Alberto B. Mariantoni


Nel tempo della ciarlataneria politica, della menzogna istituzionalizzata e della manipolazione mediatica generalizzata e globalizzata, tentare di pensare e di riflettere con il proprio cervello, è probabilmente l’unico modo che ancora resta agli abitanti del “migliore dei mondi”, per avere l’impressione (o la sola illusione?) di continuare ad essere, esistere ed agire come uomini liberi.

Chi è in grado di pensare e di riflettere, infatti, può senz’altro sentirsi libero, anche in galera. Pure in catene. Finanche con una palla al piede. Perfino con una camicia di forza ben stretta al torace, mani e piedi ammanettati, un collare alla gola, una mordacchia alla lingua ed un cappuccio di iuta arancione sulla testa, alla Guantanamo…

Il pensare ed il riflettere con il proprio cervello, però – direte voi – non è, né può essere, un esercizio/attività alla portata di tutti. In modo particolare, quando ci si rende conto che l’uomo della strada – per essere realmente in condizione di potersi in qualche modo costituire un suo punto di vista – dovrebbe, come minimo, potere usufruire di un’informazione esauriente e corretta; oppure – in assenza di quest’ultima – possedere quantomeno un background culturale superiore alla media, una massa cerebrale adatta ed allenata ad identificare o smascherare le più usuali o sofisticate mistificazioni veicolate dai mass media, un talento appropriato e/o un’esperienza circostanziata in quel campo specifico, nonché il tempo necessario per potersi oggettivamente e seriamente occupare della propria opinione.

Diciamo, dunque, per riassumere, che il pensare ed il riflettere con il proprio cervello – visto gli estenuanti ritmi di produzione e di rendimento economico (o di sfibrante e deprimente instabilità occupazionale e/o di frustrante ed avvilente precarietà sociale…) che vengono quotidianamente imposti all’uomo della strada; il “pensiero unico” che regna incontrastato all’interno delle nostre società; il tipo e la qualità dell’informazione che continua ad essere invariabilmente propinata alle ignare e beffeggiate masse delle nostre contrade – è praticamente diventato un lusso che solo certi uomini, ormai, possono permettersi.

Chi è in grado di pensare e di riflettere, però, non sempre utilizza quelle sue preziose ed insostituibili facoltà naturali per cercare di denunciare, contrastare o mettere in scacco le imposture politico/mediatiche ed i continui e costanti condizionamenti collettivi dell’opinione pubblica. Meno ancora, per tentare di spronare i suoi simili a non prendere per “oro colato” le informazioni ufficiali che i “padroni del mondo” ed i loro prezzolati e spregevoli “ausiliari locali” vogliono bene “distillare” e diffondere al loro indirizzo.

Come l’esperienza di tutti i giorni ci dimostra e ci insegna, la maggioranza di coloro che sono in grado di far funzionare la loro materia grigia, preferisce molto spesso investire le sue qualità o capacità intellettive, in “discipline” o “branche professionali” meno esaltanti e più remunerative… Ad esempio: nel raggiro e nella depauperazione dei più ingenui, nell’asservimento e nello sfruttamento dei più sciagurati e/o nell’abbindolamento, reclutamento ed inquadramento dei più sprovveduti.

Chi, al contrario, utilizza le sue facoltà naturali per cercare di “dare una mano” ai suoi simili, lo fa, quasi sempre, a suo rischio e pericolo, e senza guadagnarci nulla.

Come sappiamo, infatti, decidere altruisticamente di dedicarsi a quello specifico ruolo, comporta piuttosto innumerevoli sacrifici, infinite privazioni, incalcolabili rinunce e, nella maggior parte dei casi, perfino sterminati equivoci, malintesi ed inevitabili incomprensioni.

Inoltre, chi sceglie di mettere la sua intelligenza al servizio del suo Popolo-Nazione, deve aggiuntivamente o accessoriamente esprimere un preciso atto di volontà: quello, in particolare, di volere assolutamente restare libero, in qualunque situazione o circostanza!

Naturalmente, per potere effettivamente restare liberi ed essere realmente in condizione di esprimere quell’irrevocabile scelta, bisogna prima di tutto potere essere consapevoli dell’insanabile e catastrofica menomazione fisica, spirituale e morale che normalmente risulta dalla momentanea o permanente perdita della libertà. E per riuscire ad esserne davvero coscienti, è prioritariamente necessario individuare, circoscrivere e focalizzare le invisibili ed inavvertibili catene della nostra quotidiana impotenza.

In altri termini, per potere realmente ambire, bramare o desiderare la libertà, bisogna essersi anticipatamente resi conto, un giorno, di averla provvisoriamente o definitivamente perduta. Ed, in quell’attimo di indescrivibile disperazione e di destabilizzante smarrimento, avere la forza di poterla sognare o immaginare di nuovo, per potere ancora sperare di poterla, in futuro, interamente e pienamente recuperare o riconquistare.

Va da sé, pertanto, che la libertà – per poterla davvero ipotizzare o supporre e, quindi, recuperare o riconquistare – è praticamente indispensabile incominciare ad esigerla, pretenderla o reclamarla a sé stessi. E questo, prima ancora di sentire la necessità di doverla richiedere, questuare o supplicare al prossimo, oppure alle strutture societarie che pretendono formalmente amministrarci.

La libertà, infatti, non è soltanto avere la formale opportunità di potere disinvoltamente o boriosamente scorrazzare, stridere e/o crocchiare all’interno di quell’immenso ed impalpabile pollaio collettivo che gli attuali “padroni del vapore” si intestardiscono a volerci per forza fare considerare come il “massimale e privilegiato perimetro della nostra individuale e collettiva autonomia politica, economica, sociale e culturale”. Non è esclusivamente avere la possibilità di potere bestialmente competere con il nostro “vicino di banco” per potergli furbescamente sottrarre o falcidiare il suo pane quotidiano, essendo entrambi irrimediabilmente rinchiusi ed asserviti all’interno della medesima “gabbia”. Non è unicamente sbracciarsi ed affannarsi per vantare il fascino dei propri “colori” partitici o la bontà delle proprie soluzioni societarie, nei confronti o nei riguardi di chi, come noi, allo stesso tempo, continua ineluttabilmente e ridicolamente a “squittire” nel vuoto ed a “balzellare” impotente, da dietro i fitti ed invalicabili reticoli della stessa opprimente “voliera”.

La libertà, a mio giudizio, è tutta altra cosa…

E’, prima di tutto, non essere affatto relegati all’interno di nessun “pollaio”, di nessuna “gabbia”, di nessuna “voliera”.

In secondo luogo, ed in modo più particolareggiato, è:

- essere indipendenti e sovrani a casa propria, sulla terra dei propri avi;

- avere la possibilità di auto-determinare politicamente il proprio destino e di disporre integralmente ed autonomamente delle proprie risorse, senza nessun obbligo prestabilito, senza nessuna coercizione pregiudiziale, senza nessun tipo di ricatto precostituito;

- essere pienamente in condizione di scegliere i propri amici ed i propri nemici, a seconda delle circostanze e degli interessi contingenti del proprio Popolo-Nazione;

- rifiutare la colonizzazione politica, economica, culturale e militare di chiunque;

- esigere ed ottenere lo smantellamento di qualunque base militare straniera sul proprio territorio;

- rivendicare ostinatamente, ed affermare e difendere con ogni mezzo, la propria identità ed il significato ed il senso della propria civiltà, per non dovere supinamente scomparire dalla faccia della Terra;

- abolire il “signoraggio” delle banche sulla propria moneta nazionale: sopprimere, cioè, la “moneta debito” (proprietà esclusiva di banche private) ed ottenere il ristabilimento della “moneta credito” (bene privilegiato dello Stato), restituendo al Popolo-Nazione che l’esprime – non soltanto la sua irrinunciabile ed inalienabile proprietà, ma – il diritto/dovere di poterla imprimere ed utilizzare per le sue esigenze o necessità collettive;

- realizzare una legislazione civile e penale, dalla quale risulti che prima di poter formulare una qualunque accusa nei confronti di qualcuno, è preventivamente indispensabile esibire le prove tangibili ed irrefutabili di quella sua presunta colpevolezza;

- abrogare qualunque legge o norma che – nel rispetto della decenza civile – contempli una qualsiasi limitazione della libertà di parola e di stampa;

- liberare i media dalle mafie economiche e finanziarie che quotidianamente li ricattano, li ipotecano e li soffocano;

- restituire il potere politico al popolo sovrano, attraverso una costante educazione civica e l’esercizio sistematico della democrazia diretta e del referendum propositivo ed abrogativo;

- rimettere l’istituzione della famiglia al centro della società e del vivere civile;

- fare della scuola e della ricerca, il principale investimento dello Stato, il fondamentale motore della Nazione e l’essenziale e pragmatico asse portante della società di domani;

- assicurare la giustizia sociale, attraverso il sano ed incontrovertibile principio del capitale uguale al lavoro;

- ridefinire l’uomo e ricominciare a considerarlo ed a trattarlo, come soggetto e finalità della storia, della politica, dell’economia e del sociale;

- garantire un futuro di sicurezza economica, di armonia sociale e di dignità civile alle giovani generazioni;

- esprimere concreta riconoscenza e restituire certezze e serenità alla transitoria e malsicura esistenza degli anziani.

Tutto ciò, lo avrete compreso, può essere ugualmente così sintetizzato: è semplicemente la libertà, l’indipendenza, l’auto-determinazione e la sovranità politica, economica, culturale e militare per il nostro Popolo-Nazione e l’insieme dei Popoli-Nazione del mondo!

Alberto B. Mariantoni