo ha varato misure ponderate, non ha creato strappi vistosi nel tessuto delle nostre garanzie e libertà, non ci ha fatto precipitare in un passato e in una dimensione illiberali. L'equilibrio delle scelte governative è provato dai commenti dell'opposizione, che limita le sue critiche a punti marginali, non all'intonazione e ai contenuti qualificanti del decreto. Le parole del premier sulle scelte relative alla super-procura antiterrorismo fanno poi sperare in ulteriori, possibili intese, sempre che l'opposizione smetta il viso dell'arme. Se non si è bipartisan adesso, quando allora?
    Equilibrio, ed efficacia. Hanno un senso le nuove norme su fermi, interrogatori, intercettazioni, soprattutto sulle espulsioni con procedura semplificata. È inutile, sciocca la polemica su Schengen: il nemico l'abbiamo già in casa e allora è più importante avere una norma che consenta di espellere, con una ragionevole rapidità, i predicatori d'odio, gli arruolatori, gli addestratori di kamikaze.
    Un giro di vite, necessario per garantire ai cittadini italiani la sicurezza e la libertà di cui hanno sempre goduto. Un'ultima notazione sulla promessa di permessi di soggiorno agli immigrati che collaboreranno e forniranno informazioni utili alla lotta al terrorismo. È giusto offrire a chi aiuta le istituzioni un premio che lo induca a radicarsi nella fedeltà alle stesse istituzioni. Non tutti gli immigrati subiscono il fascino mortifero della jihad. Bisogna dare un'opportunità a chiunque voglia diventare un leale cittadino italiano. E siamo in ritardo. Alla fine del secolo scorso, per difendersi dalle varie mafie (siciliana, polacca, irlandese, ebrea, montenegrina eccetera) a New York si crearono le squadre speciali di polizia composte da appartenenti alle varie etnie. Il tenente Petrosino combatté la mafia perché ne interpretava il linguaggio e i silenzi. Forse avremmo dovuto già disporre di poliziotti e di agenti segreti di fede musulmana, ma cittadini italiani, di un Paese che respinge l'idea di «guerra di civiltà» e che però non è disposto a subirla quando altri la dichiarino e la pratichino.
    "


    Shalom

  6. #6
    Betelgeuse
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    Sono scettica che sia possibile, sai. Un leale musulmano è leale prima di tutto alla propria religione e solo dopo, molto dopo, al paese che lo ospita, sempre che questo non vada in alcun modo contro i suoi sacrosanti principi (non dimenticherò mai un islamico intervistato anni fa in tv che esprimeva il proprio fastidio per il fatto che nei supermercati italiani fosse normalmente in vendita la carne di maiale. ecchettifrega...non comprarla, no??).
    Comunque bel thread, e finalmente qualche commento sensato allo stillicidio di sangue che siamo costretti a vivere giorno dopo giorno. ho letto qua e là e ho provato uno sconforto se possibile anche maggiore di quello che mi ha assalita quando ho appreso di questa ennesima strage...è proprio vero, ne uccide più la lingua che le bombe.

  7. #7
    SENATORE di POL
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    Il pessimismo della ragione è indispensabile, tuttavia e fortunatamente, oltre le categorie: "i musulmani", "gli ebrei", "gli arabi", "gli europei", esistono un'infinità di varietà e tipologie, ed esistono gli individui. Certo è che l'individuo nell'accezione moderna e occidentale, è forse ancora da scoprire in certe culture, ma sicuramente nella realtà concreta le singolarità individuali sono pur sempre operanti, persino fra i cinesi dei tempi di Mao, che più di oggi ci apparivano..... tutti letteralmente uguali.
    Sicuramente non abbiamo bisogno di ripetere errori tragici del passato remoto, ne' di quello recentissimo, ne' in un seno, ne' nell'altro. Non abbisognamo di Kapò islamici per fare fare loro da i repressori di..... masse di immigrati di religione e tradizione culturale musulmane (considerando quelle comunità, a volte con provenienze etniche e tradizioni diverse, nonostante il riferimento ad un'unica fede, come gruppi monolitici e quindi unificandoli di fatto noi, prima nell'immaginario e poi nel concreto), ne' possiamo continuare nella buonistica interpretazione dell'accoglienza come accettazione di un multiculturalismo insensato e poco accorto persino verso fenomeni eclatanti di aggressività estremistica, che inizia con verbalismi predicatori e si prefigge scopi incompatibili con il nostro quadro sociale, istituzionale, civile....
    La ricerca di un punto di equilibrio che contemperi la salvaguardia delle nostre libertà occidentali, e del nostro modo di vivere, con la sicurezza (in senso stretto e immediato e in senso lato...e a lunga scadenza) è cosa delicata che non può non fare riferimento a quei valori e principi così bene richiamati dal presidente del Senato.

    Shalom

  8. #8
    sacher.tonino
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    In origine postato da Pieffebi
    Il pessimismo della ragione è indispensabile, tuttavia e fortunatamente, oltre le categorie: "i musulmani", "gli ebrei", "gli arabi", "gli europei", esistono un'infinità di varietà e tipologie, ed esistono gli individui. Certo è che l'individuo nell'accezione moderna e occidentale, è forse ancora da scoprire in certe culture, ma sicuramente nella realtà concreta le singolarità individuali sono pur sempre operanti, persino fra i cinesi dei tempi di Mao, che più di oggi ci apparivano..... tutti letteralmente uguali.
    Sicuramente non abbiamo bisogno di ripetere errori tragici del passato remoto, ne' di quello recentissimo, ne' in un seno, ne' nell'altro. Non abbisognamo di Kapò islamici per fare fare loro da i repressori di..... masse di immigrati di religione e tradizione culturale musulmane (considerando quelle comunità, a volte con provenienze etniche e tradizioni diverse, nonostante il riferimento ad un'unica fede, come gruppi monolitici e quindi unificandoli di fatto noi, prima nell'immaginario e poi nel concreto), ne' possiamo continuare nella buonistica interpretazione dell'accoglienza come accettazione di un multiculturalismo insensato e poco accorto persino verso fenomeni eclatanti di aggressività estremistica, che inizia con verbalismi predicatori e si prefigge scopi incompatibili con il nostro quadro sociale, istituzionale, civile....
    La ricerca di un punto di equilibrio che contemperi la salvaguardia delle nostre libertà occidentali, e del nostro modo di vivere, con la sicurezza (in senso stretto e immediato e in senso lato...e a lunga scadenza) è cosa delicata che non può non fare riferimento a quei valori e principi così bene richiamati dal presidente del Senato.

    Shalom

    ...L'Islam se lo sono portati dentro i sinistri fautori della società multietnica incondizionata...mentre la la democrazia liberale, non è assenza di regole, bensì RETICOLO DI REGOLE all'interno delle quali, ogni essere umano è libero rispettando tali regole...

    La Repubblica Italiota, dilaniata da due schieramenti di incolti ed arruffoni; falsi progressisti a sinistra e cattotalebani a destra dovrà fare i conti con l'Islam, che porta dentro, dopo anni ed anni di scellerata politica immigratoria, di cui, anche l'attuale Ministro nicchia gli errori precedenti...

    Chi và negli Stati Uniti, deve prima di tutto, essere un cittadino esemplare americano poi, se vuole, può anche andare in una Moschea a pregare...

    E' la classe dirigente italiota attuale che deve andare a casa...
    Un milione di Sgarbi per il parlamento...
    sacher.tonino


  9. #9
    SENATORE di POL
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    Caustico il direttore Feltri sul quotidano LIBERO di oggi, 24 luglio 2005

    " NOI IN FERIE, LORO IN GUERRA

    di VITTORIO FELTRI


    La differenza tra Occidente e Islam è tutta qui. Meglio in moschea che al cimitero?

    UN ITALIANO TRA I 90 MORTI DI SHARM. ALLARME IN VATICANO: COLPIRANNO LA SISTINA

    Finivamo l'articolo di ieri con queste parole: teniamoci i fondamentalisti islamici e ci terremo presto altri morti che ci sbatteranno in faccia. Alcune ore dopo aver scritto questa frase, ecco le esplosioni e le vittime di Sharm el Sheikh, un monte di cadaveri, centinaia di feriti. Non è difficile essere profeti in questo caos. E non si pensi sia conclusa qui. Le vacanze degli occidentali, incapaci di rinunciare ai loro riti consumistici, sono appena cominciate. Aeroporti e stazioni affollate, autostrade intasate, treni stipati, traghetti: che ci vuole a buttare tutto all'aria con quattro bombe o con quattro deficienti imbottiti di tritolo chiamati kamikaze, giovinotti istupiditi dalla religione e da promesse di improbabili paradisi? Basta che Bin Laden o qualche suo scherano schiocchi due dita e bum. L'Occidente rappresenta l'altra faccia, quella stolida, dell'Islam; la faccia pallida e spaventata, la faccia di uomini che pretendono di dialogare con i loro nemici, gli assassini, gli stragisti. Da una parte noi che ci preoccupiamo della prima accoglienza, che apriamo i cancelli dei luoghi di raccolta e consentiamo ai clandestini di invadere i nostri Paesi molli e decadenti, e che poi rinunciamo a cacciare anche i criminali perché il signor giudice - applicando norme approvate da Parlamenti ignoranti - fa sempre dei distinguo: sono guerriglieri, non terroristi, quindi, siano liberi. Siamo civili, noi. Lo status di clandestino è diventato un privilegio. Alcuni giorni fa hanno espulso una donna di servizio, a Roma, e subito è intervenuto un magistrato: no, deve rimanere perché è in attesa di giudizio per un reato comune. La processiamo, se del caso la incarceriamo (ma quando mai!) e, a pena scontata, espelletela pure. Capito? È un episodio minore, quasi una barzelletta eppure riflette il nostro modo di ragionare. Cavillosi e miopi, siamo quelli che hanno inventato il Tar, quasi non fossero sufficienti i Tribunali, le Corti d'appello e la Cassazione. Pur di non agire predisponiamo una legge in base alla quale, visto l'articolo diciotto comma due, e la circolare diciassette terzo paragrafo, va in vacca tutto. Va in vacca anche la nostra sicurezza. Ciò che conta è rispettare la forma. Della sostanza - e la sostanza è la pelle - non frega niente ad alcuno. E su moschee, avanti con le macellerie islamiche in deroga a questo e a quello. Se la Polizia rincorre un beduino che ha violato le regole, se lo becca e lo ammanetta bruscamente, invece di encomiarla la accusiamo di violenza, di brutalità, e la esponiamo alla pubblica riprovazione. Abbiamo una mentalità distorta: se un carabiniere ammazza un no global che lo stava aggredendo con un estintore, il delinquente è il carabiniere, mentre il no global è un martire cui occorre dedicare immediatamente una via, una piazza, una scuola. I poliziotti del G8 di Genova sono stati rinviati a giudizio per aver strapazzato qualche manifestante; le tute nere e i pazzi che hanno rovesciato auto, incendiato distributori di benzina e bancomat, sfondato vetrine, quelli poverini sono stati risparmiati. Innocenti. Ovvio, sono soltanto ragazzi esuberanti, in fondo democratici, fanno casino in favore dei poveri del mondo. L'abitudine di considerare la Polizia serva del potere (peggio, fascista) risale agli anni Settanta. Iniziarono gli studenti sessantottini con le monetine lanciate agli agenti, quindi con i cubetti di porfido, infine con la P38; seguirono gli operai, i picchettatori, gli scioperanti dei muscoli e quelli del cervello, quelli dei cortei, degli slogan pro Vietnam, pro Mao, pro dittature sanguinarie comuniste; abbasso gli amerikani, addosso alla Pubblica Sicurezza, ai Carabinieri. E gli intellettuali - quelli che rilegano i libri che non hanno letto - si stracciavano l'eskimo ogni qualvolta le Forze dell'ordine caricavano e magari sparavano per non farsi sparare. Ne abbiamo viste tante, cari lettori più giovani. Le università, le scuole e le fabbriche occupate non si potevano sgomberare. Guai. Gli studenti e i sindacalisti sono nel giusto; polizia boia. Cittadini aggrediti, sprangati, bulloni che volavano. Agenti alla sbarra, agenti uccisi, tutto lecito. Gli eroi erano gli extraparlamentari che però tenevano parecchio a conquistarsi un posticino a Montecitorio, l'indennità, la diaria. Viene in mente una canzone di Gaber: dalla rivoluzione al consiglio regionale, però, che carriera. Dalle piazze al Rotary, la generazione che ha azzerato la cultura e ogni principio, ora nel suo nichilismo pratica il politicamente corretto sempre e comunque, e davanti all'idea di organizzare una protezione autentica contro il terrorismo dei bastardi si irrigidisce, parla di misure inaccettabili, invoca il garantismo per chiunque, persino in favore dei clandestini, dei potenziali kamikaze, di chi ci vuole morti. Bravi, allargate le maglie. Lasciate che si sviluppi la società multietnica e multiculturale; lasciate che gli estremisti musulmani processino la Fallaci per le sue opinioni inoffensive, lasciate che i giovanotti del deserto si annidino e si aggrumino nei quartieri delle nostre metropoli, e si attrezzino a sterminarci. Il sessantottismo ha delegittimato gli uomini dello Stato, successivamente mai più riabilitati, e ancora visti quali nemici da una moltitudine di magistrati progressisti, figli di quegli anni, figli della sconfitta, delle ideologie sbugiardate dalla storia, figli della delusione, che vedono nel terrorismo la possibilità di un riscatto: non ci siamo riusciti noi a far fuori gli americani, il capitalismo e quella roba lì, chissà che ci riescano loro, i killer di Allah. Nell'animo di tanti livorosi occidentali rossi cova il desiderio di vendetta: non abbiamo fatto la rivoluzione con la falce e martello, la si faccia col Corano, purché gli Stati Uniti e alleati vadano in cenere, preferibilmente sotto terra. Di qui la determinazione con cui combattono ogni misura seria antiterrorismo: no alla chiusura delle frontiere, no a leggi speciali, no allo stato di guerra, no no no no. Ieri su Libero Alessandro Gnocchi si è domandato, amaramente, quale reazione avrebbe avuto l'Italia se la Polizia avesse sparato a un sospetto kamikaze, uccidendolo, come è avvenuto a Londra nella generale compostezza dei cittadini. Figuriamoci. Cortei, comizi, interrogazioni e dibattiti parlamentari, edizioni speciali, tavole rotonde quadrate esagonali, inchieste, mandati di cattura, espulsione degli agenti dagli organici, bandiere di Israele bruciate (che c'entra Israele? C'entra comunque). Purtroppo è così, siamo ridotti così non per una strana congiunzione astrale: subiamo l'effetto di un trentennale processo degenerativo che ci porta a trascurare gli interessi del Paese, della nostra civiltà, e ci induce a confidare nelle risorse individuali. Io me la caverò; a me non torceranno un capello perché sono amico loro, sono dalla loro parte, tanto è vero che i compagni di scuola islamici di mio figlio sono spesso ospiti in casa mia; guarda, ho tolto anche il crocefisso per non offenderli. Perché mi dovrebbero colpire? Una volta i comunisti dicevano: meglio rossi che morti. Viva l'Urss, abbasso gli Usa. Il motto è stato adattato: meglio in moschea che al cimitero .
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    Thumbs up Causticamente efficace...

    ...ed ampiamente condivisibile,caro Pfb;grazie per aver postato questo utile contributo.

    Saluti




    Claudio C.

 

 
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