....Pisanu
Milano. Doppio linguaggio, doppie intenzioni. Secondo alcuni osservatori appartenenti alle correnti più laiche e moderate della comunità islamica italiana, al campeggio estivo dell’Ucoii, l’Unione delle comunità e delle organizzazioni islamiche italiane, (tenutosi durante il ponte di ferragosto ad Arcevia, in provincia di Ancona), l’incontro estivo di famiglie, educatori e leader religiosi sarebbe stato ancora una volta impostato alla maniera dei Fratelli musulmani: su un doppio binario.
Un discorso ambiguo, apparentemente tollerante e ispirato al dialogo che però nasconde un messaggio plasmato dai principi fondamentalisti.
Il titolo dell’incontro era infatti rassicurante: “Le civiltà fra l’incontro e lo scontro”.
Così come lo sono state le tavole rotonde annunciate sul sito dell’Ucoii: “Il volontariato: ponte di conoscenza e dialogo”, “Lo sport: ponte di dialogo e convivenza”., “Il commercio: ponte di incontro e conoscenza” .
Peccato che fra una conferenza e una gita nei boschi, dopo la preghiera, fra la visita delle grotte e le nuotate in piscina, pare che ci sia stato tempo come l’anno scorso per slogan meno pacifici.
Un esempio? “Khaibar Khaibar, l’esercito di Maometto tornerà”.
Si tratta di slogan – per fortuna non condivisi da tutti i presenti ci hanno detto alcuni dei partecipanti – che appartengono al retaggio militante dei salafiti che evocano la battaglia di Khaibar, l’enclave in cui si erano rifugiati gli ebrei che vennero fatti prigionieri dall’esercito di Maometto e costretti a lasciare la penisola arabica nel settimo secolo.
Si tratta di slogan che evocano i primi anni della storia dei Fratelli musulmani, quando Hassan al Banna faceva parte del battaglione palestinese che combatteva gli ebrei.
Ma ciò che più inquieta è la biografia dei conferenzieri invitati al XXXVI campeggio dell’Ucooi: a fianco di un professore marocchino, Mhammad Talabi, esperto di dialogo religioso, c’era anche un autorevole integralista.
Si chiama Wagdy Ghoneim ed è stato arrestato nel dicembre del 2004 negli Stati Uniti (ed espulso dopo due mesi) dove viveva dal 2001, e dove era imam di una moschea della California.
Dopo essere stato intercettato mentre incitava al jihad contro gli ebrei, accusandoli di essere imbroglioni, subdoli e ovviamente infedeli e raccoglieva soldi per sostenere la causa di Hamas.
Il suo pensiero? Semplice: “Il problema della Palestina non è un dissidio per la terra – ha dichiarato durante un sermone –ma di fede. Supponiamo che gli ebrei dicessero ai musulmani di riprendersi la Palestina. Ci andrebbe bene? No, perché la nostra lotta non è per la terra, ma per la fede”.
La sua biografia? Lineare. Leader dei Fratelli musulmani e sostenitore di Hamas è stato arrestato sei volte in Egitto. In Internet il suo nome appare in siti integralisti, a fianco di Rachid al Ghanouci, leader del movimento fondamentalista tunisino Nahada, esiliato a Londra, e a Omar Bakri, fuggito dall’Inghilterra dopo la strage del 7 luglio. Oggi Wagdy Ghoneim è un popolare telepredicatore del canale televisivo saudita Iqra, un pulpito per le sue prediche moralizzatrici contro i giovani e le donne che vorrebbero aggirare i tabù sociali imposti dalla sharia. Wagdy Ghoneim non è riuscito ad arrivare in tempo per partecipare al campeggio perché non è riuscito a ottenere il visto ma arriverà in Italia la prossima settimana dove, su invito dell’Ucoii farà un ciclo di conferenze.
Slogan contro gli ebrei
Insomma secondo i moderati, i campeggi dell’Ucoii, a dispetto delle dichiarazioni di intenti, sono più simili a dei campi di indottrinamento fondamentalista. Ma si deve registrare una buona notizia: l’anno scorso vi hanno partecipato centinaia di fedeli mentre quest’anno i presenti non erano più di settanta persone.
Abbastanza comunque per scatenare l’indignazione dei musulmani più laici che sul numero di settembre di Al Maghrebya dedicheranno un articolo ai campeggi dell’Ucoii.
“Dobbiamo credere che in questo campeggio siamo già in Europistan?”, ha scritto Yassine Belkassem. “L’Ucoii continua a giurare di essere un’organizzazione moderata, i suoi imam continuano a giurare di rifiutare l’integralismo, eppure chi in questi anni ha partecipato ai loro campeggi ci ha raccontato che ogni giorno gli organizzatori svegliavano i partecipanti all’alba per la preghiera. Poi si facevano esercizi fisici, corse e gare ripetendo slogan contro gli ebrei.
Come se si trovassero in una caserma militare a Tora Bora…”.
Su il Foglio
saluti




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