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Discussione: Mostre d'estate.

  1. #1
    VINCIT OMNIA VERITAS!
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    Predefinito Aperte per ferie...

    In vacanza tra musei e gallerie

    Design anni Cinquanta, avanguardie cinesi, Novecento e foto d’autore: dieci esposizioni che restano aperte per ferie
    Un’ampia panoramica, dall'antico al contemporaneo, distingue le mostre che accompagnano l'estate milanese. Dai preziosi reperti archeologici all'arte del '900, alle produzioni creative degli anni '50, fino ai lavori fotografici di Doisneau e Berengo Gardin. Ecco una guida ai dieci appuntamenti da non perdere per chi passa l’agosto in città.

    ATTENTI AL CANE. La storia dell'amicizia tra uomo e cane appare già nei reperti egizi, magnogreci, italici e romani, ceramiche, bronzetti, monete e una rarissima tomba di un cane. Nella stessa sede una seconda, piccola ma curiosa mostra: «Dall'oro degli Arimapsi al Signore degli anelli», l'oro come filo conduttore nei miti e nei poemi di ogni epoca.
    Museo Archeologico. C.so Magenta 15. Orari: 9-13/14- 17.30. Chiuso il 15 agosto. Ingresso 2 euro. Tel. 02.88.46. 57.20. Fino al 31 maggio 2006.

    STORIE TESSUTE DI DAME E CAVALIERI. I due arazzi del XVI sec. firmati da François Spiering, ed eseguiti nel 1602 a Delft, nei Paesi Bassi, narrano due episodi delle «Storie di Amadigi di Gaula». Con un gusto accentuato per il dettaglio descrivono abiti e armature, copricapi, acconciature e volti dei personaggi del poema cavalleresco. Oggetto di accurati restauri, i due pezzi tornano ad arricchire le già notevoli collezioni del museo, magari da rivedere in questa occasione.
    Museo Poldi Pezzoli. Via Manzoni 12. Orari: 10-18. Chiuso il 15 agosto. Ingresso: 7 euro. Tel. 02.79.48.89. Fino al 4 settembre.

    Un'opera di Morandi esposta al Castello
    ALICE NEL CASTELLO DELLE MERAVIGLIE. Parodiando la fiaba di Carrol, si è introdotti nel complesso mondo dell'arte del '900, in una dimensione «altra» dove prevalgono la componente fantastica e l'invenzione. Dal Futurismo all'Arte Povera, dalla Transavanguardia a oggi, 40 opere di 34 autori scandiscono lo svolgersi del racconto. Così, come Alice, i grandi e i piccoli visitatori si trovano di fronte a macro e micro pitture da osservare con la lente, serrature, giardini, figure misteriose e specchi deformanti.
    Castello Sforzesco. Piazza Castello 1. Orari: 9-17.30. Chiuso il 15 agosto. Ingresso: 3 euro. Tel. 02.88.46.37.31. Fino al 18 settembre.

    ANNICINQUANTA. Sul filo della memoria gli oltre 700 pezzi mostrano la nascita della creatività nel decennio della ripresa economica, con oggetti di design, abiti di alta moda, grafica, architettura, cinema, televisione. Me le atmosfere di quegli anni sono rese soprattutto nelle 150 fotografie che evocano un'Italia post bellica, povera ma dignitosa, legata a riti e tradizioni secolari. Infine la sezione Arti visive presenta un inventario delle correnti astratto informali dalla fine degli anni '40, lasciando però ai margini le esperienze legate al realismo.
    Palazzo Reale. Piazza Duomo. Orario: 9.30- 19.30. Chiuso il 15 agosto. Ingresso 9 euro. Tel. 02.33.02.00.50. Fino all'11 settembre.

    ARTE, RELIGIONE, POLITICA. Autori dai 5 continenti a confronto su temi universali, tradotti attraverso la pratica artistica. Quindi arte come manifestazione della sacralità, oppure strumento politico e di rivendicazione. Spettacolari installazioni, con coloratissimi altari «vudu» e rimandi simbolici; dipinti «storici» informali, con strati di colore stesi con i piedi; grandi «dreams» di aborigeni australiani, figure metamorfiche, piccoli disegni simili a ex voto e un video con rituali di iniziazione.
    Pac. Via Palestro 16. Orario: 9.30-17.30. Chiuso il 15 agosto. Ingr. 5.20 euro; gratis le domeniche di agosto. T. 02.76.00.90.85. Fino al 18 settembre.

    Un'opera di Weng Fen esposta alo Spazio Oberdan
    LA CINA: PROSPETTIVE D'ARTE CONTEMPORANEA. Una panoramica sulla produzione artistica cinese, dagli anni '80 a oggi, attraverso le opere di 70 autori rappresentativi dei principali movimenti. Dipinti, sculture, fotografie, tecniche digitali, video, installazioni; lavori che spesso rielaborano modi tradizionali, come la calligrafia o descrivono crudamente la realtà, mostrando le sfaccettature di una situazione in divenire, condizionata dai cambiamenti sociali ed economici in atto.
    Spazio Oberdan. Viale Vittorio Veneto. Orario: 10-19.30. Chiuso il 15 agosto. Ingresso 4.10 euro, gratuito dal 10 al 18 agosto. Tel. 02.77.40.63.02. Fino al 2 ottobre.

    BRUNO PINTO. Il percorso dell'artista romano (1935) ricostruito con diversi lavori e con 80 opere selezionate dalla produzione più recente. Dipinti di grandi dimensioni dai densi strati di colore, sculture, incisioni e disegni nei quali, al di là della figurazione e del dato oggettivo, si riflettono gli interessi per la filosofia e la psicoanalisi, per l'esoterismo e per le esperienze mistiche e ascetiche di varie tradizioni culturali.
    Fondazione Mazzotta. Foro Buonaparte 50. Orario: 10-19.30: Chiuso dall'8 al 22 agosto. Ingr. 8 euro. Tel. 02.87.81.97. Fino al 25 settembre.

    BERNARDO SICILIANO. Paesaggi quotidiani di New York e Roma, dove il giovane artista risiede, sono rappresentati nei trenta dipinti di grandi dimensioni. Uno sguardo particolare che grazie alle prospettive scelte, vedute frontali o dall'alto, scopre dettagli inediti delle due città, così diverse tra loro e così simboliche, l'una dell'antico, l'altra del moderno. Immagini che sembrano scorrere lungo le strade, in mezzo al traffico, accanto a edifici e monumenti storici; o costeggiano ponti celeberrimi, magazzini fatiscenti e docks.
    Palazzo della Ragione. Piazza Mercanti. Orario: 10-21. Chiuso il 15 agosto. Ingresso libero. Tel. 02.36.51.74.82. Fino al 4 settembre.

    DOISNEAU/ITALIA-DOPPIE VISIONI. Il programma di Estate Fotografia 2005 non tradisce le aspettative con due importanti mostre. Le 119 immagini in bianco e nero di Robert Doisneau offrono la visione di una Parigi inconsueta e dei suoi protagonisti. Con «Italia-Doppie visioni» l'intervento di esplorazione si concentra sull’Italia. Venti fotografi italiani e stranieri affrontano 10 temi manifestando con la loro personalità diverse letture dell'esistente.
    «Robert Doisneau-L'amore è...» «Italia-Doppie visioni». Palazzo Reale. Piazza Duomo 12. Orario: 9.30-20. Chiuso il 15 agosto. Ingresso: 8 euro. Tel. 02.30.07.62.29. Fino al 25 settembre.

    GIANNI BERENGO GARDIN. Maestro del «paesaggio con figure», la mostra offre il meglio della sua opera: 150 fotografie in bianco e nero per scoprire la vita contadina in Abruzzo (1969) e in Basilicata (1966), Venezia, Firenze, Milano negli anni Cinquanta e Sessanta, il paesaggio toscano fra piccoli centri urbani e la campagna.
    Berengo Gardin.Forma. P.zza T. Lucrezio Caro 1. Orario: 10-20. Chiuso il 15 agosto. Ingr. 6,50 euro. T. 02.65.53.10.57. Fino al 18 settembre.


    di Rosella Ghezzi e Giovanni Pelloso
    "In girum imus nocte et consumimur igni"

  2. #2
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    Predefinito Mostra permanente

    Mostra permanente a La Spadarina

    Artisti contemporanei alla galleria di Scrivano

    All rights reserved to legal owner.
    di FABIO BIANCHI

    Sin dall'esordio la galleria d'arte La Spadarina di Rosario Scrivano è stata attivissima su più fronti organizzando mostre personali, collettive e vari eventi culturali. Da pochi mesi, per garantire ad un pubblico sempre più esigente e curioso suggestioni visive ed intellettive nonché integrare le periodiche iniziative, ha allestito un'interessante permanente con opere di artisti sia piacentini sia provenienti da tutta Italia e che hanno in precedenza qui esposto. Oltre l'intento pubblicitario, un riconoscimento dovuto, implicitamente un'opportunità professionale per tutti coloro che hanno contribuito all'affermazione della galleria. Se il più vasto piano terreno del complesso ospita mostre temporanee, il più raccolto spazio del primo piano è invece riservato alla permanente, vivace percorso fra pitture e sculture, susseguirsi di opere brillanti ed originali, problematico intreccio di pittura e scultura ma anche di scuole e tradizioni. In particolare troviamo recentissime composizioni dei piacentini Angelo Baldini, Bianca Bertoli, Luigi Carini, Beatrice Codazzi, Franco Curatti, Dino Maccini, Sonia Mazzetta, Sandro Odelli, Angelo Rubini e Marco Zani e poi un folto gruppo di non piacentini: Gino Aliprandi (Reggio), Raffaella Ballerini (Perugia), Loredana Bendini (Bologna), Giuseppe Biondi (Siracusa), Andrea Chidichimo (Torino), Antonia D'Amato (Palermo), Massimo De Vitis (Lecce), Gaetano Di Donna (Napoli), Giovanna Genuardi (Palermo), Francesco Granata (Catania), Roberto Lazzarini (Prato), Carmine Maffei (Benevento), Leonardo Mancinelli (Ancona), Rosida Mandruzzato (Milano), Angela Martorana (Caltanissetta), Jeanette Milner (L'Aquila), Alberto Pirpan (Salerno), Brigida Puttini (Livorno), Giovanni Tesoriere (Palermo), Mario Tosto (Roma), Maria Ventura (Caltanissetta) e Manuela Vincenti (Trapani), ciascuno portatore di un differente linguaggio, di un'inconfondibile cifra stilistica per l'appartenenza a diverse correnti. Ognuno può così trasmettere emozioni e sentimenti, elaborare soprattutto idealità e simbolismo perché, se è vero ciò che diceva Jorge Luis Borges, «l'arte vuol sempre irrealtà visibili» (Metamorfosi della tartaruga, da Altre inquisizioni). Una mostra temporanea è sicuramente un notevole avvenimento culturale, anche mediatico e mondano perché nobilita e talvolta formalmente consacra un autore ma anche una permanente con numerosi ed ottimi pezzi come questa esprime significati profondi, rafforza prestigio del gallerista e dei partecipanti. Studiosi e critici d'arte, nonostante carisma e preparazione teorica, non sono più in grado di lanciare artisti, favorire tendenze, controllare movimenti. Fondamentali, dunque, nel sulfureo mercato dell'arte il fattivo apporto e l'incisiva azione di galleristi abili nell'intuire creatività di taluni e potenzialità di altri artisti, dimostrare comunque perspicacia nel promuovere e diffondere il prodotto “arte”. Mostra permanente. Galleria d'arte “La Spadarina”, strada Agazzana n 14, località Besurica, Piacenza
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  3. #3
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    Predefinito Mostra Grubicy

    29 luglio 2005 - La saga di Grubicy
    Mercante e gallerista, press-agent e critico, collezionista e artista. A Torino, la Galleria d’Arte Moderna racconta per la prima volta Vittore Grubicy che scoprì Seurat, lanciò Segantini e diede origine al divisionismo italiano

    Torino - Un po’ saga dei Nibelunghi, un po’ avventure di Indiana Jones, si è consumata l’epopea di Vittore Grubicy (1851-1920). “Scapigliato” milanese di spirito mitteleuropeo, con lo sguardo sempre rivolto oltralpe a carpire tendenze, ricerche, sperimentazioni, fu un personaggio chiave dell’arte italiana fin de siecle, in quei quarant’anni scalpitanti tra Ottocento e Novecento, con la vocazione da illuminato talent scout e la devozione all’avanguardia. Fu mercante e gallerista, press-agent e critico, collezionista e artista, viaggiatore e conoscitore diretto dell’allora triangolo delle Bermude dell’arte contemporanea Parigi-Londra-L’Aja dove promosse la sua scuderia di artisti made in Italy guidata da Segantini, Morbelli, Cremona, Ranzoni, Previati, e, allo stesso tempo, si lasciò sedurre dalle aggiornatissime rivoluzioni artistiche post Monet e Cèzanne, aprendosi al simbolismo e scoprendo le teorie ottiche del neoimpressionismo. Esperienze clou che cambieranno la sua idea di pittura, con quei colori puri dosati sulla tela per puntini accostati vertiginosamente a ricomporre l’immagine. Fu una visione, impartita dalla lezione di Signac e Seurat, che fomenterà il suo gusto estetico, e che, traghettato nella sua Italia, darà origine al divisionismo.

    A questa complessa ma strategica personalità è dedicata per la prima volta una doppia mostra, “Vittore Grubicy e l’Europa: alle radici del Divisionismo”, con la sezione principale in scena fino al 9 ottobre alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino (in tournée al MART - Palazzo delle Albere a Trento dall’autunno prossimo) e una piccola ma preziosa rassegna a Villa Belgiojoso Bonaparte di Milano che raccoglie alcune sue opere e l’intera collezione personale di dipinti e disegni di autori diversi, fra cui capolavori indiscussi come “High Life” di Tranquillo Cremona o il suo ritratto eseguito da Romolo Romani, donate per testamento alle Civiche Raccolte d’Arte di Milano ed esposte fino al 15 gennaio 2006.

    Sotto la cura di Annie-Paule Quinsac, fra le prime studiose a focalizzare l’importanza dell’ideologo milanese per la nascita del divisionismo italiano, la mostra parte dallo studio ravvicinato dell’archivio di Vittore Grubicy, acquisito dal Mart nel 1999, per illustrare gli stretti contatti tra lo stesso Grubicy e la cultura olandese e belga, la sua conoscenza dei movimenti d’avanguardia francesi grazie alla frequentazione del Groupe des XX di Bruxelles e il suo anfitrione Octave Maus, così come il suo tentativo a doppio senso, di promuovere gli artisti italiani all’estero. Figlio di Alberto Grubicy De Dragon, discendente da un’aristocratica famiglia ungherese di tradizione militare,Vittore parte ventenne, nel 1870, alla scoperta del grande mercato dell’arte contemporanea, che si giostra sulle piazze di Londra, appunto, Parigi e L’Aia-Amsterdam, per conto della “Pedro Nessi Quadri Antichi e Moderni” di Milano.

    Un’esperienza che gli torna utilissima. Dà vita a una galleria a Milano, dal 1882 al 1885 soggiorna all’Aja dove entra in contatto con gli alti livelli del mercato e si fa amico dei più noti pittori locali, con cui si cimenta anche nel dipingere. Inizia la carriera di critico, stipendia ed educa giovani talenti sul nascere, in cambio della loro intera produzione e autonomia nel gestirla entro i circuiti espositivi. Suo pupillo sarà Giovanni Segantini, da studente semianalfabeta di Brera assurto alla gloria mondiale, che nel 1890 riuscirà a far esporre al Salon des XX, a fianco di Renoir, Sisley, Van Gogh e Cézanne. Nel 1888 porta la “Galleria Grubicy” all’Italian Exhibition di Londra, si appassiona al dibattito teorico sulle avanguardie impressioniste e neoimpressioniste francesi e belghe. Ma nel 1890 la sua carriera di mercante internazionale si interrompe a causa dei conflitti legali col fratello, Alberto. E inizia la sua seconda vita da pittore. Devoto ad una visione lirica del paesaggio, quello lombardo che gli è più caro, con i suoi laghi e le sue atmosfere sfumate. Ma soprattutto, ispirato all’assimilazione dei principi ottici ed estetici francesi che si tradussero nella creazione di un personalissimo divisionismo. Tra mostre nazionali e internazionali, filtrate da “sdegnosa solitudine”, Vittore allaccia ancora amicizie, fra le quali quella con Arturo Toscanini, che acquisterà numerosi suoi dipinti.

    Il “personaggio” Grubicy emerge subito nel prologo della mostra, condensato in cinque prestigiosi ritratti che traducono un tassello della sua portentosa carriera. Eccolo, ventiseienne, colto nel 1877, dal guizzo enfatico e poetico di Tranquillo Cremona, in un volto ‘scapigliato’, giovane e solare, pronto ad affrontare con entusiasmo la carriera-vocazione di mercante internazionale. Un decennio dopo, sotto il pennello di Giovanni Segantini, diventa un signore pacato e sicuro, indolentemente seduto in mezzo ai quadri. Nel 1905, invece, appare già profetico e dantesco nel grande disegno di Romolo Romani. Di colpo, il giovane dinamico si trasforma in “grande vecchio”. Il percorso espositivo continua per grandi temi. Si ricordano le sue due imprese promozionali da grande mercante.

    Nella milanese Villa Belgioioso, si rievoca l’Italian Exhibition del 1888 quando Londra rese omaggio al made in Italy, e dove Vittore propose la sua galleria e i suoi artisti. Mentre alla Gam si ricorda l’antologica di Daniele Ranzoni il maggior rappresentante della Scapigliatura, che Grubicy stesso aveva contribuito a rendere celebre, fortemente voluta da Grubicy nel 1890 nelle sale della Società per le Belle Arti ed Esposizione Permanente di Milano, a pochi mesi dalla prematura scomparsa. Ancora, gli amici olandesi e belgi, protagonisti della Scuola dell’Aja e delle avanguardie neoimpressioniste che lo incoraggiarono a darsi alla pittura e ne formarono la sensibilità di paesaggista. Per chiudere con il Grubicy pittore, raccontato attraverso una selezione di trentaquattro oli e tecniche miste, sei disegni e diciannove acqueforti, provenienti dalle Civiche Raccolte milanesi, dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, dal Musée d’Orsay di Parigi, dal Musée d’Ixelles di Bruxelles, e da altre collezioni pubbliche e private italiane. Opere che esprimono un virtuosismo cromatico tutto suo.

    (Laura Larcan)

    Notizie utili - “Vittore Grubicy e l’Europa: alle radici del Divisionismo”, dal 22 luglio al 9 ottobre 2005, GAM - Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, Via Magenta, 31. In contemporanea, dal 22 luglio 2005 al 15 gennaio 2006, Milano - Civiche Raccolte d’Arte Moderna,
    Villa Belgiojoso Bonaparte Museo dell’Ottocento, Via Palestro, 16. E dal 28 ottobre 2005 al 15 gennaio 2006, al MART - Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto, Palazzo delle Albere, Via R. da Sanseverino, 45. La mostra è curata da Annie-Paule Quinsac.
    Orari GAM: tutti i giorni 9-19, giovedì 9-23, chiuso lunedì.
    Ingressi: € 7,50, ridotto € 4,00, martedì gratuito tutto il giorno
    Informazioni per il pubblico: 011 4429518
    Sito Internet: www.gamtorino.it
    Orari MART: tutti i giorni 10.00 - 18.00 lunedì chiuso
    call center 800 - 397760 (numero verde)
    Ingresso: intero 5€, ridotto 3€, ridotto scolaresche 1€ a studente.
    Orari Villa Belgiojoso Bonaparte: dal martedì alla domenica 9-13, lunedì chiuso.
    Informazioni: 02 76002819. Ingresso: gratuito
    Catalogo: Skira.
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  4. #4
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    Interessante, caro Eymerich, e spero che continuerai a postare in tale discussione altre eventuali mostre festive.
    Tullio.

  5. #5
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    In Origine Postato da Tullio
    Interessante, caro Eymerich, e spero che continuerai a postare in tale discussione altre eventuali mostre festive.
    Tullio.
    Posterò posterò... ovviamente un unico 3d per tutte le mostre

    P.S.:già che ci sei, potresti cambiare il titolo?
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  6. #6
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    Predefinito Mostre : Rosa Maria Falciola. “Magia del Cercio”

    Mostre : Rosa Maria Falciola. “Magia del Cercio”
    Inviato da Redazione su 31/7/2005 14:16:18

    Ad ogni nuovo appuntamento con l'arte di Rosa Maria Falciola rimango ammirato dalla sua coerenza e nello stesso tempo dalla capacità di costante arricchimento di tappa in tappa di processo in processo (di tecnica, di materia), così da evocare lungo il percorso l'immagine e la sensazione, ottica anziché sonora, delle melodia infinita su un tema unico di forma-colore-materia. Il tema è quello della costante rielaborazione alchemica delle superfici bi e tridimensionali fino a conferire ad esse una concretezza, una realtà, una presenza "altra", il termine elaborato da Michel Tapié per significare la rivoluzione magica e aliena dell'arte informale.


    I termini di magìa e di metamorfosi della materia sono in effetti quelli che meglio esprimono il mondo estetico e la poetica della Falciola, a partire dagli originari accenti segnici e fiabeschi alla Klee del suo mondo equoreo, per arrivare alla essenzialità materica dei cerchi.
    Era già questa l'intitolazione, nudamente e astrattamente geometrica, scelta dall'artista nel 2003 per le opere presentate a Meina, che io definivo scudi nel testo di presentazione, riscontrando in esse la presenza, accanto all'elaborazione alchemica delle materie, di segni evocanti l'immaginario mitico del mondo classico arcaico o quello magico ed esoterico indagato dall'antropologia culturale.
    Quest'aura è scomparsa nei nuovi “cerchi”, campo e spazio nudo e puro per il pieno dispiegarsi del canto pittoplastico di una materia nello stesso tempo "brutale" nel suo impasto naturale-artificiale e cromaticamente sontuosa e barbarica.

    Marco Rosci


    Rosa Maria Falciola. “Misteriosi scudi”
    dal 06 agosto 2005 al 18 agosto 2005
    Inaugurazione: 06 agosto 2005, ore 11.00

    Galleria Excalibur
    Solcio di Lesa, via Borroni 1
    Tel. (+39) 0322 772093
    www.excalibur.altervista.org
    "In girum imus nocte et consumimur igni"

  7. #7
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    In Origine Postato da Eymerich
    Posterò posterò... ovviamente un unico 3d per tutte le mostre

    P.S.:già che ci sei, potresti cambiare il titolo?
    Lo trovo semplicemente più ordinato, ecco tutto.
    Per il titolo ho aggiornato.
    Ricordo, però, che da stasera partirò e che quindi non potrò più controllare il thread, quindi, aggiornalo di notizie e se dovessi segnalare qualche comportamento irrispettoso, manda la segnalazione a skorpion, che spero, segua con interesse vivo il qui presente Forum.
    Tullio

  8. #8
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    In Origine Postato da Tullio
    Ricordo, però, che da stasera partirò e che quindi non potrò più controllare il thread, quindi, aggiornalo di notizie
    Tullio
    Buone vacanze!
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  9. #9
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    Omaggio a Lucian Freud
    Ritratti psicanalitici
    Se il nonno ha psicanalizzato l'uomo contemporaneo, lui lo ha dipinto. E' Lucian Freud, nipote di Sigmund, e uno dei più grandi artisti che viene celebrato dal Museo Correr di Venezia con un'antologica di oltre novanta opere dagli anni Quaranta ad oggi



    Venezia - Cosa spinge un artista a dipingere una discarica di spazzatura, piena di vecchi materassi e sedie rotte, infossata tra i muri grigi di fabbriche di periferia? O un lavandino incrostato con rubinetti arruginiti che gocciolano rivoli d'acqua? Cosa smuove un pittore a ritrarre donne obese accasciate su divani laceri, dove tutto sembra un ammasso di carne sfatta e putrida? E perché un artista si autoritrae nudo, frontale, in tutta la sua sconfitta virilità, d'una vecchiaia incombente, chiuso in una desolata stanza vuota? Forse andrebbe psicanalizzato un artista che fa scelte simili. O forse dobbiamo essere psicanalizzati noi che non vediamo il bello nella spietata e disincantata umanità. Fatto sta che questa umanità debordante ha reso grande un'artista come Lucian Freud, nipote di Sigmund, il celebre pioniere della psicanalisi, maestro della rinascita figurativa inglese, uno di quegli artisti dalla fama galoppante, che continua a crescere in modo esponenziale. Basti pensare al suo ritratto della top model Kate Moss nuda e incinta, eseguito tre anni fa, che nel febbraio scorso è stato battuto all'asta da Christie's a Londra per 5,8 milioni di euro.

    Cifra incredibile per un pittore ancora vivente - oggi 83enne - ma ancora attivissimo e che nel 2002 è stato omaggiato dalla Tate Gallery con una vasta retrospettiva applauditissima e che ha riscosso un gran successo di pubblico, "mai raggiunto da un artista contemporaneo", dichiararono gli organizzatori. Quello di ritrarre la modella feticcio di Calvin Klein, però, non è stato un espisodio isolato. Freud è un attento osservatore dei personaggi clou della società contemporanea. Suo, per esempio, è il famoso ritratto della Regina d'Inghilterra Elisabetta, entrato a far parte delle collezioni reali, e che per la prima volta viene prestato ad una mostra extra Manica, quella che si tiene al Museo Correr di Venezia dall'11 giugno al 30 ottobre, che appare come un vero e proprio evento espositivo, organizzato dai Musei Civici Veneziani in collaborazione con il British Council e curato da William Feaver, e che a distanza di cinquant'anni riporta finalmente Freud in laguna, dopo il suo exploit nel '54 alla Biennale di venezia, quando rappresentò il padiglione della Gran Bretagna insieme agli illustri colleghi Francis Bacon e Ben Nicholson.

    La rassegna veneziana propone quasi novanta opere, tra cui celebri capolavori e opere inedite, come una ventina di dipinti creati per l'occasione, a coprire tutta la sua lunga attività, dalla metà degli anni Quaranta ad oggi, articolata per temi che coinvolgono la madre, i grandi dipinti, gli adorati cani, la nipote, i ritratti di illustri colleghi, le opere recenti. Temi che, in fondo, rappresentano la sua stessa vita perché "tutto è autobiografico e qualunque cosa è un ritratto" dice l'artista. Ma partiamo dai ritratti che sono sempre dei tuffi al cuore per l'intensità emotiva che si poratno dietro, con quegli occhioni spalancati che sembrano pulsare di vita. "Girl with e White Dog" (1950) propone un mirabile virtuosismo del gioco del riflesso, che strizza un occhio ai maestri fiamminghi, con quell'iride vitrea dove si riflettono dettagli della stanza della posa e, forse, con un'osservazione ravvicinata, anche del pittore stesso. Poi, c'è "Francis Bacon", dall'occhio sospeso in un pensiero e dove la pelle appare come un mandala di pieghe rosse, verdi e arancioni.

    Daqli anni Sessanta, le pennellate si fanno piç pastose, muovendosi sulla tela come onde di colore e non c'è più il confine dettagliato dei contorni. Le donne ritratte da Freud non sono mai affascinanti, la sua pittura non lusinga di certo. I volti che sfilano nelle sale sono vecchi e consumati, rugosi di presunta sofferenza, appesantiti da una pelle rugosa e avvizzita. Ma se scegle una modella giovane, tendente alla gredevolezza, viene mortificata in pose contorte, rannicchiate su se stesse, irriconoscibili. Negli ultimi anni, poi, il colore di Freud non è più steso o dato per onde, ma si incrosta sulla tela in grumi a rilievo, che sembrano voler plasmare concretamente quella pelle avvizzita, che prima evocava semplicemente, seppur impudicamente, sulla tela.


    Se il nonno ha psicanalizzato l'uomo contemporaneo, indagandone sogni, ricordi, repressioni, ingorghi mentali e frustrazioni, Lucian ha voluto dipingerlo, esplorandone, con una capacità d'introspezione intima e febbricitante, la sua realtà d'uomo, il suo fisico, il suo corpo, e il suo mondo, fatto di oggetti, animali, contesti domestici. Perché, come sostiene l'artista stesso, "l'ossessione per il soggetto è l'unico impulso necessario al pittore per mettersi al lavoro". Un'ossessione pittorica lunga oltre sessant'anni. Lucian Freud nasce a Berlino nel 1922 - suo padre, Ernst Freud, figlio minore di Sigmund, è architetto e sua madre Lucie è figlia di un mercante di cereali - ed emigra in Inghilterra con la famiglia nel 1933. Il suo debutto da artista arriva a 22 anni, nello spietato 1944, quando espone, insieme a Francis Bacon e Graham Sutherland, lavori che risentono dei tempi e tendono ad un'espressività intensa, drammatica, con volti e oggetti deformati sulla lezione pittorica della cosiddetta Nuova Oggettività di Georges Grosz.

    I quadri di Freud portano crudelmente l'osservatore dentro la scena, in un'intimità fisica mostrata come sotto la luce cruda di una lampadina. Anche se col tempo lo stile si è fatto più espressivo e materico, l'interesse ossessivo per la figura umana è rimasto intatto, con quella tenace attenzione dedicata a qualunque cosa, dal mondo vegetale alla museruola di un cane, da un copriletto spiegazzato ai quarti posteriori di un cavallo, lo rende un unicum tra gli artisti contemporanei, capace di tramandare senza compromessi, con profonda onestà, lo scorrere della vita, così com'è.

    E i nudi rimangono il segno tangibile dell'evoluzione della sua ricerca. Geografie al microscopio di carne sfatta, attraversate da vene violacee, accese da luci cangianti od oscurate da solchi d'ombra, frutto di uno sguardo solo in apparenza freddo e scientifico, ma in realtà emozionato, degno del nonno Sigmund. Un impudico e perverso voyerismo. Ma geniale, cui è impossibile resistere.

    LAURA LARCAN

    Notizie utili - "Lucian Freud", dall'11 giugno al 30 ottobre 2005, Museo Correr, Piazza San Marco, Venezia.
    Orario: tutti i giorni, 10-19 (biglietteria 10-18).
    Biglietti: intero 9,00, ridotto 7,00.
    Freud Biennale è possibile acquistare in sede di mostra anche il biglietto per la Biennale Arti Visive ridotto a 12 (Per gli under 26 e per gli studenti 8). Informazioni: call center 0415209070.
    Catalogo: Electa.
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    Predefinito Colonia: quando l'arte provoca...

    Colonia, quando l'arte provoca...

    di Barbara Marino/ 02/08/2005


    Nel Museo Ludwig a Colonia la "chiesa della paura" di Christoph Schlingensief e i "Disegni Nudi" di Dan Perjovschi. Con lo sguardo verso la XX Giornata Mondiale della Gioventù, un segno più che visibile: complesso, enigmatico e macabro ...



    L’addizione della paura. Christoph Schlingensief espone la sua Church of Fear - CoF (chiesa della paura) in parallelo con la XX Giornata Mondiale della Gioventù a Colonia. Secondo quanto ha comunicato il Museo Ludwig, la "chiesa" di legno rimarrà allestita su una terrazza del tetto del museo fino al 25 settembre. La "chiesa della paura" è stata fondata all’inizio della guerra in Iraq nel marzo 2003 da Schlingensief e altri otto iniziatori come un "patto di paura aperto" e dovrebbe favorire la discussione politica. Nel progetto, i promotori vogliono esprimere preoccupazione sul fatto che singoli gruppi e ideologie strumentalizzano dolore e paura della gente. Secondo le loro dichiarazioni contano oggi su più di 100 "comunità di base" e più di 370 "gruppi di simpatizzanti".


    Il Museo Ludwig è stato aperto nel 1986 nell’edificio che si trova tra il duomo, il Reno e la stazione centrale di Colonia. Dall’inizio ha raccolto consequentemente arte contemporanea. L’opera più recente non era mai più vecchia di un paio di mesi. In questo modo nel Museo Ludwig arrivava l’arte tedesca degli anni 70 e 80, insieme a tendenze internazionali e installazioni della più giovane avanguardia.

    Sulla terrazza del tetto sud del Museo Ludwig, in direzione della Città Vecchia, si è annidata una costruzione bianca che somiglia a una piccola cappella. Come una barchetta si stringe nel paesaggio dei tetti. Sembra di intravedere un mare agitato in burrasca nei merli dei tetti grigi segnalati in lontananza. Quella che sembra una cappellina, è invece la "chiesa della paura", Church of Fear - CoF. Il suo ideatore è il cineasta, regista di teatro anticonformista e artista d’azione Christoph Schlingensief.

    Da un altoparlante del campanile della "chiesetta innocente" (come la descrive il direttore del Museo Ludwig Kasper König) si possono vedere inequivocabilmente i canti del muezzin. All’interno c’è un confessionale e un programma visivo non convenzionale: motivi buddisti, il buco con il deretano di un cane grasso, una lepre in putrefazione. Il film della decomposizione della lepre è anche l’immagine conclusiva della messa in scena del Parsifal durante i Bayreuther Festspielen.

    Attraverso una buca si può guardare un monitor, che trasmette immagini dal vivo dalla Domplatte. Lì è installata una webcam. Ci si trova nel ruolo di un osservatore ansioso, potrebbe essere anche la prospettiva di un franco tiratore. Se succedesse qualcosa, la Church of Fear sarà presente dal vivo.

    Sulla Giornata Mondiale della Gioventù dice Schlingensief: "Non ho niente contro l’avvenimento e sono contento che venga il papa". L'artista sottolinea che è stato chierichetto per 12 anni e si definisce fino ad oggi cattolico. Dice di pagare volentieri la Kirchensteuer (una specie di otto per mille tedesca), perché la Chiesa cattolica possiede luoghi, in cui si è ritirato volentieri in periodi difficili. "Il funzionamento della Chiesa cattolica però molte voltemi spaventa. È costruito sulla paura". Per questo tende a "monopolizzare". Secondo lui, alla Chiesa cattolica manca la volontà di entrare veramente in dialogo con le altre religioni. Schlingensief sostiene inoltre che "Gesù e Maometto sono parenti stretti"; considera la sua CoF come "coscienza cattiva della Chiesa". "Non permettiamo che i 'monopolisti della paura' nella Chiesa, nella politica e nei media facciano quello che vogliono con le nostre paure. Diciamo sì alla paura. Sommiamo e sublimiamo la paura". Nei simboli bizzarri della CoF Schlingensief vede "aspetti di trasformazione e resurrezione" ...

    La piccola costruzione di legno bianca è stata vista già nel 2003 alla Biennale di Venezia. Con una spettacolare azione di seduta su palo in occasione dell’inizio della guerra in Iraq, Schlingensief a suo tempo ha chiamato spontaneamente in vita la "chiesa della paura". Volontari resistevano per giorni su rudimentali piedistalli secondo l’esempio degli eremiti protocristiani che si ritiravano su pali in segno del loro deciso superamento di se stessi e della paura.


    Dalla Domplatte di Colonia partiva quindi nell’autunno del 2003 la manifestazione Il corpo calpestato, una "processione" della CoF. "Nessun Dio, nessun idolo ci guiderà! Pieni di paura in avanti", predicava allora il "parrocchiano" Schlingensief. Con parole sciatte come "diritto al terrore" oppure "sono un dormiente" i pellegrini della paura hanno provocato gli "abitanti del villaggio". Sul sito Cof.com.ly si possono leggere frasi some: "Are you planing a terrorist action? Stand in for your right to personal terror!". Oppure sul sito Church-of-fear.net: "ARE YOU PLANNING A TERRORIST ACT? When? Where? Why? Stand in for your right to personal terror! Contact us: holy@church-of-fear.net". La chiesa della paura è arrivata anche in Nepal. "Lì, gli idoli e gli spiriti volano sottosopra impietosi", ha osservato Schlingensief. Cosa simile si potrebbe sostenere sulla Cof...


    Mentre Schlingensief sfrutta le sue esperienze nella gioventù cattolica, il rumeno Dan Perjovschi prende piede nella tradizione delle vignette sulla politica quotidiana e dell’analisi del tempo. Anche lui è un sfruttatore di paure. Nel 1999 ha rappresentato il suo Paese alla Biennale di Venezia. In primavera era ospite nella sala di montaggio di Colonia. Dall’inizio di luglio scarabocchia i muri della DC-Saal con oscuri commenti sarcastici su temi di attualità quotidiana.

    Nella sua "performance" Naked Drawings (Disegni nudi), Perjovschi tenta di cogliere la nuda realtà. Quello che è difficilmente afferrabile è condensato in pochi tratti. Il tratto di scrittura "London" è adornato con due piccole micce. "Bagdad" con tante micce. Anche l’atmosfera di Colonia non è diversa: "Sono stanca", sospira una delle punte del duomo. "Anch’io", risponde l’altra. E il nuovo grattacielo in Deutz grida malignamente soddisfatto:"Bye, bye Grandeur".


    I visitatori danno idee all’artista o sfogliano i giornali internazionali a disposizione. Un turista ("Il tuo lavoro è così meraviglioso") vorrebbe un autografo. E continuamente il personale del museo offre degli sguardi. Cornelia Vlad è collaboratrice della sicurezza del museo, nata in Romania e grande fan di Perjovschi. Con grande disponibilità fornisce interpretazioni sulle vignette preferite. Gli scarabocchi in inglese non sono un problema; ci s’intende benissimo con l’artista.

    Perjovschi non si accontenta dello spazio che gli è stato assegnato. Alcuni scarabocchi si sono intrufolati nelle sale accanto. "È come cucinare", ammette. "L'arte ribolle e trabocca". Si sente visibilmente a suo agio nel museo. Con l’inizio della mostra per lui il lavoro non è finito. Fino alla metà di agosto continuerà a scarabocchiare ...

    Le manifestazioni Church of Fear di Christoph Schlingensief e Naked Drawings di Dan Perjovschi possono essere visitate fino al 25 nel Museo Ludwig, Bischofsgartenstraße 1. Apertura da martedì a domenica dalle ore 10 alle 18 e ogni primo venerdì del mese fino alle ore 23.
    "In girum imus nocte et consumimur igni"

 

 
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