Ho ritrovato la prima edizione del libro di Tassinari “Fascisteria”, dove la quarta di copertina strilla “il primo studio completo in cui sono state scandagliate le fonti, rilette migliaia di pagine di atti, ascoltati i protagonisti etc etc”.
Quanto segue è quanto Tassinari ha scritto sul conto del gruppo di Prati, e sul mio, citandomi per nome (errato), cognome e – perché l’esattezza ha le sue regole – anche soprannome:
“… sezione (ndr: via ottaviano) dove spiccano figure come (omissis). Sono dediti a forme di violenza gratuita come l’accoltellamento di barboni e sospettati di gravi attentati come la sparatoria contro il Pci dell’Alberone in cui resterà ucciso l’operaio Zini (per cui saranno processati e assolti omissis) e il ferimento a piazza Irnerio dello studente Nibbi. E’ loro opera la rapina all’armeria di via Rasella che nel marzo 1980 vuole commemorare la morte di Anselmi.”
La prima cosa è completamente falsa, l’ultima detta a metà.
Per quanto riguarda la rapina all’armeria di via Rasella venni arrestato per poi vedermi assolto dal Tribunale dei Minorenni di Roma.. Tassinari poteva citare nella suo scritto anche questo dettaglio, che non mi pare di poco conto. Mi è sorto allora spontaneo il dubbio: ma Tassinari ha veramente letto tutte le pagine processuali?
Pare proprio di no.
O se l’ha fatto è stato distratto. O menefreghista riguardo le conclusioni dei processi.
Chi se ne importa se un accusato è stato condannato o assolto, per fare il giusto brodo d’un libro del genere ci vogliono colpevoli - quello il sale -, mica gente andata assolta.
Inutile dire che per il fatto di piazza Irnerio io non sia mai stato inquisito, come parecchi altri del gruppo citato. Ma il cuoco, oltre al sale, deve metterci anche un po’ pepe, cosicché la cosa viene genericamente attribuita al gruppo tutto. Per chi legge sembrano proprio “tutti colpevoli”.
Ma l’apertura!
L’apertura è un capolavoro.
“Sono dediti a forme di violenza gratuita come l’accoltellamento di barboni”.
Dopo sale e pepe, ecco alfine il peperoncino nell’acqua di cottura che , si sa, da più gusto e vigoria a qualsiasi brodo, altro che dado Liebig!
Mi chiedo da dove Tassinari abbia ricavato questa informazione infamante.
Quando uscì questa perla feci immediatamente una denuncia per calunnia, ma il giudice – forse ancora non ho ben capito come funziona la legge – archiviò la mia protesta affermando che queste cose non erano lesive nei miei confronti. Con buona pace di tutti.
Ma chi è Tassinari? Un giornalista, uno storico, un ricercatore? E se veramente lo fosse, non dovrebbe sottoporre prima a verifica quello che scrive con l’indelebile carattere tipografico?
Tralasciando la mia modestissima figura e considerato che in quegli anni di pece parecchi fecero una fine immensamente più triste della mia, una cosa intendo sottolineare: si rende conto Tassinari di cosa ha fatto?
E’ la tecnica surrettizia della creazione del mostro, quella che hanno usato tutti i cattivi maestri per giustificare le teste che spaccavano, i ragazzi che uccidevano o – meglio – facevano uccidere dai loro sicari. E prendere sonno poi con la coscienza a posto. Anzi, compiaciuta e beata.
Ancora la tecnica del mostro, quella che ha esiliato dalla società centinaia e centinaia di ragazzi e ragazzini, tantissimi minorenni.
Si rende conto Tassinari del danno che può procurare a una famiglia, sul lavoro o nei rapporti personali quando attribuisce certe nefandezze alle persone, quando vuole dipingerle accecate da un’ira ottusa, vigliacche bieche e sanguinare, d’un sangue completamente gratuito? E’ esattamente lo stesso metodo, la stessa psicologia di più di vent’anni fa. Identico. Deumanizzare le persone per creare il fenomeno terrificante.
Mi viene da chiedere perché dopo tutto questo tempo Tassinari reitera questo comportamento criminale che ha bollato col marchio dell’infamia una generazione intera, l’ha traghettata allo sfascio, l’ha rovinata a volte per sempre, senza appello.
Si diceva che uccidere un fascista non fosse reato. Uccidere moralmente qualcuno che da ragazzino militò nelle file dell’estrema destra, per alcuni, continua a non essere contemplato nel codice penale. Anche dopo tutto questo tempo.
Nonostante certe persone che tentarono “l’assalto al cielo” cercano oggi di camuffarsi con un’aureola posticcia, ci deve essere del marcio inossidabile nei loro animi. Abbisognano di cure psichiatriche per eliminare, ammesso sia possibile, le concrezioni di un atteggiamento sulfureo che, consapevole o no, ogni tanto tornano in superficie.
Un avvertimento a chi ha avuto o ha tuttora a che fare con Tassinari.
Domandatevi dove tutti i suoi appunti, le sue note e promemoria vanno a finire riassunti solo nelle pagine dei suoi libri o anche per intero, in fotocopia, su altre scrivanie, magari di qualche ufficio riservato.
Attenzione.
Ho saputo che Tassinari ha scritto un altro libro su quelle vicende. Se lo vedrò su qualche scaffale farò come solitamente faccio con certe pubblicazioni, gli girerò le spalle e me ne andrò sorridendo per i casi miei.
Magari a casa mia, per prepararmi un brodino, ma con un bel pezzo di manzo fresco, non con gli ingradienti che usa Tassinari.
Visto che si parla di anni di piombo non vorrei ammalarmi di saturnismo.




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