Strani suggeritori



di Stefano Vernole

sabato, 30 luglio 2005

Rimane da spiegare quali obiettivi si prefiggano gli attentati terroristici e in particolare quali vantaggi possano apportare alla c.d. “causa islamica”: vogliamo cominciare a rispondere a questa domanda anziché chiacchierare a vuoto?



Più questa stagione del terrore continua meno si capisce, ma a pensar male spesso ci si prende.

Analizziamo freddamente la situazione, anche se davanti a tanto orrore (guerre d’invasione e bombe in mezzo ai civili) non è facile, perché qualcosa non quadra.

Secondo la teoria ufficiale del “politicamente corretto” siamo sotto attacco da parte di una sorta di rete internazionale islamica che ha dichiarato guerra all’Occidente democratico; i più “ragionevoli” la ritengono una risposta all’invasione dell’Iraq, i più “radicali” sottolineano come già dall’11 settembre 2001 il conflitto fosse iniziato.

A questi ultimi ricordiamo che, tralasciando tutta l’epoca colonialista (come ha invece recentemente sottolineato il sindaco di Londra Ken Livingstone) e partendo dal 1945, sarebbe possibile elencare una serie di avvenimenti che hanno contribuito a scavare un fossato tra i due mondi: la nascita di Israele e la conseguente cacciata dei palestinesi dalla loro terra, i colpi di Stato anglo-americani in Libano ed Iran, l’attacco all’Egitto di Nasser, l’invasione dell’Iraq del 1991 e il conseguente embargo, il bombardamento del Sudan… Insomma, se anche la loro teoria fosse vera, i presunti kamikaze che fecero strage gettando gli aerei dirottati contro le Torri gemelle (sul Pentagono come ormai è chiaro si trattò di un’autobomba) sarebbero frutto di un risentimento maturato nei decenni.

Ma continuando a seguire il loro ragionamento, che nella seconda fase coincide con quello dei “ragionevoli”, rimane da spiegare quali obiettivi si prefiggano gli attentati terroristici e in particolare quali vantaggi possano apportare alla c.d. “causa islamica”.

A meno di non voler considerare Al-Qa‘ida una sorta di organizzazione criminale composta da assetati sanguinari completamente irrazionali (e a volte i media ammaestrati la presentano così), i conti non tornano.

Da un punto di vista militare, se si eccettua la strage di Madrid con la conseguente vittoria elettorale di Zapatero e il ritiro dei soldati spagnoli dall’Iraq(1), la strategia del terrore non ha alcun senso.

In Iraq e ormai anche in Afghanistan tutte le fonti più attendibili segnalano come ormai la partita stia per chiudersi a favore della resistenza, semmai le truppe occupanti stanno cercando il modo di uscirne senza troppe umiliazioni. Le stesse opinioni pubbliche, quella statunitense e soprattutto quella inglese, sono contrarie all’avventura militare intrapresa dai loro governi, perciò gli attentati sono assolutamente controproducenti in quanto suscitano paura e desiderio cieco di vendetta.

Tutti i comunicati del Ba‘th sono estremamente significativi a questo proposito; la guerriglia irachena non necessita né di uomini né di mezzi, ma solo di appoggio politico e propagandistico: perché allora le bombe nelle stazioni dei bus o della metropolitana? Non si tratta invece di un modo per screditarla e convincere i numerosi oppositori europei che siamo in pieno conflitto di civiltà e la guerra è inevitabile?

Ricordiamo che siamo peraltro alla vigilia di un’altra importante crisi mondiale, cioè l’ultimatum che gli anglo-americani si preparano a dare all’Iran, come esplicitamente ammesso da Kissinger dopo gli attentati di Sharm el-Sheikh.

Quale miglior modo di organizzarlo se non coinvolgendo la NATO in Iraq (alleati europei compresi) e ritirando truppe statunitensi da spostare altrove (cioè in Azerbaijan, naturale base logistica per la destabilizzazione del regime di Teheran)?

Perché poi colpire Stati che si sono opposti alla deposizione di Saddam Hussein, come ad es. la Turchia? Non si tratta proprio di un avvertimento al governo di Ankara perché rimanga allineato e coperto alle strategie atlantiste?

Quali obiettivi si vorrebbero raggiungere con un’eventuale attentato all’Italia? La conversione di Berlusconi all’Islam? Il ritiro dei soldati italiani dall’Iraq? Eppure è evidente anche ai ciechi che Roma è assolutamente succube di Washington, quindi un eventuale dietrofront italiano potrebbe avvenire solamente se autorizzato dalla Casa Bianca.

Evidentemente si vuole spaventare e spianare il terreno all’adozione di misure speciali contro le rare voci libere rimaste in circolazione nel nostro paese, così come avvenuto in Gran Bretagna.

Esaminiamo allora velocemente le confuse notizie sugli attentatori. Come è possibile che il Mossad sapesse almeno sei minuti prima delle bombe di Londra (ma inizialmente si era ammesso che il preavviso era molto più grande), tanto da avvertire l’ex premier Nethanyahu? Perché lo stesso giorno nella capitale inglese si stavano svolgendo esercitazioni antiterroristiche, copertura ideale per eludere ogni tipo di sorveglianza? Perché ancora il Mossad aveva avvisato le autorità egiziane che in quei giorni ci sarebbero stati attentati ai casino di Sharm el-Sheihk? Come hanno fatto a saperlo i terroristi che hanno quindi cambiato obiettivo, facendo esplodere le bombe altrove e non nei casinò debitamente controllati? Perché un quotidiano nazionale italiano, già il giorno successivo alla strage, ammetteva che stando ai servizi segreti israeliani bisognerebbe seguire una fantomatica pista che porterebbe a “trafficanti serbi che farebbero uscire le provviste di esplosivo dagli arsenali dell’esercito di Belgrado corrompendo alcuni ufficiali e poi li rivendono ai terminali di Al-Qa‘ida a Sarajevo. Via terra e poi in nave, l’esplosivo raggiunge la costa egiziana e viene fatto transitare attraverso il Sinai …”, ricordando che la rivendicazione proviene dall’Organizzazione Al-Qa‘ida in Siria ed Egitto(2)? Forse per bilanciare l’articolo del medesimo quotidiano qualche pagina prima, nel quale si comunicava che “dalle targhe di almeno una delle auto dei kamikaze si deduce che la macchina sia entrata in Egitto dal territorio israeliano transitando dal valico di Taba”(3).

Perché lo stesso giornalista così informato sulle veline israeliane, il giorno dopo rettificava l’indicazione del collega: “Le due vetture usate per compiere gli attentati di Sharm el Sheik erano di marca giapponese, immatricolate in Giordania e importate illegalmente utilizzando il traghetto che dal porto giordano di Aquaba porta a Nueiba in Egitto”?(4)

Peccato che dopo la smentita egiziana sulle responsabilità di gruppi beduini sia arrivata anche quella sui c.d. terroristi pachistani, “imboccata” del sito israeliano “Debka”, vicino al Mossad. In realtà, l’attentato di Sharm el-Sheikh ha provocato ingenti danni economici all’Egitto, ma chi ha interesse a indebolire il governo del Cairo, la presunta rete islamista o uno Stato rivale?

Non sono forse stati il Presidente della commissione Sicurezza della Knesset, Yuval Shteinitz e lo stesso Shin Bet (servizio di sicurezza israeliano) ad accusare l’Egitto di “preparare il suo esercito a una prossima guerra contro Israele”?(5) E a considerare il rafforzamento militare voluto da Mubarak il principale pericolo per Tel Aviv dopo l’atomica iraniana e prima del c.d. “terrorismo islamico”?(6)

Non sarà allora che tutto quanto sta succedendo, compresi i tentativi di destabilizzazione dell’Arabia Saudita, vada nella direzione auspicata dal progetto del “Grande Medio Oriente”, varato dall’Amministrazione Bush e supportato dalle ambizioni territoriali sioniste?
Qualcuno dovrebbe iniziare finalmente a rispondere a queste domande, il tempo per smarcarsi dal “macello” planetario ormai stringe.



Note



1) Sul fallimento dei veri scopi dell’attentato di Madrid si legga l’intervista di John Kleeves sugli attentati di Londra alla Radio satellitare iraniana in lingua italiana.

2) Alessandro Farruggia in “Resto del Carlino”, domenica 24 luglio 2005, p. 9. Versione che sarebbe poi stata confermata dai servizi segreti inglesi che parlano di un trafficante serbo di Bjelina, città della Bosnia Erzegovina.

3) Lorenzo Sani in “Resto del Carlino”, domenica 24 luglio 2005, p. 2.

4) Le targhe da israeliane diventano giordane per Alessandro Farruggia in “Resto del Carlino”, lunedì 25 luglio 2005, p. 2.

5) La finta pace con l’Egitto, di ‘Abd al-Ra’uf Mustafa Al-Siddiqi, in “Limes” n. 3/2005, p. 145.

6) In “Limes”, op. cit., p. 54.