i movimenti radicali, per la loro natura istintituale ed attiva, sono composti tipicamente dagli spiriti più diversi. accade per questo motivo che, all'interno di uno stesso gruppo che dall'esterno può apparire omogeneo e compatto, si scontrino diverse forze talvolta addiritura ideologicamente e metodologicamente contrapposte.
accadde nel fascismo nello scontro interno tra gli intransigenti della rivoluzione e i più conservatori, accadde nel nazionalsocialismo tedesco con l'epurazione da parte dei vertici del partito delle ali più radicali. a mio avviso a ragione alcuni storici sostengono che gli autoritarismo del ventesimo secolo si sono retti grazie ai grandi personaggi che ne hanno incarnato il simbolo. il mussolinismo, per esempio, sarebbe dunque il vero protagonista del ventennio, più che il fascismo inteso come ideologia. storicamente mussolini rappresentò il "mito", simbolo dello Stato e della rigenerazione dell'uomo nuovo, fu indiscutibilmente il polo di attrazione verso il quale ogni forza interna al partito confluì naturalmente.
in questo ordine di idee potremmo forse cercare i motivi della sterilità del movimento a cui ci sentiamo legati, nella mancanza di una figura realmente carismatica, che incarni allo stesso tempo il simbolo di un'idea e il punto di congiunzione tra le eteregenee correnti che, una volta ricompattate, costituiscono l'autentica massa d'urto in grado di abbattere le attuali difficoltà.
Sarebbe interessante avere il vostro punto di vista sull'argomento.
Paolo




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