Padroni. In Italia c'e' il razzismo. Ci sono anche dei padroni incazzosi
e avari, cui bisogna stare molto attenti e magari fargli anche un po'
d'opposizione. E chi e' la vittima del razzismo? Ma l'Unipol
naturalmente, la vecchia assicuratrice del Partito che, caduto l'infame
communismo che la costringeva a essere una cooperativa di lavoratori, e'
diventata dapprima una finanziaria e poi una vera e propria banca
padronale. Che adesso, come tutte le banche, va in giro avidamente per
la foresta cercando padroni piu' piccoli da divorare. Questi ultimi
protestano e D'Alema (e' lui il denunciatore del razzismo e il nemico
dei padroni) li accusa: "Razzisti! Ce l'avete con noi perche' un tempo
eravamo rossi!". Il che non e' giusto, visto che tutti i colori - oramai
- sono pressocche' uguali.
L'Unipol (che presto si chiamera' Megabank SpA, o New Financing
Corporation, o insomma con qualche logo perbene che non ricordi i
tortellini e la diffusione domenicale dell'Unita' a Bologna) quand'e' in
borghese si chiama anche Legacoop, Lega delle Cooperative, e questo nome
e' una delle cose piu' belle della storia dei lavoratori italiani. Una
volta, quando eravamo compagni e non ci facevamo ancora quotare in
borsa, avevamo dei partiti per istruirci, dei sindacati per difenderci e
delle cooperative per raccogliere, lira su lira e una giornata di lavoro
dopo l'altra, i poveri soldi fatti lavorando insieme. I fascisti, quando
conquistavano un paesino, per prima cosa davano fuoco alla cooperativa,
perche' sapevano che la forza dei lavoratori stava la'. L'agrario del
paese, quando arrivava la coop, diventava nero. Io ho avuto il
grandissimo onore di far parte della Lega nella mia giovinezza, poiche'
il giornale a cui appartenevo a quei tempi - un giornale siciliano,
libero e antimafioso - era fieramente socio della Lega delle
Cooperative.
Cosi', quando ci siamo trovati nei guai (ho detto che eravamo
antimafiosi) e i dirigenti della Lega son venuti a dire: "Tranquilli
compagni! Ci siamo qua noi!" non abbiamo avuto il minimo dubbio sul
fatto che la lotta ai mafiosi avremmo potuto continuare a farla ancora
per cent'anni. E invece no: nella nostra ingenuita', non sapevamo che
dai tempi delle cooperative incendiate erano passati molti anni, e che i
cooperatori moderni - almeno i capi - avevano un grande ideale, moderno
e non "ideologico": fare i soldi. Cosi' hanno mollato noi e si sono
messi invece a lavorare insieme agli imprenditori collusi. Di giorno ci
dicevano: "Bravi! Avanti cosi'! Non mollate!" e di notte andavano a far
appalti coi nostri nemici. Ed ecco perche' in questo momento non vi
scrivo dal mio giornale ma da uno dei (tanti) posti in cui di volta in
volta mi trovo a stare.
Va bene. Per dire che il povero D'Alema ha ragione: tutti i padroni sono
uguali (le banche sono i piu' padroni di tutti) senza distinzione di
etnia, di provenienza, di idee politiche e religiose. Pero' poteva anche
fare a meno di incazzarsi tanto. In fondo, per quanto razzisti, mica in
un Centro di permanenza temporanea ci ficcavano lui.
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Riccardo Orioles




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