"In nome del popolo italiano". Con questa formula un giudice ha introdotto la sentenza di condanna di Amanda Knox a 26 anni di carcere, per il barbaro assassinio della studentessa inglese Meredith Kercher.
Non intendo nel modo più assoluto entrare nel merito del processo. Avvocati dell'accusa e difensori degli imputati hanno liberamente espresso opinioni e fatti circostanziati durante lo svolgimento delle udienze. Il tribunale di primo grado ha deciso. Arriveranno senz'altro gli appelli; e per quel che ci consta fino alla sentenza definitiva continua a restare in vigore la presunzione d'innocenza.
Ciò che risulta sgradevole, inopportuno, del tutto fuori luogo e oserei dire aberrante è piuttosto l'intervento del Segretario statunitense Hillary Clinton, che si è permessa di citare un inesistente anti-americanismo, presente non si sa bene come nelle fasi processuali fino a determinare la condanna della Knox. Il sistema giuridico italiano non è esente da critiche, ma questa accusa lascia esterrefatti.
La Clinton non si doveva minimamente permettere di elevare un caso di cronaca nera a questione estera dirimente fra i rapporti italo-americani. Si è insomma dimostrata per quella che è: superficiale, arrogante, inetta. Ha insultato una sentenza emessa "in nome del popolo italiano". Ha instillato dubbi infondati e non pertinenti. Si dovrebbe vergognare.




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